Muri #17: Quanto conta contare
Il diciassettesimo numero di Muri arriverà nella vostra casella domani mattina con due pezzi che mettono in discussione, ciascuno a modo suo, il valore dei numeri nel ciclismo
Il diciassettesimo numero di Muri arriverà nella vostra casella domani mattina con due pezzi che, partendo da angolazioni molto diverse, finiscono per dirsi la stessa cosa: i numeri nel ciclismo raccontano meno di quanto sembri. Per iscrivervi, basta cliccare qui.
Caduto alla prima, ma con la testa al futuro
Il primo pezzo è un'intervista a Matteo Moschetti, il velocista della Pinarello-Q36.5 costretto ad abbandonare il Giro d'Italia 2026 dopo la prima tappa per una commozione cerebrale, conseguenza della caduta nel finale dello sprint di Napoli. Moschetti racconta la dinamica dell'incidente, il protocollo medico che ne ha decretato il ritiro forzato, e le riflessioni sulle cadute di questa edizione della Corsa Rosa: dal restringimento di burgas al ciottolato della terza tappa in Bulgaria, passando per una riflessione più ampia su come certi rischi si potrebbero ridurre. C'è poi il dispiacere per un Giro su cui la squadra aveva costruito tutta la preparazione invernale, il ritiro in Sierra Nevada, i piani per le prossime settimane. Ma c'è soprattutto una frase che vale più di tutte le classifiche: «Tra 15 anni nessuno si ricorderà di quanti punti hai fatto, ma se hai vinto una tappa al Giro d'Italia lo ricordano». Quando contare i punti.. conta poco.

La differenza tra scienza e sofismo
Il secondo pezzo è di Francesco Dani, e parte dal record di scalata al Blockhaus firmato da Jonas Vingegaard nella settima tappa di questo Giro d'Italia: un tempo che ha riempito i social di confronti con le edizioni precedenti, potenze stimate, rapporti peso/potenza. Dani smonta con precisione l'equivoco di fondo: una stima è inversamente proporzionale al tempo, quindi non aggiunge alcuna informazione rispetto al cronometro. Affiancarne una a misurazioni dirette di anni fa non è analisi, è sofismo. Il confronto tra i dati reali di Thibaut Pinot al Blockhaus 2017 e quelli stimati per Vingegaard nel 2026 è lì a dimostrarlo: stesso rapporto peso/potenza, quasi due minuti di differenza. Una distanza che i numeri, da soli, non riescono a spiegare.

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