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Il vento è un evento eventuale, la Quick-Step no

02.07.2022 18:32

Seconda di fila per il team belga al Tour de France: a Nyborg s'impone Fabio Jakobsen in volata su Wout Van Aert (nuova maglia gialla) e Mads Pedersen. Si sperava nei ventagli ma la frazione è stata al di sotto delle aspettative


Prima del Mondiale di Bergen, il tema caldo era la pioggia: "qui piove 200 giorni all'anno, sarà una gara iridata bagnata!", ovviamente non cadde nemmeno una goccia. Un caso di scuola di quel che può succedere quando si affida la selettività di una gara ai fenomeni meteorologici. Ce ne siamo accorti oggi, un'intera giornata a scrutare i venti danesi, ad aspettare sulla carovana del Tour de France le correnti giuste, a confidare che il passaggio - sicuramente ventosissimo - sul ponte del Grande Belt potesse rappresentare uno snodo importante non solo per la tappa ma per l'intera corsa. E invece il vento magari c'era pure, ma contrario. Insomma, non utile al proporre o produrre ventagli. Tolto quell'elemento, cosa rimaneva di questa seconda frazione? La normalità di una gara piatta, destinata alla volata ma non prima che una serie di cadute ad alta velocità minasse la salute di qualche protagonista della Boucle.

La volata comunque c'è stata, l'ha vinta Fabio Jakobsen alla sua prima affermazione nella corsa francese, nella quale è all'esordio: prima vittoria nella prima frazione in linea per lui, quando si dice essere dei predestinati; il primo dei battuti, come a volte capita, è stato Wout Van Aert (pure ieri inchinatosi a un Quick-Step...), il quale però si consola con la maglia gialla strappata dalle spalle di Yves Lampaert. Questo è il poco di memorabile da mettere a referto oggi.

Andiamo in cronaca. Come accennato, la principale attrattiva della Roskilde-Nyborg (202.2 km), seconda tappa del Tour de France 2022, erano due: il vento atteso sul percorso e il ponte (lungo 8 km) Storebæltsbroen, opera ingegneristica che collega due pezzi di Danimarca (due isole in realtà) sullo Stretto del Grande Belt, piazzato dagli organizzatori a un passo dall'arrivo. La fuga è partita subito sulle ruote di Magnus Cort Nielsen (EF Education-EasyPost) al primo chilometro, e sul danese sono subito rientrati un norvegese, ovvero Sven Erik Bystrøm (Intermarché-Wanty), e due corridori della B&B Hotels-KTM, ovvero Pierre Rolland e Cyril Barthe.

L'azione è rimasta a lungo con un margine tra il minuto e i due sul gruppo, poi in occasione del primo dei tre Gpm di giornata (rampette), ai -140, Rolland ha preso cappello e ha tentato un'evasione solitaria; mal gliene incolse, infatti Cort (poi vincente al Gpm) e Bystrøm l'hanno superato, lasciandolo arretrato in compagnia di Barthe. Mestamente la coppia B&B ha atteso di venir ripresa dal gruppo, tirato all'unisono da uomini Quick-Step Alpha Vinyl, BikeExchange-Jayco e Lotto Soudal (come dire: Fabio Jakobsen, Dylan Groenewegen e Caleb Ewan occhi sulla volata finale).

I due scandinavi hanno proseguito insieme per un po', MCN si è preso gli altri due Gpm coronando così un suo piccolo sogno (indossare un giorno la maglia a pois), Bystrøm si è consolato col traguardo volante di Kalundborg (-75), nel frattempo i due hanno toccato il vantaggio massimo (3'10") ai -100. Il gruppo è stato attraversato da un primo fermento ai -80, proprio in vista del TV: un attimo di vento giusto ha allertato i sensi di ragno di diversi team, subito pronti a ipotizzare il ventaglietto, ma la cosa è presto rientrata e in plotone si sono accontentati di sprintare per il terzo posto al traguardo volante, dove Ewan ha preceduto Wout Van Aert (Jumbo-Visma) e Peter Sagan (TotalEnergies).

Col gruppo ormai a mezzo minuto (li teneva a vista), Bystrøm ha giocato la carta del combattivo, mollando il collega ai -61 e riallungando fino a un minuto, mentre il gruppo non palesava eccessiva fretta di riportarsi sull'ultimo superstite della fuga. Ai -60 una foratura di Mads Pedersen (Trek-Segafredo) non ha invertito i destini dell'umanità, così come non li ha invertiti una medesima problematica di Aleksandr Vlasov (Bora-Hansgrohe) ai -44. Peggio è andata a Krists Neilands (Israel-Premier Tech) e Martijn Tusveld (DSM), coinvolti con altri in una caduta a fondo gruppo ai -42.

