Il cuore come dedica per la vittoria di Matej Mohoric a Le Creusot
Il cuore come dedica per la vittoria di Matej Mohoric a Le Creusot

Il nostro cuore è tutto per questo Tour!

Corsa straordinaria, fuga d’eccellenza nella tappa più lunga. Vince un commosso Mohoric, Van der Poel e Van Aert battagliano, Nibali protagonista. E ancora: Carapaz attacca, Pogacar non brillantissimo, Roglic a picco

Cari amici, quando un domani qualche criticone in servizio permanente attivo vorrà sminuire la portata di Mathieu Van der Poel e Wout Van Aert nel ciclismo degli anni ’20, fategli vedere questa settima tappa del Tour 2021, sulla carta abbastanza anonima, in altri anni si sarebbe conclusa con una classica fuga di ottimi comprimari; ma non oggi. Non con Mathieu in maglia gialla e Wout lì a un sospiro da lui in classifica. Non con la loro voglia di fare, fare, fare, di attaccare e attaccarsi, di scattarsi in faccia, di marcarsi, di inebriarsi l’uno della forza dell’altro, caricarsi a vicenda, in una disfida continua che regala perle su perle al ri-appassionatissimo pubblico del ciclismo e che per di più non rimane fine a se stessa.

Perché se l’esito di questa pazza giornata di fughe-più-o-meno bidone e mille attacchi è che il vincitore uscente (nonché in pectore) del Tour finisce con la lingua penzoloni, e il suo primo rivale rotola giù giù in classifica, al cospetto di un contestuale attacco di un altro dei possibili favoriti (nell’ordine: Pogacar, Roglic, Carapaz), e tutto ciò avviene nel finale di una tappa corsa a 46 di media per 250 km… che aggiungere? Questo non è “mettere pepe nel ciclismo”, questo è “ributtare a mare lo pseudosport che aveva sostituito con impostura il ciclismo negli ultimi lustri”.

Un Tour straordinario fin qui, se fosse stata una corsa a tappe di sette giorni avrebbe avuto già tutti gli ingredienti per essere memorabile; ma il punto qui è che siamo solo a un terzo del cammino, e domani, tanto per dire, arriveranno le Alpi con tutto quel che ne conseguirà. Che amore per questo spettacolo, che colpi di scena, che show continuo, persistente, permanente.

E che giornata, questo 2 luglio, per Matej Mohoric, che completa la tripla coroncina con un meritatissimo successo di tappa che fa eco a quelli già conquistati a Giro e Vuelta, piangente per la commozione e orgoglioso per aver conquistato palma di giornata e maglia a pois; e che risveglio per Vincenzo Nibali, nella fuga, e nel cuore di essa per molti chilometri, non lesinando attacchi e contrattacchi, non evitando di spendere tutto quello che aveva a disposizione, senza guardare al domani. Rientra in alta classifica, sesto, poi sulle Alpi magari rimbalzerà di nuovo indietro, ma è un Nibali vivo questo qui, che fa parlare di sé e ha tutta l’intenzione di continuare a farlo per un altro mesetto…

Veniamo alla cronaca dettagliata. Settima tappa del Tour de France 2021, Vierzon-Le Creusot di ben 249.1 km, una lunghezza che non si vedeva da un secolo (nel senso che l’ultima volta in cui si videro simili chilometraggi fu nel 2000). Il finale contrappuntato da notevoli salitelle poneva il tema fuga all’ordine del giorno, per cui era abbastanza scontata una partenza veloce, anzi velocissima, nonostante un vento contrario di tre quarti, e non potevano mancare tanti attacchi. In particolare Wout Van Aert (Jumbo-Visma) faceva vedere uno spirito propositivo a cui non poteva mancare di rispondere Mathieu Van der Poel (Alpecin-Fenix): le premesse c’erano tutte, e si sono concretizzate quando, al km 40, proprio il RollingStone di Herentals ha spezzato il gruppo con un’azione delle sue, una setacciata che ha lasciato davanti 29 tra i tanti corridori che erano interessati ad attaccare.

