Una folla impressionante ad Hulst per l'ottavo mondiale di MVDP © WK Hulst 2026
Diari e Réportage

Oltre l’ottava meraviglia di Van der Poel: una giornata mondiale tra il popolo del ciclocross

Tra birre, cori e tanto entusiasmo collettivo il racconto di una vera e propria festa collettiva vissuta da dentro

09.02.2026 12:50

Ripubblichiamo qui nelle modalità tradizionali il racconto del Mondiale di Ciclocross vissuto sul percorso pubblicata nel secondo numero di Muri || la Newsletter breve ma intensa di Cicloweb la settimana scorsa. Iscriviti qui per leggere in anteprima i nostri contenuti, ricevendo la nostra newsletter sulla tua casella email ogni martedì.

Come nel Sabato del villaggio, un mondiale di ciclocross in Olanda - specie quando il suo esito appare scontato ancor prima che i contendenti scendano in campo - è una festa che si assapora ben prima che la corsa prenda forma. È un’attesa che parte dal mattino presto e cresce lentamente, fino a quando il grande evento scorre via in un attimo, quasi a suggerire che i corridori, alla fine, siano solo una parte indispensabile di un puzzle ben più grande. Perché il ciclocross non è soltanto sport, ma anche spirito di condivisione.

La giornata di domenica 1 febbraio 2026 - quella dell’ottava vittoria iridata di Mathieu van der Poel – non fa eccezione. Comincia già nei parcheggi fangosi, nelle birre aperte al mattino, nelle campane che qualcuno suona senza sapere bene perché. Comincia quando capisci che qui non si è venuti a guardare una corsa, ma a farne parte. 

 

Il preludio della festa

Lasciamo le macchine nel grande parcheggio messo a disposizione dall’organizzazione appena fuori da Hulst. Migliaia di persone si indirizzano ordinatamente verso gli ingressi. È una giornata umida, con il cielo coperto, ma la temperatura è piuttosto gradevole, persino inusuale per queste latitudini. Tutto scorre liscio, e anche i controlli agli accessi sono rilassati, quasi informali a fare da contraltare alla musica a tutto volume e al tripudio di birre.

Il circuito di Hulst è composto da almeno tre ampie zone che fungono da stadio naturale. Sfruttando le pendenze del terreno e la sinuosità del percorso, è possibile vedere i corridori per lunghi tratti. Ed è qui che emergono i più esperti, quelli che pur in mezzo alla folla, sanno esattamente dove piazzarsi per avere la visuale migliore, nonostante il tracciato sia stato allungato e modificato rispetto alla sua versione tradizionale. Il ciclocross, a queste latitudini, è una cosa seria, e l’esperienza si tramanda di padre in figlio.

La folla sotto al mulino © Umberto Bettarini
La folla sotto al mulino © Umberto Bettarini

Filippo Grigolini e il sogno infranto

Arriviamo che la prima corsa, quella degli juniores maschile, è già iniziata. Ci vuole un attimo per capire come muoversi nel dedalo di persone che già a quest’ora popolano il campo di gara, poi, quasi subito, avvistiamo in testa una maglia azzurra: è Filippo Grigolini, campione europeo in carica. Pur non essendo grandi patrioti, l’emozione di vedere un connazionale davanti a tutti in un mondiale di ciclocross, in Olanda, è qualcosa che sorprende anche noi.

Passano i giri e il vantaggio di Pippo tende ad aumentare. Ci spostiamo verso la zona del mulino, uno dei punti più caldi del circuito, dotata di maxischermi e di dj set ad alto contenuto di bpm. Suona la campana dell’ultimo giro, e proprio mentre ci pregustiamo la cerimonia di premiazione, con l’inno nazionale pronto a suonare, che parte un boato. Grigolini è caduto. Sullo schermo lo vediamo rialzarsi in fretta, ma alle sue spalle il padrone di casa Delano Heeren sta rientrando con decisione. Passano pochissimi secondi e Grigolini finisce a terra una seconda volta. In quel momento diventa chiaro a tutti che il sogno iridato è finito lì.

Un tifoso olandese ci affianca, scuote la testa e dice, con sincerità: “I’m so sorry, it was very close”. Gli rispondiamo sorridendo, quasi per esorcizzare la delusione: “Don’t worry, there is the next Pippo”. Il riferimento è a Filippo Fontana, l’unico italiano al via nella gara élite maschile, che all’ombra del mulino, come un moderno Don Chisciotte, sarà chiamato a misurarsi con l’armata olandese guidata da Mathieu van der Poel.

