Tadej Pogacar vince al Tour de France © ASO - Alex Broadway
Tadej Pogacar vince al Tour de France © ASO - Alex Broadway

Demoni e Tadej

Al Tour de France tappa indiavolata sui Pirenei, uno splendido Marc Hirschi va vicinissimo all’impresa, alla fine vince Pogacar su Roglic che diventa leader della classifica. Bene Bernal e Landa, male Yates e López, disastro (con ritiro) per Aru

Ancora schermaglie tra i big del Tour de France, nell’ambito di una frazione battagliata per tutto il suo percorso, vissuta su alte medie, dominata sempre dagli Jumbo-Visma, nella quale il clan sloveno (Roglic e Pogacar) ha continuato a brillare moltissimo, in cui si sono visti un primo riscatto di Bernal e ottimi segnali da Landa, e che si è conclusa con il successo di Tadej Pogacar, dopo una lunga azione solitaria di Marc Hirschi, raggiunto a soli due chilometri dal traguardo e capace comunque di conquistarsi un terzo posto alle spalle del corridore UAE e di Primoz Roglic, secondo.

Una frazione che segna un cambio al vertice della classifica, nella quale troviamo per la prima volta in carriera Roglic in vetta, inseguito non da lungi da Bernal, Martin, Bardet, Quintana, Urán e lo stesso Pogacar, che al momento pare il più accreditato tra i rivali di Primoz, anche se – come accennato – prende a fischiare forte il treno Bernal. Tutto sommato una tappa gradevole per chiudere la prima fase di Tour de France, in attesa di diverse giornate interlocutorie prima delle prossime salite vere (venerdì c’è un nuovo antipasto con l’arrivo sulla rampa di Puy Mary). E un piccolo record per Pogacar, al primo successo alla Boucle, nonché il più giovane vincitore di tappa (coi suoi 21 anni e 350 giorni) dai tempi di Lance Armstrong 1993.

La fuga fatica a partire, Aru va a gambe all’aria
Giornata elettrica al Tour de France, nona tappa, la seconda pirenaica, da Pau a Laruns per 153 km. I tentativi di fuga si sono sprecati sin dall’inizio, ma il gruppo non ha mai lasciato fare, tenendo tutto insieme e portando con tale atteggiamento l’andatura a uno stratosferico 48.2 km/h nella prima ora. La Côte d’Artiguelouve, piccola salita in apertura, ha visto l’ennesimo passaggio in testa della maglia a pois Benoît Cosnefroy (AG2R La Mondiale), ma la notizia grossa della prima parte di tappa è stata la crisi di Fabio Aru (UAE Emirates), staccatosi al km 20 e destinato a una giornata di profondo travaglio, che sarebbe culminata con il ritiro lungo il Col de la Hourcère.

Non facciamo l’elenco dei 56 tentativi di fuga, tutti puntualmente falliti, e ci trasliamo direttamente al Col de la Hourcère, 1a categoria che partiva al km 55. Qui sono stati inscenati degli attacchi più credibili, tra gli altri molto impegnati la Groupama-FDJ (con Thibaut Pinot che un paio di volte si è inserito nel gruppetto di testa che via via cambiava forma), la Bora-Hansgrohe (tra gli altri attivo Lennard Kämna) e soprattutto la Sunweb, che ha mosso molte delle sue pedine. Wout Van Aert è stato l’insider Jumbo-Visma che si è aggregato al drappello in avanscoperta nella prima parte di salita, ma poi il RollingStone di Herentals si è rialzato andando a dar man forte ai suoi compagni che intanto martellavano il gruppo. Un gruppo da cui perdeva presto contatto Julian Alaphilippe (Deceuninck-Quick Step), che pure in precedenza aveva azzardato un paio di azioni d’attacco.

