Ben O'Connor primo a Tignes

O’Connor, una fuga troppo figa!

Tour, l’australiano doma le Alpi, vince a Tignes in solitaria e sale al secondo posto della generale. Cattaneo e Colbrelli (!) sul podio di giornata, Pogacar dà un’altra bottarella a tutti i rivali, saltato Van Aert

Ben O’Connor è un bel corridore, ma per davvero. Un camoscio da grandi distanze, un attaccante nato, uno che ama le fughe difficili ma che un giorno dirà pure la sua nelle classifiche dei grandi giri. Compirà 26 anni il prossimo autunno, nel frattempo si è messo in tasca una tappa al Giro dell’anno scorso (a Madonna di Campiglio) e una al presente Tour (a Tignes), in comune tra le due il grande dislivello e il fatto di andare ad alte quote. Se non sapessimo che è australiano potremmo prenderlo per un colombiano, date le caratteristiche; e anzi, oggi proprio ai colombiani (Quintana e Higuita, mica due di passaggio) ha dato il benservito dopo essere entrato in una corposissima fuga da lontano.

E poi c’è la questione classifica. Il primo Giro, disputato nel 2018, nemmeno lo concluse; al secondo, l’anno dopo, chiuse in 32esima posizione; stessa stagione, 25esimo alla Vuelta. Nel 2020 al successo di tappa aggiunse un 20esimo nella generale. Ora, al primo Tour, vince una tappa e per molti chilometri, oggi, è stato maglia gialla virtuale, avendo accumulato fino a oltre 9′ di vantaggio sul gruppo dei big. Si porterà al riposo di domani un secondo posto in classifica che lo autorizza a sognare piazzamenti di gran pregio, quando sarà a Parigi tra due settimane.

Quanto a Tadej Pogacar, che dire… già che c’era, ha dato un’altra bottarella a tutti i rivali; non che ne sentisse particolarmente il bisogno, ma pungolato da Richard Carapaz a poco più di 4 km dalla fine ha reagito da par suo, guadagnando altro terreno e ampliando quelli che sono già crepacci e che diventeranno voragini, nella generale. Domani si riposa, abbiam detto. Tadej recupererà meglio che può, i suoi rivali dovranno ripensare un po’ che tipo di strategie attuare dalla ripartenza in avanti. Perché per battere questo Pogacar ci vuole una qualche invenzione geniale, chissà se qualcuno avrà la possibilità di farsela venire in mente.

Doppia citazione per due italiani in fuga, addirittura secondo e terzo di tappa, emersi ottimamente sull’ultima salita dopo essersi gestiti saggiamente sulle precedenti; se per Mattia Cattaneo il risultato è in linea con quanto sapevamo di lui, Sonny Colbrelli ha deciso di stupirci, compiendo un altro step rispetto alle trenate alpine del 2020. L’anno prossimo una fuga del genere la vince!

Andiamo alla cronaca. Nona tappa del Tour de France 2021, Cluses-Tignes di 144.9 km, ancora pioggia per la carovana gialla che si è presentata al via senza due nomi altisonanti: Primoz Roglic (Jumbo-Visma) e Mathieu Van der Poel (Alpecin-Fenix), entrambi non partenti, il primo a causa delle botte prese, il secondo per ricordarci quanto la felicità sia un bene fuggevole. Al km 6 il primo tentativo di un certo rilievo è stato operato da Davide Ballerini (Deceuninck-Quick Step) e Harry Sweeny (Lotto Soudal), i due sono arrivati insieme alla Côte de Domancy, poi si sono disuniti, per un attimo l’italiano è rimasto solo al comando, poi dal gruppo (non lontano) Pierre Latour (TotalEnergies) è emerso a superare tutti, conquistando il Gpm (km 20).

Sulla salita per un attimo aveva fatto uno scattino Julian Alaphilippe (Deceuninck) con Bauke Mollema (Trek-Segafredo) in marcatura, successivamente lo stesso Campione del Mondo è stato tra i più attivi nei gruppi e gruppetti che cercavano la via della fuga, azioni che hanno visto coinvolti – oltre ai citati – anche Dan Martin (Israel Start-Up Nation), Sonny Colbrelli (Bahrain-Victorious), Anthony Perez (Cofidis, Solutions Crédits) e Sergio Higuita (EF Education-Nippo).

Intanto in salita si erano staccati tra gli altri Richie Porte (Ineos Grenadiers), Chris Froome (Israel), Geraint Thomas (Ineos) e Alejandro Valverde (Movistar), poi gli ultimi due erano rientrati subito in discesa, ma per il murciano si imponeva un altro stop: al km 30 il suo compagno e capitano Enric Mas è caduto e l’Embatido gli ha dato la sua bici per farlo ripartire in fretta.

