David Gaudu si prende un'altra vittoria all'Alto de la Covatilla © Photo Gómez Sport
David Gaudu si prende un'altra vittoria all'Alto de la Covatilla © Photo Gómez Sport

Mal comune, Doppio Gaudu

Carapaz stacca Roglic sull’Alto de La Covatilla ma non lo affonda: lo sloveno vince la seconda Vuelta consecutiva. Ed il francese Gaudu vince un’altra tappa

Troppo tardi? Si, decisamente sì, ma questa è una verità parziale. Dietro lo scatto di Richard Carapaz, che almeno per qualche minuto ha fatto traballare la Vuelta a España di Primoz Roglic, facendolo ripiombare nell’incubo vissuto all’ultimo Tour de France, c’è l’orgoglio di un’atleta che senza una squadra all’altezza, ha sfruttato al massimo i mezzi che aveva a disposizione per cercare di ribaltare un verdetto che sembrava segnato: lo stesso Carapaz, oggi sull’Alto de la Covatilla e una settimana fa sull’Angliru, non è sembrato avere le gambe per fare una differenza che non fosse di pochi secondi, qualsiasi tentativo più ardito col fresco Carthy alle spalle poteva rivelarsi un suicidio peggiore. Ha corso senza rimpianti, come ha detto stamattina: e pochi rimpianti anche per il francese David Gaudu, che ancora non si fa notare nelle parti alte della classifica di un GT, ma intanto strappa il secondo successo di tappa su un arrivo in salita, oltre a conquistare la top ten nella classifica finale. Chapeau, in attesa di traguardi più importanti.

Maxi-fuga da 34 atleti: dentro De la Cruz e Gaudu
Partenza da Sequeros con acqua e vento, condizioni non ottimali che accompagnano la corsa ormai da 4 giorni. Ma al di là di questo elemento di difficoltà, la prima parte di tappa, che vedeva anche un’impegnativa salita nell’Alto Portillo de Las Batuecas (1a categoria), disegna un canovaccio abbastanza comodo per la Jumbo-Visma. Prima ancora che cominci la salita si forma, dopo una quindicina di km, una maxi-fuga di 34 corridori, guidata dagli uomini della UAE Team Emirates, presenti con mezza squadra e con l’uomo più vicino in classifica generale, ossia David De la Cruz, comunque a 9 minuti e mezzo da Roglic, accompagnato da Rui Costa, Sergio Henao ed Ivo Oliveira.

Per ogni evenienza presente anche un uomo della Jumbo-Visma (Lennard Hofstede), nessuno della Ineos, un “intruso” come Pascal Ackermann (Bora-Hansgrohe) che non lesina energie nonostante la favorevole tappa di domani, ed il leader incontrastato della classifica scalatori Guillaume Martin (Cofidis), che sulla prima salita confermerà in maniera definitiva la sua leadership. Gli altri elementi nell’azione sono il protagonista della fuga di ieri Rémi Cavagna (Decenuninck-Quick Step), Juan Pedro López (Trek-Segafredo), Mark Donovan, Michael Storer e Jasha Sütterlin (Sunweb), Omar Fraile e Ion Izagirre (Astana), Nick Schultz e Dion Smith (Mitchelton-Scott), Bruno Armirail e David Gaudu (Groupama-FDJ), Juilius dan den Berg (EF Pro Cycling), Michael Schwarzmann (Bora-Hansgrohe), Alfred Wright (Bahrain-McLaren), Dorian Godon (AG2R La Mondiale), Stan Dewulf e Tosh Van der Sande (Lotto Soudal), José Herrada e Victor Lafay (Cofidis), Stefan De Bod e Gino Mäder (NTT Pro Cycling), Jorge Arcas, Imanol Erviti e Nelson Oliveira (Movistar), Alex Molenaar (Burgos-BH), Jonathan Lastra e Aritz Bagües (Caja Rural-Seguros RGA).

La Movistar prende il controllo
Con la presenza di De La Cruz e Gaudu ovviamente il vantaggio non lievita e anzi, la Jumbo-Visma tiene sotto controllo la situazione mantenendolo stazionario poco sopra i 3′ nella fase centrale della corsa, che prevede pochissima pianura e 2 GPM di terza categoria. Il ritmo è comunque controllato, tant’è che dalla fuga cede solo Ackermann sulla seconda delle salite, l’Alto de Cristobal. Ma con tutta la fatica cumulata, a rompere la pace in gruppo basta davvero poco: ad esempio un’accelerata della Movistar (con Arcas che si stacca dalla fuga volutamente per partecipare) in un tratto in discesa ai -60, che spezza di netto il gruppo: non ci cascano gli uomini di Roglic e Carthy, si fanno invece sorprendere Dan Martin e soprattutto Carapaz, che resta a bagnomaria tra i due gruppi e cerca di chiudere tutto solo, in attesa dell’arrivo dei suoi compagni a completare l’opera.

