Mathieu van der Poel fa sua la Strade Bianche © LaPresse
Mathieu van der Poel fa sua la Strade Bianche © LaPresse

Un tuono esplode su Siena: Mathieu!

Strade Bianche da urlo, vinta con un finale da urlo da un corridore da urlo: Van der Poel domina Alaphilippe e Bernal, Van Aert stavolta resta giù dal podio

La corsa dei fenomeni, la corsa del Fenomeno. La Strade Bianche e Mathieu Van der Poel era un matrimonio annunciato, prima o poi si sarebbe conclamato, e oggi è stato quel giorno. Un epilogo venuto in capo a un finale fa-nta-sma-go-ri-co, con un gruppetto che comprendeva al proprio interno: i due ultimi vincitori del Tour de France; il Campione del Mondo; i tre maghi del ciclocross; e l’uomo a sorpresa (Michael Gogl) che non sappiamo ancora come non abbia patito un attacco fulmineo di sindrome di Stendhal…

Attacchi da lontano, contrattacchi poderosi, gente che si staccava ma poi rientrava quasi fondendo le bronzine, uomini per tutti i percorsi che si sono dati battaglia in un pomeriggio che resterà a lungo nei ricordi degli appassionati. E un finale con la potenza del tuono a far tremare la terra del Chianti, il rimbombo di Mathieu nel vuoto di Piazza del Campo, senza pubblico ma sempre meraviglioso scenario di questa gara amata da tutti. Sempre più amata, sempre più da tutti: chi la pedala, chi la racconta, chi la guarda con le palpitazioni.

E la sfida delle classiche, già lanciata, vede MVDP subito in fuga. Toccherà agli altri eguagliarlo, quest’anno: tonnellate di spettacolo ciclistico ci attendono da qui a un mese e mezzo. Tre lettere bastano per sintetizzare il nostro stato d’animo: wow!

Percorso ormai classico per la più bella novità del ciclismo del XXI secolo, la Strade Bianche: partenza e arrivo a Siena, 184 km (sempre attendendo quei 40-50 km in più, prima o poi), 11 settori di sterrato per complessivi 63 km, giornata primaverile e tutte le migliori condizioni per pedalare.

Fuga partita presto con il crossista Philipp Walsleben (Alpecin-Fenix), Kevin Ledanois (Arkéa Samsic) e Simone Bevilacqua (Vini Zabù), su cui sono rientrati in un secondo momento Simone Petilli (Intermarché-Wanty), Samuele Zoccarato (Bardiani-CSF), Filippo Tagliani (Androni-Sidermec), Samuele Rivi (Eolo-Kometa) e Tosh Van der Sande (Lotto Soudal). Vantaggio massimo di 4’15” dopo una settantina di chilometri, poi una botta della Jumbo-Visma tra i settori di Lucignano d’Asso e di Pieve a Salti (il quinto e il sesto) ha drasticamente ridotto il gap del plotone.

Proprio a Pieve a Salti, a 90 km dalla fine, la fuga si è frantumata, con Rivi che ha avuto un problema meccanico, e Tagliani e Bevilacqua che si sono a propria volta staccati, mentre Petilli tentava la soluzione personale. Attacco rientrato ai -88 col rientro di Walsleben, Van der Sande, Ledanois e Zoccarato. Il gruppo (ormai vicinissimo ai primi: 40″ circa) subiva intanto un minimo di selezione sulle frustate dei compagni di Wout Van Aert. Su Pieve a Salti erano usciti dal plotone Rudy Molard (Groupama-FDJ) e Loïc Vliegen (Intermarché), che si sono poi riportati sui battistrada a 76 km dalla fine.

Il settore 7, il difficile San Martino in Grania, ha falcidiato il gruppo con una serie infinita di forature (tra gli altri, appiedato Romain Bardet della DSM) e incidenti vari. Non solo, perché c’è stato un totale rivolgimento, con la fuga (che era comunque a portata di gruppo) che è stata rimpiazzata da un contrattacco di Gonzalo Serrano (Movistar), Gianni Vermeersch (Alpecin) e Andreas Kron (Lotto Soudal). Dopo Walsleben, Vermeersch: Van der Poel muoveva i suoi alfieri (sempre prelevati dal cross), mentre a propria volta guadagnava posizioni in testa al gruppo.

A 60 km, già prima del determinante settore di Monte Sante Marie, un corposo attacco è partito da un plotone in cui erano praticamente saltate tutte le marcature. Avvantaggiati una quindicina di uomini, che rapidamente hanno raggiunto i battistrada, e tra di essi nomi di gran rilievo, da Greg Van Avermaet (AG2R Citroën) a Kasper Asgreen (Deceuninck-Quick Step), con Tobias Foss mandato da Van Aert a controllare la situazione, e Davide Formolo (UAE-Emirates) a tentare un allungo solitario in apertura di settore 8.

Ma il tratto di Monte Sante Marie non prevedeva più che si traccheggiasse, sicché la Jumbo di WVA ha forzato in gruppo, l’azione degli attaccanti è stata annullata, e davanti si son ritrovati tutti i pezzi da 90 della giornata, con lo stesso Van Aert a prendere quota insieme a Mathieu Van der Poel (Alpecin), Julian Alaphilippe (Deceuninck), Thomas Pidcock ed Egan Bernal (Ineos), Tadej Pogacar (UAE), Kévin Geniets (Groupama-FDJ), Quinn Simmons (Trek-Segafredo) e Michael Gogl (Qhubeka Assos). Wout ha fatto praticamente gli onori di casa, mettendo alla frusta tutti gli avversari di un gruppetto a dir poco sensazionale: Geniets il primo a pagar dazio su una trenata del RollingStone di Herentals in salita. Poco dietro non mollava un quartetto con Jakob Fuglsang (Astana Premier Tech), Tim Wellens (Lotto), Pello Bilbao (Bahrain Victorious) e Simon Clarke (Qhubeka).

