
L'UCI compie un primo passo per l'introduzione dell'airbag. Una riforma in fase di studio?
Il consiglio direttivo ha lanciato una manifestazione di interesse rivolta alle aziende del settore. Le altre novità: via libera alla segnaletica convenzionale a partire dal 2027. 147 corse saranno oggetto di valutazione in materia di sicurezza
Era ora: dopo anni di proclami e appelli, l'Unione ciclistica internazionale sembra aver finalmente deciso di lavorare seriamente per migliorare gli standard di sicurezza nelle corse su strada. Il piano di lavoro è stato approvato nel corso della prima riunione del nuovo consiglio direttivo, terminata alla vigilia dei Mondiali di ciclocross. Punto per punto, ecco le decisioni più importanti.
L'UCI è favorevole all'introduzione dell'airbag
La «Carta di Beveren» - la città belga che ha ospitato i massimi dirigenti dell'UCI - ha anzitutto indicato la strada per l'introduzione dell'airbag nell'equipaggiamento obbligatorio di tutti i corridori. Il governo del ciclismo mondiale «ha deciso di lanciare una manifestazione di interesse relativa allo sviluppo di sistemi di airbag per corridori, con l'obiettivo di assicurarne la protezione in caso di caduta», si legge in una lunga e dettagliata nota stampa. La selezione sarà aperta sia alle aziende del settore, sia a laboratori specializzati, con i quali sarà definita una strategia condivisa per l'adozione dei nuovi sistemi di sicurezza. Al tempo stesso, i dirigenti di Aigle apriranno un canale di confronto con i grandi marchi dell'abbigliamento sportivo per integrare gli airbag nelle divise di ogni atleta. Questa collaborazione avrà altresì lo scopo di migliorare gli standard di sicurezza ed efficienza di tutti gli altri materiali di lavoro. Come a dire: non ci occuperemo più della lunghezza dei calzini…
In attesa di capire se e quando vedremo i nuovi dispositivi di protezione, il direttivo dell'Unione ciclistica internazionale ha annunciato l'introduzione del casco protettivo da cronometro nei 200 metri lanciati su pista. La richiesta era stata avanzata a larga maggioranza dai paesi che hanno partecipato agli ultimi campionati del mondo di Santiago del Cile.
Un primo bilancio del sistema dei cartellini gialli
I delegati hanno poi analizzato i dati del rapporto SafeR sul sistema dei cartellini gialli, entrato a regime nella passata stagione. Al termine del monitoraggio - che ha riguardato tutte le corse di livello internazionale del calendario maschile e femminile - il gruppo di lavoro ha conteggiato 270 sanzioni, di cui 113 comminate agli atleti. Di conseguenza, le giurie delle corse hanno punito con maggiore severità gli uomini al seguito (direttori sportivi, meccanici, giornalisti, fotografi, motociclisti, etc.), che hanno accumulato 157 penalità. Comunque sia, i recidivi sono stati pochi: il 90% dei cattivi ha ricevuto soltanto un cartellino giallo. Nel corso dell'ultima stagione, un solo corridore è stato sospeso per somma di ammonizioni. Le altre due sospensioni registrate da SafeR hanno riguardato gli operatori dei media.
Il meccanismo sanzionatorio resterà invariato anche nel 2026: se un atleta accumulerà due “gialli” nella stessa manifestazione, scatterà l'espulsione immediata dalla corsa, oltre che una squalifica di 7 giorni; tre cartellini in 30 giorni determineranno uno stop di due settimane, mentre la sospensione salirà a un mese ove mai un corridore venisse punito per 6 volte nel corso dell'anno.
Segnaletica, linee guida comuni per tutti gli organizzatori
Le azioni in materia di sicurezza saranno estese anche alla segnaletica: a partire dalla prossima stagione, infatti, gli organizzatori di tutte le corse dovranno adottare un sistema convenzionale per evidenziare tutti i punti potenzialmente a rischio di ogni tracciato. Allo stesso modo, l'UCI ha stabilito che i patron dovranno seguire le stesse linee guida anche per l'adozione delle misure protettive (barriere, transenne, etc.) a beneficio di atleti e spettatori. In parole più semplici: l'obiettivo è scongiurare soluzioni improvvisate - com'è accaduto con inquietante regolarità nelle ultime stagioni - che rischiano davvero di compromettere l'incolumità dei corridori, specialmente negli arrivi o nei finali di tappa particolarmente affollati, tant'è vero che i commissari di giuria saranno affiancati di volta in volta da ex velocisti.
147 corse sotto la lente di SafeR
Dalla teoria alla pratica: il direttivo di Beveren ha deciso di verificare gli standard di sicurezza adottati in 147 corse del calendario internazionale maschile e femminile. L'indagine - che riguarderà tanto l'aspetto organizzativo, quanto l'andamento stesso delle gare - riguarderà tutte le corse del World Tour e le manifestazioni del circuito ProSeries. Gli osservatori lavoreranno di concerto con i patron per individuare non solo i settori potenzialmente più delicati, ma anche le possibili strategie correttive. Con tutta probabilità, i riflettori saranno accesi anche su quelle competizioni che, negli anni passati, hanno gravemente violato le più elementari norme di sicurezza stabilite dall'UCO. Tra le tante, il pensiero corre all'Étoile de Bessèges, che si disputerà la prossima settimana.

Da ultimo, il presidente David Lappartient e i suoi uomini di fiducia hanno comunicato che sarà presentato nei prossimi mesi uno studio sulle transenne, cui si affiancheranno un progetto per studiare i casi di distacco, scollamento ed esplosione dei copertoni e dei tubolari - in collaborazione con il Politecnico di Milano - e un'ulteriore ricerca in materia di dinamica e aerodinamica degli incidenti in corsa, a cui parteciperanno l'Università di Edimburgo (Scozia) e un'azienda statunitense, Ansys, che si occupa della progettazione di software per la simulazione ingegneristica.
Una riforma per il futuro del ciclismo?
L'altro capitolo cruciale della riunione di Beveren ha riguardato una possibile riforma del ciclismo professionistico maschile e femminile, con il coinvolgimento diretto di tutti i principali attori del movimento, a cominciare dalle associazioni dei corridori, delle squadre e degli organizzatori, che saranno interpellate dall'UCI nei prossimi giorni. Il tavolo di confronto dovrebbe preparare il terreno a una significativa (e auspicabile) revisione dell'apparato tecnico e gestionale attualmente all'opera, che non toccherà soltanto i calendari e la formula delle corse, ma anche la sostenibilità dell'intero movimento e il relativo modello di business, il mercato dei diritti televisivi e l'appeal internazionale del nostro sport. Una risposta istituzionale alla Superlega vagheggiata da alcune squadre del World Tour? La risposta non è nelle stelle, bensì nelle parole della nota stampa: «Sarà possibile sviluppare un modello più attraente per gli investitori soltanto se questo processo ci vedrà uniti, sotto l'autorità dell'UCI».

Personaggi e interpreti del ciclismo contemporaneo condivideranno lo slancio ottimistico di Lappartient e dei suoi pretoriani? Ne sapremo di più al termine del prossimo direttivo, in programma a Desenzano sul Garda (Brescia) dal 1° al 4 giugno.
