Wout van Aert vince a Privas © AFP
Wout van Aert vince a Privas © AFP

Van Aert passepartout, la volata è opera d’arte

Tour de France, in una tappa interlocutoria il belga della Jumbo-Visma si prende la volata su Bol e Bennett

Tappe come quella di oggi, nel ciclismo contemporaneo, se ne vedono ben poche. Per fortuna, viene da aggiungere. È stata una giornata di trasferimento al Tour de France, con una Gap-Privas di 183 km che non entrerà di certo nei libri di storia. Diciamo che, dopo svariati mesi di stop forzato, sprecare l’occasione per mostrarsi in azione sugli schermi di mezzo mondo, nel palcoscenico più ambito che ci sia, appare delittuoso. C’è qualcuno, però, che non perde occasione nel mostrare la sua condizione stratosferica; sterrati, poggi, salite, volate; con questo Wout van Aert c’è poco da fare.

Nessun attacco, Bennett si veste virtualmente di verde
I 172 corridori ancora in corsa oltrepassano al km 0 alle 13.19; diversamente dalle quattro frazioni precedenti, il primo attacco non è immediato e non ha esito positivo. A portarlo al km 4 è un nome a sorpresa come il campione danese Kasper Asgreen, compagno della maglia gialla Alaphilippe. L’alfiere della Deceuninck-Quick Step viene subito stoppato da un Thomas De Gendt in versione mastino e che lo riporta a bada.

Da qui in poi, non accade letteralmente nulla; pare di assistere alla passerella finale parigina, con corridori che scherzano – spicca in tal senso Lukas Pöstlberger – e che parlano amabilmente tra di loro, con Alaphilippe presenza costante in coda. Nonostante il totale disinteresse dell’intero plotone, nella prima ora la media tocca i 40.2 km/h, grazie esclusivamente al profilo altimetrico della frazione in costante discesa.

L’unico momento degno di cronaca è lo sprint intermedio a L’Épine (km 47.5); vittoria netta e 20 punti in saccoccia per Sam Bennett, scortato alla perfezione dal solito Michael Mørkøv che gli copre le spalle mantenendo Caleb Ewan al terzo posto. Peter Sagan deve accontentarsi del quarto posto davanti a Coquard, Kristoff, Trentin, Bonifazio, Oss e un Viviani che anche stavolta non si trova in sintonia con l’apripista Laporte. Con questo risultato, e in attesa del traguardo, Bennett indossa virtualmente la maglia verde, interrompendo un digiuno irlandese che proseguiva dal 24 luglio 1989, quando Sean Kelly salì sul podio parigino dell’edizione 76.

Il vento aumenta, ma la corsa non si anima
Bob Jungels trascorre il pomeriggio con il vento in faccia, senza ricevere alcun cambio per un’ora abbondante dove, ancora, non accade nulla. A cambiare, ai meno 80 km dal termine, sono le condizioni atmosferiche: attraversata Nyons, aumenta il vento contrario. Immutato, invece, l’atteggiamento della carovana che prosegue senza il minimo scossone tanto che al primo gpm, il Col de Serre Colon (km 130), Benoît Cosnefroy consolida, per modo di dire, la maglia a pois aggiungendo al suo gruzzoletto l’unico punto in palio, senza che alcuno si interessasse minimamente ad un’eventuale lotta.

Nel passaggio cittadino a Montelimar, a 34 km dalla conclusione, finisce per terra Sepp Kuss, ennesimo elemento del Team Jumbo-Visma che assaggia l’asfalto; il validissimo scalatore statunitense riparte senza problemi dopo aver sistemato la bici. Una volta usciti dal comune in cui si concluse la fondamentale tappa del Tour 2006 – vinta da Jens Voigt in una fuga bidone, quella che consentì ad Óscar Pereiro di guadagnare mezzora sul gruppo – la velocità aumenta ma non c’è alcun tentativo di attacco di squadra.

Poels (unico?) combattivo, la Ineos muove le acque
Per una Ineos che tira davanti, c’è un duo Ineos che si deve arrestare: Richard Carapaz fora la ruota posteriore ai meno 22 km e deve darci dentro, con il supporto di Pavel Sivakov, per rientrare ai piedi del secondo e ultimo gpm, la Côte de Saint Vincent de Barrès (scollinamento al km 167). dove non accade nulla se non il solito scattino di Cosnefroy per prendersi il punto e un inconveniente meccanico per l’iridato Mads Pedersen, che non perde un attimo per rientrare. C’è ancora in gruppo, seppur sempre in coda, Wout Poels; il neerlandese della Bahrain McLaren, sofferente per le conseguenze della caduta della frazione inaugurale, si vede attribuire il premio di combattivo del giorno. In una tappa simile, non poteva esserci scelta migliore.