Birra e cibo non mancano mai © Umberto Bettarini
Birra e cibo non mancano mai © Umberto Bettarini

Il popolo del ciclocross

Tra la gara juniores e quella femminile Under 23 decidiamo di fare un giro di perlustrazione. Si parla di oltre 40.000 biglietti venduti. Un popolo variegato, composto da persone di tutte le età e provenienti da ogni parte del mondo. La macchia orange è preponderante, ma non esclusiva. Ci sono ovviamente tantissimi belgi, molti tedeschi, e persino gruppi numerosi di spagnoli e italiani. Un nutrito gruppo di inglesi si aggira nella zona dei box vestito da Waldo, il celebre personaggio delle vignette, a testimoniare di quanto questa giornata sia in fondo un grande gioco collettivo.

Ma a sorprendere è che in mezzo a questo marasma di gente, per terra non si noti nemmeno una cartaccia, e accanto alle zone più rumorose ci sono centinaia di famiglie con bambini. Anche quando qualcuno esagera, la situazione viene gestita senza tensioni, con naturalezza. Succede, ad esempio, poco prima dell’inizio della gara élite maschile, quando due tifosi irlandesi vestiti da folletti scavalcano le transenne e percorrono correndo un tratto del tracciato.

Una scena che altrove potrebbe generare il caos, qui si risolve in pochi istanti. Lo speaker li richiama con fermezza ma anche con ironia, il pubblico ride, e tutto rientra da solo. L’annuncio finale è quasi una regola non scritta del posto: “si prega il pubblico - anche se vestito da irlandese - di non attraversare il percorso. Chi corre sul tracciato, paga da bere a tutti”

La stessa naturalezza con cui viene assorbita un’invasione di campo vale anche per il contesto in cui si corre. Il rettilineo d’arrivo, infatti, è incastrato tra un distributore di benzina e un autolavaggio, come se fosse la cosa più normale del mondo. È forse anche questo il segreto di una giornata così, con l’evento eccezionale che si inserisce nella vita quotidiana di tutti i giorni senza bisogno di essere spiegato.

 

La festa orange è servita

Finito il giro di perlustrazione, torniamo a sistemarci nella zona del mulino, che nel frattempo ha assunto sempre più i contorni di un vero e proprio stadio. Lo speaker e il dj set tengono alta la tensione, la folla continua a crescere, a compattarsi, a occupare ogni spazio disponibile, mentre dal mulino vengono lanciati verso il pubblico gadget di ogni tipo. Si ha la sensazione che la giornata stia entrando nella sua fase decisiva.

La gara Under 23 femminile scorre davanti agli occhi come un lungo duello, un testa a testa serrato tra la padrona di casa Leonie Bentveld e la slovacca Viktória Chladoňová. A poche curve dalla fine, quando la tensione è ormai palpabile, Chladoňová è costretta a scendere dalla bicicletta e, ancora una volta, tra il pubblico olandese si alza un boato: è la seconda vittoria orange di giornata.

A quel punto il quadro sembra completo. Manca solo l’atto finale, la gara élite maschile chiamata a suggellare una giornata trionfale per i colori olandesi e ad accompagnare Mathieu van der Poel verso l’ottavo titolo mondiale, quello destinato a riscrivere la storia di questo sport.

L'attesa per la gara elite © Umberto Bettarini
L'attesa per la gara elite © Umberto Bettarini

Mathieu van der Poel è l’eccezione alla regola

L’attesa è finita. “Five, four, three, two, one… go!” urla lo speaker. Passa meno di un minuto, forse anche meno, ed eccoli, i corridori élite irrompono davanti a noi come una scarica elettrica con le livree che si mescolano in un lampo di colori. La velocità è quasi irreale. In testa c’è Tibor Del Grosso, seguito a ruota da Mathieu van der Poel. L’urlo della folla è impressionante, tanto da coprire per qualche istante perfino il suono delle casse.

Una lotta che dura un solo giro. Al secondo passaggio Van der Poel è già davanti. Pedala con una facilità che lascia disarmati, con un’eleganza che sembra fuori contesto. Sull’asfalto galleggia, più che spingere, con una naturalezza che rende tutto incredibilmente semplice.

