Van Der Poel versus Van Aert al Fiandre
Van Der Poel versus Van Aert al Fiandre

Paterberg, Figlio e Spirito Santo

Al Fiandre si consuma finalmente l’atteso duello tra Van Der Poel e Van Aert: l’olandese vince per un’incollatura. Il terzo incomodo, un incredibile Alaphilippe, impatta su una moto

Che dire? Per classificare l’emozione della sfida odierna su una scala, bisognerebbe guardare gli occhi spiritati di Mathieu Van Der Poel, e chiedersi se avevamo mai visto gli stessi occhi in una delle tante, incredibili vittorie del 25enne olandese. E la risposta è no: dopo un’attesa caricata a dovere dall’avversario, un attacco lanciato a 40 km dal traguardo, e un duello serratissimo, Mathieu Van Der Poel vince finalmente (finalmente!) alla Ronde Van Vlaanderen la sua prima monumento, tra l’altro primo figlio a vincere dopo il padre (ad Adrie Van Der Poel toccò 34 anni fa) ma se si potesse su quel primo gradino del podio si farebbe salire anche Wout Van Aert, autore di una gara perfetta, garibaldina e studiata al punto giusto.
Padre, anzi Paterberg, Adrie. Figlio, Mathieu. E lo Sprito Santo, quella scintilla di agonismo che ha fatto scattare il tutto. E pensare che la molla per tale azione non è partita né da Mathieu, né da Wout, ma dal terzo incomodo, il campione del mondo Julian Alaphilippe: vero mattatore odierno, anch’egli un vincitore morale in questo senso, capace di muoversi con estrema forza e fin troppa disinvoltura anche sui muri in pavè. Già, fin troppa: dopo essere stato più volte in situazioni a rischio in gara, che per un corridore “nervoso” come lui non è mai un bene (vedere la Liegi), alla fine per terra c’è finito davvero, metà per distrazione sua e metà per un errore dei motociclisti, che hanno rallentato e si sono fermati in una posizione inusuale. Pensate come poteva essere ancora più epica questa giornata: ma ci va bene anche così.

Samuele Battistella nella fuga del mattino
L’edizione autunnale del Giro delle Fiandre parte da Anversa sotto un cielo plumbeo, e con una temperatura fredda ma tutto sommato in linea con la stagione. Qualche difficoltà per la fuga nell’avviarsi, con la composizione esatta che fa fatica a formarsi, bisogna aspettare il 25esimo km: saranno in 6 ad andarsene, tra i quali l’esordiente Samuele Battistella (Ntt Pro Cycling), possibile futuro protagonista di questo tipo di corse. Con lui ci sono Gregor Mühlberger (Bora Hansgrohe), al ritorno in gara dopo il ritiro al Tour de France, e Danny Van Poppel (Circus – Wanty Gobert) come uomini più rappresentativi, ai quali si affiancano anche Gijs Van Hoecke (CCC Team), Dimitri Peyskens (Bingoal – Wallonie Bruxelles) e Fabio Van Den Bossche (Sport Vlandereen – Baloise).
Tenta il tardivo ricongiungimento anche Julian Vermote (Cofidis), ma dopo 40 km l’esperto ex-uomo di fatica della Deceuninck si arrende. Per i fuggitivi, un vantaggio massimo di 8’20” dopo 75 km, con la Trek-Segafredo del recente vincitore della Gent-Wevelgem Mads Pedersen che si propone per controllare la fuga da lontano. Poco altro da segnalare nei primi 100 km di gara: una caduta brutta sulle transenne, ma per fortuna senza conseguenze per Florian Vermeersch (Lotto Soudal), dopo 70 km, e al rifornimento un comico incidente per Mühlberger, che si gira il manubrio da solo a causa del sacchetto buttato via male e agganciatosi: anche per lui, figuraccia a parte, nessuna conseguenza.

Primi muri, primi movimenti: e Van Aert finisce a terra
Arrivati in zona muri, la situazione resta tranquilla fino al primo passaggio sull’Oude Kwaremont compreso. L’instabilità comincia a 116 km all’arrivo, con una caduta da contatto che fa finire per terra 5-6 atleti, tra i quali Wout Van Aert( Jumbo-Visma) e Tim Wellens (Lotto Soudal): per il vincitore della Strade Bianche e della Sanremo la gara entra nel vivo finendo fuori strada ed essendo costretto a inseguire. Poco dopo, sul Kortekeer, primi movimenti dal gruppo, con un Edvald Boasson Hagen (NTT Pro Cycling) tra il pazzo e lo spavaldo che prova ad andare via tutto solo: la sua azione acquista ossigeno quando il gruppo viene fermato, seppur per neanche 30″, da un fortunato passaggio a livello chiuso appena dopo il suo passaggio. Ma non è solo Boasson Hagen ad avere la gamba che gli scappa: già sull’Eikenberg più squadre tendono ad alzare l’andatura e a cercare di scremare il gruppo, con Tom Van Asbroeck (Israel Start-Up Nation), gli uomini della Trek e quelli della Ineos Granadiers, già attivi prima di tutti alla Gand-Wevelgem nel vivo e nelle prime posizioni. Sul Wolvenberg, manco a farlo apposta, si palesa il Wolfpack: Yves Lampaert della Elegant-Quick Step (sì, è sempre la Deceuninck, ma oggi dobbiamo chiamarla così perché lo sponsor ha pagato per questo) scandisce il passo, con Dries De Bondt (Alpecin-Fenix) che in queste fasi esaurisce il suo ruolo di controller-stopper per la sua squadra. Segue una fase molto nervosa, con almeno 15 km di scatti e scattini senza soluzione di continuità, che tengono alta l’andatura, affaticano i più deboli come Mark Cavendish (Bahrain-McLaren), costretto a terminare mestamente il suo ultimo Fiandre con un ritiro, e permettono di riprendere Boasson Hagen ai piedi del Brendries, a 92 km dall’arrivo.