Tornati in pianura e dopo una svolta a destra, a 8.5 km dalla conclusione i corridori della Ineos Grenadiers si piazzano in massa in testa e aumentano il ritmo, allungando il gruppo per un km poco più; in pochi si staccano – Hirschi e Roche i meglio piazzati in classifica, presi in castagna assieme a Elissonde, Herrada, Latour e Zakarin, giusto per citare chi è nelle parti alte; qualcuno rischia, a cominciare da Bauke Mollema, che con fatica riesce a rientrare.

Van Aert vince anche in volata, battuti Bol e Bennett
Lotto Soudal e Team Sunweb fanno l’andatura negli ultimi 3 km, anticipando un tentativo velleitario di attacco di Michael Schär (CCC Team) che resta all’attacco per un centinaio di metri attorno ai meno 2 km. Sono i Sunweb ad entrare nel km conclusivo, con tre gregari ad aprire la strada a Bol, alla cui ruota c’è Van Aert. Il treno dei tedeschi lavora benissimo e lascia lo sprinter neerlandese al punto giusto, nella mezzasemicurva ai meno 120 metri; Cees Bol parte bene ma, ahilui, alla sua sinistra sfreccia il miglior corridore del momento.

Wout van Aert esce come una pallottola e si cimenta in un bel testa a testa sopra i 65 km/h con il rivale, superandolo poche pedalate prima del traguardo e conquistando la seconda vittoria della sua esperienza al Tour de France. Con il tuttofare del Team Jumbo-Visma, squadra al secondo centro in altrettante tappe, il podio è composto da Cees Bol (Team Sunweb) e da un Sam Bennett (Deceuninck-Quick Step) partito da lontano e uscito come un cannone, ma in ritardo. Per lui la soddisfazione di avere da domani la maglia verde con 9 punti su Sagan e 30 su Kristoff.

Seguono Peter Sagan (Bora-Hansgrohe), Jasper Stuyven (Trek-Segafredo), Luka Mezgec (Mitchelton-Scott), Bryan Coquard (B&B Hotels-Vital Concept), Caleb Ewan (Lotto Soudal), Clément Venturini (AG2R La Mondiale) e Hugo Hofstetter (Israel Start-Up Nation), con Giacomo Nizzolo (NTT Pro Cycling) undicesimo e migliore degli italiani. Sessantotto i membri del gruppo di testa; tra gli assenti Pedersen e Viviani a 2’01, Hirschi a 3’29” e Roche a 7’04”.

Ahi ahi Alaphilippe, una penalità consegna la gialla a Yates. Domani arrivo all’insù
La classifica, a sorpresa, cambia: Julian Alaphilippe si è reso protagonista di un rifornimento con un addetto a bordostrada a 17 km dalla conclusione, ossia 3 km più tardi del dovuto. La giuria, subito dopo l’arrivo, ha comminato da regolamento 20″ al leader della Deceuninck-Quick Step, che ora è sedicesimo a 16″ dalla nuova maglia gialla Adam Yates. Il britannico della Mitchelton-Scott guida con 3″ su Primoz Roglic, 7″ su Tadej Pogacar, 9″ su Guillaume Martin, 13″ su Bernal, Dumoulin, Quintana, Chaves, López, Bardet, Mollema, Landa, Pinot, Urán e Porte.

Domani tornano di scena gli scalatori nella Le Teil-Mont Aigoual di 191 km, per una tappa sul Massiccio Centrale sostanzialmente “unipuerto” pur presentando tre gpm: i primi due, di terza categoria, sono rispettivamente uno strappetto e un antipasto per ciò che verrà, ossia il Col de la Lusette, prima categoria di 11.7 km al 7.3% con scollinamento ai meno 13.5 km. Da qui 5 km di discesa per poi tornare a salire in maniera dolce, mai sopra il 6%; probabile una riedizione di quanto visto ieri a Orcières Merlette, ma non è da escludere che chi si senta maggiormente in forma cerchi di saggiare l’altrui condizione sulla salita più dura di giornata.

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