
L'Odissea di Schmid e l'astuzia di Pidcock: allo svizzero una tappa folle, Tom scala posizioni
Una fuga-monstre di 57 corridori e medie impressionanti stravolgono la 13a tappa del Tour de France: Mauro Schmid beffa Tejada, mentre Tom Pidcock risale fino al quarto posto in classifica generale
Doveva essere una tappa di trasferimento verso il grande fine settimana dei Vosgi, e invece si è trasformata in una delle giornate più folli e spettacolari di questo Tour de France 2026. Dopo la tripletta di Tim Merlier nello sprint di Voiron, la corsa ha cambiato completamente volto: una fuga-monstre di 57 corridori ha riscritto gli equilibri della classifica generale, spalancando a Tom Pidcock le porte del quarto posto e regalando a Mauro Schmid il più prestigioso successo della carriera. Lo svizzero, beffato per una questione di centimetri dodici mesi fa a Tolosa da Jonas Abrahamsen, si è preso la rivincita conquistando la sua prima tappa al Tour de France, la quattordicesima vittoria da professionista e la seconda in un Grande Giro dopo quella ottenuta al Giro d'Italia 2021. Un successo costruito al termine di oltre 170 chilometri in fuga, nella giornata più veloce mai disputata al Tour su un percorso con più di 2mila metri di dislivello.
Per rendere l'idea della follia vissuta tra Dole e Belfort basta un numero: 49,999 km/h di media, praticamente cinquanta orari. Due giorni prima il Tour aveva già fatto segnare la tappa più veloce della sua storia, ma allora il dislivello superava di poco i mille metri. Stavolta i corridori hanno sfiorato la stessa velocità lungo i 205,8 chilometri della frazione più lunga dell'intera Grande Boucle e con oltre 2.300 metri di ascesa complessivi.
Tour de France 2026, il resoconto della 13a tappa
La tredicesima tappa del Tour de France 2026, la più lunga della Grande Boucle, partiva da Dole e arrivava a Belfort, percorrendo 205,8 chilometri caratterizzati da un'andatura pianeggiante nei primi 150 chilometri, prima di ingaggiare lo scontro con i Vosgi. Dopo il traguardo volante di Mélisey, posto a 138 km dal via e 68 dall'arrivo, il primo ostacolo era il Col des Croix (5,1 chilometri al 4,8%, massimo 7%), un'ascesa di media montagna priva di particolari difficoltà che arrivava dopo 157 km, seguito dal Ballon d'Alsace (9 chilometri al 6,9%, con pendenza costante tra il 7% e l'8%), una vera salita destinata a tagliar fuori i corridori più pesanti. Lo scollinamento arrivava a 30 chilometri dall'arrivo, ma dodici di questi erano in discesa verso Belfort, mentre i restanti diciotto chilometri finali erano molto veloci con uno strappo di 700 metri al 4,5% piazzato a soli quattro chilometri dal traguardo, ideale per creare confusione nel finale.
Sin dai primi chilometri di gara, una serie incessante di attacchi ha caratterizzato la prima ora di corsa. Alex Kirsch (Cofidis) è stato il primo a provare una progressione, seguito subito dopo da Romain Grégoire (Groupama-FDJ United) e Ben Healy (EF Education-EasyPost). Il francese Grégoire, (nato a Besançon, a pochi chilometri dal tracciato), è stato accolto dall'entusiasmo della folla lungo la strada, ma il gruppo non ha mai concesso margini significativi ai singoli attaccanti.
