Professionisti

Philipsen vince la volata, Vingegaard perde il treno

17.07.2022 21:52

Jasper batte Wout Van Aert e Mads Pedersen a Carcassonne, Jonas deve rinunciare in un giorno solo a Primoz Roglic e Steven Kruijswijk che hanno abbandonato il Tour de France. Domani riposo, da martedì i Pirenei


Il caso - o l'organizzatore - vuole che di domenica cadano in calendario delle tappe poco significative nel contesto di un Tour de France che probabilmente finiremo per ricordare per decenni. Col pubblico del giorno festivo - solitamente più numeroso di quello di un martedì lavorativo - che si sciroppa quindi delle frazioni che faticano a entrare - diciamo così per delicatezza - nell'immaginario popolare. Oggi una di queste belle frazioni l'ha conquistata Jasper Philipsen, 24enne fiammingo già piazzato nelle prime tappe (secondo a Calais, per esempio), e già a segno in altri grandi giri (per due anni di fila alla Vuelta), ma per il quale la città di Carcassonne resterà in mente come quella in cui centrò la prima vittoria alla Grande Boucle.

È stato bravo, Jasper, perché sulle salitelle scelte dalla Trek-Segafredo di Mads Pedersen per rendere la vita impossibile ai velocisti è stato sempre nelle prime posizioni, esibendo sicurezza e gamba; e se un Philipsen così brillante lo porti in volata è facile che ti batta. La categoria delle ruote veloci, peraltro, risulta particolarmente bistrattata in un Tour de France che si è concentrato su percorsi d'altro genere, del tipo che i tracciati di 20 anni fa, quelli con 10 sprint nelle prime 12 tappe (iperbolizziamo) sembrano appartenere non tanto a un'altra epoca, ma proprio a un'altra disciplina sportiva. Con quello di oggi, siamo a tre sprint in quindici tappe; se nella tappa di Cahors (venerdì) prevarrà - come possibile - la fuga, rischiamo di chiudere la Boucle con appena quattro volate, dando per scontata quella dei Campi Elisi domenica prossima; non male come dato.

La 15esima tappa del Tour de France 2022 era la Rodez-Carcassonne di 202.5 km e il grande caldo atteso sul percorso (oltre 40°C) ha spinto i giudici ad allentare il regolamento: rifornimenti permessi fino ai -10, tempo massimo al 20% indipendentemente dalla media di gara e permesso di dare le borracce agli spettatori lungo tutto il tracciato odierno. Primoz Roglic (Jumbo-Visma), sofferente già da giorni in seguito alla caduta nella tappa di Arenberg, ha deciso di concerto con la squadra di fermarsi per riprendersi bene dalle botte e quindi non è ripartito oggi. Lo rivedremo sicuramente alla Vuelta a España a provare la quaterna di fila, ma il contributo che ha dato qui al Tour alla causa di Jonas Vingegaard (sul Galibier) resterà indimenticato.

Ci si aspettava una grande lotta per prendere la fuga e invece il primo vero tentativo è andato a dama, con Wout Van Aert (Jumbo-Visma), Nils Politt (Bora-Hansgrohe) e Mikkel Honoré (Quick-Step Alpha Vinyl) che hanno preso il largo dopo 5 km. Dietro ci hanno messo un po' a svegliarsi, al km 15 Alexis Gougeard (B&B Hotels-KTM) è uscito a inseguire da solo ma è stato presto raggiunto in un momento in cui il gruppo era attraversato da vari tentativi di contrattacco e si è pure frazionato tra una strappata e l'altra. Al km 24 il plotone si è ricomposto ed è iniziato un inseguimento più ragionato, con Alpecin-Deceuninck e poi BikeExchange-Jayco a incaricarsi di tirare.

