Mathieu van der Poel vince il Mondiale di Ostenda © Uci.ch
Mathieu van der Poel vince il Mondiale di Ostenda © Uci.ch

Alla fine il 10 lo prende sempre lui

Le pagelle di una stagione di ciclocross: Van der Poel promosso a pieni voti, crescono Pidcock e Iserbyt. Ruolino (quasi) perfetto per Lucinda Brand, Baroni migliore italiana (in prospettiva)

Mathieu van der Poel – 10
Aveva come unico obiettivo della stagione il Mondiale di Ostenda, risultato: campione del mondo.
Un fuoriclasse come mai se ne sono visti nella storia del cross, che all’età di soli 26 anni può vantare già 4 titoli iridati tra gli élite e ben più di 100 vittorie in totale.
Il fattore che più impressiona del neerlandese di Kapellen è la facilità nell’ottenere una vittoria dietro l’altra, pagando pochissime sconfitte. Ed anche in un anno nel quale il suo rivale si è presentato al via della stagione (iniziata a dicembre per WVA e MVDP) al massimo delle sue forze e con voglia di rivalsa, è riuscito a mantenere saldamente nelle sue mani il ruolo di Re del ciclocross.
Oramai la disciplina che lo ha visto crescere sin da quando era bambino è diventata quasi esclusivamente un divertimento per lui, che ha come obiettivi principali per questo 2021 le classiche del Nord, le Olimpiadi in MTB a Tokyo e il Mondiale su strada in Belgio.

Wout van Aert – 9
Il belga si era presentato al via della stagione con il chiaro e dichiarato intento di mettere i bastoni fra le ruote a Van der Poel, dopo due brutti inverni nei quali non era riuscito ad esprimersi al solito livello. Era anche reduce da una trionfale campagna su strada, e i presupposti per fare bene a dicembre e gennaio c’erano tutti.
Raccoglie un ottimo bottino: generale della Coppa del Mondo, chiudendo così il cerchio che non aveva chiuso due anni fa, titolo belga, riconquistato dopo l’ultimo successo del 2018 a Kokside, e 5 vittorie in totale. La maggiore soddisfazione per lui è stata però lottare, quasi alla pari, con MVDP, su svariati circuiti, dai più tecnici, come Hamme, ai più complicati in termini di difficoltà altimetriche, come Namur. Può guardare con serenità alle classiche di primavera, consapevole di essersi ritrovato anche nel “suo” mondo, ma mettendo nello stesso tempo nel mirino la prossima rassegna iridata di Fayetteville.

Tom Pidcock – 8.5
Ottenere una vittoria con Van der Poel al via, è una rarità capitata solo a pochissimi negli ultimi anni. Eppure il giovane britannico della Trinity (ora passato alla Ineos) a Gavere ha messo in mostra tutta la sua classe, andando a staccare ampiamente il campione del mondo, portando a termine un vero e proprio capolavoro.
Nei percorsi in cui sono richieste abilità tecnica e capacità di andar forte in salita, Pidcock ha poco da invidiare al duo belga-neerlandese, e come abbiamo osservato a Namur, può dare filo da torcere ai titolatissimi rivali. Dove invece la potenza è l’arma migliore per difendersi, l’arrembante crossista paga qualcosa anche da altri grandi interpreti della disciplina, come Toon Aerts.
La sabbia non pare essere il suo terreno preferito, ed infatti ad Ostenda ha concluso giù dal podio, ma nemmeno le condizioni estreme fanno emergere le sue doti migliori: ritirato a Dendermonde quest’anno, pessima prestazione a Valkenburg nel 2018, al Mondiale U23, ha ancora da imparare per raggiungere la vetta del ciclocross.
Tom ha già fatto il suo esordio su strada al Tour du Var, e fra maggio e giugno, prenderà in mano anche la MTB.

Eli Iserbyt – 7
Il piccolo belga della Pauwels è stato piuttosto sfortunato in questa annata, soffrendo proprio nel momento clou della stagione l’infortunio al braccio sinistro, rimediato dopo una brutta caduta a Heusden-Zolder, il giorno di Santo Stefano. Proprio a causa di questo ha dovuto dire addio alla possibilità di vincere un Superprestige che era saldamente nelle sue mani. È riuscito invece ugualmente a trionfare nell’X2O, compiendo un mezzo miracolo nella prova di Baal, finita in quarta posizione, nonostante non fosse passata nemmeno una settimana dalla caduta.
A dare ulteriore lustro al suo inverno il titolo europeo, conquistato su un percorso, quello di Rosmalen, costruito per le sue caratteristiche.
Meno dominante rispetto al 2019/2020 nei primi mesi, quando ha dovuto condividere con Sweeck, Vanthourenhout e Aerts il ruolo di miglior crossista in assenza di Van Aert e Van der Poel.

