Tadej Pogacar batte Fausto Masnada e vince il Lombardia 2021 © RCS Sport
Tadej Pogacar batte Fausto Masnada e vince il Lombardia 2021 © RCS Sport

Te Deum Pogacar!

Luminosa vittoria a chiudere una stagione da record per Tadej: dopo Tirreno, Liegi e Tour, è suo anche il Lombardia; battuto uno straordinario Fausto Masnada. Podio per Adam Yates su Roglic, Valverde e Alaphilippe

È un grande, punto. Tadej Pogacar completa oggi un’impresa che solo a Eddy Merckx era riuscita (nel 1971 e nel 1972), vincere nello stesso anno la Liegi-Bastogne-Liegi, il Tour de France e il Giro di Lombardia, ma avevamo forse bisogno di ulteriori conferme per riconoscere i margini della grandezza di questo ragazzo? Nel caso qualcuno ne cercasse, oggi Tadej gliele ha servite calde calde, in coda a una classica che di foglie morte non ne vede più (ormai a ottobre si va ancora al mare, riportiamo il Lombardia a novembre!) ma che di virgulti vivi ne trova a ogni stagione, e quello di quest’anno è proprio florido.

23 anni compiuti da poco, al debutto nella corsa, destinato a essere il primo sloveno a vincerla, Pogacar aveva a disposizione – tatticamente parlando – probabilmente un solo colpo, ma assestato bene sul Ganda. Una misura di 30-40 km per un’azione che avrebbe potuto essere solitaria (come è stata per un po’) o anche con gruppetto al seguito, tanto in volata il ragazzo sa il fatto suo (alla Liegi battè Alaphilippe e Valverde). Le cose sono andate esattamente così, Tadej è partito a poco meno di 36 km dalla fine, è rimasto solo fino ai -16, e poi in volata ha battuto il compagno d’azione. Gloria, lodi e onori a questo campione che continueremo a seguire per tutti questi anni ’20, e sarà un ciclismo denso e palpitante.

Un ciclismo di campioni, in cui i big si impegnano per vincere anche le semiclassiche, guardate un po’ che filotto di campioni vecchi e nuovi hanno alzato le braccia nelle ultime corse italiane, e in cui però gli orizzonti e le prospettive cominciano a delinearsi, dopo il bellissimo periodo delle grandi attese, quello in cui tra i tanti papabili che si candidavano a diventare il nuovo deus ex machina, si doveva ancora capire come situare questo e quello. Ora che invece impariamo via via a riconoscere i limiti dei vari giovanotti, ci sembrano sempre più chiari i lineamenti del numero uno: il deus ex machina è Tadej, e a lui dedichiamo questo laico Te Deum, un sole (come lo definimmo qualche mese fa) a cui è impossibile avvicinarsi senza scottarsi.

Ne sa qualcosa il secondo di oggi, valorosissimo, coraggioso, anche un po’ sfacciato a tratti, consapevole dei propri mezzi e di poterli esprimere a tutta su strade che conosce benissimo: parliamo di Fausto Masnada, che per lunghi chilometri ha lavorato per la squadra e per capitani che a un certo punto si son ritrovati sfiatati (Remco, Almeida) o che non avevano la brillantezza di altre giornate (Alaphilippe); che a un certo punto ha avuto il via libera per giocarsi le proprie chance, pur avendo speso sin troppe energie in precedenza; che ha poi capitalizzato la perfetta conoscenza del percorso inventandosi un fantastico inseguimento a Pogacar in discesa; che sullo strappo di Colle Aperto ha vissuto la propria estasi, portato su a forza di incitamenti da un pubblico di concittadini letteralmente impazziti per la situazione: insomma, il ragazzo di casa che contendeva il Lombardia al numero uno del mondo…

E che poi alla fine ha dovuto pagare dazio più che al maestoso avversario, ai propri limiti in volata. Oggi Fausto ha dovuto soccombere, ha imparato sulla propria pelle come si perde un Lombardia. Ma ha anche capito di poterlo vincere, un domani, e possiamo star certi che tornerà qui, sul luogo del delitto di cui oggi è stato vittima (gli hanno ucciso un sogno!), a cercare giustizia. E quel giorno non si potrà non tifare per lui.