L’elenco è d’obbligo: con Wout c’era il compagno Mike Teunissen. La risposta di Mathieu è stata supportata dal coéquipier Xandro Meurisse, e siamo a 4. Un paio di squadre partecipavano alla festa con tre effettivi, la Lotto Soudal con Philippe Gilbert, Harry Sweeny e Brent Van Moer, e la Trek-Segafredo con Jasper Stuyven, Toms Skujins e un super-reattivo Vincenzo Nibali, annusatore di pietre angolari. Ancora, per dire la qualità all’attacco: in quota Deceuninck-Quick Step presenti Kasper Asgreen (guardato con giustificato sospetto da MVDP…) e Mark Cavendish, interessato a rafforzare la sua maglia verde al traguardo volante (mentre Julian Alaphilippe, attivo in precedenza, ha mancato la fuga); Imanol Erviti e Iván García Cortina della Movistar; Ruben Guerreiro e Magnus Cort Nielsen per la EF Education-Nippo; Dorian Godon e Michael Schär per l’AG2R Citroën; Jan Bakelants e Boy Van Poppel per la Intermarché-Wanty. Quindi per la rubrica cuori solitari, i cani sciolti Dylan Van Baarle (Ineos Grenadiers), Patrick Konrad (Bora-Hansgrohe), Christophe Laporte (Cofidis, Solutions Crédits), Søren Kragh Andersen (DSM), Matej Mohoric (Bahrain-Victorious), Simon Yates (BikeExchange), Hugo Houle (Astana-Premier Tech), Victor Campenaerts (Qhubeka NextHash) e Franck Bonnamour (B&B Hotels p/b KTM). 29 in totale, 18 squadre rappresentate, fuori solo la TotalEnergies, l’Arkéa Samsic, la Israel Start-Up Nation, la Groupama-FDJ e… la UAE-Emirates, ovvero la formazione di Tadej Pogacar, che da subito è stata identificata come quella destinata a lavorare tutto il giorno.

51.6 km/h la prima ora, la fuga ha subito iniziato a guadagnare bene, non a caso la seconda ora è filata via a 48.2, insomma ritmi vertiginosi/ssimi. Al traguardo volante di Saint-Benin-d’Azy, km 115 (134 dalla fine), vinto come prevedibile da Cav su Boy e Mr. Moho (che scrittura frizzante, eh!), il margine sul plotone ammontava a 4’35”. Avrebbe continuato a salire ancora. Dopo il TV proprio Cavendish ha perso contatto insieme a Godon, Van Baarle, Skujins e Guerreiro, poi poco dopo tutti son rientrati tranne il portoghese che ha così lasciato solo il compagno Cort nel gruppo dei battistrada.

Ai -100 il vantaggio è arrivato a 6′, poi ancora più su fino a 6’40” all’approdo alle salitelle dell’ultima parte del percorso: Côte de Château-Chinon al km 161 (-89), qui la Lotto ha provato a favorire il passaggio in testa di Van Moer, ma Mohoric ha fatto da sé e si è preso il Gpm (2 punti per lui), non fermandosi però in cima e continuando, supportato dallo stesso Van Moer (che non chiedeva altro, tutto sommato) in un’azione a due che è riuscita a guadagnare fino a 1’10” sugli altri attaccanti, mentre nel frattempo si toccava un primo limite massimo sul gruppone (6’50”), che a questo punto ha iniziato a recuperare qualcosina, scendendo a 5′ dal gruppo MVDP e a 6′ da Mohoric e Van Moer. Solo che Pogacar poteva spremere i suoi fino a un certo punto, diciamo fino ai -70, perché da lì in poi quelli davanti hanno ripreso a guadagnare.

Per tutta la giornata Vincenzo Nibali avrà pensato che l’occasione di riconquistare una maglia gialla non poteva presentarglisi in maniera più solare di oggi, sicché a un certo punto s’è detto: qui in fuga ne ho tre davanti in classifica (Mathieu, Wout e Asgreen), proviamo un po’ a farne saltare qualcuno. E detto fatto, ai -64 ha proposto un’interessante fagianata. Inutile dire che con quest’azione Nibali ha suscitato la reazione di diversi rivali di giornata, sicché il tentativo è stato annullato, pur lasciando in tutti la sensazione di uno Squalo di nuovo mordace.

Ai -63 Mohoric si è preso il punticino Gpm della Côte de Glux-en-Glenne, ai -55 lui e Van Moer avevano sempre 1′, allora dal drappellone sono usciti Stuyven e Campenaerts, e da lì è scoppiata l’anarchia definitiva. Ai 53 si è mosso pure Gilbert, con Asgreen sulle sue piste (e qui Cavendish ha perso contatto dalla fuga), poi ai 51 è scattato Laporte; intanto ricordiamoci sempre che il margine di tutti quelli in avanscoperta sul gruppo saliva e saliva ancora.

