La tappa più bella col clima più brutto

Il mattinale di Francesco Dani – Spruzzate di neve sulle cime dolomitiche in programma oggi, i corridori chiedono l’applicazione dell’Extreme Weather Protocol. RCS prenderà una decisione, possibili tagli nel percorso. Sulla carta era una frazione da sogno

Com’è andata ieri

Com’era prevedibile, ieri è stata una giornata per l’ennesima fuga. Dunque giornata di trasferimento che però è stata a suo modo decisiva, visto che ha tagliato fuori Buchmann, che si trovava al sesto posto in classifica, e Guerreiro, uno dei gregari più importanti di Carthy. Infine ha dato un ulteriore colpo di grazia a Nibali, che speriamo si possa riprendere per lasciare un segno da adesso a fine Giro: la notte l’ha superata bene, il dolore per la botta presa ieri al costato è sopportabile, e lo Squalo sarà regolarmente al via.

Il ritiro di Nizzolo lascia a Sagan un po’ più di respiro per vincere la maglia ciclamino. In ogni caso il suo vantaggio su Cimolai e Gaviria è abbastanza ridotto ed entrambi hanno dimostrato in questo Giro di essere molto resistenti. Sta a loro due provare a buttarsi nelle fughe e magari tenere chiusa la frazione di giovedì per provare a vincerla, visto che nessuno di loro ha ottenuto un successo di tappa in questo Giro.

La fuga si è data battaglia negli ultimi km, soprattutto per rincorrere uno straripante Campenaerts. Infatti la sfida si è ristretta al recordman belga e all’olandese Riesebeek. Campenaerts ha saputo sfruttare le leggere debolezze in discesa dell’avversario per costringerlo a ripetuti inseguimenti che hanno poi notevolmente pesato sulla volata finale. Alle spalle forse è mancata un po’ di convinzione, altrimenti potevano seriamente pensare di raggiungere la coppia di testa. Momento a suo modo decisivo è stata la sbandata di Mollema in fondo all’ultima discesa, che ha costretto tutti a rallentare. Dispiace soprattutto per un Consonni in grande spolvero che aveva le carte in regola per provarci.

 

Come andrà oggi

Tocca inchinarsi di fronte a cotanta bellezza. In ben oltre 200 km, si accumulano oltre 5000 metri di dislivello e si supera per 3 volte quota 2000 mt. Ma soprattutto ricompare una vecchia gloria: il Passo Fedaia con il suo mitico “drittone” di Malga Ciapela. Sarà la tappa nettamente più dura del Giro, resa ancor più difficile dalle condizioni di maltempo che attendono la carovana rosa, e gli scenari tattici possono essere di infinite sfumature. Sicuramente chi andrà in crisi impiegherà poco a prendere minuti, in una tappa a cui non manca niente.

In partenza si sale la Crosetta (11.6 km; 7.1%; max 11%), lunga ed impegnativa, perfetta per rendere subito difficile l’organizzazione della squadra e la distribuzione delle energie. Potrebbe sganciarsi una fuga corposa con gente forte e l’inserimento di qualche uomo relativamente pericoloso per la classifica generale potrebbe creare caos fin da subito. A complicare le cose ci pensano le semplici salite di Vich e di Belluno, che precedono un lungo fondovalle a salire, dove lo svolgimento tattico decreterà l’arrivo della fuga del mattino o la sua fine.

Al km 114 inizia il gran finale (si fa per dire visto che mancano 98 km). Il Fedaia (14 km; 7.6%; max 18%) apre le danze con le sue terribili pendenze: è una salita in cui stare a ruota dà scarsissimo guadagno (ultimi 6 km con pendenza media dell’11%) e tentare un colpo da lontano non sarebbe poi così folle. D’altronde la discesa porta direttamente ai piedi del Pordoi (Cima Coppi; 11.8 km; 6.8%; max 10%) salita sicuramente più pedalabile dove però i gregari potrebbero essere già in numero molto ridotto; per questo motivo potrebbe risultare decisivo avere dei compagni nella fuga del mattino. Lo stesso vale per il tratto successivo alla discesa, con le brevi ascese di Cernadoi e Colle Santa Lucia che complicano un eventuale inseguimento.

A questo punto tocca al Giau, giudice incontrovertibile di questa tappa tremenda con i suoi 10 km al 9.3% e massima del 14%. In vetta mancano meno di 20 km, quasi tutti di discesa (molto tecnici i primi 8 km); la strada, se dovesse esserci ancora un gruppetto, torna a salire negli ultimi 700 mt per complicare la volata. Il Giro negli ultimi anni ci sta abituando a grandi ribaltamenti in questo tipo di tappe e c’è tutto il terreno per inventarsi qualcosa.

Il problema forse è che per come è strutturata la classifica generale sono in pochi ad essere interessati a fare sfracelli e l’unico che avrebbe tutti i crismi per inventarsi qualcosa sarebbe l’attuale maglia rosa. In ogni caso da oggi il Giro assume connotati completamente diversi, in cui il fondo prevale sull’esplosività. Per cui i valori in campo potrebbero cambiare e magari lasciar presagire attacchi nelle prossime giornate.

Tutto quanto sopra va letto tenendo presente la possibilità che l’organizzazione operi dei tagli sul percorso a causa delle avverse condizioni climatiche che interessano oggi la zona. In caso di neve a quota 2000, più probabile il sacrificio del Fedaia o del Pordoi (o di entrambi), mentre il Giau dovrebbe comunque essere confermato, con possibile taglio della discesa su Cortina. Saputo delle spruzzate di neve che ci sono state sulle vette dolomitiche in programma, i corridori alla partenza hanno chiesto l’applicazione dell’Extreme Weather Protocol, incontrando resistenze nell’organizzazione di RCS Sport.

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