Magnus Cort Nielsen davanti a Primoz Roglic e Andrea Bagioli sulla Montaña de Cullera © Vuelta a España
Magnus Cort Nielsen davanti a Primoz Roglic e Andrea Bagioli sulla Montaña de Cullera © Vuelta a España

Magnus stappa la magnum, Primoz torna primo

Vuelta, Cort Nielsen resiste dalla fuga e vince sulla Montaña de Cullera davanti a Roglic che distanzia tutti i rivali e si riprende la maglia rossa. Bagioli terzo di tappa, Ciccone e Aru settimo e decimo della generale

Domanda: chi toglie questa Vuelta a Primoz Roglic? Risposta: … (ovvero puntini di sospensione). Il percorso della corsa iberica si conferma anno dopo anno cucito su misura sulle caratteristiche del fuoriclasse sloveno, che oggi non ha vinto sulla rampa della Montaña de Cullera, ma non gli serviva tutto sommato andare a togliere al successo del fuggitivo a cui pure è arrivato in scia: dopo tutto aveva già distanziato i rivali di classifica, pochi secondi certo, ma se li sommiamo a quelli della crono di Burgos e del Picón Blanco abbiamo una situazione di classifica che, dopo l’interregno dei fuggitivi (Rein Taaramäe prima, Kenny Elissonde oggi), ritrova saldamente al comando proprio il capitano della Jumbo-Visma.

Il quale peraltro esibisce una gamba che può far venire il mal di testa agli altri pretendenti alla roja. Certo siamo ancora nella prima settimana, l’esperienza ci insegna (a noi e a Primoz) a non dare troppe cose per scontate, ma ci ricorda pure che nel GT spagnolo Primoz è riuscito ad andare a dama negli ultimi due anni pur chiudendo magari con qualche affanno. Questo è il pensiero a cui oggi si possono attaccare tutti i rivali dello sloveno, da Egan Bernal ai Movistar, da Giulio Ciccone a (orpo) un Fabio Aru che passettin passettino risale ancora la generale (attualmente è decimo, mentre l’abruzzese è settimo).

Tutti ragionamenti che interessano nulla a Magnus Cort Nielsen, che di questa frazione molto marittima è il bravo vincitore, lui il fuggitivo a cui facevamo riferimento più su, raggiunto ma non superato da Roglic. Siamo a 19 vittorie in carriera per il danese della EF, nato più o meno velocista, evolutosi in corridore in grado di far bene su molti terreni, e di sicuro capace di tenere in salita, del resto se così non fosse la vittoria oggi se la sognava. Quest’anno era già andato a segno nell’ultima tappa della Parigi-Nizza (quella in cui proprio Roglic fu ribaltato da cadute e coalizioni avverse) e poi tre mesi fa, ancora in fuga, in una frazione della Route d’Occitanie. Eccola la sua dimensione: sempre più uomo da attacchi a lunga gittata, sappiano quelli che si troveranno a condividerne assalti dalla distanza che con lui è probabile andare all’arrivo ma pure facile esserne battuti.

Sul fronte Italia, detto delle dignitose prestazioni di Ciccone e Aru, vivi tra i migliori seppur non in grado oggi di far la differenza, va rimarcato il terzo posto di Andrea Bagioli, che su rampe del genere dimostra di potersi esaltare. Non proprio come quella odierna, ma su una rampetta d’arrivo nel 2020 purgò proprio lo stesso Primoz, al Tour de l’Ain: quasi certo che rivedremo il 22enne valtellinese protagonista su altri traguardi nei prossimi giorni.

Cronaca. Requena-Alto de la Montaña de Cullera, 158.3 km, sesta tappa della Vuelta a España 2021, arrivo su un muro dopo un percorso molto facile che però – vedremo – nascondeva notevoli insidie dettate da correnti gravitazionali o semplici folate. Di sicuro non è stata una frazione presa sottogamba, la fuga non è partita come nei giorni scorsi al primo chilometro ma ce ne son voluti 43 (ricchi di tentativi tutti presto o tardi sfumati) perché l’azione del giorno prendesse corpo. L’iniziatore è stato Joan Bou (Euskaltel-Euskadi), che si è mosso con Ryan Gibbons (UAE-Emirates) e che è stato poi raggiunto anche da Jetse Bol (Burgos-BH), Magnus Cort Nielsen (EF Education-Nippo) e Bert-Jan Lindeman (Qhubeka NextHash). Due corridori col cognome di tre lettere che inizia per “Bo” non si vedono tutti i giorni nella stessa fuga, e questo è stato il principale elemento di curiosità per diversi chilometri, una volta che l’azione ha preso margine e che il gruppo si è temporaneamente placato.

Il quintetto ha raggiunto un vantaggio massimo di 6’30” al km 65 (-93), dopodiché la BikeExchange ha rilevato la placida Trek-Segafredo che sin lì aveva operato in testa al gruppo e la festa per i fuggitivi è finita, col progressivo decrescere del loro margine; qualche caduta senza conseguenze ha punteggiato questa fase centrale della corsa, Bol ha vinto il traguardo volante di Pinedo (sobborgo di Valencia) ai -70, e da qui possiamo traslarci direttamente ai -33, quando – dopo un cambio di direzione della strada, che ha lasciato la litoranea per addentrarsi un tantino – il vento trasversale ha fatto irruzione sulla corsa, e con esso i propositi bellicosi della Ineos Grenadiers, che tanto per mettere una variazione sul tema ha piazzato un allungo da ventaglio.