La turbolenza nelle prime posizioni della corsa ha infine prodotto una situazione per cui una cinquantina di unità si son ritrovate avvantaggiate rispetto al gruppo maglia gialla, e da questo drappellone è partita un’azione a 6 che è andata a giocarsi il traguardo volante di Praz-sur-Arly (km 33, a 112 dalla fine), e citiamo i componenti in ordine di passaggio al TV: Colbrelli, Michael Matthews (BikeExchange), Alaphilippe, Dylan Teuns (Bahrain), Stefan Küng (Groupama-FDJ) e Chris Juul-Jensen (BikeExchange); i sei poi sono stati ripresi in fretta, per ultimo Sonny, raggiunto che si era già sulle prime rampe del Col des Saisies.

Naturalmente in salita tutte le carte si sono rimescolate, son partiti prima Nairo Quintana (Arkéa Samsic), Michael Woods (Israel) e Omar Fraile (Astana-Premier Tech), quindi da dietro è uscito forte Wout Poels (Bahrain), che ai -100 (e a 5 dalla vetta) ha preso e superato i tre che erano in quel momento in avanscoperta, e che son rimasti – con l’innesto di Higuita e Ben O’Connor (AG2R Citroën) al posto di Fraile – tra il battistrada e gli altri inseguitori. Da questo gruppetto è emerso Quintana che è andato a raggiungere Poels proprio in cima (a 95 km dall’arrivo), anche se l’olandese è riuscito ugualmente a vincere il Gpm al colpo di reni. Higuita, O’Connor e Woods son passati a 25″, gli altri intercalati a 1′, e il gruppo maglia gialla a 5’40”.

In discesa anche Lucas Hamilton (BikeExchange) è rientrato sul gruppetto Woods, destinato a riprendere prima Poels e poi Nairo, che sulla picchiata aveva allungato un tantino. Sul successivo Col du Pré, che iniziava ai -77, Woods e Poels si sono staccati sulle prime rampe ma son rientrati poi su Higuita, O’Connor, Quintana e Hamilton, ma poi Poels si è staccato di nuovo, stavolta definitivamente, e invece a Nairo, a cui scappava la gamba, è venuta l’idea di allungare, in vista del Gpm ai -64, per prendersi i preziosi punti (Hors catégorie!), salvo poi venir raggiunto da Higuita e successivamente O’Connor (non da Hamilton, non da Woods).

E insomma il terzetto era questo e il margine si ampliava su tutti quelli dietro. Nel secondo gruppetto Sepp Kuss (Jumbo) aveva tentato una sortita sul Pré, poi erano stati i Cofidis a lavorare molto perché comunque il margine sul gruppo maglia gialla permetteva un bel recupero in classifica a Guillaume Martin; se è per questo, Ben O’Connor (14esimo a 8’13” alla partenza) era direttamente maglia gialla virtuale, con un vantaggio di 8’20” rispetto a un plotone in cui si segnalava il crollo di Wout Van Aert (Jumbo), secondo della generale, e gravi difficoltà anche di Miguel Ángel López (Movistar), nonostante un ritmo che restava regolare permettendo agli attaccanti di guadagnare più o meno ininterrottamente.

Quintana ha conquistato anche il Gpm della Cormet de Roselend ai -52, rafforzando così la conquista della maglia a pois ai danni di Poels, poi in discesa O’Connor, fiaccato dal freddo, ha perso contatto dai due sudamericani, dei quali Higuita nettamente più a proprio agio dello stesso Quintana, che ha faticato un po’ per tenerne le ruote. In gruppo caduta per Brandon McNulty (UAE) in un momento in cui guidava la fila: una distrazione ed è uscito fuori strada, scivolando verso un pendio fra gli alberi.

O’Connor è stato molto bravo a gestirsi ed è riuscito a riportarsi su Higuita e Quintana a 26 km dal traguardo; in quel momento il drappello Guillaume Martin era a 4’20” e il gruppo maglia gialla a 9’10”. Da qui in avanti il plotone (quel che ne restava, meno di 30 unità) ha preso a riguadagnare, con la UAE che ha alzato il ritmo, riportando “a casa” la maglia gialla intorno ai 22 km dal traguardo; ovvero proprio quando Quintana ha dovuto mollare la presa, sfiladosi rispetto a Higuita e O’Connor, a cui rimanevano 8′, buoni comunque per un bel balzo in classifica oltre che per la prospettiva di giocarsi il successo di giornata.