Anche il gruppo davanti comincia a cambiar passo, con Armirail e i gregari di De la Cruz che spingono per dare speranze alla fuga e quindi far guadagnare in classifica ai rispettivi capitani mentre De La Cruz e Gaudu usufruiscono degli abbuoni del traguardo volante di Montemayor del Rio.

Soler attacca sull’Alto de La Garganta
Già sull’Alto de Peñacaballera, terza categoria con scollinamento a 43 km dal termine, comincia a vedersi selezione frutto dell’innalzamento dell’andatura: nella fuga cedono gli atleti meno portati alla salita e restano 2/3 dei fuggitivi iniziali, mentre il gruppo, sempre sotto la spinta dei Movistar, si riduce ad una quarantina di unità. È il preludio all’Alto de La Garganta, salita di seconda categoria lunga ma dolce (11 km a neanche il 5% medio) che separa l’Extremadura dalla Castilla y Leon.

Tra le nebbie della Garganta, La fuga si sgretola e perde margine: quando il vantaggio si riduce ad 1’30”, con 4 km di scalata ancora da effettuare, l’attacco dal gruppo di Marc Soler chiarisce le ragioni del forcing degli spagnoli; torna così la Jumbo-Visma a controllare il gruppo senza patemi, lasciando che la fuga torni a prendere il largo. Invece Soler, atteso da Erviti, riesce a rientrare sulla coda dei 15 fuggitivi rimasti ai -20.

Gaudu s’invola, Carthy infiamma la lotta
Le ostilità tra i fuggitivi cominciano ancora prima della Covatilla: l’attraversamento della pittoresca Candelario (-18) prevede muro in ciottolato sul quale accelera Gino Mäder, agganciato da Ion Izagirre e Mark Donovan. Un’azione che sorprende i rivali, permettendo loro di guadagnare 50″ all’inizio dell’Alto de La Covatilla. La salita comincia a farsi veramente dura a 7 km dall’arrivo: Ion Izagirre cerca di sbarazzarsi subito dei due giovanotti, mentre David Gaudu e Guillaume Martin risalgono di prepotenza e Soler paga gli sforzi fatti per rientrare. Al secondo attacco, Ion Izagirre riesce a fare il vuoto, ma un’inesorabile Gaudu arriva alle sue spalle e lo passa a doppia velocità ai meno 4.5 km.

Finita la lotta nella fuga, si apre quella in gruppo, fino ad allora controllato da un volitivo Ide Schelling (Bora-Hansgrohe) che cercava di difendere la settima posizione di Grossschartner, apre le ostilità negli ultimi 5 km Alexander Vlasov (Astana), anticipando il più deciso attacco di Hugh Carthy (EF Pro Cycling), in lotta con Richard Carapaz per il secondo posto; è difatti l’ecuadoriano a ricucire sul britannico, con a ruota Roglic e Mas. Il secondo attacco di Carthy a i meno 4 km favorisce un’ulteriore rottura, con Carapaz che contrattacca a sorpresa e riesce a staccare tutti gli altri: la Vuelta è di nuovo in bilico.

Roglic trema, ma Carapaz guadagna solo 21″
Sulla sua strada Roglic trova un “angelo”: è Lennard Hofstede, mandato in fuga proprio per questa evenienza, ma dura poco. Lo sloveno è nel pallone, e anche Carthy non sembra intenzionato a collaborare: è Enric Mas a guidare il terzetto, nella speranza di recuperare il minuto e mezzo che lo separa dal quarto posto di Daniel Martin. Ma la differenza tra Carapaz e Roglic non è così marcata: si stabilizzerà sui 20″. Arriva così David Gaudu per primo, ottenendo il suo secondo successo di tappa in questa Vuelta, staccando di 28″ un ottimo Gino Mäder, davvero effervescente a dispetto della giovane età. Ad 1’05” giungono Ion Izagirre e David De La Cruz, ad 1’53” il duo Sunweb  Donovan-Storer, infine Guillaume Martin a 2’23”. Per Richard Carapaz 2’35” di ritardo, seguito da Hugh Carthy a 2’50”, Primoz Roglic a 2’56” ed Enric Mas a 3’03”. Rischia il naufragio Daniel Martin, arrivato 18esimo a 3’51” in compagnia di un ottimo Mattia Cattaneo, ma il suo quarto posto è salvo.

La classifica finale di questa Vuelta vede quindi vincere Primoz Roglic di appena 24″: una differenza costruita principalmente sugli abbuoni e sulla vittoria a cronometro. Hugh Carthy conquista il suo primo e inatteso podio in un GT, accusando solo 47″ dal vincitore; Daniel Martin chiude quello che comunque è il migliore GT della sua carriera a 2’43”, quinto ed incontestabile maglia bianca Enric Mas a 3’36”. Wout Poels eguaglia il sesto posto ottenuto tre anni fa, a 7’16”; grazie alla fuga, David De la Cruz (7’35”) e David Gaudu (7’45”) guadagnano tre posizioni cadauno. Restano in top ten Felix Grossschartner (8’15”) e Alejandro Valverde (9’34”), alla 12esima top ten in 14 partecipazioni.

Archivio

La vignetta di Pellegrini

Versione stampabile