La volata di Poitiers al Tour de France © Lotto Soudal
La volata di Poitiers al Tour de France © Lotto Soudal

Ewan vince la battaglia di Poitiers

Gomiti larghi e spallate in volata al Tour de France, l’australiano ha la meglio

Il giro di boa del Tour de France 2020 è con la Châtelaillon Plage-Poitiers di 167.5 km, frazione piatta come quella di ieri ma con un percorso decisamente meno complesso dal punto di vista viabilistico e, d’altro canto, assai meno gradevole per quanto riguarda l’aspetto paesaggistico. Il risultato, rispetto a quello di 24 ore prima, è diverso, per uno sprint decisamente caotico e ad alto tasso di polemiche.

Ladagnous unico attaccante, il gruppo pascola
Giù nel tratto di trasferimento pare di assistere al remake della frazione di martedì: un errore di valutazione del francese Cyril Gautier (B&B Hotels-Vital Concept) in una rotatoria lo porta a scivolare, tirando giù con sé il kazako Alexey Lutsenko (Astana Pro Team) e il russo Ilnur Zakarin (CCC Team). I tre si rialzano senza problemi e, per consentire il loro rientro in gruppo, viene posticipata di qualche centinaio di metri la partenza – con Lutsenko, per altro, ancora nella scia delle ammiraglie.

Quando François Lemarchand dà il via alle 13.43 si registra subito l’attacco buono, che caratterizzerà l’intero pomeriggio: ad originarlo è Matthieu Ladagnous che, invano, cerca compagnia. Nessuno, infatti, ha l’intenzione di imitarne l’ardire, nonostante l’esperto elemento della Groupama-FDJ faccia di tutto, compreso rallentare, per attendere qualche altro coraggioso. Il vantaggio così aumenta in un battibaleno, superando il minuto al km 6 per toccare l’apice attorno ai 5’30” al km 18.

Classicomani alla riscossa, Deceuninck e Lotto prevengono rischi
Proprio qui, quando l’andatura è particolarmente rilassata, la pattuglia belga esegue una mossa a sorpresa e potenzialmente rivoluzionaria per l’esito della tappa: due grossi calibri come Oliver Naesen (AG2R La Mondiale) e Jasper Stuyven (Trek-Segafredo), assieme al connazionale Tom Van Asbroeck (Israel Start-Up Nation), agli austriaci Michael Gogl (NTT Pro Cycling) e Lukas Pöstlberger (Bora Hansgrohe) e allo svizzero Stefan Küng (Groupama-FDJ), numero rosso dopo la fuga iniziale di ieri, si muovono andando a comporre un sestetto tutt’altro che banale

Data la composizione e il passo dei contrattaccanti, le due formazioni dei favoriti di giornata non perdono tempo e mettono i migliori passistoni all’opera: Thomas De Gendt per la Lotto Soudal e Tim Declercq per la Deceuninck-Quick Step fanno il ritmo e, dopo aver concesso al massimo una trentina di secondi ai sei, ricuciono man mano, andando ad annullare l’azione al km 30. Con questo passo, logicamente il margine di Ladagnous è crollato fino a 1’05” al momento del riaggancio tra i due; da qui in poi, complice il nuovo rilassamento del gruppo, l’occitano torna a respirare – suo malgrado, lui che un po’ di compagnia di certo non la disdegnava.

Quanta fatica per Mühlberger, lo sprint intermedio sorride a Bennett 
Il pomeriggio di Ladagnous prosegue in solitaria e con un margine sempre in prossimità dei 3′, anche al blando gpm della Côte de Cherveux (km 91). Pur non essendo una giornata caldissima né battuta dal vento, c’è chi fatica: è il caso di Gregor Mühlberger, che alterna momenti in cui resta in coda e altri in cui si stacca, per colpa di alcuni problemi di salute emersi nella serata di ieri.

Alle spalle di Ladagnous, si anima la battaglia al traguardo volante di Les Grands Ajoncs (km 108); ad uscire meglio, prendendo i 17 punti in palio, è Sam Bennett, che consolida così la maglia verde. Supportato per l’ennesima volta dall’encomiabile Michael Mørkøv, che riesce a coprirgli le spalle, il campione irlandese guadagna 4 punti su Peter Sagan, quarto, con Matteo Trentin quinto e Bryan Coquard sesto.

Ladagnous si fa riassorbire, Mühlberger e Izagirre abbandonano
Dopo il transito allo sprint intermedio, Ladagnous decide saggiamente di rialzarsi e di attendere il gruppo; ma costoro, quasi come fosse l’ennesimo dispetto di giornata, non si danno affatto l’anima per andare a riassorbirlo, opera che si verifica quasi per forza ai meno 43 km dal traguardo. Dopo oltre 120 km di sofferenza, Gregor Mühlberger alza bandiera bianca: confortato dall’ammiraglia, lo scalatore austriaco abbandona il Tour, vinto dallo stato di malessere.

