Sette su sette per Wout Van Aert nella stagione del cross © Team Jumbo-Visma
Sette su sette per Wout Van Aert nella stagione del cross © Team Jumbo-Visma

Anno nuovo, Van Aert vecchio… cioè vincente!

Wout batte Tom Pidcock a Baal al termine di una prova spettacolare: il 2022 si annuncia benissimo. Battaglia anche nella gara femminile ed ennesimo successo per Lucinda Brand davanti a una ritrovata Alvarado

Come ogni anno, anche in questo 2022 il benvenuto ce lo dà il Gp Sven Nys di Baal. Organizzata proprio dal campionissimo belga nel suo centro ciclistico che si snoda attorno al Balenberg, questa prova è da vent’anni parte dell’X2O. Nella stagione in corso è la tappa numero 4 del trofeo, la seconda per le donne junior. Il percorso offre il meglio del ciclocross grazie all’alternarsi di salite, discese tecniche, tratti particolarmente fangosi, contropendenze e richiedendo grandi abilità sia in termini di abilità di guida, sia di corsa a piedi, sia di potenza ed esplosività. In una parola, un tracciato completo.

Anno nuovo vecchie abitudini. I vincitori sono sempre gli stessi, a partire da quella Leonie Bentveld che in assenza di Backstedt fa il bello e cattivo tempo nella propria categoria, permettendosi di rifilare 40″ all’americana Sarkisov, arrivata in Belgio per correre durante le festività, e 58″ alla ceca Hladikova, ora seconda nella generale a 2’51”. Stavolta, a differenza dell’Azencross, non manca nemmeno Haverdings, il cannibale tra gli junior, il quale domina anche a Baal, infliggendo i soliti, ampi distacchi. Podio completato dal primo anno Vandenberghe e dal francese Lesueur, ambedue ormai conosciuti grazie ai costanti piazzamenti. Dockx finisce quarto ai piedi del podio.

Tra gli U23 vince il padrone di casa Nys, al terzo trionfo in carriera sul percorso del Balenberg. Per lui la conferma di essersi ritrovato dopo il periodo buio vissuto in seguito all’Europeo. La sua tecnica e la potenza brillano e relegano al secondo posto Jente Michels (a 22″), sempre più protagonista della categoria contro avversari più grandi di lui di qualche anno (Thibau di uno soltanto). I due che fino a 48 ore fa sembravano favoritissimi per la conquista dell’X2O concludono terzo e quarto. Sul podio ci sale Ronhaar (31″), mentre Mason (55″) si deve accontentare della top five. La classifica, molto più in bilico del prevedibile, vede l’iridato in testa con un margine di 1’38” sul figlio del cannibale e 2’46” sul britannico. A Herentals un ulteriore cambiamento è probabile.

Nelle categorie élite vanno in scena due tra le corse più spettacolari dell’intera stagione, con colpi di scena e attori ritrovati. Le assenze di Van Anrooij e Pieterse non pesano sull’andamento della corsa, che vede Maghalie Rochette partire con decisione per riprendersi il posto che si era conquistata tra Besançon e Vermiglio. Alle sue spalle Van Empel, Alvarado e Brand (con un casco speciale dedicato a Amy Pieters), fin qui nessuna sorpesa. Honsinger, specializzata nel perdere la gara in partenza, stavolta si salva rimanendo a galla attorno alla quindicesima posizione, ma delle scelte di linea errate la retrocedono molto più indietro. Al giro di boa della prima tornata Brand sfodera il primo attacco, ma in seguito a un piccolo errore nel denso fango di Baal viene superata dalla campionessa neerlandese Alvarado. Lucinda, con la sola Betsema a ruota, è costretta ad un’accelerazione per riportarsi in tempo su Ceylin; a fine tornata, infatti, sono in palio i secondi bonus.

La campionessa del mondo si lancia in volata appena arrivata sul rettilineo del traguardo, ma, abbastanza inaspettatamente, riceve resistenza da Alvarado la quale difende la prima posizione e si aggiudica i 15″ bonus, dimostrando di non essersi arresa e di puntar forte sulla generale dell’X2O, ma soprattutto di aver ritrovato quella potenza in pianura che le era mancata sin qui. Dietro le tre battistrada transita Van Empel, già proiettata sulla difesa del quarto posto. Quinta è Worst, il cui livello si è ormai stabilizzato appena dietro a quello di Brand e Betsema. Vas, non del tutto in forma su un tracciato amico, e Cant rincorrono a distanza.

Lucinda, nonostante una caduta nello stesso tratto fangoso che le era rimasto indigesto al giro precedente, guida il terzetto mentre Denise fa l’elastico, soffrendo i lunghi rettilinei poco scorrevoli. Alvarado sembra addirittura migliore di Brand nelle salite a piedi e con caparbietà si porta in testa tentando di sfruttare anche le sue straordinarie doti tecniche. Un errore nel terzo giro rischia di esserle fatale. Nel resto della tornata è costretta a rincorrere l’iridata, concludendo l’inseguimento a metà del quarto e ultimo giro. Lucinda ha dalla sua la sparata finale che spesso le ha permesso di trionfare in solitaria (a Zolder e Tabor, ad esempio), ma Ceylin, abile a muoversi nel fango, è una delle pochissime che può battere l’iridata in un corpo a corpo, proprio come fece qui l’anno scorso.

