Richard Carapaz batte Jakob Fuglsang a Leukerbad
Richard Carapaz batte Jakob Fuglsang a Leukerbad

Carapaz sbuffa e spinge che è una bellezza

L’ecuadoriano batte Fuglsang a Leukerbad e vola in testa alla classifica del Tour de Suisse: una risposta netta a Pogacar. Pozzovivo in bella evidenza, Van der Poel in fuga in maglia gialla

Pum Pum! Chan Chan! Pum Pum! Chan Chan! Locomotora donde tu vas? Sbuffando e colpendo per caso vas a ganar el Tour de Francia, Richard? Va bene va bene, non corriamo, intanto aspettiamo che Carapaz conquisti la corsa che sta disputando ora, il Giro di Svizzera, gara nella quale ha oggi dato un saggio di forza ed efficacia, vincendo la tappa di Leukerbad dopo aver staccato tutti i rivali di classifica meno uno: un uno che gli era scattato prima, ma che l’ecuadoriano ha avuto il merito di raggiungere a 3 km dal traguardo e di piegare in un bellissimo sprint a due.

Ma è inevitabile proiettare sulla Grande Boucle quanto visto oggi sulle strade di montagna elvetiche, del resto se a qualche centinaia di miglia di distanza Tadej Pogacar ha dato un saggio dei suoi (al Tour di Slovenia), ci si poteva pure attendere che uno dei suoi più attesi rivali rispondesse a tono. Carapaz ci è piaciuto (e ci piace ogni anno di più, confessiamo) e ci è sembrato fortissimo, oltre che – ovviamente – in ascesa. La condizione cresce, i colpi si fanno più raffinati, e trovare la vittoria già oggi è sicuramente un viatico che gli farà molto bene. Bravo anche Jakob Fuglsang (lo sconfitto di giornata), brava (per motivi che leggerete tra qualche rigo) la maglia gialla uscente MVDP, e bravissimo Domenico Pozzovivo, che è lì a sgambettare e battagliare con avversari che hanno più o meno la metà della sua età e che in alcuni frangenti sembrano averne il doppio.

Il TDS è lungi dall’essere concluso, aspettiamoci dei colpi di coda (Alaphilippe? Schachmann?) e poi c’è sempre una crono prefinale, sabato, di difficilissima interpretazione; ma non sappiamo chi possa scalzare Carapaz dalla vetta della classifica che intanto è andato a occupare con sicumera. Anzi, non ci stupiremmo di ritrovarci a canticchiare ancora, nei prossimi giorni, la canzone del Tren (un classico direttamente dal Son Cubano, per chi si  chiedeva cosa fossero quelle strane parole in apertura di articolo…).

Dopo la doverosa introduzione, passiamo a dettagliare i fatti di corsa. La quinta tappa del Tour de Suisse 2021, Gstaad-Leukerbad di 172 km, è partita con una salita subito in avvio (il Col du Pillon), e con una fuga che ha preso le mosse a circa 140 km dal traguardo. Al suo interno Sergio Samitier (Movistar), Hermann Pernsteiner (Bahrain-Victorious) e un certo Mathieu Van der Poel… sì, proprio lui, il capitano della Alpecin-Fenix, andato all’attacco pur indossando la maglia gialla di leader della classifica; forse, in Van-Avermaet-style al Tour de France, sperava che lasciassero spazio all’azione e lui potesse così difendere il primato sulle salite del finale; ma il gruppo aveva tutt’altre intenzioni, e non ha concesso che 3’30” circa ai tre battistrada diventati strada facendo quattro, con l’innesto di Claudio Imhof (Nazionale Svizzera), che abbiamo già visto in azione in questi giorni e che si è accodato al terzetto.

L’elvetico è stato anche il primo a perdere le ruote dei primi, a 39 dalla fine, sullo strappetto di Varen; ma a quel punto la fuga aveva nemmeno più 50″ di margine, e il destino era segnato: ai -30 si è rialzato/staccato Mathieu, ai -28 sono stati presi anche Samitier e Pernsteiner, completato così il lavoro del plotone, in larga parte evaso dalla Israel Start-Up Nation.

A quel punto la Ineos Grenadiers si è messa a tirare, ciò non ha impedito a Mattia Cattaneo (Deceuninck-Quick Step) di vincere lo sprint con abbuoni ai -27 (3″ fan sempre comodo con le classifiche corte), dopodiché lungo la salita di Erschmatt tutti gli equilibri sono saltati: la battaglia si è infiammata subito, Antwan Tolhoek (Jumbo-Visma) è stato il primo a partire ai -25, e un chilometro dopo si è mosso Esteban Chaves (BikeExchange) che rapidamente si è portato sull’olandese per staccarlo a 22.5 km dal traguardo. I resti del gruppo hanno chiuso su Tolhoek solo ai -20, non c’erano che 15 unità nel drappello dei migliori: Eddie Dunbar a tirare per Richard Carapaz (Ineos), il leader in pectore Julian Alaphilippe con Cattaneo (Deceuninck), Maximilian Schachmann (Bora-Hansgrohe), Jakob Fuglsang (Astana-Premier Tech), Niklas Eg (Trek-Segafredo), Sam Oomen (Jumbo), Rigoberto Urán con Neilson Powless (EF Education-Nippo), Tiesj Benoot con Andreas Leknessun (DSM), Michael Woods (Israel), Lucas Hamilton (BikeExchange) e pure l’inossidato Domenico Pozzovivo (Qhubeka Assos).

