Damiano Caruso vince all'Alpe Motta © LaPresse
Damiano Caruso vince all'Alpe Motta © LaPresse

Caruso si regala un sigillo da campione!

Grande tappa verso l’Alpe Motta, Damiano attacca da lontano con Bardet e alla fine riesce a vincere in solitaria. Bernal para i colpi con un ottimo Martínez e stacca tutti i rivali; classifica del Giro sostanzialmente fatta già prima della crono

Il Giro di Caruso e il Giro di Bernal, primo e secondo, secondo e primo: l’Alpe Motta certifica tutto il certificabile, certifica la vittoria di Egan in classifica (al 95% diciamo), e di sicuro certifica la grandezza di Damiano, che in questa corsa rosa ha fatto tutto e di più, di quel che poteva fare e prima ancora pensare. Si è ritrovato capitano strada facendo, ha tenuto benissimo in tutte le tappe più dure, una condizione che ha continuato a crescere inarrestabile fino alle ultime tappe, in cui lungi dall’accontentarsi di blindare il secondo posto in classifica, ha voluto osare, togliersi ogni possibile dubbio, scacciare ogni rischio di restare col rimpianto dell’intentato.

Ha attaccato, e come risultato del suo coraggio, oggi ha anche vinto. Lui non ha alzato tante volte le braccia sotto uno striscione d’arrivo, ma oggi l’appuntamento era troppo speciale: partiamo, vediamo un po’ quel che succede, e se magari Bernal mostra qualche crepa chissà… Un attacco partito lontano dal traguardo, sulla prima discesa di giornata, giù dal San Bernardino insieme a Pello Bilbao, realizzatosi insieme a Romain Bardet e i suoi uomini, e coronato da due chilometri finali da sogno, quelli in cui Caruso, dopo aver staccato il francese, si è lanciato nell’abbraccio della folla che si apriva al suo passaggio, rinnovando un codice che per il ciclismo significa vita, e a cui da tempo non eravamo così abituati.

Caruso ha vinto la tappa almeno quanto Bernal non l’ha persa: supportato ancora da un superteam, Egan ci ha messo di suo la capacità di restare lucido tutto il tempo, di pedalare forte anche più di quanto ci si potesse aspettare, viste le ultime microdefaillance; e alla fine ha staccato lui quelli che avrebbero dovuto metterlo in difficoltà, Yates e Almeida. E col secondo posto di tappa ha ceduto solo qualcosa a Caruso, che domani nella crono potrà controllare a distanza dall’alto dei quasi 2′ di margine che conserva.

Una giornata di ciclismo perfetta, insomma, c’è stata la battaglia ed è durata a lungo, c’è stato l’andare oltre i propri limiti, c’è stata una selezione feroce, e al traguardo si giunge uno per volta, come nelle migliori storie di questo sport.

Vediamo com’è iniziato, allora, questo sabato di passione. Dopo una serie di tentativi sfociati in un nulla, ai -138 della Verbania-Alpe Motta (164 km), 20esima tappa del Giro d’Italia 2021, hanno allungato con più decisione e persistenza Dries De Bondt e Louis Vervaeke (Alpecin-Fenix) e Simon Pellaud (Androni-Sidermec); su di loro sono rientrati più avanti Giovanni Visconti (Bardiani-CSF), Felix Grossschartner (Bora-Hansgrohe), Vincenzo Albanese (Eolo-Kometa), Taco Van der Hoorn (Intermarché-Wanty), Matteo Jorgenson (Movistar) e Nico Denz (DSM), e allora la fuga è andata via (più o meno ai -130).

Il vantaggio massimo (5’30”) è stato toccato al km 55 (-109), poi  le attese Deceuninck-Quick Step (per João Almeida) e BikeExchange (per Simon Yates) hanno iniziato a organizzare l’inseguimento, e un po’ a sorpresa anche la Trek-Segafredo ha contribuito a mettere in fila il gruppo con l’intervento di Jacopo Mosca. Appena approdata sul San Bernardino (col gruppo a 3’30”), la fuga è esplosa. È stato Vervaeke a scattare dal gruppetto, e su di lui si sono riportati Grossschartner, Denz e Pellaud; ma l’elvetico si è dovuto presto far da parte per un problema meccanico, e anche Denz alla lunga non ha retto il ritmo degli altri due.