A 5 km dalla vetta, e 90 dal traguardo, Marc Hirschi (Sunweb) è finalmente riuscito a prendere margine, isolandosi in testa alla corsa. Con lui c’era dapprima il citato Kämna, che però non ha retto il ritmo dello svizzero e si è assestato in un gruppetto alle spalle del battistrada, con Davide Formolo (UAE), Warren Barguil (Arkéa-Samsic) e Sébastien Reichenbach (Groupama), drappello su cui poi sono rientrati anche Ómar Fraile (Astana), David Gaudu (Groupama), Jonathan Castroviejo (Grenadiers) e infine anche Daniel Martínez (EF). Il gruppo maglia gialla non era comunque lontano, sempre tirato dagli uomini di Primoz Roglic (con Tom Dumoulin particolarmente impegnato) con un ritmo che ha acceso molto presto la spia dell’energia sul cruscotto di Thibaut Pinot: staccato nuovamente e rassegnato a dover passare un’altra giornata a inseguire i big, col poco che gli rimaneva nelle gambe.

L’assolo di Hirschi e le sparate degli sloveni
Al Gpm de la Hourcère Hirschi è transitato con 1’20” sul gruppetto di Formolo e 1’40” su quello della maglia gialla; maglia gialla (Adam Yates) che – a proposito – era rimasta sola, senza compagni della Mitchelton-Scott. Breve picchiata e poi la strada è risalita verso il Col de Soudet, sulle cui rampe le posizioni si sono stabilizzate: al nuovo Gpm il battistrada è passato con 1’55” sui primi inseguitori e 2’30” sul gruppo. Il giovane svizzero si è letteralmente scatenato sulla successiva discesa, laddove ha guadagnato tantissimo: al km 93 (-60), a fine picchiata, il suo margine è salito a 3’10” su Formolo e gli altri (da cui si era staccato Reichenbach, alle prese con qualche problema in discesa) e a 4’10” sul gruppo, sul quale c’erano invece stati diversi rientri; tra gli altri, quelli di un paio di compagni di Yates, quello di un tenace Pinot e soprattutto quello di Matteo Trentin (CCC), il quale ha avuto così buon gioco nello sprintare al traguardo volante di Arette, posto ai -54: considerati i fuggitivi, un nono posto per il trentino, ma 7 punticini molto preziosi nella lotta per la maglia verde, per la quale i contendenti sono rimasti a secco oggi (a parte Van Aert, che di punti ne ha raccolti 5).

A poco meno di 45 km dal traguardo i corridori intercalati sono stati ripresi dal gruppo maglia gialla, nel mentre Hirschi proseguiva come un treno e il suo vantaggio era a quel punto di 4’30”. Un margine che è sceso a 4’10” al Gpm del Col d’Ichère (un 3a categoria che svettava ai -38), e che ha avuto un’ulteriore flessione nell’avvicinamento al Marie-Blanque: 3’10” all’abbrivio della salita, ai -26, con un Van Aert sempre più determinante nel tenere il gruppo in fila indiana.

Sul Marie-Blanque Van Aert si è spostato dopo il primo chilometro lasciando il testimone a Sepp Kuss, e i colpi dei gialloneri hanno da subito iniziato a selezionare il gruppo (in 35 circa a inizio salita). Ai -23 è saltato Emanuel Buchmann (Bora), che già in precedenza aveva avuto difficoltà sulla Hourcère, poco dopo ha salutato di nuovo Pinot, e ai -21 è passato a tirare George Bennett; è stato come un richiamo per Tadej Pogacar (UAE), che a quel punto è partito in progressione. Ci si è messo d’impegno Tom Dumoulin (Jumbo) per ricucire sul giovane sloveno, e su questo forcing più di qualcuno ha visto le streghe: il nome più evidente, quello di Adam Yates, che ha visto sfuggire di dosso la maglia gialla.

Quando Dumoulin si è spostato, è stato Roglic a forzare, trascinandosi dietro solo due uomini: Egan Bernal (Grenadiers) e Mikel Landa (Bahrain-McLaren). Mentre Richie Porte (Trek-Segafredo) si riaccodava, Bernal ha voluto dare un colpetto, ma non ha staccato gli altri. Un secondo gruppetto con Romain Bardet (AG2R), Guillaume Martin (Cofidis, Solutions Crédits), Rigoberto Urán (EF) e Nairo Quintana (Arkéa), inseguiva a breve distanza; più indietro Miguel Ángel López (Astana).

