Elia Viviani impegnato nell'omnium a Tokyo © UCI
Elia Viviani impegnato nell'omnium a Tokyo © UCI

Elia, alle Olimpiadi è sempre magia!

Un bronzo che a un certo punto pareva impossibile, ma Viviani conquista un bellissimo podio nel “suo” Omnium dopo il titolo di 5 anni fa. Battuto solo da Walls e Stewart, il veronese ha regalato spettacolo tra Eliminazione e Corsa a punti

Cinque anni dopo la magia di Rio, è ancora Elia Viviani. Dopo stagioni difficili, dopo mesi di critiche, dopo sconfitte su sconfitte su strada, un nuovo podio olimpico, un nuovo Omnium da protagonista, con il plus della partenza a handicap che ha reso la rincorsa del veronese ancor più entusiasmante. Uno Scratch da dimenticare, e infatti Viviani s’è dimenticato di disputarlo, non accorgendosi che la gara andava verso la conclusione (“Solo al terz’ultimo giro mi sono accorto che era il terz’ultimo giro”), ma dov’eri con la testa Elia? Un 13esimo posto che ha da subito segato le speranze di vittoria (che non erano comunque troppe, il campione uscente non era favorito per restare sul trono) e ha segnalato un difetto di concentrazione, o forse di troppa concentrazione, insomma Viviani è entrato in gara con qualche minuto di ritardo.

Nella Tempo Race i primi segnali di riscossa dall’azzurro, che è risalito dalla 13esima all’ottava posizione, poi una superba Eliminazione, vinta da Elia e prodromica per la splendida Corsa a punti grazie alla quale l’italiano ha scalato il podio, arrivando fino al secondo posto alle spalle di Matthew Walls, poi venendo superato in dirittura da Campbell Stewart, ma non importa: il terzo posto è comunque un risultato grandioso, chiunque, noi e forse anche lui, avrebbe messo la firma per questo bronzo che intanto conferma Elia come uno dei fari del mondopista, e poi lo rilancia anche in chiave Madison, un’altra gara in cui per l’Italia potrebbero arrivare sorprendenti (per qualcuno) soddisfazioni.

E intanto la pista regala allo sport italiano un’altra medaglia, siamo a due, nell’endurance ce ne sono poche di nazionali alla nostra altezza, lo dimostriamo e riconfermiamo ormai da tanto tempo, ennesima riprova della bontà del lavoro del ct Marco Villa e della saldezza di un gruppo fantastico. Ci sia concessa una parola in più per Viviani, forse il ciclista italiano in assoluto più criticato, uno che i suoi errori li ha fatti e li fa, nessuno lo nega (vedi Scratch, appunto), ma che alla prova dei fatti è sempre lì, pronto a rialzare la testa dopo qualche periodo buio, pronto a mettere a tacere tutti i censori e a dimostrare, dopo oltre 10 anni di professionismo, che se la multidisciplina non è più un sogno o un’ipotesi ma una splendida realtà (che fa solo bene al ciclismo), lui ha tutti i diritti di appuntarsi sul petto anche un’altra medaglia, quella del precursore, perché lui, Elia, ci è arrivato prima di tanti altri, di sicuro prima di tutti in Italia, e il fatto che in questo decennio abbia pervicacemente difeso questa sua scelta gli fa onore. Questo bronzo di Tokyo 2020 è un dolcino che gli permetterà di proseguire sereno in una carriera a cui possono essere aggiunte altre enormi soddisfazioni.

La ricca cronaca della gara, Omnium olimpico 2020. Nello Scratch d’apertura il primo attacco è stato condotto da Szymon Sajnok (Polonia) e David Maree (Sudafrica), rimasti per una decina dei 40 giri in avanscoperta. Ai -18 ha tentato la sortita il danese Niklas Larsen, componente del quartetto, e tale azione ha stanato (ai -13) pezzi grossi come Benhamin Thomas (Francia) e Jan-Willem Van Schip (Olanda), i quali col kazako Artyom Zakharov hanno preso il transalpino; ai -11 si è aggiunto ai quattro anche il britannico Matthew Walls, e a questo punto qualche gradino di podio pareva già indirizzato. Ai -5 il quintetto ha preso il giro, quindi la volata finale è stata vinta dall’australiano Sam Welsford su Campbell Stewart (Nuova Zelanda) ed Eyia Hashimoto (Giappone); al quarto posto s’è piazzato Walls, che essendo uno dei cinque conquistatori del giro ha vinto così la prova, assicurandosi i primi 40 punti. Thomas 38, Van Schip 36, Zakharov 34, Larsen 32, quindi Welsford 30 e via via gli altri. Elia Viviani lontanissimo, dopo non essere riuscito a stare mai nel vivo di questo Scratch: solo 13esimo, solo 16 punti per lui, strada immediatamente in salita.

