Professionisti

Malucelli e il riscatto dei figli di nessuno

12.04.2022 15:29

Gran volata di Matteo in apertura di Giro di Sicilia, domina l'Italia di Bennati (Fedeli e Caruso in top 5) e vola alto l'urlo di rabbia dei corridori travolti dall'affaire Gazprom. Podio di giornata con Moschetti e l'enfant du pays Fiorelli


Se fosse un film della Wertmüller lo potremmo intitolare "Tripudio azzurro nell'azzurro mare d'aprile", ma in realtà in qualsiasi altra situazione avremmo usato quel titolo; ma non per la vittoria di Matteo Malucelli a Bagheria, non per il successo che si chiama riscatto per non solo lui, il 28enne forlivese che per la prima volta va a segno - da pro' - in Italia, dopo una (prima parte di) carriera passata a far vittorie (meno dei tantissimi piazzamenti) ai quattro angoli del pianeta. Per dire, due mesi fa aveva già vinto al Tour of Antalya in Turchia, ma era un'altra vita.

E sì, perché in quell'occasione il Malu vestiva ancora i colori della Gazprom-Rusvelo, formazione che è stata di fatto chiusa d'imperio dall'UCI (impedendole la partecipazione alle corse, questo l'Unione Ciclistica Internazionale ha determinato) all'indomani dell'invasione russa dell'Ucraina. Da fine febbraio praticamente gli atleti tesserati per quel team (oltre a tutto lo staff) sono a spasso, nell'attesa che qualcuno da Aigle trovi una soluzione. Macché, diciamola bene: nell'attesa che qualcuno da Aigle una soluzione almeno la cerchi! Cosa sin qui non avvenuta, ora però forse qualcosa cambierà, anche dopo l'accorata lettera aperta che qualche giorno fa Marco Canola - altro tesserato Gazprom - ha pubblicato sui social. Oltre a Malucelli e Canola, la formazione russa aveva quest'anno nelle sue fila Giovanni Carboni, Nicola Conci, Alessandro Fedeli, Andrea Piccolo e Christian Scaroni (per restare ovviamente agli italiani).

Dei sette italiani travolti dai noti eventi enormemente più grandi di loro, ben cinque (Carboni, Conci, Fedeli, Malucelli e Scaroni) sono in Sicilia a comporre la Nazionale Italiana schierata da Daniele Bennati e completata da Damiano Caruso nei panni del capitano e dal promettente Alessandro Verre. Normale che lo spirito di squadra, con un vissuto comune così potente tra i cinque reduci Gazprom, venga da sé e si esplichi in quel che abbiamo visto al traguardo tirrenico di questo pomeriggio: tre azzurri nei primi cinque, tutti e tre esultanti, con l'urlo liberatorio, rabbioso, del vincitore di giornata. E un senso di riscatto che, come accennavamo più, non è solo di Matteo ma di tutti i suoi compagni di disavventure. Ai quali - nonostante quella che possiamo raccontare oggi sia una bella storia di sport - rimane la preoccupazione di dover comunque trovare una collocazione prima che sia troppo tardi.

Ripartiamo dall'inizio. Il Giro di Sicilia numero 23 (ma numero 3 dal suo reboot) si è aperto stamattina con la Milazzo-Bagheria di 199 km, tutti in riva al Mar Tirreno e in una giornata di sole che ha magnificato i colori della costa sicula. Dopo un avvio battagliato, al km 15 è partita una fuga a 7 composta da Michael Belleri (Biesse-Carrera), Nelson Soto (Colombia Tierra de Atletas), Gabriele Petrelli (CT Friuli), Alejandro Ropero (Eolo-Kometa), Guido Draghi (Mg.K Vis-Color for Peace), Stefano Gandin (Corratec) e Francesco Zandri (Work Service Vitalcare Vega); Matteo Zurlo (Zalf Euromobil Fior) e Gergely Szarka (Giotti Victoria-Savini Due) non sono riusciti ad accodarsi, son rimasti per un po' lì nella terra di mezzo mentre i battistrada volavano a +3'50", vantaggio massimo toccato al km 25, in occasione del Gpm di Tindari, vinto da Gandin.

Superata l'iniziale difficoltà altimetrica, i team dei velocisti si sono messi all'opera, per la precisione la Trek-Segafredo (Matteo Moschetti), la Bardiani-CSF (Filippo Fiorelli), la Intermarché-Wanty (Gerben Thijssen) e pure la nuova Nazionale Italiana di Daniele Bennati, che puntava forte su Matteo Malucelli. Anzi, proprio l'Italia ha preso con decisione in mano le sorti della corsa nel finale, quando la fuga andava scemando e i battistrada pensavano più a farsi la guerra per lo sprint intermedio di Termini Imerese ai -25 che ad altro: proprio sulla rampetta su cui era posto il traguardo volante hanno tentato l'anticipo Petrelli e Zandri, poi il primo è addirittura scivolato in curva, mentre l'altro è stato anticipato da un estremo scatto di Ropero proprio sulla linea del T.V., dopodiché il gruppo era praticamente già lì, il drappello di testa era ormai sfaldato, e la fuga è stata definitivamente annullata ai -5, quando gli ultimi superstiti (Petrelli e Belleri) sono stati ripresi dopo essere rimasti per un po' a gestire qualche secondino di margine. Bravi comunque i due ragazzi (21 e 22 anni rispettivamente) a rilanciare per diversi chilometri ancora dopo una giornata passata all'attacco.

La selezione azzurra ha trenato fino alla flamme rouge, quando i Trek son venuti fuori prepotentemente. Le curve all'interno dell'ultimo chilometro hanno permesso qualche rivolgimento, con il sopraggiungere degli Intermarché e con una situazione particolarmente sgranata all'ingresso sul rettilineo conclusivo, ma quando si è trattato di partire è stato Moschetti a lanciarsi ai 200 metri. Malucelli era però in zona, non ha perso di vista l'avversario e anzi l'ha preso come punto di riferimento per affiancarlo ai 100 metri e superarlo poi con una marcia in più.

Tanto era forte la presenza azzurra in quel finale che a finire in top 5 sono stati addirittura tre degli uomini del ct Bennati: oltre al vincitore, anche Alessandro Fedeli (quarto) e Damiano Caruso (quinto); in mezzo, il citato Moschetti secondo e Filippo Fiorelli che, in rimonta, si è preso il podio di giornata su un arrivo a un passo da casa sua. Dal sesto in giù troviamo David Martín (Eolo), Thijssen, Pier-André Coté (Human Powered Health), Carloalberto Giordani (Biesse) e Nicola Venchiarutti (Work Service). Malucelli è anche il leader della classifica, identica all'ordine d'arrivo - più gli abbuoni.

Domani una seconda tappa molto interessante, da Palma di Montechiaro a Caltanissetta saranno 152 km con arrivo in salita, per la precisione un falsopiano di 5 km, una contropendenza, e un ultimo chilometro al 5%. Sarà volata all'insù, ma sarà anche la prima occasione per dare una forma definita alla classifica. Insomma i big presenti non potranno nascondersi.
Notizia di esempio
Girandola di sprinter in Turchia, oggi Philipsen