Mark Cavendish vince a Carcassonne: sono 34! © AFP
Mark Cavendish vince a Carcassonne: sono 34! © AFP

Cannonball come il Cannibale, Cavendish nella storia del Tour

A Carcassonne arriva la vittoria numero 34 del britannico, che eguaglia Eddy Merckx. Volata facile facile e quarto centro, Cav è sempre più maglia verde

A chi gli chiedeva, prima del via bretone, se avesse potuto avvicinare lo storico record di vittorie al Tour de France, lui rideva. «Ma mi prendete in giro? Sono arrivato qui all’ultimo, è già tanto se sarò competitivo». Non la raccontavi giusta, Mark Cavendish. Quattro volate disputate – Fougères, Châteauroux, Valence e oggi Carcassonne – e quattro successi. E ora, quel muro che pareva irraggiungibile ancora per molto tempo, è stato abbattuto: 34 le vittorie del britannico, come sua maestà Eddy Merckx. Uno dei record più iconici del ciclismo che da oggi non è più tale.

La tredicesima tappa parte da Nìmes senza Michael Gogl: l’austriaco del Team Qhubeka NextHash lascia per un dolore al ginocchio, che lo tormenta da una settimana. In direzione Carcassonne, lontana 219.9 km, ci si muove poco dopo mezzogiorno. Non mancano gli scatti, ma bisogna attendere quasi 30 km prima che la fuga riceva luce verde dal gruppo – e in particolare dalla Deceuninck-Quick Step.

Si muovono lo statunitense Sean Bennett (Team Qhubeka NextHash), l’israeliano Omer Goldstein (Israel Start-Up Nation) e il francese Pierre Latour (Team TotalEnergies). Il margine sale subito, nonostante qualcuno come Stuyven e Zimmermann cerchi vanamente di riportarsi sotto. Il margine massimo raggiunto dai tre è stato nell’ordine ai 4’30” attorno al gpm della Côte de Saint Loup (km 51.5), dove Latour beffa Bennett per l’unico punto in palio.

Oltre alla squadra di Cavendish, è l’Alpecin-Fenix a controllare la corsa; oggi non c’è dubbio, il team Professional punta tutto su Philipsen. L’unico momento degno di cronaca della fase centrale è il transito al traguardo volante di Fontès (km 104.2): Goldstein passa davanti a Bennett e Latour, mentre il quarto posto è appannaggio di Sonny Colbrelli su Michael Matthews. Ancora massima tranquillità per Mark Cavendish, che resta saldo in vetta alla classifica a punti.

Nella fase ondulata seguente si anima la situazione nel plotone: due vecchi leoni come Philippe Gilbert e Pierre Rolland ci provano, senza fortuna, proprio mentre davanti si sfila Bennett. Ma un potenziale momento di svolta giunge ai meno 63 km: in un sinuoso tratto di discesa finisce a terra a centro gruppo Tim Declercq. Assieme al gregarione della Deceuninck-Quick Step cadono in tanti, alcuni finendo tra i rovi circostanti: coinvolti, tra gli altri, Alberto Rui Costa e Rafal Majka, Geraint Thomas e Dylan van Baarle, Nacer Bouhanni e Benoît Cosnefroy, Søren Kragh Andersen e Casper Pedersen, Cees Bol e Joris Nieuwenhuis, Dmitry Gruzdev e Roger Kluge, Wout Poels ed Edward Theuns, Sergio Higuita e Stefan Küng, Lucas Hamilton e Simon Yates.

I più malconci sono Declercq e De la Parte, che sanguinano copiosamente sul lato sinistro del corpo, nonché Lucas Hamilton, Roger Kluge e Simon Yates: questi ultimi sono costretti al ritiro. E per tutti e tre è una brutta notizia, avendo negli imminenti Giochi Olimpici di Tokyo il grande obiettivo della stagione – il tedesco su pista, nella madison, l’australiano il britannico nella prova in linea dove è un outsider di lusso. Da capire le rispettive condizioni, con l’auspicio che non sia nulla di grave.

