Un'immagine del Giro d'Italia di Ciclocross a Ladispoli © Bit&Led Foto Grafica
Un'immagine del Giro d'Italia di Ciclocross a Ladispoli © Bit&Led Foto Grafica

Giro d’Italia Ciclocross: a Ladispoli vincono Dorigoni, Baroni e Olivo

Il diesel e la benzina (sul fuoco). Christian Cominelli e Jakob Dorigoni, fianco a fianco, non possono che regalare scintille e spettacolo, specialmente se uno fa della rincorsa il suo leit motiv e l’altro ha il piglio dell’attaccante nato. Particolarmente mossa la gara degli uomini Open, nove giri caratterizzati da lunghi tratti in gruppetto, decisamente rischioso per un percorso con strettoie e insidie e tantissimi tentativi di attacco. Alla fine hanno preso il largo (di misura) i due citati poc’anzi, ma anche Antonio Folcarelli ha dimostrato di reggere la pressione della gara di casa e ha messo in saccoccia un podio meritatissimo. I due, intanto, se la sono giocata in volata, con il portacolori della Guerciotti che ha avuto la meglio, di misura, sul Bresciano.

«Era un percorso molto divertente ma da correre in 8 davanti era da stare molto attenti, concentrati a non commettere errori. Era molto stressante – confida Dorigoni – Nell’ultimo giro c’era da cogliere l’attimo giusto, per fortuna sono stato bravo, riuscendo a gestirmi bene ed evitare errori grossolani».

Tra le donne open sono invece sempre loro tre, più due. Francesca Baroni, Sara Casasola e Gaia Realini (oggi leggermente meno brillante del solito, ma pur sempre grintosa e all’inseguimento – sarà forse per il carico di responsabilità della maglia rosa che indossava) a cui aggiungere Alessia Bulleri e Carlotta Borello. Autrici di una gara ad altissima intensità, col trio Casasola-Baroni-Bulleri che è scappato via sin da subito e le altre due ad inseguire. Sono state però necessarie le ultimissime battute di corsa per decidere allo sprint la terza tappa, volata che alla veloce Baroni vale il ritorno in rosa dopo il successo finale della scorsa edizione. Sara Cassola è seconda, Bulleri terza. Migliore delle giovani è Alice Papo, nuova maglia bianca.

«Prima sulle spalle di Sara, poi su quelle di Gaia e ora sulle mie. É un’emozione grandissima tornare in rosa, bisogna cecare di portarla fino all’ultima tappa; io cercherò di onorarla al meglio – assicura la neo rosa Francesca Baroni – La gara di oggi è stata nervosa e dura, cercavo di recuperare, sprecare meno energie possibili e giocarmi tutto in volata. Il via con semaforo è uno spettacolo fantastico, per me, e spero anche per le altre, almeno così non devo chiedere ai giudici di darmi un segnale visivo per lo start in sostituzione del fischio che non posso sentire. In questo modo partiamo tutti nelle stesse condizioni. Vi ringrazio veramente tanto, avete avuto una bellissima idea. E poi in Coppa del Mondo funziona così».

Continua sulla scia dello spettacolo puro la gara dedicata ai nati negli anni 2003 e 2004, ovvero gli Juniores. Ricca di colpi di scena e di diverse chiavi di lettura, ha visto un lungo forcing a cinque (Olivo, Solenne, Carrer, Cancedda e Barazzuol, più Loconsolo nella prima fase) che prima è riuscito a mettere in difficoltà la maglia rosa e poi ha portato il terzetto a giocarsi il tutto per tutto allo sprint. Ha vinto Bryan Olivo, portacolori della DP 66 su Eros Cancedda, ma è il terzo posto di Vittorio Carrer (Team Bike Terenzi) a segnare il cambio di titolare di maglia: il pugliese, al terzo bronzo di fila su tre percorsi diversissimi, veste il simbolo del primato e lo riporta nella regione a due anni di distanza dall’ultimo successo del conterraneo Loconsolo.

«Inseguita a lungo, tre podi, tre terzi posti. Ora vestire la maglia rosa è un’emozione unica, è la prima volta che la indosso ed è sempre bello mostrare qualcosa in più quando si gioca “in casa” – spiega il pugliese di Corato Vittorio Carrer, tesserato proprio per il Team Bike Terenzi – Io puntavo alla vittoria, ma per un problema tecnico ho perso quei cinque secondi che mi hanno compromesso il successo di tappa. Nel tratto di bosco bisognava stare attenti perché un minimo errore poteva essere fatale, io preferivo tenere la ruota per stare più tranquillo. Me la cavo un po’ s tutti i percorsi, anche se prediligo la corsa a piedi. Questa prima maglia rosa va a mio nonno Vittorio, a mio padre e tutti quelli che mi hanno sostenuto fino ad adesso».

(Comunicato stampa)

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