Il Lombardia 2021, il numero 115 di una serie leggendaria, si svolgeva oggi sulla direttrice Como-Bergamo, quindi niente Civiglio e San Fermo della Battaglia nel finale come in questi ultimi anni, niente iconico Muro di Sormano, ma ugualmente tanta tanta salita da affrontare lungo i 239 km di un percorso che prevedeva Ghisallo in avvio, Roncola, Berbenno, Dossena-Zambla Alta e Passo di Ganda prima dello strappetto di Colle Aperto alle porte di Bergamo.

Inizio battagliato, tra i più attivi nel cercare la fuga Gianluca Brambilla (Trek-Segafredo) e Fabio Felline (Astana-Premier Tech), ma poi né l’uno né l’altro sono riusciti a beccare l’azione buona, partita ai piedi del Ghisallo al km 31 e composta da 10 uomini: Mattia Bais (Androni-Sidermec), Domen Novak (Bahrain-Victorious), Andrea Garosio (Bardiani-CSF), Thomas Champion (Cofidis, Solutions Crédits), Jan Bakelants (Intermarché-Wanty), Tim Wellens (Lotto Soudal), Chris Hamilton (DSM), Victor Campenaerts (Qhubeka NextHash), Amanuel Ghebreigzabhier (Trek) e Davide Orrico (Vini Zabù). Una fuga con tanta qualità ma nella quale anche gli outsider si sono messi in luce, a partire da Garosio che è passato per primo sul Ghisallo.

Dietro tirava la Israel Start-Up Nation, ma il ritmo del team di Chris Froome (pure presente nelle prime posizioni) non ha impedito agli attaccanti di conquistare 6′ di vantaggio massimo, limite toccato all’inizio della Roncola a 145 km dal traguardo. Qui c’è stato il passaggio di consegne, con la Jumbo-Visma a prendere la testa del gruppo con Koen Bouwman. I risultati si sono presto visti, intanto il margine dai primi è stato abbondantemente limato (4’40” in cima ai -138), e poi c’è stata una prima sgrossata al gruppo, con diversi uomini staccati tra cui un irriconoscibile Mikel Landa (Bahrain).

Sulla successiva discesa c’è stato un allungo di Orrico e Wellens tra i fuggitivi, ma gli altri otto li hanno raggiunti all’imbocco del Berbenno ai -116. La terza salita di giornata, la più facile, è stata superata di slancio e comunque il gruppo l’ha fatta ancor più di slancio, scollinando ai -110 con 3’28” di ritardo. Sul fondovalle che precedeva la salita di Dossena la Deceuninck-Quick Step è avanzata (con Pieter Serry a tirare), dopodiché sull’ascesa la corsa è decisamente entrata nel vivo.

Davanti c’è stata subito selezione, Orrico, Wellens, Campenaerts e Champion si sono staccati mentre Bakelants ha accennato un buon forcing, ma pure in gruppo abbiamo iniziato a vedere movimenti interessanti. Su tutte, la Ineos Grenadiers ha deciso di fare corsa propositiva, sganciando ai -87 Eddie Dunbar, a cui si sono uniti Andrea Bagioli (Deceuninck), Steven Kruijswijk (Jumbo) e Brandon McNulty (UAE-Emirates); poi ci ha provato Ben Tulett (Alpecin-Fenix) sulla cui azione si sono innestati Pavel Sivakov (Ineos), Fausto Masnada (Deceuninck), George Bennett (Jumbo), Neilson Powless (EF Education-Nippo) e Michael Storer (DSM).

Ripresi costoro, è toccato a Tao Geoghegan Hart (Ineos) proporre un tentativo ai -83, ma pure il vincitore del Giro 2020 non ha trovato spazio. Come non ne ha trovato Andrea Garosio, che lì davanti ha tentato di staccare i compagni di fuga, ma non è riuscito ad avvantaggiarsi rispetto a Bais, Hamilton, Novak, Bakelants e Ghebreigzabhier.

Ancora movimenti in gruppo: ai -73 è ripartito Powless ma è durato un attimo, poi con più convinzione si è riavvantaggiato Sivakov, marcato da Marc Hirschi (UAE), il solito Masnada, Jonas Vingegaard (Jumbo) e Romain Bardet (DSM): in pratica le squadre che facevano la corsa erano sempre quelle, la Ineos, la Deceuninck, la Jumbo, la DSM. A questo punto si è staccato Simon Yates (BikeExchange), poi nel tratto di discesa prima della risalita verso Zambla Alta il gruppo si è sfilacciato e i contrattaccanti, ai -70, sono stati ripresi. Ai sei battistrada restava meno di un minuto, che si sarebbe ridotto ad appena 20″ al Gpm dei -63, dove però son transitati in cinque dato che pure Bakelants aveva perso contatto, anche se l’avrebbe poi ripreso in discesa ai -58.

