Fabio Jakobsen vince a Molina de Aragón © Deceuninck-Quick Step
Fabio Jakobsen vince a Molina de Aragón © Deceuninck-Quick Step

Jakobsen, il capitolo più oscuro si chiude ufficialmente

Vittoria in volata per Fabio nella quarta tappa della Vuelta: un anno fa era tra la vita e la morte. A Molina de Aragón l’olandese batte Démare; Dainese e Trentin nei dieci, Taaramäe resta in rosso malgrado una caduta

Un anno fa di questi tempi speravamo per lui dopo aver tremato tantissimo su quel maledetto arrivo di Katowice al Giro di Polonia. Il punto era capire se addirittura potesse tornare a vivere una vita normale, dopo il tremendo schianto in cui aveva rischiato la vita e in cui s’era fracassato la faccia. In quei giorni nessuno avrebbe probabilmente immaginato che Fabio Jakobsen potesse tornare, e in tempi tutto sommato brevi, a essere Fabio Jakobsen, ovvero una delle nuove stelle più brillanti dello sprint mondiale.

Lui, in tutta evidenza, non si è posto il problema. Una volta uscito faticosamente dalla fase più acuta dei postumi della caduta, ha avuto in mente solo una cosa: tornare in bicicletta. Tornare per poter gareggiare ancora ai massimi livelli. Tornare anche per vincere, magari. Sembrava fantascienza, ma oggi possiamo toglierci gli occhiali della Telefunken e inneggiare alla scienza, quella della volata, quella che oggi rimette ogni cosa a posto. Il 25enne olandese aveva già alzato le braccia, e per ben due volte, al Giro di Vallonia, poche settimane fa. Ma vincere in un grande giro è diverso, riannodare il filo con la carriera che tutti gli pronosticavano è una soddisfazione che va oltre la quantità di vittorie che si possono conquistare nelle corse minori.

Aveva già lasciato il segno alla Vuelta a España, Jakobsen, due affermazioni due anni fa, e oggi ufficialmente riparte la sua traiettoria nel ciclismo di vertice, con una vittoria netta e battendo avversari di grande spessore, conquistando pure – a margine – la maglia verde della classifica a punti che diventa da qui in poi l’obiettivo “orizzontale” di queste sue tre settimane. Nel frattempo proverà a lasciare altri segni qua e là, e il sospetto è che possa riuscirci, un po’ perché ci sono tante chance per i velocisti in questa edizione della corsa iberica, e molto perché ha una gamba che palesemente gli esplode. Esplode come la gioia che tutti gli appassionati provano nel gustarsi una storia così bella.

163.9 km tra El Burgo de Osma e Molina de Aragón, quarta tappa della Vuelta a España 2021, giornata da volata e quindi da fuga senza speranza alcuna, tant’è vero che è bastato un chilometro per veder partire tre uomini, Carlos Canal e Ángel Madrazo della Burgos-BH, e Joan Bou della Euskaltel-Euskadi, insomma la consueta pattuglia Professional spagnola incaricata di dare agli estensori di questi articoli qualche nota di cronaca da appuntare, e per dare ai propri sponsor un paio d’orette di visibilità televisiva e qualche retweet sui social.

4’37” di vantaggio massimo a 100 km dalla conclusione, poi i team dei velocisti (su tutti la Groupama-FDJ di Arnaud Démare) hanno deciso che bastava così e sono andati a collaborare con la Intermarché-Wanty in testa al gruppo. Fosse stato per la squadra della maglia rossa Rein Taaramäe, avrebbe lasciato anche più spago al terzetto, dato che il più vicino in classifica (Madrazo) era a 7’25” di distanza dall’estone. Ma gli sprinter non volevano lasciare nulla al caso, sicché il gap dai fuggitivi è stato riportato ampiamente sotto i 2′ e lì lasciato per chilometri e chilometri.

Un pizzico di battaglia in gruppo per il traguardo volante di Alcolea del Pinar ai -63, con Florian Sénéchal (Deceuninck-Quick Step) che ha anticipato Jasper Philipsen (Alpecin-Fenix) giusto per fare un favore al compagno Fabio Jakobsen, questioni relative alla classifica a punti; a poco meno di 30 dalla fine il gruppo, praticamente per inerzia, stava per raggiungere i tre battistrada, senonché lì davanti si son detti “ma chi ce lo fa fare?”, ben sapendo che fuga annullata troppo presto = altri attacchi a cui badare da lì in poi, per cui rallentamento necessario e terzetto che ha ripreso un po’ di agio. Ma era solo questione di tempo, e ai 13.5 ogni pedina è andata infine al proprio posto: fuggitivi ripresi e andatura crescente.

A 2.1 km dalla fine la maglia rossa Rein Taaramäe è finita per terra, praticamente investito nella pancia del gruppo, ma per sua fortuna non s’è fatto nulla di grave (anche se la botta non è stata certo leggera), e inoltre essendo nei tre chilometri non gli sarebbe stato addebitato alcun ritardo. La Groupama ha preso di petto il chilometro finale, eppure un tentativo di anticipo di Sacha Modolo (Alpecin) sulla destra ai 350 metri ha causato qualche turbamento al treno francese. Démare non è riuscito a partire alla velocità supersonica che gli sarebbe stata necessaria, sicché ha dovuto subire il riaffiancamento di Fabio Jakobsen (Deceuninck), che uscendo a sinistra ha messo la ruota davanti e nemmeno di poco.

Al terzo posto si è accomodato Magnus Cort Nielsen (EF Education-Nippo), davanti ad Alberto Dainese (DSM), Michael Matthews (BikeExchange), Piet Allegaert (Cofidis, Solutions Crédits), Jordi Meeus (Bora-Hansgrohe), Matteo Trentin (UAE-Emirates), Jasper Philipsen (Alpecin) e Riccardo Minali (Intermarché).

La classifica generale la copincolliamo da ieri: Rein Taaramäe guida 25″ su Kenny Elissonde (Trek-Segafredo), 30″ su Primoz Roglic (Jumbo-Visma), 35″ su Lilian Calméjane (AG2R Citroën), 45″ su Enric Mas, 51″ su Miguel Ángel López e 57″ su Alejandro Valverde, tutti e tre della Movistar, e poi con lo stesso distacco di 57″ troviamo Giulio Ciccone (Trek) ed Egan Bernal (Ineos Grenadiers), con Mikel Landa (Bahrain-Victorious) decimo a 1’09”. Domani si replica, la quinta tappa anzi sarà ancora più facile di quella di oggi: da Tarancón ad Albacete son 184.4 km completamente piatti, senza salitelle né rampette: vinca il più veloce!

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