Miriam Vece sul podio dei 500 metri a Berlino 2020 © UCI
Miriam Vece sul podio dei 500 metri a Berlino 2020 © UCI

Diario Berlinese #5 – Tutto quello che avreste voluto sapere sul…

Mentre festeggiamo altre belle medaglie conquistate dalle nostre ragazze (Vece e Balsamo-Paternoster), scrutiamo qualche retroscena dal cuore della pista… e dei pistard

Ci sono medaglie che ti attendi, al di là di ogni ragionevole scaramanzia, per esempio quella di Filippo Ganna era quotata bassa, ci è piaciuta ovviamente, ma non possiamo dire che ci abbia sorpresi. Vece invece… Quella di Miriam nei 500 metri è una primizia, pare un secolo che non si prendeva un podio in una disciplina veloce, e in effetti in campo maschile è proprio passato il secolo (ultimo fu Paris terzo nel Keirin nel 1995), mentre tra le donne le ultime medaglie risalgono al biennio 2004-2005 con Elisa Frisoni due volte argento sempre nel Keirin; con un piccolo dettaglio: quei due podi restano gli unici di sempre nel femminile per l’Italia, per cui la quasi 23enne cremasca diventa oggi la seconda azzurra della storia a salire i fatidici gradini di una specialità sprint.

Per ora ne sale solo uno, si ferma al posto numero 3 (alle spalle della tedesca Friedrich e della messicana Salazar) e va già più che bene così; per il futuro, vai a porre limiti. La progressione della Vece è stata notevolissima in questi anni, e per la sua carriera anche solo restare uno dei nomi di riferimento per il mezzochilometro sarebbe una dimensione di tutto rispetto, anche senza volere (o potere) avere velleità esagerate nelle Velocità o nel Keirin.

Chi la dimensione ce l’ha e ben chiara è Elia Viviani, per cui una controprestazione come può essere considerato il suo Omnium di ieri può addirittura destare qualche allarme in qualcuno. Ma il nono posto di Berlino (medaglie franco-olandesi-britanniche con Thomas, Van Schip e Walls) non dovrebbe allarmare i tifosi del veronese perché il picco stagionale per lui è puntato su Tokyo e da lì nessuno lo sposterà; mentre il picco di questa fase di 2020 verrà necessariamente tra qualche settimana, in occasione della Sanremo e della Gand: anche la squadra di club ha le sue esigenze, e in un’ottica di do ut des io ti lascio libero di fare in estate ma tu mi dai qualcosa ora in primavera.

Poi, chiaro, ai Mondiali ci vai e siccome ti chiami Viviani e hai la classe che potrebbe permettere risultati buoni anche se non sei al top, la tua presenza non sarà mai banale. Un discorso che potremmo estendere a Elisa Balsamo-Letizia Paternoster, coppia che il ct Salvoldi incorona come quella proiettata verso le Olimpiadi nella Madison, e che ieri non avremmo (noi e lui, il ct stesso) scommesso di vedere sul podio iridato, e invece le due scheggette azzurre hanno fatto una piccola magia e sono riuscite a fare il loro, anche meglio di tante altre. Certo la Wild con la Pieters quando martellano in quel modo (11 sprint a punti su 12) non le prendi e non le stacchi; e urta un po’ l’ultima volata con cui la Francia ha beffato e superato l’Italia. Se vinceva lo sprint Elisa era argento, l’ha vinto in rimonta Copponi e quindi argento a loro e bronzo azzurro. Ma prendiamo il risultato col sorrisone.

Come prendiamo con un sorriso (speciale: leggete più giù!) il record italiano di Silvia Valsecchi nell’Inseguimento femminile, gara dominata – con tanto di doppio primato mondiale – da Chloé Dygert sulle tedesche (seconda Brennauer, terza Brausse, quarta Klein).

