Letizia Paternoster © Facebook
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A Milton luccica l’astro d’argento

Letizia Paternoster seconda nell’Omnium in Canada, la frattura alla mano è solo un ricordo. Giordani e Moro assicurano all’Italia la Coppa del Mondo nella Madison

Non è andata vicinissima alla vittoria, ma neanche troppo lontana: Letizia Paternoster ha chiuso al secondo posto l’Omnium di Coppa del Mondo a Milton, sede canadese della sesta e ultima tappa della challenge UCI. Un risultato tanto più importante se si pensa che appena due mesi fa la trentina era alle prese con una frattura alla mano patita in un incidente in allenamento.

Nella terza giornata in Canada Letizia è partita benissimo con il secondo posto nello Scratch alle spalle della britannica Laura Trott, precedendo l’americana Jennifer Valente, la francese Clara Copponi, l’irlandese Emily Kay e la belga Jolien D’Hoore. La successiva Tempo Race è stata la pietra angolare dell’Omnium: iniziata con grande equilibrio (i primi 9 sprint sono andati a 9 atlete diverse, tra cui Letizia), stava prendendo poi la via di casa Trott, nel senso che Laura era al comando con 4 punti quando è stata vittima di una sciagurata caduta trovandosi davanti la slovacca Petra Sevcikova, finita a sua volta sul parquet. La britannica è stata catapultata in avanti andando a sbattere pesantemente a terra, ed è rimasta per diversi giri ferma a bordo pista, prima di rientrare per concludere la gara. Nel frattempo Emily Kay ha approfittato della fase di scarso controllo corrispondente ai momenti in cui Trott era fuori, e si è involata a conquistare il giro, ponendo le basi per il successo nella prova. Anche la bielorussa Tatsiana Sharakova e l’uzbeka Olga Zabelinskaya hanno preso un giro, chiudendo alle spalle dell’irlandese, mentre Paternoster ha vinto lo sprint d’arrivo assicurandosi così un settimo posto alle spalle anche di Trott, Valente e della lituana Olivija Baleisyte.

Pur avendo terminato la prova, Laura Trott è uscita dal parquet in lacrime per il dolore, e non si è presentata alla successiva Eliminazione: la sua assenza ha spianato la strada a Jennifer Valente, che la terza gara l’ha conquistata battendo proprio una Letizia Paternoster ancora ottima, D’Hoore, Copponi e la portoghese Maria Martins. Valente è approdata alla Corsa a punti finale al comando con 108 punti, seguita dall’italiana a 104, dalla Kay a 98 e dalla D’Hoore a 86. E l’americana ha dominato anche l’ultima gara, vincendo quattro degli otto sprint e mettendo subito grande distanza tra lei e le inseguitrici, chiudendo infine a 134. Paternoster ha raccolto 10 punti arrivando a 114, per un argento mai in discussione nella gara finale. Terzo posto per Kay a 102, quarto per D’Hoore a 92, quinto per Sharakova a 89. Jennifer Valente è anche la vincitrice della Coppa del Mondo, nella cui classifica precede nettamente la Martins seconda.

 

Un’altra Coppa per l’Italia: quella della Madison maschile
Secondo oro per uno dei protagonisti della tappa canadese di CDM, Jan-Willem Van Schip, che ha doppiato il successo dell’Omnium con l’affermazione nella Madison, in coppia con Yoeri Havik. I due olandesi erano già in testa alla gara quando, ai -130, hanno avviato la caccia che ha fruttato loro il giro; poco dopo anche Gran Bretagna (Ethan Hayter e Oliver Wood) e Stati Uniti (Daniel Holloway e Gavin Hoover) hanno conquistato il giro, e queste tre coppie sono rimaste in zona podio fino alla fine; intanto i francesi Benjamin Thomas e Donovan Grondin macinavano punti su punti agli sprint, e ciò ha permesso loro di superare gli americani per il bronzo alla terz’ultima volata, andando poi a chiudere a 38 punti contro i 34 degli avversari; 76 il punteggio degli irraggiungibili Van Schip-Havik (che hanno vinto pure l’ultimo sprint con punteggi doppi), 50 quello dei britannici secondi.

In tutto ciò c’è anche una forte tinta d’azzurro: in gara avevamo i giovani Carloalberto Giordani e Stefano Moro, i quali hanno raccolto dove hanno potuto 7 punti, andando a chiudere al nono posto. Piazzamento di secondo piano se preso in sé, ma importantissimo in chiave classifica di CDM, in quanto ha permesso agli italiani di difendere la leadership dall’assalto dei francesi: alla fine 1825 punti per i ragazzi di Marco Villa, 1750 per i transalpini, e terza Coppa di specialità conquistata in tre giorni dalla nazionale azzurra.

Come di consueto poca Italia invece nelle gare veloci. Nel Keirin femminile Elena Bissolati non ha superato i ripescaggi; la vittoria è andata a Laurine Van Riessen, che si era già affermata nella Velocità individuale; alle spalle dell’olandese si sono piazzate la spagnola Helena Casas e la statunitense Madalyn Godby. Da segnalare una brutta caduta in semifinale per la francese Mathilde Gros, andata giù con la ceca Sara Kankovska a causa di una manovra azzardata dell’indonesiana Crismonita Dwi Putri, puntualmente squalificata. Vince la Coppa l’ucraina Liubov Basova, sesta oggi.

Nella Velocità maschile Matteo Bianchi non ha superato le qualifiche (10″331 il suo tempo); mastica amaro la Francia, che a un certo punto era certa dell’oro avendo apparentemente vinto per 2-0 le due semifinali con Quentin Caleyron e Rayan Helal; poi quest’ultimo, opposto a Mateusz Rudyk, si è visto relegato dalla giuria nella seconda sfida, sicché si è andati alla bella e lì il polacco ha avuto vita facile. In finale Rudyk si è sbarazzato di Caleyron per 2-0, medesimo punteggio con cui Helal si è consolato col bronzo battendo l’hongkonghese Tsz Chun Law. La festa per Rudyk è quasi doppia: doppia perché conquista pure la Coppa del Mondo di specialità; “quasi” perché tale risultato se l’era già assicurato matematicamente dopo la precedente tappa.

Il medagliere se lo aggiudica l’Olanda con 4 ori, davanti alla Francia (2-2-2) e agli Usa (2-0-4); per l’Italia due argenti (Inseguimento maschile e Paternoster nell’Omnium) e tutte le attenzioni che immediatamente vengono dirottate verso i Mondiali che si apriranno tra un mese esatto a Berlino.

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