Simon Yates all'attacco sull'Alpe di Mera © Giro d'Italia
Simon Yates all'attacco sull'Alpe di Mera © Giro d'Italia

Yates di lotta, Bernal di governo

Simon all’assalto verso l’Alpe di Mera, vince la tappa e avvicina molto il secondo posto di Caruso. Bernal limita i danni con l’aiuto della squadra, nel finale viene distanziato anche dal solito grintosissimo Almeida, ma stacca tutti gli altri

E allora, tutto è apparecchiato, per domani sgomberate l’agenda da qualsiasi altro eventuale e possibile impegno, sarà un pomeriggio di passione, ci si giocherà il Giro d’Italia 2021, le grandi montagne saranno ancora una volta lo scenario per grandi battaglie. Tutto ci sembra grande in questa corsa rosa, la difficoltà di Bernal a tratti, poi la sua capacità di riprendersi e reagire, e poi la pluricitata tigna di Almeida, uno che davvero non finisce mai, e la sapienza gestionale di Damiano Caruso, che è sempre lì secondo che vuol dire anche “in agguato”. Ma pure in allerta, perché da dietro, tumultuando, arriva Yates.

Simon ha col Giro un conto aperto da quando lo sappiamo tutti, in questi anni gli ha battuto in testa l’idea fissa di un lavoro lasciato a metà, e sempre è voluto tornare per provare a portarlo a termine, quel lavoro. Oggi all’Alpe di Mera ha regalato ai suoi tifosi una perla, ma bella. Ha attaccato senza aspettare troppo, si è fatto 7 km da solo, non ha ribaltato il Giro né nessuno in particolare, ma non era oggi la frazione dei ribaltamenti. Oggi era tempo di carotaggi, ognuno dei contendenti ha analizzato e studiato i rivali, e i conti si faranno al limite domani.

Ma non si può fingere di non vedere la tendenza all’insù di Yates, che pare crescere giorno dopo giorno in quest’ultima settimana. Intanto ha rimesso nel mirino il secondo posto di Damiano, come accennavamo più su, e poi ha avuto la seconda conferma di poter attaccare – e soprattutto staccare – Bernal: e volete che domani non ci riprovi?

Se Yates conferma la propria voglia, se Caruso conferma la propria gamba, Bernal conferma la propria tendenza ad avere dei passaggi a vuoto. Che magari durano pochi minuti, oggi è proprio un caso di studio in tal senso; ma che possono costare cari in un finale di Giro in cui ogni tassello deve andare a posto millimetricamente per portare a casa la vittoria. E di millimetrico, in queste ultime giornate di Egan, vediamo sì la precisione della sua fortissima squadra; ma non la sua, di Bernal stesso. Il ragazzo c’è, ma a volte si assenta: gli basterà?

La cronaca di tappa. Percorso modificato per la 19esima tappa del Giro, niente Mottarone in seguito alla tragedia del 23 (ma il Giro ha commemorato le vittime), inserimento della salitella di Gignese, ridotto il chilometraggio (166 anziché 176), invariate le sedi di partenza (Abbiategrasso) e arrivo (Alpe di Mera). Quelli del gruppo rosa se le son suonate di santa ragione per un’ora, anche oggi la fuga era ambita, e solo al km 45 sono riusciti a evadere in sei: Larry Warbasse (AG2R Citroën), Nicola Venchiarutti (Androni-Sidermec), Giovanni Aleotti (Bora-Hansgrohe), Mark Christian (Eolo-Kometa), Quinten Hermans e Andrea Pasqualon (Intermarché-Wanty); ha mancato di poco l’aggancio Oscar Riesebeek (Alpecin-Fenix), gli altri sono andati fino a un vantaggio massimo (appena 4′) deprimente se confrontato con quello della fuga di ieri, per dirne una.

E sì, perché a impedire ai pindarismi dei sei di prendere effettivamente il volo, la BikeExchange di Simon Yates, interessato (lui, come a Sega di Ala) a far qualcosa di intrigante nel finale. Qualcosa di intrigante è però già successo sulla discesa da Gignese, intorno al km 90: la Deceuninck-Quick Step di João Almeida si è messa a tirare il gruppo, e ne hanno fatto le spese anche alcuni uomini di Egan Bernal come Salvatore Puccio e Daniel Martínez, rimasti attardati. Ma nel loro caso c’è stato l’aviogetto ad personam che s’è fermato ad aspettarli e a riportarli dentro prima del Passo della Colma: parliamo ovviamente di Filippo Ganna, che ha ricompattato per tempo la Ineos Grenadiers.

