Egan Bernal in maglia rosa © Giro d'Italia
Egan Bernal in maglia rosa © Giro d'Italia

Da qui in poi ogni salita sarà un testa a testa

Il mattinale di Francesco Dani – A Sega di Ala arrivo tosto dopo il secondo riposo. Ormai nascondersi non ha più senso, è attesa battaglia dagli uomini di classifica, anche se resta il busillis: chi attacca Bernal?

Com’è andata lunedì

Doveva essere la tappa regina di questo Giro e in fondo, nonostante sia stata mutilata, è stata la tappa fin qui più selettiva. Non sono mancati distacchi di una certa rilevanza, che hanno delineato una nuova classifica generale, sicuramente più definita, seppur non definitiva.

Non si può non applaudire uno straripante Egan Bernal, che, senza nascondersi dietro ai tatticismi, scatta un attimo dopo che tutti gli avversari sono rimasti senza gregari. Mette in atto una stupenda cavalcata dal fascino antico, che salda la sua leadership sia effettiva che morale. Già in occasione del Tour de France di due anni fa il maltempo lo aveva privato di una grande impresa, lasciando a quel successo un sapore di incompiutezza; sarebbe stato un peccato se anche a questo Giro d’Italia (che ovviamente, per inciso, non ha ancora vinto) la sua partecipazione fosse rimasta legata al riduttivo successo di Campo Felice. Adesso non gli rimane che difendersi nelle prossime intensissime tappe, per le quali già si preannunciano ulteriori tagli, a partire da quello del Mottarone (approfittiamo per dedicare un pensiero tanto breve quanto fuggente alle vittime dell’incidente alla funivia).

Chi gli guarda le spalle da vicino è un sorprendente Damiano Caruso, fin qui il corridore più costante insieme allo stesso Bernal. Ha un ritardo di 2’24”, niente di irrecuperabile in teoria, anche se la maglia rosa sembra al momento imbattibile. La sua storia potrebbe anche spingerlo a tenersi stretto il podio senza tentare il ribaltone e in fondo non avrebbe tutti i torti. Ben più distante Hugh Carthy, terzo a 3’40”, seguito abbastanza da presso da Vlasov (4’18”), Yates (4’20”), Ciccone (4’31”) e Bardet (5’02”). Tra questi Yates e Bardet potrebbero non accontentarsi di un banale piazzamento e soprattutto il francese sembra avere le gambe necessarie ad emergere nella terza settimana.

Non bisogna dimenticarsi della fuga di qualità che ha caratterizzato buona parte della tappa, occasione per rivedere Vincenzo Nibali, che si è confermato una volta di più un grande corridore, capace di reinventarsi nonostante i mille intoppi che hanno ostacolato il suo Giro d’Italia. La cosa più interessante è stato il secondo posto in vetta alla Crosetta: che sia la volta buona per puntare alla classifica degli scalatori?

 

Come andrà oggi

Dopo un giorno di riposo (che permette ancora una volta di rispettare l’alternanza delle tappe impegnative) lo scontro tra gli uomini di classifica riprende da dove era cominciato. Importante far notare che per la quarta volta in sei tappe (sarebbe stata la quinta senza il taglio di lunedì) si percorrono più di 190 km. Il disegno fa sì che sia molto difficile inventarsi qualcosa e tutto dovrebbe svolgersi all’insegna di un grande crescendo verso la salita conclusiva.

La lunga discesa su Trento è intervallata da alcuni tratti in salita, tra cui in particolare il GPM di Sveseri (2.9 km; 9.7%; max 14%). Torna la pianura fino al km 140, quando si imbocca l’impegnativa salita verso il Passo di San Valentino (14.8 km; 7.8%, max 14%), unica occasione di anticipare il finale. Una lunga discesa, a tratti piuttosto tecnica, termina ad appena 9 km dalla salita conclusiva, grande spauracchio per tutti: sono 11.2 km con una media del 9.8% e pendenza massima del 17%. Una salita tremenda, ma allo stesso tempo irregolare al punto giusto per offrire occasioni di rilancio in cui ampliare i distacchi.

Attenzione soprattutto al tratto più impegnativo di 2 km scarsi con una media tra il 14% e il 15%, dopo il quale mancheranno soltanto 2.7 km al traguardo, molto irregolari. Queste due salite, affrontate con la fatica ancora in corpo dai giorni precedenti e all’indomani del giorno di riposo, potrebbero essere assai determinanti. Non è assolutamente da escludere che sia nuovamente un’occasione per gli attaccanti del mattino.

Da adesso in poi sarà sempre più difficile nascondersi ed ogni salita farà emergere i reali valori in campo. Certo è che il più forte in salita per il momento è in testa alla classifica: chi avrà l’interesse o il coraggio di attaccare?

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