
Naesen e l'inseguimento di Pogacar alla Roubaix, favorito dalle moto
L'esperto belga della Decathlon ha raccontato quanto accaduto domenica, dopo la foratura dello sloveno: "Andavamo 15 km/h più veloci"
Tante, troppe moto nel vivo della corsa. Chiunque abbia avuto la fortuna di godere del magnifico spettacolo offerto dai corridori domenica scorsa, nella Parigi-Roubaix 2026 vinta da Wout Van Aert, non ha potuto fare a meno di notare l'eccessiva, ingrombrante presenza di mezzi a motore, a due e quattro ruote, in tutte le fasi della corsa: due moto davanti a ogni gruppetto, altrettante dietro, con i mezzi tecnici e le ammiraglie ad aumentare il traffico in corsa.
L'effetto più impattante, in una corsa di biciclette, di una carovana così nutrita, è quello sulla scia delle biciclette in corsa: scia di cui hanno potuto beneficiare Van Aert, Pogacar e tutti gli altri protagonisti dell'Inferno del Nord e che è stato uno dei fattori che ha determinato il record di velocità registrato nell'ultima edizione della corsa sulle pietre del nord della Francia. Un'ulteriore conferma in tal senso è arrivata da uno dei corridori più esperti del gruppo, soprattutto in queste corse: Oliver Naesen. Il 35enne corridore della Decathlon CMA CGM ha raccontato quanto accaduto domenica, nel momento in cui Tadej Pogacar è rimasto attardato a causa di una foratura.
«Andavamo 15 km/h più veloci»
«Mi trovavo nel primo gruppo inseguitore», ha raccontato Naesen, nel corso del podcast sul ciclismo di HLN. «Con me c'era Yves Lampaert, nervosissimo perché non eravamo in grado di organizzare un inseguimento efficace, per la mancanza di cooperazione. Quando Pogacar è stato vittima della foratura, ho detto a Lampaert: "Eurosport, France2… Vedrai come ci riporteranno in gruppo in fretta! E così è stato».
Stando al racconto di Naesen, le moto davanti al gruppo in cui si trovava hanno creato un vero e proprio muro, che ha favorito l'inseguimento del campione del mondo, intenzionato a rientrare sulla testa della corsa prima dell'ingresso nella foresta di Arenberg: «Andavamo 15 km/h più veloci rispetto a prima, anche grazie al lavoro dei compagni di squadra di Pogacar. È stato incredibile, ci hanno letteralmente trascinato in tutto quel tratto». Naesen si è poi ritrovato anche nel gruppo di Van der Poel, dopo le forature dell'olandese, in una situazione simile, per quanto differente.

L'impatto delle moto nei risultati delle corse
Oltre a Naesen, anche Marc Sergeant, direttore sportivo della Lotto-Intermarché, ha rivolto critiche alla direzione di corsa, per come aveva gestito la situazione scaturita dalla foratura del campione del mondo. E, qualche giorno fa, Jakob Fuglsang aveva descritto, con parole molto dure, l'impatto delle motociclette sulle corse: «Le moto determinano l'eventuale successo di un attacco. Senza una moto davanti, l'azione di Van der Poel alla Saxo Classic di Harelbeke non avrebbe avuto successo».
Parole raccolte da Naesen e trasposte a quanto accaduto anche nelle battute finali della Milano-Sanremo, vinta per la prima volta da Pogacar: «Guardate a come il gruppetto dello sloveno è arrivato alla base della salita, con appena una manciata di secondi di vantaggio, all'immagine di dieci moto davanti a loro: è questa la differenza tra vincere e perdere». Non l'unica, sarebbe stupido pensarlo, ma l'impatto dei mezzi a motore sulle corse va indubbiamente limitato.