Ma per capire quanto sia duro questo sport, Van der Poel non va guardato. Lui è l’eccezione. Per comprendere davvero il ciclocross bisogna alzare lo sguardo verso le retrovie, dove volti scavati dalla fatica, sguardi spenti, gambe pesanti e maglie già segnate dal fango e dalle cadute sono la regola. È lì che si misura la violenza di questa disciplina.

Il pubblico lo sa, e non fa differenze. Anzi, spesso il sostegno più caldo è proprio per chi lotta più indietro. Succede, ad esempio, quando passa il costaricano Nystrom Spencer Felipe Timoteo. Ogni suo transito viene accompagnato da un’ovazione che, per intensità, non ha nulla da invidiare a quella riservata alla testa della corsa. 

Le ripide parti di Hulst sono state fatali a Thibau Nys nella lotta per il secondo posto con Tibor Del Grosso © UCI Cyclocross
Le ripide parti di Hulst sono state fatali a Thibau Nys nella lotta per il secondo posto con Tibor Del Grosso © UCI Cyclocross

Pippo, Pippo, Pippo! La collina di Hulst incita Filippo Fontana

Giro dopo giro assistiamo a un trionfo quasi senza attrito di Mathieu van der Poel. Davanti è solo, irraggiungibile, mentre alle sue spalle la corsa si anima davvero. La battaglia per il secondo posto è serrata tra Tibor Del Grosso e Thibau Nys; poco più indietro, un gruppo numeroso si gioca il quarto posto. Dentro ci sono anche Filippo Fontana e lo spagnolo Felipe Orts Lloret.

In questo frangente siamo di fianco con un gruppo di tifosi arrivati da Valencia. Commentiamo, ci confrontiamo, scommettiamo bonariamente su chi tra Fontana e Orts riuscirà a spuntarla. Al penultimo giro, all’improvviso, Fontana sbuca davanti al gruppetto inseguitore. Insieme ad un gruppo di italiani piuttosto alticci iniziamo a urlare spontaneamente, Pippo, Pippo, Pippo!”. I nostri vicini olandesi prima ci guardano stupiti, poi sorridono e si uniscono in un vero e proprio coro che evidenzia inequivocabilmente il tipo di fratellanza che si respira in queste occasioni. 

Mathieu van der Poel vince l'ottavo mondiale di ciclocross della sua carriera © UCI Cyclocross
Mathieu van der Poel vince l'ottavo mondiale di ciclocross della sua carriera © UCI Cyclocross

La festa è finita

All’ultimo passaggio di Van der Poel è un tripudio totale. Cappelli e sciarpe vengono agitati in aria per tributare il giusto omaggio a chi ormai ha conquistato l’ottavo titolo mondiale, diventando il corridore più titolato nella storia del ciclocross. Accanto a noi, uno dei tifosi spagnoli si avvicina e sussurra una frase che spegne l'entusiasmo: “ti rendi conto che questo potrebbe non essere solo l’ultimo passaggio di oggi, ma l’ultimo passaggio della sua carriera?”

Ma è giusto un attimo di malinconia. La corsa torna subito a prendere il sopravvento, con Del Grosso che riesce a staccare Nys, completando una giornata perfetta per i colori orange. Noi ci godiamo fino in fondo anche la volata per il quarto posto: Fontana viene beffato per pochi centimetri da Joris Nieuwenhuis e chiude quinto. Ma in mezzo a tutto quel rumore, non ce ne accorgiamo e festeggiamo come se avesse vinto.

Poco dopo, sul podio, l’ottava maglia iridata di Mathieu van der Poel gli viene consegnata dalle mani di Willem-Alexander: il re del ciclocross mondiale celebrato dal sovrano del suo Paese. È l’ultimo dettaglio che mancava per chiudere il cerchio.

Ma, come nel Sabato del villaggio, la festa arriva veloce e si consuma in breve tempo. È il momento di ammainare le bandiere, la folla defluisce lentamente, il mulino torna silenzioso. Si risale in macchina, si torna a casa, con la sensazione di aver preso parte a qualcosa che, per qualche ora, è stato molto più di una corsa, e che grazie a Mathieu rimarrà per sempre nella storia.

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Umberto Bettarini
Milanese di nascita, calabrese per vocazione. Dopo la sua prima randonnée, ha scelto la famosa “pillola rossa” per scoprire quanto è profonda la tana del Bianconiglio ed è rimasto intrappolato in una grave forma di dannazione ciclistica