Nella Tempo Race subito Thomas e Walls si sono dimostrati totalmente sul pezzo, vincendo tre sprint a testa, prima che a metà gara partisse l’azione che avrebbe indirizzato i risultati: lo stesso Thomas si è mosso con Larsen, lo svizzero Théry Schir e Van Schip, e ai quattro si è aggiunto presto Viviani, che finalmente ha battuto un colpo; nel corso della caccia (l’obiettivo era prendere il giro) Elia ha vinto uno sprint, quindi il giro è stato conquistato da quattro su cinque. Van Schip, con trovata per lui classica, è rimasto a lungo a 10 metri dalla coda del gruppo, in questo modo non incamerava subito i 20 punti del giro guadagnato, ma ha potuto mettere in cascina uno sprint dopo l’altro per qualcosa come 8 giri, due volate le aveva già vinte in precedenza, e alla fine è andato a chiudere la caccia prendendosi pure i 20 punti in palio, arrivando al totale di 30 che gli ha permesso di vincere la prova.

In scia a Van Schip, nelle ultimissime tornate hanno conquistato il giro anche Walls, l’americano Gavin Hoover, il belga Kenny De Ketele, Sajnok e lo spagnolo Albert Torres. Tanta gente col giro preso, ben 10 corridori, e ciò ha annacquato il buono spunto dell’azzurro, che alla fine si è ritrovato con non più dell’ottavo posto di prova. Subito alle spalle di Van Schip si sono piazzati Thomas e Walls, e la classifica dell’Omnium ha iniziato a prendere una forma molto definita, con Van Schip, Walls e Thomas tutti insieme a 76 punti, inseguiti a distanza da Larsen a 62, Schir a 58, Hoover a 54, De Ketele a 48, Zakharov, Welsford (vero sconfitto della prova) e Stewart a 46 e Viviani, appena 11esimo, a 42, a 34 punti dalla zona podio.

L’Eliminazione è solitamente la gara in cui Viviani rende meglio, e Tokyo non ha fatto eccezione: qui Elia è stato semplicemente perfetto, sempre corsa di testa, lontano dai guai e bravo a tirarsi fuori per tempo da un paio di situazioni vischiose; alla fine il veronese ha vinto la prova davanti a Walls, Schir, Van Schip, Stewart e Thomas, e ciò gli ha permesso di riguadagnare importanti posizioni in classifica anche se i primi tre restavano lontanissimi: 114 Walls, 110 JWVS, 106 Thomas, quindi Schir a 94, Larsen a 88 e – sesto – Viviani a 82, a 24 punti dal terzo posto e con la prospettiva di dover fare una Corsa a punti garibaldina.

L’ultima e decisiva prova ha visto partire in tromba Karaliok e il tedesco Roger Kluge, subito in caccia dallo start, e bravi a completare la conquista del giro intorno ai -90 (su 100 tornate totali): Kluge ha preso il giro prima del primo sprint, Karaliok invece ha aspettato di passare per primo nella volata 1 e poi ha chiuso la caccia, 20+5 punti per lui, mentre Thomas ha preceduto Hoover e il greco Christos Volikakis; ai -85 è partita una caccia anglosassone con Walls e Hoover, e l’azione è andata a segno ai -80, a cavallo del secondo sprint, vinto da Walls che con questo gioco da 25 si è involato al comando provvisorio: 139 per il britannico contro i 110 di Van Schip secondo. Sullo slancio del secondo sprint Stewart si è prodotto in una caccia solitaria che gli ha permesso di vincere il terzo sprint (aveva già preso un punticino nella volata precedente) prima di completare il giro preso: anche per lui 25 punti tutti insieme e risalita fino alla quarta posizione a 104.