Ai -55 c’è stato il ricongiungimento, la fuga è stata annullata e si sono aperti nuovi scenari. Lorenzo Rota (Intermarché) ha proposto un allungo ai -52, quindi ai -48, mentre rientrava Davide Formolo (UAE), caduto con Alexey Lutsenko (Astana) a inizio picchiata,  si è mosso di nuovo Orrico, che dopo la fuga aveva recuperato evidentemente molto bene; il corridore della Vini Zabù ha raggiunto Rota, ma il tempo di farlo che il gruppo era già lì. E il Passo di Ganda pure era già lì, pronto a spezzare la corsa sin dalle sue prime rampe.

Già in avvio di scalata, infatti, il ritmo di Tiesj Benoot (DSM) ha fatto male a tanti, tra gli altri Aleksandr Vlasov (Astana) e Rigoberto Urán (EF); a 38 dall’arrivo (e 6 dalla vetta), il gruppo era composto da appena una trentina di unità, non tutte brillantissime, per esempio Remco Evenepoel (Deceuninck) si è sfilato proprio in questo frangente. A 37.5 è scattato Vincenzo Nibali, partito dalla sesta-settima posizione, scarto sulla destra e allungo ficcante con cui lo Squalo ha guadagnato qualche metro, ma si trattava di un pesce troppo grosso (…) perché il gruppo concedesse troppo spazio. Di chiudere si è incaricato Rafal Majka (UAE), ma Nibali non era ancora sazio ed è ripartito ai 36.5, stavolta chiamando la risposta in prima persona di Tadej Pogacar (UAE), che si è accodato con Sivakov e Bardet, mentre il gruppo si dissezionava ulteriormente.

Pogacar non era lì per caso: ai -35.5 ha piazzato il suo scatto perentorio, ha staccato gli altri tre e si è autoincaricato di fare un vuoto pneumatico da lì all’arrivo, impresa non facile ma parliamo di Tadej. Sivakov si è disperso, Nibali e Bardet sono stati ripresi pure loro dal gruppo che ancora non era lontano dal nuovo battistrada solitario. Ai -35 la Deceuninck ha mosso un’altra volta la pedina Masnada, ma con l’avvicinarsi della vetta si incontravano le pendenze più dure e qui Pogacar ha potuto allungare fino a 35″ di vantaggio. Quando Adam Yates (Ineos) si è messo a trainare il sempre più risicato gruppettino, quel margine è stato limato e qualcuno ha pagato dazio, Nibali per esempio.

Al trenino Yates reagiva benissimo Julian Alaphilippe (Deceuninck), e nel gruppetto che ai -33.5 ha ripreso Masnada c’erano solo Primoz Roglic (Jumbo), Alejandro Valverde (Movistar), Michael Woods (Israel), David Gaudu (Groupama-FDJ) e ancora Bardet. Roglic pareva soffrire il ritmo di Yates (che intanto aveva ridotto a 25″ il distacco da Pogacar), ma a quel punto gli è rientrato da dietro Vingegaard a dargli man forte. Masnada, dopo tutto il lavoro fin lì fatto, ha continuato a tirare il gruppetto, portandolo a scollinare ai -32 con un distacco di 35″, preparando un rilancio di Alaphilippe proprio in cima.

La sgasata di Julian, proseguita lungo la tecnicissima prima parte di discesa, ha portato al riavvicinamento nei confronti dello sloveno al comando (eravamo sui 25″), poi sulla contropendenza verso Selvino c’è stato un nuovo scatto di Masnada, letteralmente incontenibile oggi. Pogacar aveva già commesso un paio di nette imprecisioni nella breve discesa iniziale, da Selvino in giù lo attendevano 11 km che invece Fausto alle sue spalle conosceva benissimo, e infatti è successo proprio quel che ci si poteva attendere, dato contesto e contendenti: che Masnada ha recuperato tanto terreno rispetto al vincitore degli ultimi due Tour, mentre il gruppetto dietro (tirato da Vingegaard) continuava a gravitare a tre quarti di minuto.