A 19 dal traguardo, a un passo dalla vetta, Fuglsang ha proposto un interessante contrattacco, a quel punto Chaves aveva un minutino di margine ma sull’azione del danese il suo vantaggio si è di botto dimezzato; l’allungo di Jakob ha dissestato il drappello, Woods è stato il più lesto a tentare una reazione chiamando la risposta anche di Carapaz, Urán, Schachmann, Alaphilippe e SuperPozzo; sulla discesa via via ci sono stati diversi rientri (Hamilton, Dunbar, Oomen con Tolhoek), le distanze tra i vari protagonisti restavano minime.

Chaves ha sbagliato una curva ai -12 (finendo su una stradina secondaria che gli funse da via di fuga), facilitando così il riavvicinarsi di Fuglsang che ormai incombeva alle sue spalle e che ha completato l’inseguimento ai 10.5 km. Una quindicina di secondi per i due a quel punto, un buon accordo trovato presto per aumentare un po’ il vantaggio, e dietro prima Dunbar e poi Tolhoek a lavorare, mentre Alaphilippe faceva discussioni con la giuria per poter prendere un mezzo rifornimento dall’ammiraglia. (Ndr: in seguito il francese sarebbe stato penalizzato di 20″ per questo accadimento, un rifornimento giudicato irregolare essendo avvenuto ai -9).

A 5.5 dal traguardo Fuglsang ha dato il colpo di grazia ai sogni di giornata di Chaves e s’è involato; ai 4.5 Woods ha dato un pizzicotto servito giusto a far fuori Tolhoek, molto più ficcante la rasoiata di Carapaz un attimo dopo: l’ecuadoriano è andato via ponendo ai suoi avversari un problema di una certa entità, ovvero “come lo riprendiamo questo qui?”. Senza scomporre un muscolo Richard ha preso e saltato Chaves, alle sue spalle il bandolo s’è perso in un attimo. Obiettivo raggiungere Fuglsang, a questo punto, e il capitano della Ineos ha completato il blitz a 3 km dalla fine.

A dire il vero il sudamericano ha tentato la magata di prendere e staccare subito Jakob, ma l’esperto danese non lo è (esperto) tanto per dire, quando aveva sentito che la Locomotora del Carchi si avvicinava aveva tolto un cilindro di potenza, e si era fatto qualche centinaio di metri di conserva, respirando e recuperando: prego Richard, riprovaci dopo se vuoi, ma di sicuro Fuglsang non si sarebbe fatto più staccare, senza peraltro neanche più collaborare.

Nel secondo gruppo meglio Woods, Urán e soprattutto Pozzovivo, mentre Alaphilippe, staccatosi un attimo, è rientrato con Schachmann dopo averci un po’ bisticciato. Ai 2 km un buon tentativo di Hamilton con Urán e Woods è stato chiuso da Julian, ma si trattava di schermagliette con poca letteratura.

La volata per il successo è stata a dir poco palpitante, Fuglsang è partito ai 250 metri e ha messo tutto quello che aveva sui pedali ma il suo rivale di giornata non gli ha concesso un centimetro, e facendo i calcoli col goniometro l’ha sopravanzato ad appena 25 metri dal traguardo: spazio più che sufficiente per incamerare una vittoria che è la prima stagionale per lui ma soprattutto è uno squillo sonoro indirizzato a tutti i rivali dell’imminente Tour de France.

Ben 39″ sono passati tra l’arrivo dei due e quello degli inseguitori, con Woods che ha preceduto per il terzo posto Hamilton, Urán, Schachmann, Alaphilippe (partito ben lungo per lo sprint del terzo posto) e Pozzovivo; a 49″ ha chiuso Chaves, a 1’22” Oomen. La classifica è rivoluzionata, Carapaz è il nuovo leader con 26″ sullo stesso Fuglsang; Schachmann è terzo a 38″, seguito da Alaphilippe a 53″ (compresi i 20″ di penalizzazione), Urán a 1’11”, Hamilton a 1’31”, Woods a 1’32”, Chaves a 2’22” e Pozzovivo a 3’10”.

Domani la sesta tappa prevede altre salite: partenza ad Andermatt, Gotthardpass in avvio, Lukmanierpass con Gpm al km 101 e arrivo a Disentis-Sedrun (su un falsopiano a salire) dopo 130.1 km. Altra strada per rifare una classifica che continuerà a mutare volto da qui a domenica.

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