I fuggitivi sono intanto arrivati ai piedi del Passo della Colma con un paio di minuti residui, e quando ci è arrivato il gruppo c’è stata una caduta di diversi uomini che ha condotto al ritiro di Gianluca Brambilla (Trek-Segafredo). Sulle rampe della Colma è stato Mikel Nieve a tenere alta l’andatura, quelli davanti si sono un po’ disuniti (e Venchiarutti si è staccato) e sono passati al Gpm (-38.6) con un minutino abbondante.

La discesa è stata presa davanti dalla Ineos (che era rimasta integra nonostante i colpi dei BikeExchange in salita), ma molto presto son tornati in prima linea i Deceuninck, tentando di ripetere e possibilmente migliorare il colpo della picchiata precedente. Ma la cosa non è accaduta, per cui niente, tutto rinviato all’Alpe di poi. Il Wolfpack non ha fatto figli e figliastri e ha continuato a tirare anche a fine discesa e pure sulla salita finale, alzando il ritmo progressivamente. A 8 km dalla vetta sono stati ripresi quattro dei fuggitivi, per ultimo è stato poi raggiunto Christian ai 7.5. A João restava da spendere James Knox, i cui fendenti hanno causato molte difficoltà a tanti luogotenenti.

Quando il britannico si è spostato ai -7, Almeida è partito di netto. Il suo attacco ha trovato strada libera, la Ineos non si è dannata l’anima per riprendere il portoghese; è risalito Romain Bardet (DSM), a guardare in faccia Eganito. Allora ai 6.5 è scattato Simon Yates e con lui Aleksandr Vlasov (Astana-Premier Tech), George Bennett (Jumbo-Visma), e – udite udite! – Damiano Caruso (Bahrain). Insomma tutti gli avversari di Bernal meno Bernal, il quale continuava ad andare di ritmo con Jonathan Castroviejo a tirare e Dani Martínez di scorta.

I contrattaccanti hanno raggiunto presto Almeida, e a quel punto Yates si è messo a battere e ribattere. Con Bernal e i suoi c’erano sempre Bardet col compagno Michael Storer, Hugh Carthy (EF Education-Nippo), Dan Martin (Israel), Tobias Foss e Koen Bouwman (Jumbo) e stop; ai 5.5 un’altra bordata vera e propria di Simon, il quale così ha mollato la compagnia degli altri e ha allungato. Caruso ha badato più che altro a tirare il proprio quartetto per mettere distanze rispetto a Bernal. Un quartetto che ai -5 è diventato terzetto quando Bennett ha perso contatto. A quel punto da dietro è scattato Carthy, e anche lui ha trovato campo libero da parte degli Ineos e si è portato su Caruso e soci. Ma le distanze erano minime, e ai 4 km, finito il turno di Castroviejo, Bernal si è rifatto sotto; Yates restava 30″ più avanti.

Mentre Martínez  e Bernal rientravano, Vlasov è partito in contropiede ma è stato raggiunto dall’inesorabile passo di Martínez, che ha continuato fino ai 2.5 km facendo staccare nel frattempo Carthy. A questo punto il distacco da Yates era già intorno ai 20″, e Bernal è partito in prima persona; Vlasov si è subito staccato, Almeida ha tenuto Caruso a vista di Egan, ma poi Damiano ha ceduto sulle pendenze più dure. Ai -2 Yates conservava quella ventina scarsa su Bernal e Almeida, trentina su Caruso che procedeva in gestione.

Almeida ha pure dato qualche cambio a Bernal nel finale, Yates è stato ulteriormente riavvicinato ma non più ripreso; e ai 700 metri Almeida con un lungo forcing ha addirittura staccato Egan per provare a vincere la tappa; ma Simon era alle ultime pedalate, ed è andato a prendersi questa meritata vittoria con 11″ su Almeida e 28″ su Bernal; Caruso e Vlasov hanno chiuso a 32″, Martin a 42″ seguito da Martínez a 49″. A 1’25” sono arrivati Bouwman, Foss, Bardet e Carthy.

Bernal resta ancora in maglia rosa ma non è tanto in comfort zone. Caruso si conferma secondo, il distacco ammonta a 2’29”, Yates incombe a 2’49”, poi più lontani Vlasov a 6’11”, Carthy a 7’10”, Bardet a 7’32”, Martínez a 7’42”. Almeida è sempre ottavo ma avvicina sensibilmente quelli che lo precedono, e attualmente paga 8’26”. La top ten è chiusa da Foss a 10’19” e Martin a 13’55”.

Domani la ventesima tappa sarà quella del dentro o fuori: da Verbania all’Alpe Motta 164 km e negli ultimi 90 verranno affrontati il lunghissimo San Bernardino (Gpm ai -58) e lo SplügenPass (Gpm ai -29) prima dei 9 km dell’ascesa conclusiva. Qui si farà la classifica: quasi (e sottolineiamo quasi) definitiva.

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