Ntt combattiva. Kwiatkowski ci prova, Stybar non ci crede
Non si fermano i tenativi di attacco: sul Valkerberg è Reinardt Janse Van Rensburg (Ntt Pro Cycling) a lanciarsi, coadiuvato da Jasper De Buyst (Lotto Soudal). Su di loro riescono a riportarsi Jonas Rutsch (Ef Pro Cycling), Petr Vakoc (Alpecin-Fenix) e Jens Debusschere (B&B Hotels), il quale però finisce lungo su una stradina. L’asfalto viscido per la pioggia a tratti è uno degli ostacoli di giornata, con Jasper Stuyven (Trek-Segafredo) che assaggia l’asfalto. Esaurita questa azione, è ancora un uomo della NTT Pro Cycling a provarci: Max Walscheid si lancia tutto solo, ed il gruppo, seppur per poco, finalmente rallenta dopo 30 km a tutta. In questa fase finiscono a terra in maniera rovinosa Steven Dillier (Ag2r La Mondiale), 2° classificato della Paris-Roubaix 2018, ed Hugo Hofstetter (Israel Start-Up Nation). La breve fase di pace è interrotta dal Kanarieberg, a 70 km dall’arrivo, dove la Ineos Granadiers fa la sua mossa: Luke Rowe accelera l’andatura, e poi Michal Kwiatkowski allunga dal gruppo, con Zdenek Stybar (Elegant-Quick Step) incollato alla ruota. Potrebbe essere un’azione pericolosa, ma quando arriva per Stybar il momento di tirare il ceco non fa mistero di essere lì solo come stopper: e anche questa azione dunque si esaurisce, chiudendo anche quella di Walscheid.  Una fase che risulta pericolosa per Sep Vanmarcke (Ef Pro Cycling), caduto frenando per una caduta ad alta velocità del compagno di squadra Stefan Bissegger agganciato ad (ancora Debusschere): l’outsider belga riesce a rientrare prima del secondo passaggio all’Oude Kwaremont, pur perdendo molto tempo ed energie.

Fuga ripresa, prima mossa di Alaphilippe
Ma in tutto questo i fuggitivi? Procedono d’amore e d’accordo, anche se chiaramente con tutti questi attacchi perdono quasi tutto il loro margine. Il primo ad alzare bandiera bianca è Dimitri Peyskens, e non per una difficoltà di gambe ma più per un calo di lucidità: scivola su una S a 58 km dall’arrivo, cadendo praticamente da solo e in maniera anche piuttosto dolorosa. La consolazione per il belga è quella di risparmiarsi il supplizio dell’Oude Kwaremont, dove cede anche Battistella, mentre il gruppo viene spremuto come un limone dall’azione di Kasper Asgreen (Elegant-Quick Step). Una delle vittime più illustri è Stefan Küng (Groupama -FDJ): protagonista a Wevelgem una settimana fa, oggi evidentemente non in giornata. Il primo passaggio sul Paterberg consuma le ultime energie dei 4 rimasti davanti, che ricevono l’onore di essere ripresi ai -50 dall’arrivo da Mathieu Van Der Poel (Alpecin-Fenix) in persona, il quale ha accennato e poi abortito un’azione in contropiede.
Chi il contropiede lo fa davvero è invece Julian Alaphilippe (Elegant-Quick Step): il campione del mondo, pilotato alla grande dall’onnipresente Dries Devenyns, si riporta sull’appena scattato Dylan Van Baarle (Ineos Granadiers) e tenta un’azione, sulla quale si riportano prima Oliver NaesenRomain Bardet (Ag2r La Mondiale) con John Degenkolb (Lotto Soudal) e poi ciò che rimane del resto del gruppo.  Di seguito, Bardet e Van Baarle ci riprovano da soli, in vista del Koppenberg.