 

Il parterre è un microcosmo tutto da esplorare
L’argomento è scottante e quindi userò metafore, parafrasi, circonlocuzioni: nel ciclismo su pista si tromba? La domanda me la pongo dopo aver assistito a una scena bellissima ieri, scena che sulle prime pensavo di riportare con nomi e cognomi, salvo poi rendermi conto che non sarebbe stato il caso, dato che magari le persone coinvolte hanno altre persone, a casa, e sapete com’è…

Comunque la scenetta vedeva un velocista sudamericano e una pistard esteuropea, lei faceva i rulli col solito top che si usa fuori gara, davanti al box del velocista che, all’interno, stava stravaccato su una sedia e non perdeva occasione per lanciare occhiolini assassini alla ragazza, la quale non era turbata da simili ammiccamenti, ma stava al gioco sorridendo beatamente. Questa comunicazione non verbale ma più che esplicita è andata avanti fino a quando lui non è sceso in pista a gareggiare, e lei è scesa dai rulli a tifare per lui, restandoci male nel momento della sconfitta del ragazzo. Chissà se ci sarà stata della consolazione, dopo…

Ora, questo racconto ve l’ho presentato come chissacché ma in realtà è una bagattella, me ne rendo conto, però la riflessione resta: il parterre, questo luogo-non-luogo in cui la promiscuità la fa da padrona, con frequenti cambi di divisa in mezzo al mondo, per i quali non è raro che sfuggano al controllo ammennicoli vari (capitemi!), gli uni accanto alle altre, chissà quanti amori possono nascere. Alcuni sono pure noti, ci sono mariti e mogli che condividono anche i pochi metri quadri dei Mondiali (pensate a Trott-Kenny), ma al di là delle ufficialità sarebbe curioso capire un po’ del sottobosco. Ma non è il senso morboso della cosa a interessarmi, quanto proprio il lato amoroso, perché domani quel ragazzo sudamericano se ne andrà a migliaia di miglia di distanza da quella ragazza esteuropea, e magari però si daranno appuntamento a una prossima riunione in pista… e se poi non mi convocano? E se l’anno prossimo ci saranno due tappe di Coppa del Mondo in meno? E se non convocano lei? E se e se e se? E come faremo quando uno di noi due si ritirerà? Ve l’ho detto: sotto la scorza da scemo sono un romanticone!

 

Il record-non-record
A volte mi sento un nerd della peggiore specie, destinato a restare un disadattato in un mondo che pensa a tutt’altro. Per esempio nella mia logica un record nazionale ha una sua importanza, eccome se ce l’ha, se io avessi il record nazionale di qualcosa, tale fatto cambierebbe un po’ la mia vita, se non altro potrei finalmente compilare la riga di biografia su Facebook, “Detentore del record italiano di pippe mentali”, per dire.

Anche se questo record fosse relativamente poco significativo nel contesto più generale dell’internazionalità, per me lo sarebbe comunque in assoluto. Oh, sono il numero uno in Italia, qualcosa vorrà dire o no? La prendo larghina perché a quanto pare del record italiano dell’Inseguimento individuale femminile interessava parecchio a me, e ai miei colleghi redattori (su tutti l’infaticabile Alberto Vigonesi che tutti ci coordina, è un po’ il Cassani di Cicloweb), ma un po’ meno ai protagonisti in causa.

Mi dice Alberto “guarda che la Valsecchi ha fatto il record italiano”, noi facevamo riferimento al vecchissimo primato della Bellutti, e con entusiasmo newso titolando in prima istanza “La Valsecchi manda in pensione la Bellutti”, nel frattempo seguo il twitter della Federazione per prendere una foto fresca dell’atleta, ma non noto alcun riferimento a questo record, per cui mi insospettisco e vado a chiedere lumi direttamente a Salvoldi, “ma la Valsecchi ha fatto il record?”, “no”, non gli risulta, la Cavalli due anni fa ha fatto un 3’30” basso, il 3’30″640 di Silvia oggi sta più su, non è record. (Quello della Bellutti ’96 era 3’36” e qualcosa).

