Urs Freuler in maglia ciclamino
Urs Freuler in maglia ciclamino

Gira una volta – Marconia di Pisticci

Situata più a valle rispetto al borgo di cui fa parte, Marconia è la più importante frazione e principale nucleo abitativo (circa 10 mila abitanti sugli oltre 17 mila complessivi) del comune di Pisticci, in provincia di Matera. La sua storia può dirsi abbastanza recente: l’insediamento nacque infatti solamente nel 1938, concepito come colonia confinaria del regime fascista, in cui erano inviati principalmente dissidenti politici. Il suo nome originario era quello di Villaggio Marconi per omaggiare il noto inventore. Dopo la chiusura della colonia, Marconia (che, per forza di cose, presentava i tratti tipici dell’architettura del regime) rimase per diversi anni un borgo scarsamente popolato, conoscendo una vera e propria crescita demografica solo a partire dagli anni Sessanta: a favorire l’incremento furono soprattutto i ripetuti dissesti, sotto il profilo idrogeologico, del paese di Pisticci (collocato in collina, a 364 metri sul livello del mare) che fu costretto a fronteggiare, nel corso dei secoli, varie rovinose frane.

Nonostante queste croniche problematiche, l’abitato di Pisticci resta comunque un luogo particolarmente suggestivo da visitare, da cui godere un gran bel panorama che digrada sullo Ionio fino all’Appennino Calabro. Particolarmente caratteristica, in questo senso, è la “terrazza del melograno”, situata presso Piazza Sant’Antonio Abate. Di notevole interesse, tra i luoghi da visitare, vi sono la Chiesa Madre dei santi Pietro e Paolo (di stile romanico-rinascimentale), l’Abbazia del Casale, Palazzo De Franchi e il Palazzocchio e il Castello di San Basilio.

Una veduta di Marconia © Sagreinbasilicata.com
Una veduta di Marconia © Sagreinbasilicata.com

Il 24 maggio 1984 il Giro d’Italia, giunto alla sua 67esima edizione, propose per la settima frazione la Foggia-Marconia di Pisticci, lunga ben 226 chilometri ma sostanzialmente priva di difficoltà altimetriche importanti, risultando così adatta ai velocisti. La corsa rosa, fino a quel momento, vide contendersi il primato coloro che si sarebbero rivelati i maggiori contendenti fino al termine della gara: Francesco Moser indossò subito la maglia rosa nel prologo di Lucca ma dovette cederla già il giorno successivo a Marina di Pietrasanta nella lunga cronosquadre che premiò la Renault-Elf di Laurent Fignon, che balzò così in testa. Il biondo transalpino ebbe però una giornata di crisi nella Numana-Blockhaus (vinta da Moreno Argentin, già vincitore sul San Luca a Bologna) e così Moser ne approfittò per riprendersi il primato, incrementato anche con la successiva vittoria allo sprint nella Chieti-Foggia del giorno seguente.

La tappa vide alcuni tentativi di fuga nell’attraversamento delle Murge ma ad una trentina di chilometri dall’arrivo, dopo qualche caduta, l’attraversamento di una galleria non illuminata e una pericolosa curva non segnalata adeguatamente ai corridori, il plotone decise di protestare vivacemente, ponendo fine a qualunque tentativo di avanscoperta e adoperandosi per procedere compatto e ad andatura ridotta fino al traguardo, che avrebbe dovuto essere attraversato a piedi a testimonianza di un’insofferenza che si trascinava già da qualche giorno. Paolo Rosola, uno dei velocisti più in vista, fu tra i più attivi nei chilometri conclusivi per cercare di convincere tutti a mettere in scena la clamorosa protesta. Quando tutto sembrò pronto per l’inatteso epilogo, il forte velocista svizzero Urs Freuler (già vittorioso a Firenze) operò una progressione decisa negli ultimi cento metri, seguito da alcuni componenti dell’avanguardia del gruppo e tra il disappunto e l’incredulità del resto del plotone. Il baffuto atleta dell’Atala tagliò così il traguardo per primo davanti a Giovanni Mantovani e Nazzareno Berto per un ordine d’arrivo che sicuramente non rispecchiava in toto i reali valori in campo. L’esito dello sprint fu comunque considerato valido dalla giuria, che però si riservò di annullare i premi di giornata.

L’incredibile epilogo di Marconia ebbe uno strascico importante nel prosieguo del Giro, in quanto Freuler (rivelatosi comunque il miglior velocista di quella edizione, grazie agli altri due successi colti ad Agropoli e Rieti) riuscì ad aggiudicarsi la maglia ciclamino anche grazie ai punti racimolati in quella giornata. Il duello tra Moser e Fignon invece proseguì fino al noto epilogo della cronometro conclusiva da Soave a Verona, in cui il francese venne spodestato dal trentino (favorito anche dall’utilizzo di ruote lenticolari), che riuscì finalmente a conquistare (per la prima e unica volta in carriera) il successo finale al Giro d’Italia.

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