Comunque il buon Sven Erik si è impegnato a tutta per meritarsi il numero rosso di combattivo di giornata, conducendo il proprio attacco fino ai -32, quando è stato infine raggiunto. Dieci chilometri più avanti, a un passo dall'ingresso sul ponte, un'altra caduta (Kevin Vermaerke della DSM) ha spezzettato le retrovie del gruppo, lasciando Rigoberto Urán (EF) appiedato con un salto di catena: diversi compagni l'hanno poi aspettato per cercare di riportarlo sotto o almeno di limitare i danni.

All'entrata sul ponte, ai -21, la velocità è aumentata nettamente, e ai -20 c'è stata una nuova caduta, stavolta nell'avanguardia del gruppo, innescata da Ruben Guerreiro (EF) e che ha coinvolto tra gli altri la maglia gialla Yves Lampaert (Quick-Step), Fabio Felline (Astana Qazaqstan), Vegard Stake Laengen (UAE Emirates), Anthony Turgis (TotalEnergies), Cyril Lemoine (B&B) e Alberto Dainese (DSM).

Lampaert è stato atteso da Michael Mørkøv e poi pure da Mikkel Honoré, e con loro è rientrato a metà ponte ai -17, poi si è approdati su un isolotto prima di affrontare un secondo ponte sul mare su cui però il gruppo ha deciso di procedere ad andatura controllata, e ciò ha favorito il riavvicinamento di Urán (atteso a questo punto pure da Stefan Bissegger) nonostante il blocco delle ammiraglie deciso dalla giuria non abbia certo favorito la rincorsa degli EF e di tutti quelli che vi si erano accodati (alcuni dei caduti con Lampaert, altri vari staccati), e tra questi c'era pure Giulio Ciccone (Trek). Tutti rientrati ai -8.5.

La tappa è scivolata via rapida verso l'inevitabile volata, i Quick-Step (con Mattia Cattaneo) hanno condotto l'ultimo tratto di ponte, ai -3 si è approdati sulla terraferma con una lotta serrata per le prime posizioni, poi ai 2.6 è andato giù Bob Jungels (AG2R Citroën) da solo, e duecento metri dopo sono caduti in 50, appena dietro le prime posizioni. Tra i tantissimi coinvolti Snéchal, Martinez, Soler

La Quick-Step, ancora con Cattaneo, ha ripreso il controllo ai 2.4 ma a prevalere è stato un gran nervosismo, rischi di caduta all'ordine del metro, ai 1000 Georg Zimmermann (Intermarché) ha rischiato di stendersi dopo il tocco della ruota con un avversario (e ne avrebbe buttati giù altri trenta dato che era proprio davanti). Lampaert ha comunque preso in testa l'ultima curva e però ne è uscito che aveva a ruota tutti gli avversari di Fabio Jakobsen, che era più indietro.

Pedersen si è lanciato ai 150 metri, poi Wout Van Aert (Jumbo) l'ha superato, ma da dietro ha ancora fatto in tempo a riemergere Jakobsen, uscito prepotente al centro della strada a superare di scarsi centimetri WVA, di nuovo secondo dopo ieri. Pedersen ha chiuso terzo, poi si sono piazzati Danny Van Poppel (Bora), Jasper Philipsen (Alpecin-Fenix), Peter Sagan (TotalEnergies), che poco prima aveva dovuto fare a spallate e gomitate proprio con Jakobsen, Jérémy Lecroq (B&B), Gronewegen, Luca Mozzato (B&B) e Hugo Hofstetter (Arkéa Samsic). Tra i tanti attardati per l'ultima caduta (ma a cui il ritardo è stato azzerato), anche Tadej Pogacar (UAE), che ha chiuso con la ruota anteriore bucata ma senza apparenti problemi fisici.

La classifica: qui Wout Van Aert si rifà alla grande e con l'abbuono di 6" annulla i 5" di gap che aveva da Lampaert, per cui veste di giallo con 1" sull'ex leader della generale, 8" su Pogacar, 11" su Filippo Ganna (INEOS), 12" su Pedersen, 14" su Mathieu Van der Poel (Alpecin), 16" su Jonas Vingegaard (Jumbo), 17" su Primoz Roglic (Jumbo), 18" su Bauke Mollema (Trek), 21" su Dylan Teuns (Bahrain-Victorious). Cattaneo resta ventesimo a 31". Domani terzo e ultimo giorno danese e tappa che sarà un facsimile di quella odierna, ma senza il ponte. Da Vejle a Sønderborg saranno 182 km facili facili, sempre con l'incognita del vento ma dopo la delusione odierna non lo nominiamo nemmeno più.
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