Alessandro Pessot durante un allenamento con la sua squadra © Bardiani-CSF-Faizanè
Alessandro Pessot durante un allenamento con la sua squadra © Bardiani-CSF-Faizanè

Pessot: «Il ciclismo ti aiuta a non mollare mai»

Intervista al veneto della Bardiani-CSF-Faizanè, voglioso di tornare a correre e desideroso di strappare un contratto per la prossima stagione

Con il suo metro e novantadue centimetri è uno dei corridori più alti del gruppo e, come Alessandro De Marchi, il suo corridore di riferimento, è un amante delle fughe a lunga gittata. Parliamo di Alessandro Pessot, classe 1995 che per il secondo anno indossa la maglia della Bardiani-CSF-Faizanè. Il trevigiano è un passista con un buono spunto di velocità allo sprint e che ha tra le sue armi migliori la capacità di superare agilmente le salite di media difficoltà.

Nella sua prima stagione tra i grandi ha avuto l’occasione di disputare due delle classiche più importanti come la Milano-Sanremo e l’Amstel Gold Race. E sul finire della scorsa annata, nell’ultima tappa del Tour of China I, ha ottenuto il primo podio tra i professionisti. Il suo obiettivo per quel che resta del 2020 è quello di assicurarsi un contratto per l’anno venturo e, per riuscirvi, spera di poter tornare al più presto alle corse per mettersi in mostra.

Alessandro, quanto è stato duro il tuo periodo di quarantena?
«Sotto alcuni aspetti, soprattutto psicologici, è stato un momento molto complicato. In alcuni periodi, a causa di questa grave situazione, gli ospedali erano in crisi e, quindi, il pensiero era sempre rivolto a tutto quello che stava accadendo in Italia. Da un punto di vista fisico, invece, è stato un momento utile per riposare e per fare nuove esperienze, come ad esempio sperimentare nuovi allenamenti e partecipare a corse sui rulli»

Come ti sei trovato ad allenarti solamente in casa?
«Sinceramente sono rimasto sorpreso, perché in due mesi ho avuto modo di mantenermi in forma molto bene. Mi sono divertito a gareggiare sui rulli perché, pur essendo stata un’esperienza particolare, ho potuto vivere la consueta adrenalina che contraddistingue le gare su strada. Grazie alle nuove tecnologie, lo sport virtuale è molto realistico e, probabilmente, continuerò ad usufruire di questi strumenti anche in futuro, soprattutto durante il periodo invernale quando fa freddo. In certe circostanze, può essere utile sostituire un’uscita con una corsa sui rulli ad alta intensità»

Chi ti è stato maggiormente vicino in questi ultimi mesi?
«I miei genitori, mio fratello, la mia nipotina Alice e soprattutto la mia ragazza, la quale mi ha sempre supportato anche se ci potevamo solamente sentire al telefono perché, abitando in comuni diversi, non avevamo l’opportunità di incontrarci. Da qualche settimana, fortunatamente, riusciamo a vederci e quindi passiamo del tempo insieme»

Cosa hai provato ad inizio maggio quando sei tonato a pedalare in strada?
«È stato emozionante risentire l’aria in faccia. Dopo tanto tempo, ritrovare il senso di libertà che ti trasmette la bici è stato qualcosa di unico. Inizialmente non è stato facile perché dopo un paio di mesi sui rulli si perde l’equilibrio nel guidare la bicicletta, soprattutto nell’impostare le curve ed affrontare le discese. Nei primi giorni mi sono dovuto assestare, però è stato bellissimo ritornare a correre su strada»

Per tornare alle gare, però, bisognerà attendere ancora molto tempo
«La situazione al momento sembra che si stia stabilizzando e quindi in queste settimane l’UCI sta programmando un nuovo calendario. Indicativamente, ritorneremo a correre nei primi giorni del mese di agosto e il fatto di conoscere grossomodo la data in cui si riprenderà l’attività agonistica aiuta tutte le squadre a stabilire un piano di preparazione mirato. Spero che si riesca a proseguire su questa via e che potremmo riprendere a gareggiare nelle date prefissate»

Alla ripresa della stagione, quali saranno le tue prime corse?
«Ancora è presto perché io sappia a quale gara parteciperò ad agosto. La squadra sta valutando come ricominciare quest’annata ciclistica e sta stilando un calendario per tutti noi, nelle prossime settimane ne saprò di più. L’unica certezza è che i direttori sportivi, in base alle caratteristiche di ognuno di noi corridori, cercheranno di comporre la miglior formazione al via di ogni corsa»