Il terzetto al comando ha raggiunto 2'15" di vantaggio massimo al km 40 ma non era granché come prospettiva: solo in tre con ancora tantissima strada davanti, inoltre uno dei tre (Honoré) non aveva ancora dato un cambio, e insomma Van Aert, che forse sperava partisse una fuga più corposa, ha deciso di rialzarsi e attendere il gruppo a 161 km dal traguardo. Raggiunto lo spauracchio del Tour, il plotone si è rilassato: davanti era solo Politt a tirare la carretta e certamente una fuga con Van Aert e una fuga senza Van Aert - con tutto il rispetto per gli altri due - sono due azioni di pericolosità molto diversa.

La coppia al comando, con Honoré che a un certo punto ha cominciato a collaborare, ha fatto crescere il margine fino a quota 3'10" (toccata ai -140), dopodiché l'azione ha cominciato a esaurirsi in maniera piuttosto naturale, scemando chilometro dopo chilometro. "Chilometro dopo chilometro" poteva essere anche lo slogan della tappa di Michael Mørkøv, staccatosi già all'inizio dal gruppo e destinato a farsi tutta la tappa da solo, in coda, sempre più lontano dalla civiltà.

Il gruppo è stato scosso giusto da alcuni intoppi nel suo riavvicinare i battistrada. Diverse cadute qua e là, Franck Bonnamour (B&B Hotels-KTM), poi Owain Doull (EF Education-EasyPost), poi ai -65 un flashmob di protesta ha rallentato Politt e Honoré ma la strada è stata immediatamente sgomberata e la corsa non ha dovuto nemmeno essere neutralizzata; a neutralizzarsi, ma da sé, ci ha provato la Jumbo-Visma, che nel giro di pochi chilometri è stata vittima di due cadute con due corridori per volta: un altro momento Peter Sellers dopo quello che nella tappa del pavé aveva colto il team giallonero: ai -64 sono andati giù Steven Kruijswijk e Wout Van Aert, oltre a Martijn Tusveld (DSM) e Jakob Fuglsang (Israel-Premier Tech); ebbene (anzi: emmale), Kruijswijk ha dovuto ritirarsi con una clavicola fratturata, secondo abbandono pesantissimo in un solo giorno per la squadra (e chissà se, a posteriori, l'ammiraglia Jumbo avallerebbe ancora il ritiro di Roglic: vero che lo sloveno non è al meglio, ma se è per questo non lo era nemmeno sul Galibier...).

6 km più avanti, altra caduta, stavolta esclusivamente targata Jumbo: Tiesj Benoot è ruzzolato per terra e ha portato giù con sé Jonas Vingegaard. Il danese non si è fatto nulla (più ammaccato il suo compagno), si è fatto prendere dall'ormai nota frenesia che lo coglie quando gli capita un imprevisto, ma è rientrato presto in gruppo con l'aiuto di Sepp Kuss, Christophe Laporte e Nathan Van Hooydonck.

Sulla salitella che portava al traguardo volante di Saint-Ferréol (-55) e poi, proseguendo più su, verso il Gpm della Côte des Cammazes (-48), la Trek-Segafredo ha aumentato il ritmo per provare a far staccare qualche velocista: in effetti prima Fabio Jakobsen (Quick-Step), poi Caleb Ewan (Lotto Soudal), quindi anche Dylan Groenewegen (BikeExchange) hanno perso le ruote del plotone, oltre ad altri sprinter di minor blasone, tra questi Luca Mozzato (B&B).

Lungo la salita sono stati ripresi Politt e Honoré (ai -53.6), Jonas Rutsch (EF) ha tentato un velleitario allungo, poi in cima si sono mossi Benjamin Thomas (Cofidis) e ancora Gougeard e dopo aver più o meno sprintato per il Gpm (in realtà Thomas era interessato a togliere punti a pois a eventuali rivali del suo compagno Simon Geschke, pure lui staccatosi) hanno proseguito dando così vita alla seconda fuga della giornata. La Trek ha continuato a spingere anche dopo la salita, supportata dalla DSM che aveva da giocarsi in volata Alberto Dainese e, più avanti, anche dalla Bora-Hansgrohe.

