Alexandra Manly, vincitrice a Uraidla © Tour Down Under
Donne Élite

Dall'ultima curva spunta Alex l'ariete

Tour Down Under, Alexandra Manly batte in volata il gruppetto delle migliori ed è la nuova leader. Amanda Spratt ripresa nel finale, si vede un po' d'Italia: Ilaria Sanguineti al traguardo volante, Debora Silvestri in fuga

16.01.2023 07:06

La seconda tappa del Tour Down Under 2023, Birdwood-Uraidla di 90 km, ci ha ricordato la prima solo per le qualità della vincitrice, Alexandra Manly che proviene dalla pista tanto quanto Daria Pikulik. Australiana di 26 anni, “Alex” (così le piace farsi chiamare) vanta nel personale palmarès due begli ori iridati (Corsa a punti e Inseguimento a squadre) conquistati nel 2019 a Pruszkow, anche se ultimamente ha un po' messo da parte le avventure nei velodromi per dedicarsi in pieno allo stradismo: già l'anno scorso si è presa delle soddisfazioni, vincendo a fine maggio il Thüringen Tour (oddio, dire che l'ha vinto è poco: l'ha distrutto, conquistando quattro tappe su sei) e poi lasciando ancora una zampata in agosto al Tour of Scandinavia; e questo 2023 si direbbe iniziato piuttosto bene per la veloce Manly.

Quanto alla tappa, la cronaca verrà più lunga di quanto avremmo voluto. Per questo piazziamo subito il video dell'ultimo chilometro, così chi non ha voglia di leggere tutto va direttamente al sodo ed evita di perdere tempo. Gli highlights li trovate invece più giù.

E ora dedichiamoci a chi vuol leggere le cose per benino. Partenza di tappa piuttosto ordinaria, qualche trascurabile tentativo che non ha avuto spazio, poi lo sprint di Kersbrook ai -56 ha visto transitare per prima Ilaria Sanguineti (Trek-Segafredo) davanti a Grace Brown (FDJ-Suez): sarebbe stata l'unica licenza concessa alla ligure, che di lì a poco avremmo visto portar borracce alle compagne. Al Gpm di North East Ridge ai -50 si è riprodotta la sfida “a pois” di ieri tra Gladys Verhulst (FDJ) e Claire Steels (Israel Premier Tech Roland), con la prima a prevalere un'altra volta. La britannica si sarebbe consolata più avanti, e poi alla fine col premio di combattiva di giornata.

Ai -38 finalmente è arrivata l'azione che ha smosso il mare piatto, ed è toccato a un'altra delle quattro italiane in gara condurla: Debora Silvestri (Zaaf) è scattata bene sul finire di un lungo falsopiano; mossa intelligente perché poi ha trovato subito una dolce discesa su cui recuperare lo sforzo dello scatto e dare così respiro alla propria manovra. La 24enne nata - come svariati colleghi - a Isola della Scala era caduta ieri nel finale e in effetti aveva oggi il braccio destro ben fasciato, ma la cosa non le ha impedito di pedalare da sola in testa per 7 chilometri (con un margine di un paio di decine di secondi).

Intanto al rifornimento ai -37 assistevamo a una caduta innescata dalla ahilei famigerata Nicole Frain (UniSA-Australia), ovvero proprio la sventata che aveva centrato in pieno Marta Cavalli al Tour de France 2022. Non si è proprio capito come la campionessa nazionale aussie 2022 sia finita giù dato che era nelle prime posizioni e non aveva ostacoli davanti; e non l'ha capito nemmeno la sua connazionale Emily Watts (Bridgelane), che le stava a ruota ed è a propria volta caduta malamente. Per sua fortuna costei non si è dovuta ritirare, al contrario di quanto occorso ieri alla sua compagna di squadra Keely Bennett, ruzzolata pure lei. Per Frain invece nessun problema.

La prima a mettersi a inseguire Silvestri è stata, ai -35, Rylee McMullen (Nazionale Nuova Zelanda), ma poi sono uscite altre nove atlete dal gruppo (potremmo citarle ma non è il caso di allungare esageratamente il brodo) e tutte insieme hanno raggiunto l'italiana ai -31; da questo drappello è emersa ai -24 Steels (rieccola), scattata su un tratto in salita e rimasta poi sola al comando fino ai -14 riuscendo a incamerare fino a mezzo minuto abbondante di vantaggio.

