Victor Lafay vince l'ottava tappa del GIro d'Italia © LaPresse
Victor Lafay vince l'ottava tappa del GIro d'Italia © LaPresse

Se non ci provi non saprai mai se ce Lafay…

Tanta battaglia a inizio tappa, poi anche a Guardia Sanframondi arriva una fuga e si impone il francese su Gavazzi e Arndt. I big del Giro si studiano troppo e alla fine arrivano tutti insieme, Valter sempre in rosa

Otto tappe di Giro d’Italia, una crono in apertura, tre volate a giorni alterni, e nelle restanti quattro frazioni abbiamo avuto quattro fughe al traguardo. Dopo Van der Hoorn a Canale, Dombrowski a Sestola e Mäder a San Giacomo, oggi a Guardia Sanframondi è toccato a Victor Lafay. Francese di Lione, 25enne di prospettiva, poche settimane fa aveva fatto vedere cose egregie alla Volta Valenciana. Gli mancava però ancora un successo da professionista, lui che dal 2018 veste la casacca della Cofidis: ebbene, con un finale perfetto per gestione e tempismo, Lafay ha cancellato questo 0 sul personale cartellino. E il suo Giro 2021 lo potrà raccontare per tutta la vita.

Tanto sono indimenticabili i ricordi che Victor si porterà dentro da questa tappa, quanto dimenticabilissimo l’esito della lotta tra gli uomini di classifica: di fatto, assente, dopo un inizio di giornata ad alti battiti. Ma dopo che la fuga ha preso forma e poi se n’è andata, in plotone c’è stato un generalizzato tirare i remi in barca fino agli ultimi 3 km. Ma anche qui non c’è stato modo per nessuno di tentare un break decisivo, del resto anche gli abbuoni dell’arrivo erano stati portati via dai fuggitivi, per cui è mancato anche quel piccolo stimolo in più a tentare un allungo. E va bene, poco male, domani i pretendenti alla rosa avranno un’altra bella giornatina in cui tentare di smontare la leadership di Attila Valter, il quale oggi si è ben disimpegnato, difendendo il primato in classifica con una certa agevolezza.

Foggia-Guardia Sanframondi, 170 km per l’ottava tappa del Giro d’Italia 2021, e un inizio a dir poco tambureggiante: vento anche sostenuto a tratti, attacchi uno dopo l’altro nei primissimi chilometri, e se diciamo che a un certo punto in un gruppo di 30 corridori avvantaggiati si trovava pure Egan Bernal, rendiamo piuttosto bene il concetto. La Deceuninck-Quick Step ha lavorato per ricucire e l’ha fatto, ma non era ancora finita, perché la Ineos Grenadiers aveva il pepe addosso e ha continuato a proporre folli schemi, con le trenate di Ganna a produrre ventagli: in questa fase anche la maglia rosa Attila Valter si è trovata in difficoltà, in un troncone secondario del plotone spazzato dal vento laterale e spezzato dai Granatieri.

Il tutto è durato pochi minuti, uno spettacolo tanto vibrante quanto condensato. Quindi, riparati i ventagli, è venuta a galla la Bahrain-Victorious a dominare la scena per qualche chilometro, e son continuati comunque i tentativi di evasione di questo e quello: tra gli altri e in differenti azioni, Stefano Oldani (Lotto Soudal) e Samuele Battistella (Astana-Premier Tech) con Gino Mäder (Bahrain). Ancora Ganna ha messo la sordina al tutto, e di colpo ci siamo accorti che era volata via la prima ora di corsa a 44.5 di media.

Forse stufo di tanto elettricismo, Caleb Ewan ha deciso di appendere il dorsale al chiodo, salutando la carovana anzitempo… in realtà la motivazione ufficiale della squadra è che il ragazzo lamentasse problemi a un ginocchio, viceversa – pur essendo previsto che a un certo punto si ritirasse – almeno sarebbe arrivato alla tappa di Foligno lunedì, per la quale è previsto un arrivo in volata. Sarebbe anche stato carino, oltre che logico, ma evidentemente Caleb non ha voluto minimamente forzare. Elemento non secondario, l’australiano della Lotto ha salutato con ancora la maglia ciclamino indosso.

Così percosso, attonito, al nunzio di questa notizia, il gruppo ha finalmente lasciato andare una fuga. Intorno al km 50 son partiti in 8, e ne avrebbero fatta di strada: Alexis Gougeard (AG2R Citroën), Giovanni Carboni (Bardiani-CSF), Nelson Oliveira (Movistar), Victor Lafay (Cofidis, Solutions Crédits), Francesco Gavazzi (Eolo-Kometa), Kobe Goossens (Lotto), Nikias Arndt (DSM) e nientemeno che Fernando Gaviria (UAE-Emirates); poco dopo si è accodato anche Victor Campenaerts (Qhubeka Assos), ed ecco fatto il drappello buono. Il quale, non a caso, ha subito preso margine, coi buoni uffici della Groupama-FDJ di Attila Valter, a questo punto tranquilla in testa al gruppo.

Gaviria s’è preso i 12 punti del traguardo volante di Campobasso al km 84, rilanciando così le personali ambizioni per la classifica ciclamino, poi i battistrada, procedendo regolari sulla lunga scalata alla Bocca della Selva, hanno raggiunto i 7’30” di vantaggio massimo ai -60. Al Gpm posto ai -50 Goossens ha preceduto Arndt e Gavazzi, che ha visto così frustrate le speranze di prendersi la maglia azzurra, cosa che gli sarebbe riuscita se avesse vinto il Gpm. Invece è Mäder a restare in testa alla relativa classifica.