A questo punto ai -69 si è mosso Van Schip ma non ha avuto spazio, e dopo un paio di giri Viviani è uscito inseguito a sua volta da Kluge e Karaliok alla ricerca di un secondo giro, a formare un terzetto interessante grazie a cui Viviani ha vinto sia il quarto che il quinto sprint prima di completare la caccia: fatto reso complicato dalle continue strappate a cui veniva sottoposto il gruppo, ma avvenuto ai -46. A questo punto, coi 20 punti del giro più i 10 dei due sprint, Elia è balzato al secondo posto provvisorio affiancando Thomas a quota 112 (Walls era abbastanza irraggiungibile a 140).

Il veronese è riuscito a lasciare il segno anche al sesto sprint, secondo alle spalle di Walls e davanti a Thomas, e così Elia si è isolato al secondo posto in una classifica che vedeva il britannico a 145, l’azzurro a 115, il francese a 114 e Van Schip a 111, con Stewart quinto a 104. Per un buon tratto di gara Van Schip, che a quel punto era il più pericoloso per il podio, è stato tenuto a vista dai primi tre. Ai -34 è partito Welsford, troppo poco e troppo tardi per l’australiano che alla vigilia era tra i favoriti della prova.

Un Viviani decisamente sul pezzo ha preso altri 2 punti al settimo sprint, ancora davanti a Thomas, e il margine di sicurezza su Van Schip è stato così portato a 6 punti. Elia ha presidiato in maniera eccellente le prime posizioni e ha fatto gruppetto con Thomas e Walls, oltre che con Welsford (ripreso) e Stewart, Torres e Hoover, bravi ad accodarsi ai -26; prima dell’ottavo sprint è rientrato anche Van Schip, ma Viviani l’ha ben marcato, e nella terz’ultima volata un altro capolavoro dell’azzurro, vinto lo sprint ancora davanti a Thomas, Walls terzo e Van Schip quarto.

La classifica a 20 giri dalla fine vedeva Walls a 147, Viviani a 122, Thomas a 118 e Van Schip a 112: il podio era però ancora da mettere in cassaforte, e infatti Stewart (quinto a 104) è partito in caccia con Larsen e Torres ai -18, e il neozelandese ha preso i 5 punti del nono sprint, salendo a 109 a -13 da Viviani. Il quale però non se n’è stato a guardare e ha contrattaccato ai -9, mentre Stewart era ancora in caccia. Elia è stato poi ripreso ma ha continuato a tenere benissimo le posizioni, mentre invece Thomas e Van Schip si perdevano più indietro.

Stewart ha completato il proprio impegno appena a un giro dalla conclusione, conquistando i 20 punti che lo proiettavano al secondo posto, mentre partiva lo sprint finale nel quale Elia ha avuto ancora il tempo di prendersi due punticini col quarto posto all’arrivo. 124 punti per il veronese, 129 quelli del neozelandese, 153 per l’imprendibile Matthew Walls. Thomas giù dal podio a quota 118 davanti a Larsen (113), Van Schip (112), Hoover (99), Kluge (91) e Torres (84).

Mentre tutto ciò accadeva, andava a conclusione il torneo del Keirin femminile, con la finale vinta dall’olandese Shanne Braspennincx davanti alla neozelandese Ellesse Andrews e alla canadese Lauriane Genest, mentre nella Velocità maschile si sono completati i quarti di finale e domani in semifinale i favoriti olandesi, Jeffrey Hoogland e Harrie Lavreysen, affronteranno rispettivamente il russo Denis Dmitriev e il britannico Jack Carlin. Le finali andranno in scena a partire dalle 11 italiane, e nel corso di questa quinta giornata inizierà il torneo della Velocità femminile che approderà agli ottavi.

Per l’Italia ci sarà da seguire la Madison femminile, nella quale Elisa Balsamo e Letizia Paternoster inseguiranno una medaglia da provare a conquistare sgomitando tra Gran Bretagna (Trott-Archibald), Danimarca (Leth-Dideriksen), Belgio (Kopecky-D’Hoore), Stati Uniti (Jastrab-Valente) e Olanda (Wild-Pieters). La gara sarà difficilissima (non abbiamo nemmeno citato tutte le coppie con ottime credenziali), la Paternoster continua a non essere al top ma in compenso la Balsamo ha lasciato vedere una condizione stratosferica. Insomma, le possibilità di un podio ci sono.

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