A Nembro (-16) finiva la discesa e con puntualità sconvolgente Masnada ha raggiunto infine Pogacar, come se avesse impostato il cruise control per chiudere sullo sloveno al metro giusto. Fausto ha subito dato un paio di cambi a Tadej, poi dall’ammiraglia gli hanno dato l’input di non collaborare, aveva pur sempre Alaphilippe dietro (il quale a propria volta ovviamente non tirava un metro). Tra gli inseguitori non è stato immediato trovare un accordo, per un po’ si è proceduto in maniera altalenante, poi si è infine trovata la quadra e a quel punto, a 12 km dalla fine, i rapporti di forza si sono un po’ invertiti: Pogacar aveva quella zavorra al mozzo e ciò lo spingeva a tenersi un po’ di margine, dietro invece si son recuperati 10″ e poi l’accordo è nuovamente sfumato.

Ai -9 allora è partito Yates, Valverde è andato a chiudere con Alaphilippe e Bardet, staccati son rimasti i due Jumbo con Woods e Gaudu; ma è stata questione di pochi secondi (durante i quali abbiamo visto pure un mezzo rilancio del Campione del Mondo), da dietro son rientrati e tutti si son fermati di nuovo (almeno fino al tentativo solitar-velleitario successivo, quello di Woods nella fattispecie). Di fatto, per gli otto inseguitori la corsa finiva così, nell’insipienza.

Pogacar ha ripreso a guadagnare bene, Masnada sempre alla ruota, e lo strappo di Colle Aperto ai -4 è stato preso con un minuto di vantaggio per la coppia al comando. Tadej l’ha messa giù dura sin dal primo metro di salita, voleva staccare il padrone di casa ma non ci riusciva, perché quello, spinto dall’entusiasmo dei suoi tantissimi concittadini presenti a bordo strada, aveva le ali alle ruote. Non ha concesso nulla, Fausto, e anzi si è tenuto lo scatto da proporre ai 3.3, ma Pogacar non si è lasciato sorprendere. Nel gruppetto sono stati Bardet e Woods a fare il diavolo a quattro, Roglic ha pagato di nuovo dazio insieme a Yates e a Vingegaard, agli altri cinque restava la prospettiva dello sprint per il podio.

Le posizioni erano chiare, pure quelle tra i due in testa: Pogacar a fendere l’aria, Masnada acquattato alla sua ruota, sperando che qualcosa accadesse per invertire il peso dei pronostici. Ma quel qualcosa non è accaduto: Tadej ha lanciato la volata quando ha voluto, l’ha condotta, l’ha vinta con margine e ha potuto esultare per questa tripletta fantasmagorica (che poi non è che non abbia vinto altro quest’anno: la Tirreno-Adriatico la buttiamo via? Le tante tappe tra Tour, Paesi Baschi, UAE, le buttiamo via?). Masnada ha masticato amarissimo per un risultato per il quale probabilmente avrebbe messo una ventina di firme stamattina.

Restavano da assegnare le posizioni di rincalzo. I cinque che avevamo lasciato a far gruppetto in chiave terzo posto hanno cincischiato un po’ troppo nei due chilometri finali, e allora che ti va a succedere? Che proprio sul rettilineo conclusivo da dietro son rientrati Roglic e Yates, e non si sono limitati a chiudere, ma dato che il traguardo era lì davanti hanno proseguito direttamente con lo sprint. Roglic ha accarezzato il podio di prestigio, ma Yates stavolta l’ha messo nel sacco, superandolo ai 25 metri e agguantando la terza piazza a 51″ dal vincitore. Roglic resta col quarto posto davanti a Valverde, Alaphilippe, Gaudu, Bardet e Woods. A 2’25” un altro gruppetto con Sergio Higuita (EF) a completare la top ten, seguito da Nairo Quintana (Arkéa Samsic), Attila Valter (Groupama), Nibali (tredicesimo), Vingegaard, Lorenzo Fortunato (Eolo) e Nelson Oliveira (Movistar). Più che al piazzamento di Vincenzo (si fe’ quel che si potè), occhio al quindicesimo di Fortunato, tra i più promettenti dei giovani italiani.

Inebriati da tanto superciclismo vorremmo che la stagione proseguisse per altri due mesi almeno, ma la realtà ci dice che si va verso la conclusione di questo 2021 magico. Avremo comunque qualche giorno per defatigare, gustando ancora qualche bella pedalata sulle strade italiane: già lunedì si torna a giocare con la Coppa Agostoni, a cui seguirà la Veneto Classic mercoledì. Staccare sì, ma di stacco lento, di stacco le-e-e-nto.

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