Il tuo sogno è quello di partecipare al Giro d’Italia
«Debuttare alla Corsa Rosa sarebbe veramente stupendo. Da piccolo ammiravo Alessandro Petacchi e ho molti ricordi delle sue volate al Giro. Quest’anno, inoltre, alcune tappe si disputeranno nella mia regione ed il mio grande desiderio è proprio quello di parteciparvi. In squadra saranno in tanti a voler far parte degli otto selezionati e la concorrenza sarà alta per guadagnarsi il posto. Di sicuro ce la metterò tutta per meritarmi la convocazione»

Cosa ne pensi della decisione dell’UCI di soprapporre la Corsa Rosa alle classiche del nord?
«All’interno del gruppo c’è molto dispiacere. Diversi corridori dovranno effettuare delle scelte e di conseguenza saranno costretti a sacrificare delle gare che invece avrebbero dovuto disputare se la stagione si fosse disputata regolarmente. Sia le classiche che il Giro perderanno un po’ di spettacolo. In ogni modo, bisogna ricordarci che è un anno particolare e, ciclisticamente parlando, l’unica cosa che conta è quella di riuscire a disputare le corse previste nel calendario recentemente ridefinito»

Quali misure pensi che si dovranno adottare per garantire lo svolgimento delle corse in piena sicurezza?
«Sinceramente non ho molte idee. Però, mancando ancora più di due mesi prima dell’inizio delle gare, l’UCI e le federazioni nazionali riusciranno sicuramente in tempo a definire un corretto protocollo sanitario che permetta a noi corridori di tornare a svolgere il nostro lavoro in totale sicurezza»

Diverse squadre stanno avendo delle pesanti ripercussioni da un punto di vista economico a causa di questo lungo stop
«Purtroppo la situazione non è delle migliori. Molte formazioni sono in difficoltà perché il ciclismo è basato sulle sponsorizzazioni e le aziende in un periodo di crisi come questo faticano ad andare avanti. L’unica speranza è quella che ci sia una ripartenza generale e già solo il fatto che si possano disputare le principali corse del calendario mondiale, nelle quali c’è un elevato ritorno economico, servirebbe a tutto il ciclismo per salvare non solo queste gare ma anche un buon numero di squadre. Essendo questo sport in balia del sistema economico, si ha la necessità di riprendere a correre per dare visibilità agli sponsor»

Come molti altri corridori sei scadenza di contratto, come stai vivendo questa situazione?
«Preferisco non pensarci. Riflettere su questa tematica andrebbe solo ad influire negativamente su tutto ed è inutile fasciarsi la testa prima del tempo. Come ho sempre fatto, mi sto allenando nel miglior modo possibile e alla ripresa delle corse ce la metterò tutta per meritarmi il posto anche il prossimo anno. Sicuramente il mercato sarà complicato, sempre per un discorso economico, e, probabilmente, alcune squadre chiuderanno ed altre avranno un budget minore. Non sarà una situazione facile, però bisognerà reagire dando il massimo»

Cosa ti ha insegnato il ciclismo in questi anni?
«Questa è una bella domanda. Posso dire che questo sport mi ha dato tutto. Sono solo al secondo anno da professionista, ma corro in bicicletta da quando avevo otto anni e in tutto il mio percorso ho avuto modo di conoscere tante persone che mi hanno supportato nel miglior modo possibile. Il ciclismo ti aiuta a non mollare mai. Tutto questo comporta che si diventa più tenaci, non solo quando si corre ma nella vita di tutti i giorni»

Nel cammino che ti ha portato al professionismo sei sempre riuscito a superare le difficoltà incontrate?
«Mi ritengo un ragazzo fortunato perché ho sempre incontrato persone che mi hanno spronato a dare il cento per cento. Nel mio piccolo, pur non essendo mai stato un campione, sono riuscito a raggiungere il mio obiettivo di passare professionista. Grazie al Cycling Team Friuli sono cresciuto molto riuscendo a trovare quella marcia in più che mi mancava gli anni addietro. Gli insegnamenti ricevuti da dilettante mi hanno infatti consentito di compiere questo grande passo. Come gratitudine nei loro confronti, spero di regalar loro una bella gioia nel corso della mia carriera».

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