A 17.3 dalla fine, Ben O’Connor ha staccato infine anche Higuita, a quel punto il vantaggio sul gruppo è tornato a salire, l’australiano ha tirato fuori tutto quello che gli restava e ha riportato il proprio margine sopra agli otto minuti. Mentre si profilava un’impresa del tutto inattesa, la Ineos ha tolto un po’ di castagne dal fuoco a Pogacar, mettendosi a tirare a 10 km dalla fine e riportando il gap sotto la soglia degli 8’13” che separavano O’Connor dalla maglia gialla.

Notizie dal gruppetto Martin: resisteva un incredibile Sonny Colbrelli, e si muoveva con grande sagacia Mattia Cattaneo. Talmente tanta che il corridore della Deceuninck si è avvantaggiato, dapprima con lo stesso Guillaume, poi tutto solo, andando a riprendere e superare Higuita e Quintana (che era parso un po’ in ripresa nei chilometri precedenti, tanto da raggiungere a propria volta il connazionale della EF).

Le trenate Ineos hanno definitivamente selezionato il gruppo maglia gialla, ridotto nel finale a sole 9 unità (Geraint Thomas per Richard Carapaz, ovviamente Tadej, e David Gaudu della Groupama, Jonas Vingegaard, Rigoberto Urán della EF, Alexey Lutsenko dell’Astana, Wilco Kelderman della Bora ed Enric Mas). A questo punto, a 4.5 dal traguardo, Carapaz ha tentato un affondo, forse più per senso del dovere che per reale convinzione. Lutsenko e Gaudu sono andati in difficoltà, invece Pogacar ha risposto alla sollecitazione dell’ecuadoriano. Ha visto di poterlo a propria volta staccare, ci ha pensato un attimo, mi si nota di più se scatto e me ne sto in disparte o se non scatto per niente? Alla fine è partito, a 4 dalla fine. Ciao amici.

Pogacar ha rimontato quelli che era possibile rimontare a quel punto, non ovviamente Ben O’Connor, gloriosamente primo e felicitato dall’ammiraglia già lontano dal traguardo. A 5’07” dall’oceanico, Mattia Cattaneo. A 5’34”, udite udite, Sonny Colbrelli, clamoroso oltre che collezionista di punti d’oro in chiave maglia verde: classifica in cui il bresciano, tra una cosa e l’altra, sale al terzo posto a quota 121 (primo Mark Cavendish a 168, secondo Michael Matthews a 130).

Riprendiamo l’ordine d’arrivo dal quarto in giù: Guillaume Martin ha chiuso a 5’36” da O’Connor, Franck Bonnamour (B&B Hotels p/b KTM) è stato l’ultimo dei fuggitivi a precedere Tadej, a 6’02”, stesso distacco della maglia gialla, giunta in scia al francese. A 6’34” i primi avversari dello slovenno, Carapaz, Vingegaard, Mas e Urán; a 6’38” Quintana (che ha conquistato la maglia a pois), a 6’47” Kelderman, arrivato insieme a Ruben Guerreiro (EF) che era in fuga. Conto salato per Gaudu (7’32”) e Lutsenko (7’36”), tra gli altri Vincenzo Nibali (Trek) ha pagato 25’55”, Van Aert 31’37”. Addirittura sei corridori fuori tempo massimo, Arnaud Démare e Jacopo Guarnieri della Groupama, Loïc Vliegen della Intermarché-Wanty, Bryan Coquard della B&B, Stefan De Bod dell’Astana, Anthony Delaplace dell’Arkéa e Nic Dlamini della Qhubeka NextHash. Ritirati Tim Merlier (Alpecin), Nans Peters (AG2R) e Jasper De Buyst (Lotto Soudal).

La classifica si ritrova ridisegnata con O’Connor secondo a 2’01” da Pogacar. Urán sale in terza posizione a 5’18”, quindi abbiamo Vingegaard a 5’32”, Carapaz a 5’33”, Mas a 5’47”, Kelderman a 5’58”, Lutsenko a 6’12”, Martin in risalita a 7’02” e Gaudu a chiudere la top ten a 7’22” (in pratica se non ci fosse l’alieno sloveno, sarebbe pure un Tour parecchio equilibrato…). Pello Bilbao (Bahrain) è 11esimo a 8’38”, e al 12esimo posto sale impetuosamente Cattaneo (7 posizioni guadagnate) con un distacco di 11’38” dal primo. Domani non si corre, tutti riposeranno meglio che possono, si ripartirà martedì con una frazione del tutto interlocutoria prima dell’atteso appuntamento col doppio Mont Ventoux di mercoledì.

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