Alaphilippe fenomenale anche sul pavè: esplode la corsa sul Koppenberg
Su uno dei più temibili muri in pavè, collocato a 45 km dall’arrivo, esplode definitivamente la corsa: si muove  un personaggio inatteso come Anthony Turgis: in maglia Total Direct Energie l’olandese, con un’azione davvero notevole. Il suo attacco è l’esca per un brillantissimo Julian Alaphilippe, che stacca tutti gli specialisti con enorme disinvoltura riportandosi sull’olandese: Van Der Poel, Van Aert; Naesen, Stuyven e Bettiol sono costretti ad inseguire, ma riescono a rientrare con Van Baarle ed il sorprendente Arjen Livyns (Bingoal – Wallonie Bruxelles). Sotto la spinta dei Sunweb riescono a rientrare anche altri, formato un gruppo di una ventina di unità, dal quale è estromesso il vincitore della Gand-Wevelgem Mads Pedersen  in evidente difficoltà, mentre Alaphilippe si mette a fare il diavolo a quattro persino nel tratto di pavé di Steenekdries, dando il LA ad un attacco con Mathieu Van Der Poel: mancano 39 km al traguardo. Wout Van Aert riesce a reagire, e a riportarsi sui due in vista del Taaieberg. Si forma il terzetto che tutti avremmo sognato alla vigilia.

Alaphilippe sbatte sulla moto, resa dei conti Van Der Poel – Van Aert
Inzialmente Alberto Bettiol  non si arrende a questo esito, con un inatteso Valentin Madouas (Groupama -FDJ), ma si ritrovano a ruota Florian Sénéchal e Kasper Asgreen  Su di loro, arresi al passo dei 3 campioni davanti, rientra un’altra ventina di corridori, tra i quali non si vede Matteo Trentin.  Dentro quindi ben 4 Elegant (Sénéchal, Asgreen, Stybar  e Lampaert), 2 della EF (Bettiol e Vanmarcke), 2 Ineos (Kwiatkowski e Van Baarle), oltre a Degenkolb, Naesen, Vakoc, Madouas, Turgis, Livyns, Dylan Teuns (Bahrain – McLaren), Tiesj Benoot (Sunweb), Alexander Kristoff (UAE Team Emirates), Dimitri Claeys (Cofidis), Xandro Meurisse (Circus – Wanty Gobert).  Neanche il tempo di riordinare la situazione, che a 35 km dal termine accade l’impensabile: una moto di corsa rallenta troppo sul lato destro, Mathieu Van Der Poel la schiva appena, ma  Julian Alaphilippe non riesce a vederla in tempo: il campione del mondo prende una volentissima botta alla spalla destra e viene sobbalzato via. Incredibile ma vero, gara finita: e un gran senso di rammarico per quello che poteva essere un duello incredibile. Ma si prefigura comunque un duello incredibile, e da tempo atteso, la resa di conti tra Van Der Poel e Van Aert: i due guadagnano, eccome se guadagnano, e gli Elegant-Quick Step, seppure in 4, sono troppo stanchi e storditi per organizzare l’inseguimento. Dietro ormai si lotta per il terzo posto, già dall’ultimo passaggio all’Oude Kwaremont dove Oliver Naesen prova ad andarsene da solo.

Un duello equilibrato fino all’ultimo
Non ci sono scatti, né forzature negli ultimi passaggi tra Oude Kwaremont Paterberg, tra i due al comando: la volontà di prevalere l’uno sull’altro è evidente, come evidente è l’equivalersi tra i due campioni. Sul Paterberg Van Der Poel appare più agile e disordinato rispetto al rivale, che invece sale del suo passo mantenendosi irreprensibilmente in linea retta, cosa che su queste pendenze e su questo fondo sconnesso richiede una forza bestiale. Dietro, l’azione di Naesen si esaurisce, e lo svantaggio del gruppo di inseguitori resta alto, calando un po’ nel finale coi due che si permettono di viaggiare a 3/4 di gas fino all’ultimo chilometro, dove comincia la melina.
La volata parte ai -200: Van Aert affianca subito Van Der Poel, e cerca di rimontarlo, ma i due restano praticamente in linea: altra dimostrazione di quanto si equivalgano. Van Der Poel vince di pochi centimetri, ma vince: e non è mai stato così felice all’arrivo, dopotutto è la sua più importante vittoria su strada al momento. La volata per il terzo posto a 8″, come da pronostico, viene vinta da Alexander Kristoff (Uae Team Emirates), su Anthony Turgis sorpresa di giornata ed Yves Lampaert. Poi Claeys, Naesen, Van Baarle, Degenkolb e Benoot per completare la top ten; Alberto Bettiol, vincitore della passata edizione, chiude sedicesimo. Tra gli altri italiani, buona prova per Andrea Pasqualon, 24esimo a 2’41”, anonimi invece Sonny Colbrelli (47esimo a 4’03”) e Matteo Trentin (62esimo a 4’59”).

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