Nel passaggio cittadino di Lavausseau, proprio a 30 km dal termine, nella parte conclusiva del gruppo si registra una caduta: coinvolti Krists Neilands (Israel Start-Up Nation), ma il lettone non si fa nulla, José Joaquín Rojas (Movistar Team), con lo spagnolo che si ferisce alla coscia destra, al gomito sinistro e strappando la maglia sulla schiena, e soprattutto Ion Izagirre. Lo spagnolo dell’Astana Pro Team riporta una copiosa ferita sotto il sopracciglio destro e, soprattutto, una probabile frattura della clavicola; inevitabile il ritiro per colui che era il gregario più importante per López.

Pöstlberger, Asgreen e Jungels cercano la sorpresa
Man mano ci si approssima al finale e le strade si restringono, si coalizzano le maglie di Jumbo-Visma e Deceuninck-Quick Step, per un’andatura che si fa decisamente elevata; in una leggerissima pendenza a 6.2 km dalla fine Lukas Pöstlberger prova la seconda azione di giornata. Appresso all’uomo Bora si lanciano i due vagoni della Deceuninck-Quick Step che avrebbero dovuto lavorare in questa fase, ossia Kasper Asgreen e Bob Jungels.

Il terzetto venutosi a formare crea lo scompiglio dietro: perse le maglie biancoblu dei belgi, a lavorare sono Jasper De Buyst per la Lotto Soudal e Simone Consonni per la Cofidis. Dei tre davanti il più volenteroso è il campione danese Asgreen, che dà tutto sino ai meno 2.9 km quando si rialza, proprio lì dove inizia il dentello al 3%. Jungels si dà da fare, non trovando grande collaborazione di Pöstlberger. Con il lavoro di Max Walscheid per la NTT Pro Cycling, la pericolosa azione viene annullata ai meno 2.1 km.

Volata confusa, Ewan supera Sagan e Bennett. Lo slovacco declassato
A lavorare è nientemeno che Greg Van Avermaet: il campione olimpico del CCC Team tira il gruppo a inizio ultimo km, lasciando poi spazio a Jens Debusschere come apripista di Coquard. Ma la volata è quanto mai caotica: il primo a lanciarsi sulla destra della carreggiata, quando mancano oltre 300 metri alla conclusione, è Wout van Aert; alla sua ruota si fa sentire, anche con una smaliziata spallata, Peter Sagan, che trova spazio alla destra del belga.

Alla sinistra del formidabile crossista si lanciano i due sprinter più forti del Tour, che rimontano sugli altri due; ma solo uno di loro è capace di superare entrambi, andando a conquistare la seconda vittoria di questa edizione per meno di mezza ruota. È Caleb Ewan, che regala alla sua Lotto Soudal la seconda gioia di un Tour altrimenti sfortunato.

Subito dopo il traguardo l’australiano viene complimentato dall’amico-rivale Sam Bennett (Deceuninck-Quick Step), che deve accontentarsi del terzo posto. In seconda piazza, miglior risultato di questa sua Grande Boucle, giunge Peter Sagan; ma lo slovacco della Bora Hansgrohe non trova unanimi consensi, ricevendo un urlaccio da Wout van Aert (Team Jumbo-Visma), sentitosi danneggiato e giunto infine quarto. La giuria, però, modifica l’ordine di arrivo declassando Sagan all’ultimo posto del gruppo, facendo così salire Bennett al secondo e Van Aert al terzo.

Seguono nell’ordine di arrivo Bryan Coquard (B&B Hotels-Vital Concept), Clément Venturini (AG2R La Mondiale), Mads Pedersen (Trek-Segafredo), Luka Mezgec (Mitchelton-Scott), Hugo Hofstetter (Israel Start-Up Nation), Oliver Naesen (AG2R La Mondiale) e Ryan Gibbons (NTT Pro Cycling). Undicesimo e miglior italiano Matteo Trentin, quindicesimo Niccolò Bonifazio, diciassettesimo Elia Viviani.

La generale non cambia, domani possibile tappa da fuga
La classifica resta immutata, con Primoz Roglic (Team Jumbo-Visma) in maglia gialla con 21″ su Egan Bernal (Ineos Grenadiers), 28″ su Guillaume Martin (Cofidis), 30″ su Romain Bardet (AG2R La Mondiale), 32″ su Nairo Quintana (Team Arkéa-Samsic) e Rigoberto Urán (EF Pro Cycling) e 44″ su Tadej Pocagar (UAE Team Emirates).

Domani spazio alla frazione più lunga dell’intera edizione, la Chauvigny-Sarran di 218 km; potenzialmente è una tappa da fuga ma non va affatto sottovalutata l’accoppiata Croix de Pey (4.8 km al 6%) e Suc au May (3.8 km al 7.7%), con scollinamento ai meno 26 km. Da lì all’arrivo non c’è molta pianura e il finale tira leggermente all’insù: assistere alla terza volata di fila sarebbe una sorpresa.

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