Progressivamente, però, la situazione è cambiata. Con il passaggio dei primi cento chilometri, un primo gruppo di cinque corridori, Kasper Asgreen (EF Education-EasyPost), Michał Kwiatkowski (Netcompany INEOS), Louis Vervaeke (Soudal Quick-Step), Georg Zimmermann (Lotto-Intermarché) e di nuovo Alex Kirsch, è riuscito a staccarsi dal gruppo della maglia gialla di Tadej Pogačar (UAE Emirates-XRG). Il vantaggio è rimasto però dapprima relativamente contenuto, intorno ai dieci-quindici secondi, poiché la Bahrain-Victorious ha preso il controllo della situazione per proteggere Lenny Martinez, il nono classificato in generale che poteva essere minacciato qualora la fuga avesse preso margini irrecuperabili. Tra i 50 e i 60 km il vantaggio era arrivato intorno ai 2', tuttavia nemmeno la Lidl-Trek era soddisfatta della situazione, data l'assenza di Mads Pedersen, leader della classifica a punti, che voleva assolutamente essere in grado di contendere lo sprint intermedio di Mélisey: il suo team ha così iniziato ad accelerare per ricucire il gap. Anche Uno-X Mobility ha deciso di intervenire: Magnus Cort e Jonas Abrahamsen hanno attaccato per non farsi sorprendere. In rapida successione, una cascata di corridori ha iniziato a muoversi verso il gruppo di testa, una reazione a catena che ha trasformato completamente la dinamica della gara.
Quella che sembrava una fuga controllata si è tramutata in una vera deflagrazione del plotone. Gruppo dopo gruppo, corridore dopo corridore, la composizione della corsa è diventata sempre più caotica. Mads Pedersen e Biniam Girmay (NSN) hanno tentato il rientro con una ventina di inseguitori, creando una seconda ondata di attacchi. E poi, ancora, altre progressioni, altri gap che si aprivano e si richiudevano. A un certo punto, dopo poco più di cento chilometri, la situazione era diventata irrecuperabile: 57 corridori si erano ormai staccati dal gruppo della maglia gialla, lasciando il gruppo dei favoriti a oltre sei minuti di distacco. Tra i fuggitivi il migliore in classifica era Tom Pidcock (Pinarello-Q36.5), decimo a 11'49", il secondo Jordan Jegat (TotalEnergies), 19esimo a 18', e il terzo proprio un compagno di Tadej Pogačar, lo statunitense Brandon McNulty, che aveva 26' in classifica dal suo capitano. L'unico altro corridore con un distacco inferiore all'ora era Harold Tejada (XDS Astana), con 54'. La Bahrain-Victorious di nuovo ha cercato di correre ai ripari contenendo il gap, ma il compito era ormai improbo: oltre ai compagni di Pidcock e Jegat, davanti tiravano pancia a terra anche gli Alpecin Premier Tech per Jasper Philpsen, gli NSN per Biniam Girmay (entrambi con due gregari in proprio aiuto), mentre Mads Pedersen era isolato senza compagni della Lidl-Trek. Finalmente, allo sprint di Mélisey, Philipsen ha poi preceduto il danese e l'eritreo.
All'attacco del Col des Croix il vantaggio si attestava sui 7'30": mentre i primi gregari iniziavano a rialzarsi, Tom Pidcock era virtualmente quarto in classifica, scalzando Juan Ayuso e Mattias Skjelmose: nel gruppo dei migliori anche i Lidl-Trek iniziavano a contribuire all'inseguimento. A un chilometro dallo scollinamento, Ben Healy ha provato ad allungare, ma Quinten Hermans (Pinarello Q36.5) ha prontamente chiuso, precedendo il suo capitano sul Gpm. Sull'impulso del belga, il vantaggio del gruppo di testa, che contava ancora una cinquantina di unità, saliva oltre gli 8' prima del Ballon d'Alsace: a quel punto anche Remco Evenepoel era virtualmente scalzato dal podio, cosa che costringeva anche i Red Bull-BORA-hansgrohe a intervenire nell'inseguimento.