Davanti, intanto, Goldstein e Latour si punzecchiano con inutili scattini; il risultato è che il gap, già misero, crolla, complice l’incedere del plotone. I due vengono ripresi ai meno 53 km; il gruppo rallenta, consentendo a molti degli attardati della caduta precedente di rientrare. A faticare è soprattutto Bouhanni, mentre Declercq e Kragh Andersen sono dispersi a debita distanza, preoccupati solo di portare la bici fino al traguardo.

A cercare di approfittare di questa situazione è Quentin Pacher: l’intrepido francese della B&B Hotels-KTM allunga ai meno 45 km in una fase di discesa, ricevendo luce verde dal gruppo. In una decina di km, fase nella quale forano prima Cavendish, poi Philipsen quindi Fernández, il transalpino arriva ad avere 1′ di vantaggio. Ingolosito, prova ad imitarlo Jan Bakelants: il belga della Intermarché-Wanty Gobert si muove con colpevole ritardo, e ai meno 30 km la corsa vede Pacher al testa con 1’05” sull’unico inseguitore e 1’25” sul gruppo, tirato dal sostituto odierno di trattore Declercq, ossia l’iridato Julian Alaphilippe.

Bakelants capisce l’inutilità del tentativo e ai meno 29 km si rialza, Pacher invece continua pur con un vantaggio pressoché dimezzato; intanto l’ennesima caduta di questo Tour coinvolge la coppia della Qhubeka formata da Sergio Henao e Carlos Barbero. Per fortuna nulla di grave, ma lo spagnolo deve rinunciare allo sprint. La pedalata di Pacher si appesantisce e ai meno 19 km viene riassorbito, proprio in concomitanza con un cambio di direzione prima di un rettilineo esposto al vento. Nonostante le velleità di Bora e Ineos, però, non si forma alcun ventaglio.

L’accelerata più interessante arriva ai meno 11 km, con Wout van Aert come iniziatore: attenti a ruota del campione belga Matthews e Asgreen, poi tutti gli altri. Si giunge così assieme nel finale, con la neutralizzazione anticipata in via eccezionale ai meno 4.5 km. Bahrain e Deceuninck lavorano e, come quasi sempre accade, sono i belgi ad apparecchiare bene la tavola con Asgreen e Ballerini. Il canturino, ai meno 500 metri, parte lungo complice il buco fatto dal solito, intelligentissimo Mørkøv.

Ad annullare l’azione dell’azzurro, sacrificandosi per tutti, è Iván García Cortina – mentre, nel frattempo, il treno del Team DSM si fa vedere brevemente prima di sciogliersi come neve al sole. La tirata dello spagnolo è oro colato per la Deceuninck: non serve neppure che Michael Mørkøv entri in azione, visto che per Mark Cavendish la volata è servita su un piatto d’argento. Il mannese va a vincere senza fatica, per una giornata che, come abbiamo detto sopra, ricorderà per sempre.

È talmente semplice lo sprint per i belgi che Mørkøv è secondo. Terza piazza per un Jasper Philipsen (Alpecin-Fenix) che scoda troppo per la piazza d’onore, quindi quarto è Iván Garcia Cortina (Movistar Team) e quinto è Danny van Poppel (Intermarché-Wanty Gobert). Distanti tutti gli altri, in una top ten che viene completata ad Alex Aranburu (Astana-Premier Tech), Christophe Laporte (Cofidis), André Greipel (Israel Start-Up Nation), Magnus Cort Nielsen (EF Education-Nippo) e Jasper Stuyven (Trek-Segafredo). Solo 24° Sonny Colbrelli.

La classifica non cambia: Tadej Pogacar (UAE Team Emirates) indossa la maglia gialla con 5’18” su Rigoberto Urán (EF Pro Cycling), 5’32” su Jonas Vingegaard (Team Jumbo-Visma) e 5’33” su Richard Carapaz (Ineos Grenadiers). Domani arrivano i Pirenei, ma per modo di dire viene da dire: la Carcassonne-Quillan di 183.7 km ha cinque gpm tutti poco elevati (non si va mai sopra i 1060 metri) e non impossibili. La salita più esigente è l’ultima, il Col de Saint Louis (4.7 km al 7.4%), con scollinamento a 15 km dalla fine.

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