Tutti i corridori scattati davanti in questo frangente sono stati ripresi dagli altri fuggitivi, a eccezione di Stuyven e Campenaerts, che ai 46 km si sono riportati su Matej&Brent. 7’30” per loro sul gruppo a questo punto, 1’20” sugli intercalati. Il vantaggio è aumentato fino a 1’40” sui primi inseguitori e 7’20” sul gruppone, poi dietro ha fatto capolino la Ineos e qualcosa s’è preso a recuperare di nuovo.

Sulla Côte de la Croix de la Libération, abbastanza lunghetta (oltre 5 km, Gpm ai -35), non poteva non succedere qualcosa, e in effetti abbiamo visto, nell’ordine: Campenaerts che s’è staccato dai primi ai -38 (ritmo forte di Matej), Konrad che ha attaccato dal secondo gruppetto con Cort e in seconda battuta Asgreen e Nibali ai -37, Vincenzo che è partito in contropiede poco dopo, contrato da Bonnamour, il gruppetto che si è riformato ma molto selezionato.

Al Gpm 2 altri punti per Mohoric (agganciato a quota 5 Ide Schelling nella classifica a pois), quindi a 1’10” è passato il gruppetto con Asgreen, Van Aert, Van der Poel, Kragh Andersen, Skujins, Bonnamour, Nibali, Konrad, Bakelants e Campenaerts ripreso strada facendo (dieci dei 29 del mattino, tre restavano davanti); a 6’30” il gruppo di Pogacar, per il quale era stato Rafal Majka a fare il grosso del lavoro in salita.

A 33 km dal traguardo Bonnamour è scattato un’altra volta, è rimasto a bagnomaria per 10 km ed è stato poi di nuovo ripreso dal drappellone, che nel frattempo aveva visto svariati rientri, tornando di nuovo a contare circa 20 unità. Ai piedi del penultimo Gpm (Signal d’Uchon), ai -22, Konrad ha piazzato un nuovo allungo; Meurisse a quel punto ha finito di lavorare (giornata da gregarione in favore di MVDP), il terzetto al comando conservava il solito minuto&20, il gruppo Pogacar era sempre a 5’10” dalla maglia gialla, e la TotalEnergies, per quasi tutto il giorno a ridosso delle prime posizioni del plotone, ha iniziato qui a dare una mano seria agli UAE (il lavoro del team francese era a beneficio di Pierre Latour).

Gli scatti dal gruppetto Van der Poel si sono susseguiti, MVDP e WVA si controllavano a vista, Nibali controllava la situazione di marcamento e, capito che il ritmo andava a calare troppo, ha deciso di partire pure lui ai -20; purtroppo per lo Squalo, Asgreen si è mosso nello stesso momento, allargandosi a destra e chiudendo così la traiettoria dell’attacco all’italiano. Tutto da rifare.

A 19 dal traguardo e 1 km dal Gpm, Mohoric ha forzato una volta di più e si è disfatto della compagnia di Stuyven e Van Moer; le pendenze qui erano molto dure, e la selezione nel gruppetto è stata netta, con Asgreen a fare un ritmo che permetteva al contempo di riprendere uno dopo l’altro quelli che erano scattati poco prima, e di staccare quelli che non avevano la gamba adatta alla rampa. Konrad è transitato a 1′ da Mohoric (e a 45″ da Stuyven-Van Moer), e con 15″ di vantaggio su Asgreen, Nibali, Van der Poel, Van Aert, Cort, Bonnamour e Skujins. Yates, per dirne uno, aveva perso contatto sul forcing di Asgreen.

5′ più indietro è stato Latour ad attaccare, provando a finalizzare il precedente lavoro dei suoi compagni, con la Ineos a controllare le prime posizioni. E qui, clamoroso: Primoz Roglic (Jumbo-Visma) non ha saputo tenere le ruote, staccandosi ai -19, certo fiaccato nel fisico dalla caduta di qualche giorno fa, ma comunque sorprendentemente in difficoltà su una salita che avrebbe dovuto addirglisi.