Immediata la risposta dei Movistar, pronta anche la Jumbo-Visma, e in effetti il plotone s’è spezzettato per benino, e tra gli attardati anche la maglia rossa Kenny Elissonde insieme ai suoi compagni della Trek, compreso Giulio Ciccone. Qualche chilometro di battiti a mille, poi un po’ la strada s’è fatta più riparata, un po’ il vento se lo son trovato di fronte, di fatto c’è stato un rallentamento che ha permesso il rientro di tutti gli attardati a 26 km dalla conclusione. Ma siccome il tutto si svolgeva in un circuito intorno a Cullera, cittadina di mare ai piedi della rampa d’arrivo, si sarebbe passati una seconda volta dal tratto esposto alle correnti trasversarli. Nel frattempo i cinque battistrada provavano a fare il possibile, tipo conservare ancora un buon paio di minuti a 20 km dalla fine.

Una foratura ai -15 ha movimentato la giornata di Hugh Carthy, rientrato in scia al gruppo grazie ai compagni della EF proprio quando ai -13 la strada ha svoltato, reimmettendosi sul tratto di vento infido: problemi su problemi per il britannico, che si è trovato a dover fare una fatica supplementare perché lì davanti si son rimessi a menare (stavolta i Deceuninck-Quick Step), e lui, con tutto il suo gruppetto, è rimbalzato indietro, salvo salvarsi ai -7, momento in cui è riuscito infine a rientrare. A quel punto ai fuggitivi restava un minuto, che si sarebbe ritrovato ridotto a un terzo all’imbocco del muro ai -2.

Gli Ineos stavano già facendo corsa durissima con Jhonatan Narváez che in maniera veemente preparava il terreno per Egan Bernal. La fuga si è dissolta nella prima metà di muro, ai 1300 si è mosso Adam Yates (Ineos), e a quel punto nel trenino dei big non c’erano più Ciccone e nemmeno Mikel Landa (Bahrain-Victorious), rimasti un passo indietro. Dai battistrada però resisteva bene Cort Nielsen, dapprima con Lindeman e poi da solo. Ai 700 è partito Miguel Ángel López (Movistar), e ai 500 in contropiede è scattato Michael Matthews (BikeExchange), con Aleksandr Vlasov (Astana-Premier Tech) che però ha ripreso la ruota dell’australiano ai 300 metri.

Dietro al russo c’erano di nuovo i principali pretendenti alla roja, e tra questi Primoz Roglic (Jumbo-Visma) è partito forte ai 200 metri con a ruota Andrea Bagioli (Deceuninck). Roglic ha messo nel mirino Cort ai 100 metri, ma stavolta (a differenza di quanto fece alla Parigi-Nizza con Gino Mäder) non ha voluto pasteggiare sui resti del fuggitivo, il quale – in ogni caso bravissimo nel gestirsi sulla rampa – ha potuto vincere la sua brava tappa. In fondo Primoz aveva ottenuto l’obiettivo base di distanziare un po’ tutti i rivali, e oltre a questo andava a riprendersi la maglia rossa con buona pace di chi spera di togliergli la “sua” Vuelta.

Occorre riepilogare in maniera dettagliata l’ordine d’arrivo: Cort Nielsen ha vinto con lo stesso tempo di Roglic; Bagioli è stato cronometrato a 2″, quindi a 4″ troviamo Vlasov ed Enric Mas (Movistar), a 6″ Matthews, a 8″ Bernal e Alejandro Valverde (Movistar), a 9″ López, a 16″ Felix Grossschartner (Bora-Hansgrohe), e con l’austriaco siamo ai primi 10. Fuori dalla top ten David De La Cruz (UAE) a 21″, Ciccone e Yates a 25″, Fabio Aru (Qhubeka), Louis Meintjes (Intermarché-Wanty), Landa e Richard Carapaz (Ineos) a 27″, e poi molto lontani Carthy a 2’50”, il leader uscente Elissonde a 4’30”, Damiano Caruso (Bahrain) a 5’12”.

Primoz Roglic torna in rosso con 25″ su Mas, 36″ su López, 41″ su Valverde e Bernal, 53″ su Vlasov, 58″ su Ciccone, 1’04” su Lilian Calméjane (AG2R Citroën), 1’12” su Landa, 1’17” su Aru, 1’22” su Yates, 1’42” su Jan Polanc (UAE); De La Cruz veleggia a 2’14”, Carapaz a 2’18”, Meintjes a 2’19”, tutti entro i 20. Domani la settima tappa sarà un banco di prova molto più importante di quelli sin qui affrontati: la Gandia-Balcón de Alicante misura 152 km ed è piena di salite sin dall’inizio, nell’ordine La Llacuna, Benilloba, Tudons, El Collao e Tibi prima del garage che porta all’arrivo, una scalata quest’ultima misurante oltre 8 km ma con una parte finale (di 4 km) micidiale. Chi proverà a dar fastidio a Roglic?

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