Neuroni © StateOfMind.it
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La Tizanidina è doping? No, possiamo dirlo serenamente

Il neurologo Kristian Perrone prova a fare chiarezza su una vicenda che ha tenuto banco nei giorni scorsi su diversi media ciclistici (e non solo) internazionali

In questi giorni molto si è scritto e polemizzato intorno al farmaco Tizanidina, sostanza trovata in tre ciclisti professionisti, su solo sette esaminati. È verosimile che tali indagini siano state effettuate durante il Tour de France, ma di questo non abbiamo al momento notizie certe, così come non sappiamo i nomi dei corridori coinvolti e la loro squadra di appartenenza.

A questi corridori è stato eseguito l’esame del capello su richiesta delle autorità francesi allo scopo di cercare proprio questa sostanza (Tizanidina), dopo che in una perquisizione ad una squadra sono state trovate diverse confezioni farmacologiche di tale molecola.

Tale caso merita delle precisazioni e delle riflessioni. Partiamo dal lavoro scientifico pubblicato da Analytical Science Journals. Nell’articolo viene dimostrato come l’analisi spettroscopica del capello sia in grado di scovare la presenza della Tizanidina. Non è utile però a capire i dosaggi utilizzati e la frequenza di utilizzo del farmaco stesso. Lo scopo del lavoro è infatti quello di voler validare il metodo dell’analisi del capello “in casi speciali” nella “guerra contro il doping”.

Gli stessi autori dell’articolo sottolineano che la Tizanidina non sia una sostanza dopante inserita nella lista WADA. Nel caso comunque in futuro dovesse essere concesso un uso solo terapeutico di questa molecola con un limite del dosaggio, la spettroscopia del capello non sarebbe una metodica sufficiente, non essendo in grado di dire dosaggio e frequenza di somministrazione del farmaco stesso. Per capirci, sarebbe ancora più complesso del dosaggio urinario dei metaboliti del salbutamolo (caso Froome, Petacchi e Ulissi).

La Tizanidina è innanzitutto un miorilassante ad azione centrale. Ciò significa che agisce a livello del sistema nervoso centrale, non a livello neuro-muscolare, né direttamente muscolare. In un articolo pubblicato qualche giorno fa da Marco Bonarrigo sul Corriere della Sera si afferma che “la sostanza blocca gli impulsi di dolore che vanno dai muscoli al cervello e può avere pesanti effetti collaterali: danni al fegato, capogiri, improvvisi cali di pressione”. Qui è necessario fare delle precisazioni importanti.

La Tizanidina agisce a livello del midollo spinale (che è parte del Sistema Nervoso Centrale, appunto) tramite la stimolazione dei recettori presinaptici Alpha 2. La stimolazione di questi recettori esercita a sua volta un effetto inibitorio sul rilascio di aminoacidi eccitatori che stimolano i recettori N-Metil-D-Aspartato (NMDA). Agendo appunto a livello presinaptico, questi impediscono l’uscita del neurotrasmettitore nello spazio sinaptico impedendo così di potersi legare al recettore post-sinaptico per esercitare la sua azione eccitatoria.

Tale inibizione provoca l’interruzione del segnale polisinaptico a livello dell’interneurone spinale. Tali interneuroni formano un circuito che se iper-eccitato provoca un eccesso di tono muscolare. Quindi quando inibiti, ad esempio per effetto della Tizanidina, provocano una riduzione del tono muscolare stesso. Questo permette di alleviare contratture e vere e proprie spasticità.

Tra gli effetti della Tizanidina, oltre a quello miorilassante, viene attribuito anche un moderato effetto analgesico centrale. Verosimilmente più legato all’azione rilassante sul muscolo che ad un’azione diretta sui circuiti del dolore. Questo farmaco non viene mai usato direttamente come analgesico, ma in forme di cefalea tensiva proprio per alleviare la contrattura dolorigena.

Sempre Bonarrigo si domanda: “Si tratta di una prescrizione sistematica, di una sorta di «anestetico» che induca gli atleti a superare i loro limiti?”. Si può rispondere tranquillamente di no. Tra “moderato effetto analgesico centrale” ed “anestetico” diciamo che è lapalissiano affermare che ci sia molta differenza.