Whatsappo ad Alberto che abbiamo fatto una figuraccia, “il record è della Cavalli“, ma a quel punto voglio verificare e trovo effettivamente un tempo di Marta che fu record nel 2018, 3’30″764, che però resta superiore a questo crono odierno di Silvia. Non mi do per vinto, mi rivolgo alla brava Roberta Ceppi, addetta stampa della FCI, lei mi dice che fa riferimento direttamente alle atlete per queste cose e nessuna le ha fatto notare alcunché, allora va a indagare e io la seguo, la Valsecchi non solo non è convinta di aver fatto alcun record, ma proprio non gliene frega niente perché intanto pensa ai passi da gigante che hanno fatto nel frattempo le avversarie.

Però io ho una news da correggere e non posso restare col dubbio. Bisogna rivolgersi direttamente a Marta Cavalli, che è lì seduta in un angolo mogia mogia per la prestazione non esaltante che ha fatto nel suo Inseguimento, le chiediamo quale fosse il suo tempo da record, se fosse quel 3’30″764 che risulta a me, e dice sì, che era proprio quello. Quindi Silvia Valsecchi le ha tolto il record, quando glielo annuncio ha la faccia di chi sta pensando “ma pure ‘sta notizia mi dovevi dare proprio adesso?”.

Silvia, quando ha l’ufficialità di essere la nuova detentrice del primato, dice qualcosa del tipo “ah beh sì beh ah beh” e continua a non manifestare eccessivo interesse per la cosa. Io me ne torno al mio posto ben contento di poter correggere la news, e anche soddisfatto per aver reso un servigio così importante all’umanità, la quale del resto avrebbe avuto difficoltà a sopravvivere se questa questione non fosse stata chiarita. Che brutto posto sarebbe il mondo, se non fosse per noi nerd disadattati.

 

Ultimo giorno di gare, ultime medaglie da assegnare
Siamo agli ultimi fuochi, oggi si chiude il torneo della Velocità, semifinali già dalle 11 con Lavreysen-Awang e Hoogland-Rudyk, tifare per il Pocket Rocket malese sarà obbligatorio ma velleitario dato che non si vede come la medaglia d’oro possa avere un colore diverso dall’arancione. Le finali partono alle 14.40.

In tema di velocità si disputerà pure il Keirin femminile, la Germania punta a fare il pieno nel settore dopo Velocità a squadre e individuale e 500 metri: ci riuscisse sarebbe il perfetto corrispettivo femminile dell’Olanda nel maschile. Ma mi tengo il dubbio che qualche delusa delle gare precedenti possa trovare il modo di dare scacco alle padrone di casa: una Wai Sze Lee, per esempio? Finale alle 16.36, in chiusura di programma.

In mezzo, le due gare in cui l’Italia ha ancora carte da giocare. La Corsa a punti femminile Maria Giulia Confalonieri è tutta la settimana che la aspetta: ha avuto modo di recuperare dalla caduta patita in Spagna alla Valenciana, ha visto gareggiare fin qui tutte le compagne, e avrà come minimo il sangue agli occhi. Basterà per piegare qualcuna tra le varie Wild, Barker, Valente, Martins, Kopecky? Ve lo dico: se MaGiC sta bene, il podio non è così lontano. Alle 14 le risposte.

Alle 15 poi la Madison maschile: Elia Viviani ieri ha tirato un po’ i remi in barca, mi pare, nella Corsa a punti in conclusione di Omnium, mentre Simone Consonni è in un mood positivo a quanto sembra. Dovranno confrontarsi con alcune coppie più che temibili, a partire da quella di casa, Kluge-Reinhardt, ma come sottovalutare neozelandesi, australiani, olandesi, francesi, polacchi, austriaci? Per non dire di spagnoli e danesi, che hanno in Albert Torres e Michael Mørkøv dei freschi reduci del delirio coronavirus negli Emirati Arabi Uniti (sono arrivati a Berlino all’ultimo momento), e che forse anche per questo non saranno centrati al 100%.

In questo scenario non mi aspetto una medaglia da Elia e Simone, ma una corsa con momenti di intensità sì. Un po’ quello che speravo dalla Madison femminile di ieri. Che poi è finita come sapete. Zut, fine delle previsioni.

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