Toon Aerts – 6
Annata poco brillante per l’alfiere della Telenet/Baloise che dopo la tripletta Kruibeke-Gieten-Beringen ha dovuto aspettare quasi quattro mesi per rialzare le braccia al cielo. A differenza degli anni passati, non è stato in grado di dar filo da torcere ai due migliori sui suoi percorsi, pieni di fango, che quest’anno non sono certo mancati.
La sua stagione lascia un po’ il senso di incompiutezza, ma a salvarlo nel giudizio è la vittoria del Superprestige, con la quale corona il sogno di portarsi a casa tutte e tre le challenge.

Laurens Sweeck – 7
Era campione belga e difendeva il titolo nel Superprestige. Non si riconferma in nessuno dei due casi, ma trova lo stesso ampio spazio per esaltarsi, sia su circuiti a lui adattissimi come Leuven e Oostmalle, sia su altri in cui il successo era meno prevedibile, come Middelkerke e Niel.
In generale conferma la sua grande incostanza, ma allo stesso tempo il suo immenso talento.

Michael Vanthourenhout – 7.5
Si sblocca finalmente nelle challenge con i due successi a Merksplas, nel Superprestige e a Tabor, in CDM. Anche quando arrivano tutti i migliori mantiene saldo il posto tra i primi cinque, su percorsi duri il suo livello è appena inferiore a quello di Pidcock.
Annata migliore della carriera, può essere un’iniezione di fiducia per un futuro ancor più roseo.

Lars van der Haar – 6
Si conferma un passo indietro rispetto ai vari Iserbyt, Sweeck, Aerts e Vanthourenhout, ma si toglie la soddisfazione di vincere il bronzo europeo.
Soffre i tracciati più esigenti, ma la cosa più interessante della sua stagione è la gestione dell’ora di corsa attuata nell’arco dei vari mesi.
In assenza di Van Aert e Van der Poel opta per una partenza tranquilla ed un prosieguo in crescendo. Con l’arrivo di questi due decide di prendere la loro scia, consapevole del vantaggio che si possa trarre seguendoli nelle prime battute di corsa.

Quentin Hermans – 6.5
Inizio di stagione condizionato dalla caduta al Giro del Delfinato in agosto. Fa una gran fatica a ritrovarsi, migliorando in corrispondenza del periodo natalizio. È però nella penultima settimana che ottiene la soddisfazione più grande: la prima vittoria di sempre per il suo team, la Tormans, ottenuta nella settima tappa dell’Ethias Cross ad Eeklo. La partenza è un suo sicuro punto di forza, che gli permette di tenersi fuori dai pericoli del primo giro.

Ryan Kamp, Niels Vandeputte, Pim Ronhaar – 8.5
I tre giovani migliori dell’anno. Il primo è quello che con più costanza lotta con i grandi, dimostrando di cavarsela bene in circuiti dove la potenza è fondamentale.
Vandeputte, tecnicamente favoloso, nel finale di stagione sale addirittura sul podio a Brussels. Costretto a saltare il periodo centrale dell’inverno a causa di un infortunio, recupera in tempo per il Mondiale, dove però soffre una cattiva giornata, mancando il podio.
Ronhaar a differenza degli altri due si fa vedere con meno frequenza nelle prime posizioni, ma è lì quando conta davvero: campione del mondo U23 ad Ostenda. Feeling incredibile con la sabbia, ha molte caratteristiche in comune con Wout van Aert. È chiamato nella prossima stagione ad un cambio di passo anche nelle varie gare di CDM, Superprestige e X2O.

Lucinda Brand – 9.5
Vittoria al Mondiale, vittoria in Coppa del Mondo, vittoria nel Superprestige e per finire nell’X2O. Già questo basta per qualificare la sua stagione. Ha portato a casa tutto ciò che più contava, mostrando, tra Merksplas (22 novembre) e Namur (20 dicembre) di saper dominare come i grandi di questo sport. Non raggiunge il 10 perché nel 2021 non ha vinto nessuna prova nelle challenge, non riuscendo a timbrare con la maglia iridata.
Solidità eccezionale, pochissimi errori, tanta costanza, testimoniata dai successi nelle varie classifiche generali. È proprio la guida del mezzo l’aspetto che le ha permesso di migliorare in maniera così accentuata in relazione al passato, grazie anche all’aiuto di un fantastico allenatore come Sven Nys, che su Lucinda ha puntato tutto. Pochi punti deboli: può permettersi di staccare tutte a piedi, in salita o sui lunghi rettilinei veloci, risultando spesso superiore a tutte in volata.
Per lei, il prossimo anno, la sfida sarà riconfermarsi su questi livelli, senza dover per forza ripetere in quantità e qualità i successi di questa stagione.