Ai -73 Visconti e Albanese, saliti fin lì in gestione, si sono riportati su Vervaeke e Grossschartner, e intanto il margine sul gruppo maglia rosa è tornato a crescere (un minuto guadagnato non appena l’onere dell’inseguimento è stato lasciato alla sola BikeExchange), prima di imboccare fisiologicamente, qualche chilometro più su, la definitiva curva discendente. Una bella botta alle speranze dei cinque l’ha data, a 7 km dalla vetta, la DSM, che si è messa a tirare forte in gruppo.

Abbiamo scritto “cinque” e non più quattro, perché nel frattempo il mai domo Pellaud era rientrato sui battistrada. L’andamento della DSM s’è fatto sempre più sostenuto, tanto che ai -60 (a 2 km dal Gpm) il gruppo maglia rosa, formato da una sessantina di atleti, si è per un attimo frazionato, dopo essersi selezionato abbondantemente in precedenza. Al Gpm (vinto da Albanese su Visconti) il gruppo è passato con 50″ di ritardo dai primi.

In discesa i DSM hanno continuato a spingere con Chris Hamilton in prima posizione, e alla lunga il terzetto (c’erano anche Michael Storer e ovviamente Romain Bardet) si è avvantaggiato; alle spalle dei tre, una coppia in divisa Bahrain-Victorious: Pello Bilbao e Damiano Caruso, anche loro avvantaggiati rispetto al gruppo maglia rosa. Questi contrattaccanti sono andati fortissimo, tanto da rientrare sui fuggitivi: ai -49 i DSM, ai -48 i Bahrain. Ma il margine su Bernal e gli altri ammontava a soli 20″, e per di più la Ineos Grenadiers era praticamente compatta intorno al suo capitano.

Il fondovalle fino allo Spluga ha visto comunque i battistrada – trovato rapidamente un buon accordo tra fuggitivi e contrattaccanti – spingere bene e difendere il risicato margine. Intanto, giusto per non farci mancare niente, è iniziato a piovere. Quando il vantaggio dei primi è arrivato a 25″ (ai -42), la BikeExchange ha messo un suo uomo (Chris Juul-Jensen) a collaborare con gli Ineos nell’inseguimento.

All’attacco dello Spluga ai -38 il gruppetto è esploso: fuori subito Hamilton, fuori Albanese, Pellaud e pure Visconti, i soli Vervaeke e Grossschartner sono rimasti con Bardet, Storer, Bilbao e Caruso. Il gruppo tirato da Moscon era sempre lì a 20-25″. In salita Vervaeke ha dato un grande impulso all’azione, dopo che l’aveva fatto peraltro Visconti sul falsopiano precedente: amicizie trovate per strada che incidono sulla corsa, in pratica la storia del ciclismo.

Il vantaggio degli attaccanti è salito fino a lambire i 40″, e intanto volavano via i gregari di Bernal, Puccio esaurito già prima della salita, poi è saltato Moscon ai -36, poi Narváez ai -33; il gruppo perdeva pezzi, tra gli altri lo spento Vincenzo Nibali di questo ultimo scorcio di Giro. Ai -34 si è staccato dai primi Vervaeke, ai -33 il margine è salito a 50″. Da lì alla vetta i resti del plotone sono stati tirati costantemente da Jonathan Castroviejo.

Ai -31 anche Grossschartner ha gettato la spugna, ai -29 i quattro battistrada sono transitati al Gpm dello Splügen con una buona quarantina di secondi di margine. Aleksandr Vlasov (Astana-Premier Tech) è scattato subito in discesa, contribuendo all’entropia del tutto; il gruppo si è sgranato, nelle avanguardie son rimasti Bernal con Castroviejo (non Daniel Martínez!) e Yates, più indietro Hugh Carthy (EF Education-Nippo); quando Vlasov si è un po’ rialzato intorno ai -25 si è coagulato intorno a lui un gruppetto di otto unità: oltre ai citati, rientrati anche Almeida, Tobias Foss (Jumbo-Visma) e ancora Grossschartner; ai -24 è rientrata un’altra decina di unità, compreso Martínez, che subito è andato avanti a dare una mano a Castroviejo (il quale comunque ha continuato in prima persona a spingere a fondo).