L’azione di Latour si è esaurita da sé nei pressi del Gpm, e qui ai 300 metri (e a 18 dall’arrivo) è partito fortissimo Richard Carapaz (Ineos), il quale ha fatto il vuoto e soprattutto non ha visto la risposta di Tadej. Un colpo di scena dietro l’altro! Roglic è passato al Gpm a un minuto di Carapaz (che sul gruppo Pogacar aveva 5″ circa a quel punto), tutto era ancora in divenire ma la faccia dello sloveno senior indicava un impensabile getto della spugna.

Il gruppetto Van der Poel restava effervescente, ai 15 km un nuovo attacco di Cort con Bonnamour, e stavolta Asgreen li ha direttamente seguiti anziché fare il ritmo per gli altri: risultato, Mathieu non ha tenuto la ruota del danese, sua vera nemesi stagionale, ed è rimasto con Wout, Vincenzo e Skujins. Ai 10 km circa partiva l’ultima salita di giornata, la Côte de la Gourloye, Gpm ai -7.7; Asgreen, Cort e Bonnamour hanno ripreso Konrad ai -9 e poco più avanti Van Moer, che aveva perso contatto da Stuyven.

Ai -8 Van Aert è scattato forte e Van der Poel non si è fatto pregare per tenere le sue ruote. Staccati gli altri, a partire da Nibali. Per recuperare un minuto e mezzo su Mohoric era tardino, non per riprendere Asgreen, riaggancio riuscito proprio all’arrivo. E a proposito di arrivo, sarà proprio il caso di tirare le fila del confusionario minuto-per-minuto, elencando nomi e distacchi definitivi.

Mohoric ha chiuso lacrimando copiosamente, un altro momento di commozione di questo Tour ad altissima rilevanza empatica. A 1’20” Stuyven; a 1’40” Cort Nielsen è riuscito a precedere Van der Poel il quale aveva iniziato a sprintare (per i 4″ di abbuono del terzo posto) non appena rientrato con Wout sul gruppetto; niente abbuono per Mathieu, quarto davanti ad Asgreen, Bonnamour, Konrad e Van Aert; Van Moer è stato cronometrato a 1’44”, a 2’45” Godon con Skujins (cronometrato a 2’46”) hanno anticipato il gruppetto Houle-Nibali-Yates, giunto a 2’57”.

Carapaz, pur atteso a 3 km dalla fine da Van Baarle, non è riuscito a finalizzare il suo attacco (arrivato ad avere fino a mezzo minuto) su un gruppo che, tra una bordata Movistar (Valverde in auge) e una tirata di Sergio Higuita (EF), ha annullato proprio in dirittura l’azione dell’ecuadoriano, superato sulla linea d’arrivo da Alaphilippe, a 5’15” da Mohoric, questo il distacco del gruppo Pogacar. Un Pogacar un po’ tanto nella pancia di tale gruppo, per non destare più di un sospetto di giornata fattasi via via difficilina. In questo plotone tutti i big a eccezione di Roglic, che ha chiuso a 9’03” perdendo quasi quattro minuti dai rivali di classifica. O ex rivali, a questo punto.

La generale si assesta gran bene: Mathieu conserva 30″ su Wout, salito al secondo posto; terzo è Asgreen a 1’49”, quarto Mohoric a 3’01”; Pogacar scende in quinta posizione a 3’43”, Nibali è sesto a 4’12” e poi abbiamo Alaphilippe a 4’23”, Alexey Lutsenko (Astana) a 4’56”, Latour a 5’03”, Rigoberto Urán a 5’04”. Ancora, subito fuori dai dieci: Jonas Vingegaard (Jumbo) a 5’18”, Carapaz a 5’19” e il suo compagno Geraint Thomas a 5’29”, Wilco Kelderman (Bora) a 5’31”, Enric Mas (Movistar) a 5’33”, quindicesimo; più indietro gli altri uomini da classifica, solo 33esimo Roglic a 9’11” da Van der Poel e a 5’28” da Tadej.

Una classifica che faremo bene a non memorizzare troppo, perché domani arrivano le prime montagne: da Oyonnax a Le Grand-Bornand 150.8 km alpini per l’ottava tappa del Tour de France 2021. Le salite sono tante, non tutte segnate da traguardo Gpm, ci limitiamo a citare le ultime tre, nei 50 km finali: Côte de Mont-Saxonnex (km 104), Col de Romme (km 122) e Col de la Colombière (km 136, con abbuoni al Gpm) prima degli ultimi 14 km di discesa. Volessero fare un’altra giornata a tutta come oggi, i ragazzi della carovana gialla troverebbero tutto il terreno che vogliono.

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