Ceylin del Carmen Alvarado – 7.5
Dal punto di vista dei risultati non può ritenersi soddisfatta, in quanto ha conquistato solamente il Campionato Europeo, non riuscendo a difendere il titolo mondiale e nemmeno X2O e Superprestige.
Tuttavia, l’immagine con la quale esce da questo 2020/2021 non è in alcun modo depotenziata; Ceylin, infatti, da Herentals in poi, si è dimostrata probabilmente la più forte crossista del lotto insieme a Brand, mancando solamente l’appuntamento con la rassegna iridata, nella quale ha sofferto più delle rivali le basse temperature. Può inoltre guardare con positività alla prossima stagione, potendo contare su un mix di abilità tecnica e potenza impareggiabile. Inoltre, negli ultimi 14 mesi ha fatto grandi passi avanti pure allo sprint, finendo per battere due crossiste veloci come Worst e Brand. Prima di rituffarsi a capofitto nei campi avrà l’opportunità di misurarsi con le migliori stradiste al mondo in primavera, e con le più forti biker d’estate, seguendo quindi l’esempio del compagno MVDP.

Annemarie Worst – 6
Si salva da una insufficienza grazie alla primissima parte di stagione, nella quale ha vinto il Koppenbergcross e l’argento agli Europei, ma soprattutto per il secondo posto ai Mondiali di Ostenda, che senza quella caduta all’ultimo giro avrebbe potuto essere una vittoria.
Tormentata dai problemi fisici e da una cattiva preparazione, non si è espressa ai livelli della stagione passata, pagando, nelle pochissime occasioni in cui è risultata competitiva, gli errori tecnici. La aspettano una ricca campagna su strada insieme alle altre grandi del cross, e qualche gara di MTB.

Denise Betsema – 8
Stabilmente fra le prime tre del mondo, nei “suoi” percorsi sabbiosi è quasi imbattibile. Sfortuna vuole che la sabbia del Mondiale sia diversa da quella presente nella maggior parte dei tracciati affrontati nelle challenge e richieda molta potenza, troppa per Denise. Nonostante ciò coglie ugualmente il bronzo dietro alle due connazionali.
Alcune delle migliori prestazioni stagionali in campo femminile sono espresse proprio dall’atleta della Pauwels, capace, grazie alla sua incredibile leggerezza e agilità, e all’abilità nella guida della bicicletta, di far numeri da capogiro. Conclude l’annata in bellezza, con ben 4 successi su 6 gare disputate dopo il Mondiale.

Sanne Cant – 5.5
Qualche passo avanti è stato fatto, ma la campionessa belga, vincitrice per la dodicesima volta consecutiva del titolo nazionale a Meulebeke, è lontana dalle primissime della categoria. Prime gare dove ha fatto tanta, troppa fatica, per una campionessa del suo rango. Dal periodo natalizio in poi ha cambiato passo, restando stabilmente fra le prime 6 in ogni cross. Solo nella prova di Lille, a casa sua, ha dato filo da torcere alle rivali dei Paesi Bassi, pagando una foratura nel finale. Ma questo è stato un evento isolato all’interno di un’intera stagione all’insegna del “vorrei ma non posso”. Anche per lei appuntamento alle classiche del Nord su strada prima di rivederla a settembre nei campi.

Clara Honsinger – 8.5
Assoluta rivelazione della stagione. Già lo scorso anno, battendo Katie Compton nel campionato nazionale statunitense, aveva dimostrato una predilezione per i percorsi altimetricamente difficili e con terreno fangoso. È proprio in queste situazioni che ha ottenuto i risultati migliori, fra cui il secondo posto a Namur e a Dendermonde. Migliorata anche in tracciati dalle caratteristiche diverse, come il Mondiale di Ostenda, si candida ad essere uno dei fari per il prossimo anno. Tallone d’Achille la partenza: se non crescerà in questo fondamentale difficilmente potrà battere le big neerlandesi.

Yara Kastelijn – 5
Una delle protagoniste del 2019/2020, non ha confermato i risultati ottenuti, uscendo più volte dalla top ten, in particolare quando le doti tecniche si sono rivelate fondamentali. Può partire dal buon Mondiale disputato per guardare con fiducia ai prossimi appuntamenti.