Ma Pogacar non era soddisfatto della situazione, e ha proposto un paio di successive sgasate a un paio di chilometri dalla vetta. Porte ha preso a fare l’elastico, mentre Roglic, Landa e Bernal continuavano a tenere botta. Non appena, con Roglic a tirare, il ritmo del gruppetto s’è fatto regolare, Bardet da dietro ha provato a chiudere il buco, ingolosito anche dall’idea di poter sprintare per gli abbuoni in cima al colle (8″-5″-2″ per i primi tre).

Hirschi è transitato al Gpm con una quindicina di secondi di vantaggio, lo sprint tra gli inseguitori ha visto col coltello tra i denti Pogacar e Roglic, ed è stato proprio il capitano Jumbo a prendersi i 5″, mentre il suo connazionale ha rischiato di cadere, toccando – errore di distrazione – la ruota posteriore di Primoz. Bernal e Landa si sono subito riaccodati in discesa dopo aver perso qualche metro sulla volata, poco distanti sono scesi Bardet, Urán e Porte, quindi un altro terzetto con Quintana, Martin e Bauke Mollema (Trek), rientrato sul finale della salita. Yates è transitato a oltre un minuto.

Un finale emozionante e la festa slovena
Nella discesa del Marie-Blanque Marc Hirschi ha compiuto il suo definitivo capolavoro: pennellando traiettorie al limite dell’infarto, il 22enne di Berna ha riscavato un solchetto rispetto agli inseguitori, che naturalmente scendevano senza voler rischiare a tutti i costi un ritiro dal Tour per caduta… risultato, i 15″ del Gpm sono diventati nuovamente 30″ a fine picchiata, e a quel punto mancavano poco più di 6 km al traguardo e il ragazzo della Sunweb aveva ancora gas per spingere, segno di grande capacità di gestione e controllo dei propri sforzi. Una tenuta in bilico su un equilibrio labilissimo e che avrebbe meritato di essere premiata dal successo, non fosse che il quartetto alle sue spalle, una volta tornato sul piano, ha preso a girare con armonia ed estrema efficacia, tanto che ai 2 km Roglic e gli altri sono ripiombati su Marc, il quale comunque ha ragionato sulla possibilità di risparmiare qualche stilla di energia per sprintare.

E quasi riusciva in questa che sarebbe stata un’impresa clamorosa: ai 250 Hirschi è partito e ha preso la testa, e solo a 10 metri dalla linea d’arrivo è stato ripreso da Tadej Pogacar, che gli era a ruota e che in rimonta ha preceduto di un nulla Roglic, secondo (dopo aver tirato tutto l’ultimo chilometro) e lo stesso Hirschi. Quarto posto per Bernal, quinto per Landa. Il secondo gruppetto è arrivato a 11″ con – nell’ordine – Mollema, Martin, Bardet, Porte, Urán e Quintana. A 54″ il terzo gruppo con Damiano Caruso (Bahrain), Alejandro Valverde (Movistar), Richard Carapaz (Grenadiers), Adam Yates, Miguel Ángel López, Tom Dumoulin, ed Enric Mas (Movistar).

La classifica viene riscritta, anche se le distanze restano abbastanza ridotte: vola in giallo Primoz Roglic con 21″ su Bernal, 28″ su Martin, 30″ su Bardet, 32″ su Quintana e Urán, 44″ su Pogacar, 1’02” su Yates, 1’15” su López, 1’42” su Landa, 1’53” su Porte, 2’02” su Mas, 2’31” su Mollema, 3’22” su Dumoulin, 3’42” su Carapaz e su Damiano Caruso, 16esimo e primo degli italiani. Domani si riposa, martedì si riparte con la Île d’Oléron-Île de Ré di 168.5 km, frazione all’apparenza facile ma che potrebbe nascondere un grosso rischio ventagli: come sempre, cento occhi aperti sono richiesti in ciascuno dei protagonisti.

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