Fabio Aru all'attacco sul Col de la Lusette © Bettiniphoto
Fabio Aru all'attacco sul Col de la Lusette © Bettiniphoto

Aru alla Vini Zabù? Partita in cui vincerebbero in due

Analizziamo quello che entra in gioco nella trattativa che avvicina il sardo alla formazione di Citracca e Scinto: progetto difficile ma affascinante che potrebbe avere risvolti positivi per ambo le parti

Circola un rumor abbastanza rilevante per questa sessione di mercato: Fabio Aru avrebbe ricevuto un’offerta da parte della Vini Zabù-Brado-KTM (o come si chiamerà l’anno prossimo), in sostanza dal team guidato da Angelo Citracca e Luca Scinto. Intanto possiamo subito togliere il condizionale, l’offerta c’è stata. Quantificarla non è semplice, data la tradizionale abbottonatura di tutti quando si parla di cifre, comunque a grosse spanne siamo al di sotto dei 200mila euro annui, forse “ben” al di sotto.

Ma l’ingaggio in questo caso non è l’aspetto rilevante della faccenda. C’è un corridore da ricostruire, e a ben vedere nelle pieghe del ciclomercato anche una squadra che andrebbe un po’ ristrutturata economicamente. L’uomo simbolo della Vini Zabù-Brado-KTM 2020 non è più nel club: Giovanni Visconti è infatti in trasmigrazione, armi e bagagli, verso i rivali della Bardiani-CSF (diciamo rivali in quanto tra le tre Professional italiane c’è quel po’ di sano e pepato campanile, e certo va bene così). Anche Luca Wackermann, altro bel nome con cui il team toscano si è identificato quest’anno, pedalerà su altri lidi nel 2021, dato che lui stesso, in un’intervista nella nostra trasmissione SmartCycling, qualche tempo fa aveva anticipato l’esistenza di una avviata trattativa col team Eolo-Kometa, la nuova Professional di Ivan Basso e Alberto Contador.

Come mai la squadra gestita da Citracca non riesce a trattenere i suoi uomini più in vista? Si fa presto a saltare alle conclusioni: borsellino tendente più al vuoto che al pieno. La pandemia (col conseguente lockdown primaverile) ha tagliato le gambe a diverse aziende, tra cui sponsor che magari non hanno coperto interamente le quote promesse ai team (non capita solo con la Vini Zabù-Brado-KTM), per cui dal budget 2021 qualcosa andrà dirottato per tappare le falle lasciate dal disastroso – economicamente parlando – 2020. In più immaginiamo che qualche penale possa anche essere stata stornata dai conti in seguito alla recente positività di Matteo Spreafico (che per quanto veniale, resta una positività), nel senso che su alcuni contratti di sponsorizzazione è precisato proprio questo aspetto: se esce un positivo nel tuo team, ti do meno soldi.

Come mettere insieme nozze e fichi secchi, allora? Il percorso di recupero e redenzione sportiva è un copione che di suo attira interesse, grande interesse. La squadra toscana ad esempio qualche anno fa aveva compiuto un piccolo miracolo nel genere rivitalizzando un Filippo Pozzato non esaltante e riportandolo a un podio nel Fiandre (parliamo del 2012; gli ultimi scampoli del Pozzato 35enne tornato ancora da Scinto tra il 2016 e il 2018 furono invece assai meno brillanti della precedente versione).

 

Un progetto ambizioso e affascinante intorno ad Aru
Provare a rimettere in sesto Fabio Aru, allora, sarebbe operazione intanto meritoria per l’intero movimento italiano, a cui a breve mancheranno protagonisti da GT, e poi di per sé molto vendibile mediaticamente: già ci immaginiamo titoli e servizi, nel corso dell’inverno, sulla “rieducazione siberiana” a cui sarebbe sottoposto il sardo. E vendibilità mediatica va a braccetto con nuovi sponsor, compreso quello – importantissimo – legato alla fornitura di bici, per la quale ancora dal team non si sa nulla per il 2021. Ragione per cui, di fatto l’ingaggio – anche se non sconsiderato – per Aru sarebbe coperto da nuovi investimenti sul team, e anzi sugli excel di Citracca resterebbe forse qualcosa in più per rinforzare altri settori della squadra (se prendi Aru non vuoi mettergli almeno un uomo accanto, per quanto possibile, in salita?).

Per il sodalizio d’etrusca discendenza la somma algebrica sarebbe quindi probabilmente a segno +.

Sì, ma per Aru? Fabio, è inutile nasconderselo e nemmeno lui lo fa, non ha certo il mercato che poteva al limite avere ancora un anno fa, questo 2020 è stato letteralmente disastroso anche per la sua immagine di corridore. Ma il suo palmarès resta pur sempre roboante, per quanto riguarda i grandi giri, e lui non è certo un vecchietto prossimo al pensionamento: appena 30enne, un altro lustro buono, a un Aru ritrovato, non vuoi attribuirglielo? Insomma, qualche team manager con il pallino di recuperare il ragazzo c’è, in giro per il ciclismo. Chissà se anche nel World Tour, laddove però un po’ di terreno bruciato intorno a Fabio c’è (per dirne una: un Vinokourov potrebbe mai riprenderselo in squadra?).

Dipenderà dalle valutazioni che il sardo farà coi suoi collaboratori più vicini, a questo punto. Andare da Scinto significherebbe per lui trovare una sistemazione in cui sarebbe seguito come in una famiglia, coi pro e i contro del caso (se un figlio a volte fa i capricci è importante la perequazione tra uso del bastone e della carota). Nel breve, presumibilmente, qualche coccola aiuterebbe un ragazzo che ultimamente ha ricevuto diversi manrovesci (cfr. Beppe Saronni ai microfoni Rai). E a livello di risultati, Citracca non chiederebbe a Fabio di vincere il Giro, ma di sicuro una top ten nella generale della corsa rosa con qualche bella prestazione nelle tappe di montagna sarebbe oro per gli obiettivi della squadra, e basterebbe già solo a giustificare l’intera operazione. Se qualcosa in più venisse, sarebbe tutto di guadagnato per tutti.

A valle di tutto ciò, e posto che non giungono voci di abboccamenti col sardo da parte di altre Professional italiane (dopodiché, l’esperienza ce lo insegna, tutto può sempre succedere), ci sarebbe appunto l’aspetto nazionalistico della cosa: insomma, all’ombra del Tricolore, una sorta di “fratelli, a fratelli correte in aiuto” di manzoniana memoria. Tra l’altro proprio l’anno prossimo saranno due secoli esatti dal Marzo 1821 dell’ode testè citata. E “saranno due secoli che non vinci una corsa” sarà invece un modo di dire che, per Fabio Aru, sarà ora che venga accantonato. Una volta per tutte.

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