All’uscita dal settore, ai 42 dalla fine, c’erano poco più di 20″ tra il drappello degli 8 di testa e il gruppo Fuglsang, che nel frattempo si era arricchito della presenza di Van Avermaet, Vermeersch e l’altro Alpecin Petr Vakoc, Geniets (“raccattato” per strada), Simon Carr (EF Education-Nippo) e Rob Power (Qhubeka). Ai -40 ha forato Simmons, supportato dal cambio ruote che però non è stato celerissimo, sicché il giovane americano è stato staccato dai primi e superato dai secondi. Nonostante davanti si girasse con discreto accordo, il secondo plotoncino ha messo nel mirino Van Aert e soci, ma quei pochissimi secondi non c’era verso di colmarli: anzi a un certo punto la benzina dietro è venuta proprio a mancare, con diversi uomini che non tiravano (avevano i capitani davanti) e altri che si facevano prendere dalle smanie (Fuglsang che smadonnava come da uso della regione). Simmons è rientrato sul gruppo 2 ai -36, quando il distacco dai primi stava tornando a crescere.

Anzi, più che crescere soltanto, il distacco tornava praticamente incolmabile: settore 9 di sterrato (Monteaperti) preso – ai -24 – con mezzo minuto di vantaggio. Sul duro strappo l’affondo l’ha piazzato Alaphilippe, chiamando la presta reazione di Van der Poel, Pogacar, Bernal, Gogl. Non di Van Aert, che ha pagato pesantemente dazio, sfilandosi un tantino e facendo da tappo pure per Pidcock che gli era a ruota. Il britannico ha subito reagito, ma il buco s’era aperto e davanti Alaphilippe, visto il pesce grosso preso nella rete, ha continuato a rilanciare. E niente, Pidcock, avendo Bernal davanti, quando ha visto che non rientrava subito, non ha più collaborato con un Van Aert sempre più abbrutito dagli eventi.

In apertura di sterrato 10, quello di Colle Pinzuto ai -19, un inarrendevole Van Aert si è quasi rimesso in scia ai primi, poi sulla rampetta più dura ha nuovamente dato l’impressione di pagare dazio (Pidcock di più). Però tra i battistrada nessuno ha voluto o potuto dare il colpo decisivo in questo frangente, sicché Wout è rientrato, imitato poco dopo da Pidcock: riformato il settetto verso la cima di Colle Pinzuto. Intanto dietro restavano solo Fuglsang, Bilbao, Carr, Clarke e Power, essendo peraltro caduti Vermeersch e Simmons poco prima, e saltati definitivamente gli altri.

Ai 16.5 Pogacar ha accennato una fagianata, ma non ha avuto spazio. Le Tolfe, allora, ultimo settore di sterrato ai -12. Van Aert l’ha preso in testa, presagendo la mazzata, Tadej invece pareva in leggero affanno. A un certo punto un tuono: ThunderPoel ha piazzato uno scatto assassino, ha fatto il vuoto ma dietro non aveva i pedalatori della domenica. Alaphilippe è stato il primo a reagire, e ancora prima che il breve tratto finisse ha chiuso sul Fenomeno. Degli altri, solo Bernal pareva avere la brillantezza per rientrare: puntualmente, Egan si è rifatto sotto ai -11, quando si era tornati sull’asfalto. Il terzetto era fatto.

Van Aert scatenava la propria disperazione sportiva su lunghissime pedalate per provare a (illudersi di) inseguire, ma davanti non si scherzava più, e a sua volta Van der Poel rispondeva mazzata su mazzata: da dieci secondi il vantaggio dei tre è diventato di venti ma prima ancora dell’ingresso nella città vecchia di Siena Mathieu ha sparato un’altra bordata, ritrovandosi con 40 metri di vantaggio che sono stati chiusi da Bernal, con Alaphilippe di conserva. Comunque il trio si è riformato ai -3, e a quel punto si era tutti ad aspettare quel che sarebbe successo sullo strappo di Santa Caterina.

E quel che è successo è stato l’inevitabile: un primo assaggetto di Mathieu all’inizio della rampa, ma era solo un accenno. La mazzata vera l’olandese l’ha data ai 500 metri e come Mosè ha separato le acque. Alaphilippe si porterà a lungo la bruciatura che gli è rimasta addosso dal fendente di MVDP, Bernal poco più indietro accucciato su un degnissimo podio. Van der Poel ha tagliato il traguardo di Piazza del Campo con un’esultanza di stratosferica felicità, del resto ben commisurata all’impresa compiuta. Alaphilippe a 5″ ha messo l’iride sulla piazza d’onore, scusate se è poco. Bernal terzo, già detto, a 20″.

Degli inseguitori, Santa Caterina ha lanciato il rimpianto di Van Aert, che ha staccato gli altri e si è preso la quarta posizione, a 51″: terzo-terzo-primo-quarto in quattro partecipazioni, decisamente la Strade Bianche è molto sua. A 54″ Pidcock, Gogl e Pogacar. La top ten l’hanno completata Clarke e Fuglsang a 2’25”, Bilbao a 2’39”. Lontani gli italiani, con il rammarico di Alberto Bettiol messo fuori causa da una caduta a molti chilometri dal traguardo, e poi 23esimo a 6’32”, comunque migliore dei nostri, precedendo di una posizione Formolo e di tre Andrea Vendrame (AG2R), a ripensare a come sarebbe potuta andare.

Noi, a casa, a godere e ringraziare tutti quanti per l’immenso spettacolo di cui ancora una volta questa meravigliosa corsa ci ha omaggiati.

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