Nonostante l'impegno delle squadre davanti, il gruppetto Groenewegen ha pian piano recuperato grazie al gran lavoro dei compagni di Dylan, ed è rientrato sul plotone ai -26; poco prima, ai -28, Thomas e Gougeard avevano toccato il vantaggio massimo, 36": i due sarebbero stati ripresi non appena gli inseguitori avessero voluto; li hanno però lasciati lì un altro po', giusto per evitare che partisse qualche contropiede inopportuno.

A 5 km dalla fine, con gli inseguitori ormai a un passo (meno di 10"), Thomas ha accelerato staccando Gougeard, ha ripreso ancora qualche secondo ma tutto questo impegno non gli è bastato per impedire l'inevitabile ritorno del plotone, che l'ha raggiunto a volata praticamente lanciata, a 500 metri dalla linea d'arrivo. La Trek ha completato la giornata di lavoro con Jasper Stuyven che ha lanciato lo sprint per Mads Pedersen; a 150 metri dalla fine c'era una semicurva a sinistra e qui Jasper Philipsen (Alpecin) è stato bravissimo a inserirsi per vie interne, guadagnando qualche posizione e trovandosi così alla ruota di Pedersen quando il danese è partito dopo la svolta.

Mads si è concentrato in particolar modo su Van Aert, che era alla sua destra e che era partito praticamente nel suo stesso momento, solo due metri più indietro; ciò non impediva alla maglia verde di rimontare sull'iridato 2019, che si è spostato verso Wout per ostacolarlo per quanto possibile (nei limiti del lecito ovviamente); a quel punto Philipsen si è ritrovato scoperto ed è partito a propria volta, dopo aver sfruttato sin lì la comoda scia di Pedersen. Fatto sta che il danese si è visto superato da un lato e dall'altro, con Jasper che ha potuto far valere uno spunto più fresco di quello di Van Aert che era al vento da un po'.

Ragion per cui abbiamo quest'ordine d'arrivo: Philipsen primo su Van Aert e Pedersen, e poi - seconda fila - su Peter Sagan (TotalEnergies), Danny Van Poppel (Bora), Groenewegen, Florian Sénéchal (Quick-Step), Mozzato (alla quarta top ten in questo Tour), Andrea Pasqualon (Intermarché-Wanty) e Fred Wright (Bahrain-Victorious) a chiudere la top ten. La classifica è immutata, Vingegaard ha 2'22" su Tadej Pogacar (UAE Emirates), 2'43" su Geraint Thomas (INEOS Grenadiers), 3'01" su Romain Bardet (DSM), 4'06" su Adam Yates (INEOS), 4'15" su Nairo Quintana (Arkéa Samsic), 4'24" su Louis Meintjes (Intermarché) e David Gaudu (Groupama-FDJ), 8'49" su Tom Pidcock (INEOS), 9'58" su Enric Mas (Movistar), 10'32" su Aleksandr Vlasov, 11'23" su Alexey Lutsenko (Astana Qazaqstan), 18'11" su Neilson Powless (EF), 23'19" su Bob Jungels (AG2R Citroën), 27'10" su Valentin Madouas (Groupama), 27'33" su Kuss, 27'44" su Luis León Sánchez (Barhain), 27'48" su Thibaut Pinot (Groupama), 30'52" su Patrick Konrad (Bora), 44'45" su Damiano Caruso (Bahrain).

Domani si riposa e diciamo che i ragazzi se lo sono meritato. Arrivederci a martedì sui Pirenei con la Carcassonne-Foix di 178.5 km con Port de Lers e Mur de Péguère nel finale (il secondo scollina ai -27), c'è spazio per attaccare da lontano e qualcuno ci dovrà provare per forza.
Notizia di esempio
La battaglia dei Pirenei è appena all'inizio