Marianne Vos – 5
Da lei era lecito aspettarsi qualcosa in più, soprattutto dopo le due ottime gare di Essen e Herentals; invece, la fenomenale ciclista della Jumbo-Visma, non ha mai fatto parte delle sfide per i successi. Le sue gare sono state spesso caratterizzate da un’ottima partenza, seguita da un calo abbastanza netto nei giri seguenti. Probabilmente ha in testa altri obiettivi, ma l’augurio che le facciamo è quello di tornare competitiva come un tempo anche nel cross.

Anne Tauber – 7
La biker e pattinatrice proveniente dai Paesi Bassi è stata una piacevole novità per il mondo del ciclocross. Ha dimostrato sin da subito di sapersela cavare più che bene. Atleta a tutto tondo, se si concentrerà un po’ di più su questa disciplina, dovranno tutti fare i conti anche con lei.

Eva Lechner – 6
Costantemente tra decima e quindicesima posizione. Non l’abbiamo mai vista ai livelli dello scorso anno, probabilmente a causa del progressivo aumento di talento nel mondo crossistico e dell’arrivo delle tantissime giovani dalle categorie inferiori. Il suo l’ha fatto più che bene, unica macchia il terzo posto a Lecce, con il quale ha abdicato dopo nove titoli consecutivi nel campionato nazionale, in favore di Alice Maria Arzuffi.

Alice Maria Arzuffi – 5.5
Deciso passo indietro per la brianzola, in una stagione, per lei, avara di soddisfazioni. La partenza continua a darle problemi; in molte occasioni, in passato, sapeva reagire e tornare sulle prime, rappresentando un pericolo anche per Alvarado, Worst e Brand, quest’anno, al contrario, non ha mai dato la sensazione di poter raccogliere più di quanto ottenuto; si è stabilizzata fuori dalla top-ten, ma con il talento che possiede potrebbe ambire a molto di più. Bonus di mezzo voto per lo splendido successo tricolore, dopo una gara dominata.

Francesca Baroni – 8
Settimo posto all’Europeo, quinto ad Ostenda e vittoria al campionato nazionale. Tutto ciò in una categoria super-competitiva come quella delle U23. Tanti applausi per una ragazza che se seguirà le orme di Lechner e Arzuffi andando a correre ed allenarsi in Belgio, ci riserverà grandi sorprese. I suoi limiti ancora non li conosciamo, ma quel che è sicuro, è la sua capacità di adattarsi ad ogni situazione e contesto.

Fem van Empel – 9.5
Un fenomeno. Alla prima stagione vera nel cross raccoglie probabilmente più di quanto sperasse. Mai sul podio fra le élite, ma sempre tra quarta e decima posizione. È la migliore U23, vince addirittura il titolo Mondiale, nonostante sia ancora al primo dei quattro anni nella categoria.
Dotata di un ottimo spunto veloce, ha nella partenza uno dei suoi punti di forza; atleta molto potente, spunta fuori alla distanza, anche quando deve affrontare persone più abituate ad andare sopra i 45 minuti. Rappresenta, assieme ad altre giovani crossiste, il futuro, roseo, della disciplina.      

Manon Bakker – 8
Restiamo fra le U23 per parlare della capitana della Credishop. Lei che, da Hamme in poi, si è presa prepotentemente un posto fra le prime tre al mondo. Peccato solo abbia avuto una giornata storta, condizionata bisogna dire da un po’ di sfortuna in partenza, al Mondiale di Ostenda. Per il resto una costante in top ten. Cresciuta particolarmente nell’arco della stagione, si prepara ad affrontare la prossima annata consapevole della sua forza. Da ammirare il fatto che salti le tavole in bici, unica insieme a Kay e Pieterse a farlo.

Blanka Kata Vas – 9
Proviene da un paese, l’Ungheria, senza una grande tradizione crossistica, ma nonostante questo si è dimostrata un vulcano. Non ha problemi a sfidare le “big”, e quando loro mancano domina, come visto a Bredene e Gullegem. Sale sul terzo gradino del podio nella rassegna iridata, sfavorita da un tracciato non molto adatto alle sue caratteristiche e non andando troppo lontano dalla vittoria. Grandissime potenzialità, una delle migliori anche in MTB, una ciclista su cui si può puntare per il futuro.

Puck Pieterse – 7
Altra atleta multidisciplinare. Fenomenale a livello tecnico, nella prima parte di stagione è stata forse la più incisiva tra le giovani arrembanti, ma ha concluso l’anno in calando, non tornando più ai livelli di ottobre e novembre, sfornando ugualmente prestazioni notevoli per una crossista della sua età.

Aniek van Alphen – 7.5
Anch’essa una maga nella conduzione della bici, vince il primo cross della stagione dopo uno splendido duello con la compagna Bakker e a fine gennaio si porta a casa un argento mondiale tra le U23, nell’ultimo anno disponibile.

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