Lungo la discesa Gaviria ha tentato di avvantaggiarsi ma subito dopo è caduto, ai -37, anche se fortunatamente non ha riportato conseguenze superiori al perdere per una decina di chilometri le ruote degli altri fuggitivi. Entrati nei 20 km conclusivi con 6′ abbondanti di margine, i battistrada hanno sancito la fine dell’armonia tra loro con una serie di scatti di Campenaerts e Gougeard. Ai -10 ci ha provato con convinzione Goossens, seguito da Campenaerts, e qui Gaviria si è staccato, salvo poi rientrare più avanti quando la situazione si è ricomposta dopo che i due belgi sono stati ripresi dagli altri.

Campenaerts non si dava comunque per vinto e ha continuato con una serie di strappate (intervallate da un breve allungo di Oliveira), fino ad avvantaggiarsi con Carboni in vista del traguardo volante con abbuoni di Castelvenere ai 7.5 km (vinto proprio da Victor sull’italiano). La coppia rimasta al comando ha trovato un buon accordo, Gougeard ha provato a inseguire i due ma è rimasto a metà strada, mentre tra gli altri era Oliveira a forzare qua e là, ma di fatto l’andatura degli altri fuggitivi è stata utile giusto per raggiungere il francese che era a bagnomaria.

Ai 3.3 Carboni ha provato un affondo, Campenaerts sulle prime ha reagito, ma sul rinforzo del corridore Bardiani ha mollato la presa: a 3 dal traguardo Giovanni restava solo, e il risultato da urlo gli si materializzava davanti agli occhi. Ma era troppo presto per apparecchiare il banchetto: da dietro è uscito Lafay, mostrando subito una gamba importante. Le pendenze si sono fatte più sostenute, e il francese è emerso bene, fino a raggiungere Carboni a poco più di 2 km dalla vetta. Il corridore della Cofidis non ha nemmeno finto di voler procedere di concerto con il marchigiano, l’ha saltato di netto e si è involato.

Carboni ha provato a gestire il momento, ma ha dovuto subire anche il rientro di Gavazzi, rinvenuto a un chilometro e mezzo dalla fine e pure lui capace di scavalcare il corridore della Bardiani; il valtellinese si è messo sulle tracce di Lafay, il quale però aveva nel frattempo messo tra sé e gli altri mezzo minuto di margine, ed è stato poi bravo a dosare gli sforzi fino ad andare a centrare il primo successo in carriera. Stava già bene alla vigilia del Giro, ma chissà quanto ci avrebbe creduto se gli avessero detto che avrebbe vissuto una giornata tanto indimenticabile.

All’arrivo Lafay ha preceduto Gavazzi di 36″; terzo posto a 37″ per Arndt, che con Oliveira (quarto a 41″) aveva scavalcato sul rettilineo conclusivo Carboni, quinto a 44″. Quindi Goossens ha chiuso sesto a 58″, Campenaerts settimo a 1′, Gougeard ottavo a 1’54” e Gaviria nono a 3’04”. Per la Cofidis primo successo al Giro a 11 anni di distanza da quello di Damien Monier a Pejo Terme: era il digiuno più lungo in essere tra i team.

Ma torniamo sul gruppo: arrivati sulla salita finale, i Deceuninck-Quick Step avevano preso la testa, aumentando sensibilmente il ritmo, lasciando poi le prime posizioni alla EF Education-Nippo: ci si aspettava una mossa da Remco Evenepoel o Hugh Carthy, ma il massimo che abbiamo visto è stata una caduta di Matteo Fabbro (Bora-Hansgrohe) e Pello Bilbao (Bahrain) all’ultimo chilometro. Agli 800 metri Gianni Moscon ha portato davanti Egan Bernal, ma non c’era di fatto più spazio per proporre qualcosa di rilevante, per cui è stata volata tra tutti i big con João Almeida (Deceuninck) decimo a 4’48” su Aleksandr Vlasov (Astana-Premier Tech). Tra i grandi, giusto Jai Hindley (DSM), rallentato dalla caduta di Fabbro e Bilbao, ha pagato una decina di secondi dagli altri.

Nella generale Attila Valter resta leader con 11″ su Evenepoel, 16″ su Bernal, 24″ su Vlasov, 38″ su Carthy, 39″ su Damiano Caruso (Bahrain), 41″ su Giulio Ciccone (Trek-Segafredo), 47″ su Dan Martin (Israel) e 49″ su Simon Yates (BikeExchange). Louis Vervaeke (Alpecin-Fenix), che era quinto e ha perso un po’ di terreno all’arrivo, scivola in decima posizione a 50″ da Valter.

Domani la nona tappa propone un nuovo arrivo in salita a Campo Felice, con finale ripido e in sterrato. La partenza sarà a Castel di Sangro, la lunghezza della frazione fissata in 158 km, e prima dell’ascesa finale si scaleranno Passo Godi, Forca Caruso e Ovindoli. Tutto un su e giù sull’Appennino abruzzese, poi probabilmente la lotta vera per la maglia rosa si risolverà negli ultimi 3 km, ma di fatto i pretendenti al Giro dovranno mettere a referto un’altra giornata ad alta pressione. E prima o poi qualcuno pagherà il conto di tutta questa fatica.

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