Søren Kragh Andersen (in seconda posizione) nella prima tappa del Tour de la Provence 2026 ©Lidl-Trek
Professionisti

Persi in gara, ritrovati per caso. Dopo Kragh Andersen e Pedersen, Norsgaard chiede il GPS

Due corridori scomparsi, ritrovati per pura fortuna e in ritardo. Il danese del Lidl-Trek: "Sono convinto al 100%: il GPS va introdotto subito"

Quasi due anni dopo la tragica morte di Muriel Furrer, l'incidente di Søren Kragh Andersen al Tour de la Provence ha riaperto il dibattito sul tracciamento GPS dei corridori.

Parlando nel podcas danese Forhjulslir, Mathias Norsgaard ha descritto l'attacco in discesa del suo compagno di squadra alla Lidl-Trek come qualcosa di straordinario, quasi spaventoso. "Anche con l'asfalto asciutto, non avrei osato andare così veloce come ha fatto lui", ha detto Norsgaard. "Andava così dannatamente forte." Ha paragonato la scena a un film horror, aggiungendo che dopo soli tre tornanti Kragh Andersen aveva già guadagnato circa trenta secondi su tutti gli inseguitori.

Norsgaard ha raccontato di aver creduto che l'attacco stesse portando verso una vittoria di tappa, prima che calasse il silenzio. "C'è voluta un'ora e mezza prima che scoprissimo che era caduto", ha detto, spiegando che il team aveva dato per scontato che Kragh Andersen fosse riuscito a raggiungere la fuga. La parte più inquietante, secondo Norsgaard, è stata però quello che è successo subito dopo la caduta: le immagini mostravano il corridore ancora in controllo prima di affrontare una curva, dove è uscito di strada finendo sul fianco della montagna, mentre la moto di seguito non si è fermata. "La moto non si è fermata. Ha semplicemente aspettato il gruppo. Era completamente indifferente", ha detto Norsgaard. Kragh Andersen ha capito che nessuno stava arrivando in suo aiuto solo quando il gruppo gli è passato davanti. È risalito sulla strada da solo, e il direttore sportivo della Lidl-Trek Sebastian Andersen ha notato "una mano rossa che agitava da dietro il guardrail." Dopo la gara, la Lidl-Trek ha comunicato che Kragh Andersen ha riportato una contusione muscolare, ma non è ancora stato reso noto quando potrà tornare in gara.

Norsgaard ha sostenuto che l'episodio dovrebbe avere conseguenze serie, argomentando che il mancato arresto della moto "dovrebbe essere sanzionato" in modo così severo da escludere il responsabile “per sempre dalle corse in bicicletta."

Anche Pedersen sparito nel nulla

L'episodio di Provence ha richiamato alla mente anche quanto vissuto da Mads Pedersen. Il vincitore del mondiale era caduto a Valencia, riportando fratture alla clavicola e al polso, e non era stato trovato immediatamente. Come ha raccontato lo stesso Pedersen nel podcast danese “Lang Distance”, era rimasto sdraiato a faccia in giù tra le rocce, incapace di muoversi o contattare la radio. I soccorsi, arrivati con quasi venti minuti di ritardo rispetto a quando avrebbero potuto, lo hanno trovato in una situazione critica. Nei giorni successivi all'operazione alla clavicola (i chirurghi hanno dovuto praticare nuovi fori nell'osso oltre a rimuovere le viti precedenti) Pedersen ha descritto quei momenti con un misto di ironia e lucidità, ammettendo di essere rimasto completamente disorientato già nelle ore immediatamente successive alla caduta. Nonostante tutto, il corridore danese ha dichiarato di voler spingere il recupero al limite assoluto per tornare il prima possibile, seguendo scrupolosamente le indicazioni del medico della squadra.

Mads Pedersen ©hardyccphotos
Mads Pedersen ©hardyccphotos

La tecnologia c'è, manca solo la volontà

Per un ciclismo che sta ancora elaborando l'impatto della morte di Furrer ai Mondiali su strada 2024, questi episodi sono suonati inquietantemente familiari. Dopo Zurigo, il dibattito sull'uso obbligatorio del GPS si è intensificato: i dispositivi, già sperimentati in alcune gare, vengono presentati sempre più come strumenti di sicurezza prima ancora che di trasmissione televisiva. Su questo punto Norsgaard è stato netto: "Sono convinto al 100% che debba essere introdotto il prima possibile", sottolineando che il tracking non va inquadrato come uno strumento per gli spettatori a casa, ma come una misura pensata prima di tutto per la sicurezza dei corridori in gara.

Per un ciclismo che sta ancora elaborando l'impatto della morte di Furrer ai Mondiali su strada 2024, questi episodi sono suonati inquietantemente familiari. Dopo Zurigo, il dibattito sull'uso obbligatorio del GPS si è intensificato: i dispositivi, già sperimentati in alcune gare, vengono presentati sempre più come strumenti di sicurezza prima ancora che di trasmissione televisiva.

"Dopo l'inizio di questa stagione, sono convinto al 100% che il tracking obbligatorio dovrebbe essere introdotto il prima possibile, con l'obiettivo principale di proteggere i corridori", ha ribadito Norsgaard.

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