Nel gruppo di testa Julian Alaphilippe (Tudor) si rialzava all'attacco del Ballon d'Alsace: il suo compagno Rik Pluimers rompeva dunque gli indugi e provava un allungo destinato a essere riassorbito dal contrattacco di Kévin Vauquelin (Netcompany INEOS), che selezionava una dozzina di corridori. Terminata la sua azione, era il turno di Lars Craps, l'unico della Lotto Intermarché presente in testa, di giocare la sua fiche: a quel punto Tom Pidcock, rimasto solo, iniziava il suo lungo lavoro di elastico, con il doppio intento di mantenere la fuga cucita e per guadagnare in classifica e quello di giocarsi la tappa. Ai -5,5 km dal Gpm si staccava Ben Healy, mentre in testa restavano una ventina di corridori, tra cui Marc Hirschi (Tudor) che si giocava la propria cartuccia. A entrare in azione a quel punto erano i Jayco AlUla con Luke Plapp, Mauro Schmid e Ben O'Connor per difendere Michael Matthews: l'australiano però non poteva resistere al nuovo scossone dato dall'attacco di Maxim Van Gils (Red Bull-BORA-hansgrohe) ai -3,5 km dalla vetta, motivo per cui gli australiani abbandonavano il compagno, chiudendo e contrattaccando con Luke Plapp: naturalmente, chi chiudeva senza troppo farsi pregare era Tom Pidcock, che poi all'ultimo chilometro cercava di andarsene decisamente da solo. Su di lui rientravano Van Gils, Schmid, Plapp, Vauquelin, Tejada, McNulty, Jegat e Clément Braz Afonso (Groupama-FDJ United), ma era il britannico a transitare per primo sul Gpm, precedendo Schmid: con le sue doti di discesista il britannico portava il vantaggio a 8'30, balzando addirittura al secondo posto nella classifica virtuale, davanti a Jonas Vingegaard (Visma-Lease a Bike) che nel frattempo perdeva l'aiuto di un Matteo Jorgenson di nuovo in difficoltà. Anche Mads Pedersen, rialzatosi dalla fuga, aiutava il suo capitano Juan Ayuso a ricucire.

Dopo la discesa del Ballon d'Alsace si è aperta una lunga fase di scatti e controscatti. Tim Wellens (UAE Emirates-XRG) è riuscito a rientrare sui nove di testa, riportando il gruppo a dieci unità, mentre alle loro spalle Michael Matthews guidava un manipolo di inseguitori ormai troppo lontani per rientrare. Dopo una serie di scatti senza esito, a quindici chilometri dal traguardo è arrivata l'azione decisiva: Mauro Schmid (Jayco AlUla) ha accelerato e Harold Tejada (XDS Astana) si è riportato sulla sua ruota, sorprendendo gli altri otto, intenti soprattutto a controllare Tom Pidcock e lo stesso Wellens. Nel giro di pochi chilometri il margine dei due battistrada è salito fino a una ventina di secondi, rendendo vana la tardiva reazione di Kévin Vauquelin e Jordan Jegat.
Negli ultimi due chilometri Schmid ha iniziato a giocare d'astuzia, rifiutandosi a più riprese di collaborare con il colombiano e costringendolo a esporsi. Tejada ha così lanciato per primo la volata quando si è accorto del ritorno degli inseguitori, ma il campione svizzero è uscito dalla sua ruota negli ultimi metri, superandolo e conquistando la tredicesima tappa del Tour de France. Alle loro spalle Tom Pidcock ha regolato allo sprint Maxim Van Gils per il terzo posto, completando una giornata straordinaria che gli ha consentito di risalire dal decimo al quarto posto della classifica generale, con un guadagno di 7'34" sui principali uomini di classifica giunti insieme all'arrivo.
Non cambia però il podio della generale, con Tadej Pogačar che conserva senza problemi la maglia gialla davanti a Jonas Vingegaard, distante 3'36", e Remco Evenepoel, terzo a 4'06". Tom Pidcock grazie alla fuga di giornata risale dal decimo al quarto posto della generale, portandosi a soli 4'15" dalla vetta e scavalcando Juan Ayuso, ora quinto a 4'22".
Nelle classifiche accessorie Mads Pedersen mantiene saldamente la maglia verde con 377 punti, aumentando leggermente il margine su Jasper Philipsen (336), che supera Biniam Girmay (333). Nessuna variazione anche nella classifica degli scalatori, dove Pogačar resta in testa con 42 punti davanti a Vingegaard (27) e Richard Carapaz (19). La maglia bianca continua invece a essere sulle spalle di Juan Ayuso, che precede Paul Seixas di 13" e Isaac Del Toro di 46".
