
Pedali Solidali riparte: Carlo Motta in bici tra deserti, vulcani e solidarietà
L’ultraciclista lombardo pedala per portare un messaggio di pace e sostenere progetti in Bolivia e Cile
Dopo l’esperienza del 2024 in Argentina sulle tracce dell’emigrazione italiana, Pedali Solidali torna in Sud America con un nuovo itinerario patrocinato dal Comune di Cuggiono. A mettersi in sella sarà ancora una volta Carlo Motta, pronto a pedalare tra deserti, vulcani e altipiani andini, con lo sguardo rivolto non solo all’impresa sportiva ma anche alla solidarietà.
Dai deserti salati all’Oceano Pacifico
La partenza è fissata per domani, 27 agosto, da Malpensa. La vera avventura inizierà a Calama, nel nord del Cile, con la prima tappa a Chuquicamata, la miniera di rame a cielo aperto più grande del mondo: un cratere di otto chilometri quadrati, profondo oltre mille metri.
Da lì Motta attraverserà il deserto di Atacama, il più arido del pianeta, pedalando tra la Valle della Luna, la Valle della Morte e la suggestiva Garganta del Diablo. Paesaggi lunari, cieli stellati tra i più limpidi al mondo e silenzi infiniti accompagneranno le sue giornate.
“Il deserto di Atacama e i salar boliviani li volevo attraversare da tempo, mi attirano moltissimo” racconta Motta. Ho scelto zone lontane dal turismo di massa: i salares sono immensi, quello boliviano è tra i più grandi al mondo, centinaia di chilometri di distese di sale. Lo attraverserò in due giorni con una tappa all’Isola Incahuasi, una formazione rocciosa in mezzo a questo mare bianco, dove si trovano solo un piccolo negozio e qualche cactus. È un luogo unico”.
Dal villaggio di San Pedro de Atacama , il percorso si farà sempre più impegnativo: la strada salirà oltre i 4.000 metri di quota, fino al confine con la Bolivia. Qui inizieranno due settimane di viaggio sull’altopiano, tra deserti di sale e lagune d’alta quota, fino al Parco Nazionale Sajama, dove Motta tenterà la salita alpinistica del Volcán Parinacota (6.300 m). Da lì proseguirà verso il Parco Nazionale di Lauca e i villaggi aymara, fino ad Arica, città affacciata sull’Oceano Pacifico che segnerà la conclusione dell’impresa.
Il sostegno di Insubria Sport
A supportare Carlo c’è una nuova mountain bike donata da Insubria Sport e dal negozio Fusar Poli di Busto Garolfo, insieme al sostegno economico della società sportiva.
“Insubria Sport è nata dieci anni fa – spiega Gabriele Calcaterra – raccogliendo l’eredità di società storiche come la SC Cuggiono e Sport nel Cuore. Oggi contiamo un centinaio di soci, tra cui Carlo Motta e Michelangelo Pacifico, ultraciclista vincitore della North Cape-Tarifa. Organizziamo gare FCI, gite sociali e iniziative per avvicinare i giovani al ciclismo. Tra queste c’è la Cuggiono-Miazzina, un percorso che vuole stimolare i ragazzi a mettersi alla prova in imprese che possono sembrare impossibili”.
Solidarietà lungo la strada

Ad accompagnare Motta ci sarà anche la bandiera di Bicipace, la storica manifestazione ciclistica lombarda manifestazione storica della Lombardia giunta alla 41ª edizione. Nata con lo slogan “dall’Olona al Ticino pedalando un pochino…”, unisce natura, sport e impegno civile, destinando i fondi raccolti a progetti ambientali e sociali. Quest’anno quel vessillo viaggerà tra deserti e altipiani, portando un messaggio universale di pace.
Come in ogni avventura di Pedali Solidali, anche stavolta lo sport si intreccia con la solidarietà. Il viaggio sosterrà due realtà: le comunità del Parco Sajama, custodi di tradizioni antiche ma segnate da condizioni di vita difficili, e l’ONG MOE di Arica, attiva nell’inclusione delle persone fragili e nel sostegno a bambini e ragazzi con disabilità.
“Ogni viaggio ha sempre anche un risvolto solidale” spiega Carlo. “Quest’anno lascerò la bicicletta a un ragazzo di Arica, grazie all’associazione MOE. Una bici, in certi contesti, può fare la differenza: significa andare a scuola o al lavoro senza dover camminare per ore. Vuol dire arrivare in orario, mantenere un impiego, sostenere la propria famiglia. È una goccia nel mare, ma da qualche parte bisogna cominciare”.
Andare piano per andare lontano
Oltre alle salite e ai chilometri, ciò che conta davvero è lo spirito con cui affrontare il viaggio. Pedali Solidali non è una sfida contro il cronometro, ma un invito a vivere la strada con lentezza.
“Il cronometro è meglio lasciarlo a casa” sorride Motta. “Se ti fissi degli obiettivi troppo rigidi, rischi di perderti tutto il bello. Preferisco fermarmi a parlare con qualcuno, osservare un paesaggio, entrare in un luogo vissuto dalla gente del posto. Alla fine quello che rimane non sono i chilometri percorsi, ma le sensazioni, gli incontri, il calore delle persone. Sono queste le vere immagini che porto con me al ritorno”.