Tom Dumoulin può festeggiare la vittoria e la conquista della maglia rosa @ Bettiniphoto
Tom Dumoulin può festeggiare la vittoria e la conquista della maglia rosa @ Bettiniphoto

Fotofinish Dumoulin, esplode il boato d’Olanda

Grande folla, vittoria di Tom per un centesimo su Roglic. Moser miglior italiano, Cancellara frenato dal virus

Un centesimo. In 10 km di gara un secondo di distacco viene considerato un’inezia, figuriamoci un decimo o ancor peggio un centesimo. Questo è il vantaggio che ha permesso a Tom Dumoulin di superare Primoz Roglic nella cronometro di apertura del novantanovesimo Giro d’Italia; in una Apeldoorn vestita a festa non poteva che essere il beniamino di casa a suggellare una partenza perfetta, con un folto pubblico che ha affollato la città della Gheldria già dalla presentazione di ieri. Un ottimo modo per dare il via ad un Giro che si annuncia intenso e ricco di suspense, con nomi noti che mantengono le attese e sorprese che cercano di rovesciare le gerarchie stabilite.

Sabatini apre le danze, Greipel pimpante
L’onore e l’onere di aprire la novantanovesima edizione del Giro d’Italia tocca a Fabio Sabatini, scattato alle 13.45 fra due ali di folla che accompagneranno tutti e i 198 partenti. A titolo di cronaca il toscano della Etixx-Quick Step percorre i 9.8 km del filante tracciato di Apeldoorn in 11’49”. Già per quarto si lancia uno degli outsider della vigilia, il russo Anton Vorobyev (Team Katusha): l’ex campione nazionale va come presumibile al comando, ma il tempo di 11’38” non impressiona nessuno nonostante un ottimo intermedio provvisorio di 5’27”.

Non c’è da attendere molto per vedere un nuovo leader provvisorio: a far meglio di Vorobyev è un nome che non ti aspetti, ossia André Greipel. Il velocista della Lotto Soudal mostra subito una bella pedalata che gli permette di chiudere in 11’37”. I velocisti hanno deciso di darsi appuntamento già oggi, evidentemente impazienti di battagliare allo sprint di domani: dopo il Gorilla teutonico va in gara Moreno Hofland (Team LottoNl-Jumbo) e l’olandese, che addirittura non doveva neppure essere presente (è stato chiamato come sostituto dell’infortunato Victor Campenaerts), stampa un interessante 11’28”.

Ancora più sorprendente è la prestazione del padrone di casa se confrontata con uno degli specialisti delle cronometro, seppur non giovanissimo: il quasi trentanovenne Svein Tuft (Orica GreenEDGE) deve accodarsi per 1″. Dietro, e di parecchio, anche il tedesco Jasha Sütterlin (Movistar Team), altro nome che in tale specialità sa ben destreggiarsi; non semplice l’approccio al Giro di uno dei giovani talenti italiani, lo scalatore abruzzese Giulio Ciccone (Bardiani CSF), che si ferma a 12’14”. Per il neopro’ saranno altre le occasioni di mettersi in mostra, e il suo fisico minuto di certo non lo aiuta in questo esercizio.

Ludvigsson va in testa, ok Geniez
Tra i grandi favoriti, l’austriaco Matthias Brändle (IAM Cycling) parte alle 14.20: l’ex detentore del record dell’ora conferma le attese e sensibilmente migliora il tempo di Hofland, fermando il cronometro a 11’17”. Assai positiva è la prova di Tanel Kangert, uno dei gregari più preziosi per Vincenzo Nibali: l’estone dell’Astana Pro Team si infila al secondo posto provvisorio con 11’24”. Atteso, ma a partire da domani, Arnaud Démare (FDJ) che oggi conclude con 11’43”. Tra chi invece punta alla classifica partono a distanza di sei minuti, due tra i meno giovani tra i papabili per la top 10: Ryder Hesjedal (Trek-Segafredo) conclude con 11’36” mentre Jean-Christophe Péraud (AG2R La Mondiale) in 11’41”. Prova in linea con le attese per il canadese mentre dal francese ci si attendeva di più.

Non è certamente uno scalatore Lukasz Wisniowski: il polacco della Etixx-Quick Step si districa molto bene, balzando con 11’23” alle spalle di Brändle. Chi invece migliora il parziale dell’austriaco è Tobias Ludvigsson: lo svedese del Team Giant-Alpecin conclude con un eccellente 11’11”. Felicissimo lo svedese, lui che nel 2014 proprio in una crono al Giro (la Barbaresco-Barolo) cadde rovinosamente, per fortuna senza conseguenze. Parte cone 67° e termina a 11’53” Gianluca Brambilla, scalatore vicentino della Etixx-Quick Step che al Giro può togliersi delle soddisfazioni. In linea con le attese, ossia importanti, l’esercizio di Alexandre Geniez: il capitano della FDJ con 11’24” dimostra di essere in ottima forma e di puntare a migliorare il nono posto finale di un anno fa.