Il gruppo, tirato invariabilmente dalla Trek che lavorava per Amanda Spratt e che intanto andava a riprendere le dieci intercalate, si era a questo punto già parecchio assottigliato. La leader della generale Daria Pikulik (Human Powered Health) si era staccata una prima volta ai -23, poi era rientrata in discesa, poi avrebbe definitivamente mollato sulla salita di Mount Lofty, la più significativa della giornata.

È stato proprio qui che Steels è stata raggiunta da una ventina di colleghe tra le quali c'era fermento notevole. Ci ha pensato allora Brodie Chapman (Trek) a spegnere le altrui velleità con un'infinita trenata che ha preparato il terreno per l'affondo della sua capitana Amanda Spratt. La 35enne del New South Wales è partita forte ai -11, a 900 dalla vetta di Mount Lofty, vanamente inseguita da Alexandra Manly (Jayco AlUla).

Alle spalle di Amanda si è organizzato un gruppetto di una quindicina di corritrici, con le FDJ a fare maggioranza relativa (in 4: con Grace Brown avevamo Eugénie Duval, Loes Adegeest e Victoire Guilman, la quale si sarebbe però staccata dopo aver lavorato) e quindi a prendersi l'obbligo di tirare a tutta. E dire che non sarebbero mancati rinforzi, volendo: c'erano ben tre EF Education-TIBCO (Georgia Williams, Abi Smith e Krista Doebel-Hickok), due Jayco (Manly e Ruby Roseman-Gannon), due Human Powered Health (Nina Buijsman e Henrietta Christie), due Zaaf (Danielle De Francesco e Nikola Noskova), due UniSA (Frain e Rachel Neylan), e infine - unica a non avere compagne - Ella Wyllie (Nuova Zelanda). Quanto alla Trek, dissolta con l'all-in su Spratty.

La scommessa della squadra mezzo-italiana non era però destinata a risultare vincente. Amanda ha difeso coi denti una quindicina di secondi, ma il lavoro indefesso delle FDJ ha finito con l'annullare l'azione della battistrada, gloriosamente ripresa a 500 metri dal traguardo. Diciamo che non è la prima volta che le accade una cosa del genere, ma il celebre precedente (La Course 2019, a Pau fu Marianne Vos a succhiarle l'anima a un passo dall'arrivo) fu onestamente molto più doloroso per lei rispetto alla tappetta odierna.

Appena Spratt è stata raggiunta, il trenino EF si è messo in moto per lanciare Williams, ma ai 200 metri lo spunto di Manly è stato molto acuto: la capitana di giornata Jayco si è imposta di prendere in testa l'ultima curva a destra, e ovviamente ha imposto tale volontà anche alle altre, che non hanno potuto far altro che subirla. Un colpo da maestro in due atti: prendere la curva per prima, ma poi mantenere la posizione sui 150 metri di rettilineo finale, e anche in questo fondamentale la 26enne di Kalgoorlie è stata eccellente, e nulla ha potuto la rimontante (ma fino a un certo punto) Williams, condannata al secondo posto ma se non altro complimentata dalla vincitrice, prodiga di pacche sulle spalle subito dopo il successo.

Al terzo posto si è inserita Buijsman davanti a De Francesco, Brown, Frain, Duval, Smith, Noskova, Spratt (che si è consolata con la maglia di migliore scalatrice, strappata a Verhulst) e poi via via le altre. La classifica è cambiata e ancora cambierà, vedrete. Per il momento Manly guida con 8" su Williams e Brown, 13" su Roseman-Gannon, 14" su Spratt, Frain, Adegeest e Doebel-Hickok, 16" su Buijsman, 20" su De Francesco, Duval Christie, Smith, Wyllie, neylan; Noskova è a 40", Guilman a 1'27", Steels a 1'49" e poi le altre sono sempre più lontane, diciamo fuori dai giochi. La prima delle italiane è Silvestri, 36esima al traguardo e 42esima nella generale a 6'18" dalla prima.

Domani si chiude con la terza tappa che porterà la carovana downunderina da Adelaide a Campbelltown attraverso 93.2 km non privi di difficoltà. In particolare a 7.5 km dal traguardo svetta il Gpm di Corkscrew Road, un muro di circa due chilometri e mezzo al 9%, seguito dalla picchiata verso la linea d'arrivo: se non sarà successo niente sui mangia&bevi precedenti, la classifica si farà tutta lì, su quella rampa. E sarà proprio lì che Amanda vorrà vendicarsi dello smacco subìto oggi: preparatevi del caffè se siete curiosi di scoprire in diretta se l'esperta Spratty riuscirà a farsi giustizia.

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