Tadej Pogacar consolato da Marc Soler subito dopo il tracollo del Col de la Loze © UAE Team Emirates-SprintCycling
Lo Stendino di Gambino

Amo Tadej oggi più che mai

Se non ci fosse stato Pogacar avremmo assistito a un Tour de France da subito indirizzato a senso unico, che di conseguenza sarebbe diventato presto molto noioso

20.07.2023 17:12

Tadej Pogacar non vincerà questo Tour de France 2023 ma è lecito domandarsi a che corsa avremmo assistito senza di lui alla partenza da Bilbao il primo luglio scorso. Qualunque altro corridore, dopo l'incidente del 23 aprile alla Liegi-Bastogne-Liegi, frattura allo scafoide e al lunato del polso sinistro, avrebbe ricalibrato la propria stagione direttamente sulla Vuelta di fine agosto, risultando pienamente giustificato nel farlo. Invece, Tadej, conscio del fatto che senza di lui avremmo assistito a una corsa misera e scialba, ha anteposto il bene del ciclismo al proprio tornaconto personale.

Torniamo con la mente a tre settimane fa sul Golfo di Biscaglia, immaginando la prima settimana della Grande Boucle senza Pogacar in corsa. Prendiamo come primo punto di riferimento la classifica generale al termine della sesta tappa che concludeva la fase pirenaica di questa edizione. Jonas Vingegaard era già in maglia gialla con 25" su Tadej. Senza lo sloveno il secondo in graduatoria sarebbe stato Jai Hindley a 1'34” con Adam Yates terzo a 3'14". Detto ciò, l'azione dell'australiano, che gli aveva regalato un giorno in maglia gialla, avrebbe mai avuto successo se Vingegaard non fosse stato costretto a marcare Pogacar. Io ritengo che, non dovendo preoccuparsi dello sloveno, il Re Pescatore avrebbe bloccato la corsa facendo scandire il ritmo alla sua squadra. Pertanto, la fuga che ha regalato un giorno di gloria al vincitore del Giro d'Italia 2022 non avrebbe mai preso corpo.

Abbiamo, quindi, avuto conferma dal Tour, dopo aver assistito ad un'ancora più intensa sfida al Giro d'Italia, che i duelli, se non addirittura le sfide a tre, sono quelli che tengono desto l'entusiasmo del grande pubblico. Una vittoria di Vingegaard, con immediato vantaggio siderale in continua crescita, avrebbe stroncato l'interesse degli appassionati dopo l'arrivo in cima al Puy de Dome, regalandoci due settimane d'ascolto protratto di Franco Califano. Se ciò non è avvenuto, merito esclusivo va a Tadej Pogacar che, ancora una volta, ci ha confermato che si è campioni non solo per quanto si vince ma, soprattutto, per come si corre.

Dilettanti e Under 23, tutti gli appuntamenti di agosto
Jasper o Kasper? L'ordine d'arrivo cambia l'iniziale