Tira avanti che tira dietro, la discesa è scorsa via velocissima e con pochi sussulti, tanto che ai -10, ai piedi dell’ascesa conclusiva, il margine era sempre quello, fissato: 40″, qualcosa più qualcosa meno. Ai 7 km è finito l’impegno di Castroviejo si è concluso, idem per Storer nel drappello di testa; la verve di Martínez ha fatto recuperare qualcosa al gruppo, ma in risposta l’ultimo sforzo di Bilbao ha ridato aria all’azione d’attacco. Pello si è sfilato ai 6.5, con tanto di pacca di Damiano sulla spalla. Era il momento di non tenersi più niente da parte. Tutto per il tutto.

Almeida ha manifestato difficoltà e ha perso contatto dal gruppetto tirato da Martínez con Bernal, Yates, Vlasov e Carthy; recuperavano, quelli dietro, e sempre meno chilometri mancavano al traguardo. Addio sogni di ribaltare il Giro per Caruso, ma comunque onore al tentativo del ragusano; Bardet pareva averne meno rispetto a Damiano, e infatti non gli ha più dato un cambio, malgrado le frequenti richieste da parte del siciliano. Il quale nel frattempo ha preso pure i 3″ di abbuono al traguardo volante di Madesimo a 2.3 dalla vetta.

Il lavoro di Martínez dava frutti enormi, dimezzato il gap, mandati in tilt Carthy e poi Vlasov tra i -4 e i -3, mentre Almeida si staccava ogni volta ma ogni volta riusciva a trovare chissà dove le energie per tornare sotto.

Ai 2 km, su pendenze molto più accentuate delle precedenti, Bardet ha esalato l’ultima pedalata alla ruota di Damiano, che ha infine staccato il francese. Aveva sempre 20″ da amministrare contro il solito Martínez, il cui ritmo iniziava a fiaccare anche Yates, costretto a fare l’elastico e infine a staccarsi ai 1500 metri. Poco dopo anche Almeida ha dovuto mollare la presa, e all’ultimo chilometro la coppia Ineos ha raggiunto Bardet; a quel punto Martínez è infine scoppiato, e Bernal è rimasto solo all’inseguimento di Caruso. Inseguimento ormai destinato a non riuscire, dato che Damiano, portato su anche dall’entusiasmo dei tanti tifosi appostati sulla salita finale, era involato verso il successo, più che mai meritato.

Il ragusano ha chiuso la propria fatica con 24″ su Egan, 35″ su Martínez e Bardet, 41″ su Almeida, 51″ su Yates, 1’13” su Vlasov, 1’29” su Carthy, 2’07” sul bravissimo Lorenzo Fortunato (Eolo) e 2’23” su Antonio Pedrero (Movistar) e Jan Hirt (Intermarché-Wanty), 2’37” su Tobias Foss e Koen Bouwman (Jumbo); e ancora 3’10” su Dan Martin (Israel Start-Up Nation), 3’42” su George Bennett (Jumbo) e Vadim Pronskiy (Astana); insomma, uno per cantone, come si suol dire.

Bernal ha le mani sulla rosa, 1’59” di vantaggio su Caruso secondo e 3’23” su Yates terzo. La generale prosegue con Vlasov a 7’07”, Bardet a 7’48” e Martínez a 7’56”, entrambi guadagnando una posizione ai danni di Carthy, settimo a 8’22”; Almeida resta ottavo a 8’50”, seguito da Foss a 12’39” e Martin a 16’48”; l’undicesimo, Bennett, ha un ritardo di 24’55”. Fortunato sale in 14esima posizione a 44’09”: tanto Giro anche per questo ragazzo.

Domani il Giro d’Italia 2021 si conclude con 30.3 km a cronometro: partenza da Senago, approdo a Milano su un percorso totalmente piatto. Sarà difficilissimo che le prime posizioni possano cambiare, vedremo comunque l’assestarsi della classifica, e aspettiamo anche per quest’ultima tappa l’abbraccio (rispettoso e cauto) della folla.

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