Stavolta per Alvarado non c’è niente da fare, l’allungo di Brand in salita risulta decisivo e nonostante il recupero in extremis la caraibica conclude seconda a 4″, al termine di una delle prove più divertenti della stagione. Betsema limita il ritardo come può (37″), precedendo Worst (1’15”), rientrata alla soglia dei quaranta minuti su Van Empel. Sesto posto per Cant, anch’ella divenuta costante nei suoi piazzamenti tra le prime dieci, settima Vas e ottava Rochette. Una rimonta meno irresistibile che in altre occasioni permette a Honsinger di raggiungere solamente il nono posto, davanti alle giovani connazionali Clouse e Munro, rispettivamente decima e undicesima. Non presenti le atlete italiane che saranno impegnate domani a Hulst per la terzultima frazione di CDM. In classifica guida sempre Betsema con 46″ su Brand e quasi 3′ su Alvarado.

Stavolta Van Aert se la deve sudare, ma l’esito è lo stesso delle precedenti sei uscite
Al maschile il percorso prometteva spettacolo e le dichiarazioni dei crossisti prima della partenza non facevano altro che aumentare l’attesa. Pidcock, Van Aert e Aerts si dicevano pronti a lottare per il successo e Iserbyt dichiarava di voler recuperare i minuti persi fra Kortrijk e Loenhout. La struttura e l’altimetria del tracciato erano favorevoli al campione olimpico della MTB, ma il fango strizzava l’occhio alle doti podistiche del tiranno WVA. Pidcock tira fuori la partenza migliore dell’anno perché partendo in prima fila può sfruttare la sua rapidità nei primi metri dopo la luce verde e guadagnarsi subito una posizione invidiabile. Iserbyt e Aerts rispondono presente, proprio come Sweeck, Van Kessel e Van Aert. Molto scattanti anche Jens Adams e il neo-acquisto Ineos Ben Turner, amico di Pidcock.

Il britannico è scatenato, impone da subito un’andatura molto allegra e solo Toon, Wout ed Eli riescono a seguirlo. Van Kessel rincorre nel mezzo fra loro e un altro gruppetto composto da LVDH, Turner, Vanthourenhout e Orts Lloret; una caduta nel tratto fangoso in discesa lo mette fuori gioco, fortunatamente senza conseguenze. Aerts e Iserbyt agguantano le prime due posizioni a fine primo giro e prendono 15″ e 10″ bonus. Toon continua il proprio forcing finché non finisce lungo nella curva fangosa che aveva creato grattacapi anche alla compagna Brand, lasciando gli altri tre soli in testa. Eli mantiene alto il ritmo per evitare il rientro del rivale diretto per la generale, sul quale rinviene Vanthourenhout, troppo lento nelle partenze e costretto sempre a rimonte dispendiose per guadagnarsi le posizioni ambite. Michael aggancia i tre davanti, ma è solo questione di un attimo, perché poi Van Aert supera Iserbyt e aumenta l’andatura, respingendo sia Aerts che lo stesso Vanthourenhout.

Van der Haar e Sweeck staccano Turner e si lanciano all’inseguimento dei due sopraccitati. Nella quarta tornata c’è l’allungo di Wout, apparentemente decisivo. Il belga spinge a tutta sui pedali nella salita fangosa più dura nel circuito scavando subito un bel solco fra sé e Pidcock, con Iserbyt ancora più indietro. Il gap aumenta ulteriormente nei successivi tratti a piedi, in cui WVA è impareggiabile. Sembra tutto apparecchiato per l’ennesimo successo del campione belga, ma una discesa innocua provoca la scivolata di Van Aert, che rompe scarpino e manubrio. Pidcock lo raggiunge e sorpassa sul rettilineo d’arrivo e anche Iserbyt lo lascia indietro mentre il tre volte campione del mondo è intento a cambiarsi lo scarpino ai box.

Wout riparte con 20″ di ritardo e la mente non sgombra dalla caduta, tanto che nei giri seguenti commette vari errori e continue indecisioni rallentano la sua rincorsa a Tom. Nel terzultimo giro riprende e stacca Iserbyt, transitando con 9″ di ritardo dal battistrada, che raggiungerà verso la fine della sesta tornata. A questo punto sceglie di rifiatare e di rimanere a ruota di Pidcock anche per il giro seguente, l’ultimo. Iserbyt può così riavvicinarsi, ma non rientrare.

Nello stesso tratto in cui aveva fatto la differenza la prima volta, Van Aert supera Pidcock e lo stacca di pura potenza, rilanciando meglio del britannico sull’asfalto e volando a piedi. Arriva per lui la vittoria numero sette su sette cross disputati, forse la più sudata della stagione. L’alfiere della Ineos, secondo a 10″, può esser contento della propria prova perché, oltre ad aver messo in mostra grandi gambe, ha anche lottato fino all’ultimo con Van Aert, rendendogli dura la vita, seppur per circostanze difficilmente ripetibili. Il vincitore di giornata numero due è però Eli Iserbyt (terzo a 29″), autore di una prestazione superlativa che gli ha permesso di riaprire il discorso classifica generale. Ora lui e Aerts (oggi quarto a 1’16”) sono separati da 1’20”, distacco difficile da colmare, ma non impossibile per il lottatore ammirato a Baal. Vanthourenhout cala nel finale e conclude quinto, appena davanti a Ben Turner, a cui il cambio di maglia sembra aver fatto un gran bene. Il campione d’Europa è settimo, Adams ottavo, Sweeck solo nono e Meeusen decimo. Il campione spagnolo Orts Lloret finisce appena fuori dalla top ten.

Domani la rivincita a Hulst non sul percorso dell’anno passato, ma sul tracciato che aveva ospitato diverse prove dell’allora Brico Cross.

Archivio

La vignetta di Pellegrini

Versione stampabile