Si può affermare con una certa serenità che non può nemmeno essere un farmaco dopante, nel senso di performance enhancing. Infatti l’effetto miorilassante e gli effetti collaterali (i capogiri sono piuttosto frequenti) inficerebbero sicuramente il risultato sportivo.

È invece verosimile un suo utilizzo post-gara per alleviare i dolori e le contratture dopo lunghe ore in bicicletta. Non mi sembra che questo possa costituire doping, nemmeno immaginare che possa esserlo in futuro. Poi mai dire mai, l’ingresso di una sostanza nella lista proibita della WADA non è determinato da logiche solo scientifiche, ma anche politiche e culturali.

In diversi articoli della stampa internazionale sul caso Tizanidina viene riportato che tale farmaco è usato per la cura della Sclerosi Multipla (SM). Questo non è assolutamente vero. Nessuna SM viene curata con Tizanidina, ma tale farmaco è utilizzato come sintomatico per alleviare una complicanza della malattia: la contrattura e la spasticità. Per mia esperienza personale questa molecola è poco utilizzata in SM, in genere solo nelle forme più lievi. Stesso discorso vale per l’utilizzo sintomatico per patologie come l’ictus o gravi cerebrolesioni post-traumatiche. Anche in queste situazioni il farmaco non esercita un ruolo diretto di cura nella patologia, ma ha un compito solamente sintomatico.

L’utilizzo più comune di questa molecola è certamente quello di contratture cervicali o lombosacrali e nella cefalea tensiva, dove la tensione muscolare è la componente principale della malattia. Capisco che utilizzare il nome Sclerosi Multipla inneschi una reazione emozionale, al fine di suscitare una reazione di scandalo in chi legge. C’è chi è arrivato persino ad affermare “La tizanidina nello sport mi dà fastidio. Perché i corridori del Tour de France, in buona salute, dovrebbero curare una malattia come la sclerosi multipla? Da un punto di vista dell’etica medica, la linea rossa è stata superata” (Dott. Jean Pierre de Monderand).

Imbarazzante dal mio punto di vista che un collega medico abbia potuto affermare una cosa simile. L’affermazione è sbagliata dal punto di vista scientifico, scorretta dal punto di vista etico (il solito atteggiamento moralizzatore) e fastidiosa nel suo intento sensazionalistico.

In ultimo vorrei toccare il tema TUEs (Therapeutic Use Exemptions). La TUEs è un permesso concesso all’atleta di utilizzare per uso terapeutico un farmaco vietato. Quasi tutti gli articoli su questo caso affermano che per l’utilizzo della Tizanidina fosse necessaria una TUEs. Ho fatto una piccola ricerca. In particolare ho consultato il sito della AFLD (Agence Française de Lutte contre le Dopage) il quale, a richiesta specifica sulla Tizanidina, dice che oltre ad essere un farmaco autorizzato (non vietato), questo non necessita nemmeno di alcuna autorizzazione (TUEs). Anche il sito dell’USADA (U.S. Anti-Doping Agency) fornisce la medesima risposta, nessuna necessità di TUEs. Allora da dove nasce questo equivoco?

La risposta che mi sono data è questa. Nell’articolo scientifico citato (la ricerca della Tizanidina nell’analisi del capello) ad un certo punto si afferma che “in Francia la Tizanidina può solo essere ottenuta attraverso una autorizzazione nominativa e temporanea all’uso. Non è a disposizione nelle farmacie da strada e deve essere ordinata via servizio ospedaliero”. Credo che si riferisca alla distribuzione del farmaco in generale, non al suo utilizzo nello sport. In ogni caso non dovrebbe essere molto diverso dal regolamento vigente in Italia, dove la Tizanidina è un farmaco in Fascia C, quindi a carico del paziente, ma vendibile solo con ricetta RR (medicinali soggetti a prescrizione medica ripetibile), come ad esempio gli ansiolitici ed ipnotici. Da questo potrebbe essere nato l’equivoco su cui diversi giornalisti hanno dato per scontato – senza verificare – che per l’uso di questo farmaco fosse necessaria la TUEs.

In conclusione, ciò che preoccupa di più di questa storia è la superficialità con cui viene trattato questo tema, talora usando a sproposito la parola doping e creando confusione (tirando in ballo malattie come la SM) in un pubblico già condizionato da un racconto del doping moralista ed inquisitorio.

Kristian Perrone
Neurologo

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