Scorrono via senza impensierire il leader nomi come Patrick Gretsch, Maarten Tjallingii e Jack Bobridge; buona la prova del luogotenente di Nibali, il danese Jakob Fuglsang con 11’31”. Interessante l’austriaco Georg Preidler (Team Giant-Alpecin) con 11’20”, sopra le attese Carlos Betancur (Movistar Team) con 11’40”, decisamente bene il campione svizzero Silvan Dillier (BMC Racing Team) e lo statunitense Chad Haga (Team Giant-Alpecin), entrambi a 11’19”. All’intertempo aveva illuso tutti transitando per primo, nella seconda metà, causa anche una curva assai rischiosa, Tim Wellens (Lotto Soudal) è andato in calando fino a un modesto 11’31”.

Sorprendente Roglic, molto bene Amador, Kittel e Moser
Quella che si abbatte sulla Corsa Rosa è una sorpresona grossa grossa: a scalzare Ludvigsson ci pensa Primoz Roglic, che stampa un pazzesco 11’03”. La storia dello sloveno è assai particolare: talento di quello che nel suo paese è lo sport nazionale, il salto con gli sci, ha dovuto interrompere l’attività nella disciplina a causa di problemi fisici. Dopo una stagione, il 2012, a livello amatoriale, dall’anno successivo è stato ingaggiato dall’Adria Mobil con cui si è messo in luce vincendo, tra le altre cose, il Giro dell’Azerbaigian e quello della Slovenia; nel corso dell’ultima sessione di mercato il meritato approdo nel World Tour con il Team LottoNl-Jumbo dove ha subito mostrato le sue doti alla Volta ao Algarve, chiusa al quinto posto e finendo terzo e sesto nelle due frazioni più difficili (in una prova in cui gareggia gente come Aru, Contador e Pinot).

La buona prova del ventiseienne è seguita poco dopo da quella di un suo coetaneo, nato al di qua delle Alpi: dopo il sesto posto nel prologo del Giro di Romandia, Moreno Moser torna a fare la voce grossa con un 11’15” che lo pone al terzo posto provvisorio, dimostrando come il trentino della Cannondale sia, in contumacia di Adriano Malori, il miglior cronoman d’Italia. Il figlio e nipote d’arte viene poco dopo sopravanzato da Marcel Kittel: il velocista tedesco, che punta ad indossare nei prossimi giorni la maglia rosa, si ricorda di essere stato un eccellente cultore della materia nelle categorie giovanili e termina al terzo posto con 11’14”, segno (se ancora ce ne fosse bisogno) di come sia in formissima.

Ottima a dir poco è la prova di colui che un anno fa giunse al quarto posto in classifica: il costaricano Andrey Amador (Movistar Team) è tornato al Giro come gregario di Valverde ma intanto con un tempo di 11’09”, che gli vale la seconda posizione provvisoria, ha subito messo in chiaro di essere pronto in caso di defaillance del murciano. Sperava meglio Manuele Boaro (Tinkoff), che si deve accontentare di 11’21”; ancora più deluso è Jos van Emden, il nome forse più pronosticabile escludendo la diarchia Cancellara-Dumoulin. L’olandese del Team LottoNl-Jumbo, dopo una buona prima parte, cade a terra nella medesima curva che stava per tradire Wellens, costringendo così il trentunenne ad abbandonare ogni velleità.

Dumoulin di un’incollatura, così così i big
11’19” è il tempo del tedesco Roger Kluge (IAM Cycling), autore di una buona prova; diverse le caratteristiche e anche il risultato di colui che è partito subito dopo, ossia Davide Formolo (Cannondale) con 11’53”. Sensibilmente più convincente è il tempo di 11’30” fatto registrare da Esteban Chaves (Orica GreenEDGE) mentre è in linea con le attese l’11’16” di Bob Jungels (Etixx-Quick Step) che lo porta al sesto posto provvisorio. Il lungo filotto di big di classifica messi uno dietro l’altro è aperto da Ilnur Zakarin: ma il russo del Team Katusha non va oltre a 11’35”. Insufficiente anche Domenico Pozzovivo (AG2R La Mondiale), capace di terminare in 11’50”. Non fa stropicciare gli occhi, ma da lui ce lo si poteva attendere, il debutto di Mikel Landa: è di 11’43” il risultato del basco del Team Sky, che ai microfoni dichiara di essere contento di aver superato quella che per lui era la tappa meno adatta in assoluto.

Il favorito della vigilia, seguito nella Mini ammiraglia anche dal re Guglielmo Alessandro che per un giorno ha abbandonato l’arancio d’ordinanza della cravatta in favore del rosa (quanto bello sarebbe che anche i nostri rappresentanti delle istituzioni fossero così legati al Giro…), scatta alle 16.47 in un boato assordante che lo accompagnerà per tutto lo sforzo. All’intertempo Tom Dumoulin transita con il parziale di 5’21”, 3″ in meno di Roglic; nella seconda parte l’olandese spinge il rapportone e continua nella sua azione esteticamente impeccabile. Nel rettilineo finale viene sospinto dall’affetto del pubblico: la linea bianca si avvicina, il cronometro scorre sempre più, il pathos si percepisce distintamente. Una volta varcata la fatidica striscia a Dumoulin ci vuole un attimo per leggere il tabellone, e subito dopo scatta la gioia: è primo, con lo stesso tempo di Roglic. Il quale, battuto per un’inezia, deve fare buon viso a cattivo gioco, spegnendo i sogni di gloria: ma con questa gamba lo sloveno si candida ad essere la rivelazione della Corsa Rosa.

La gara prosegue con Alejandro Valverde, uno che quando si pone un obiettivo difficilmente lo manca: il capitano del Movistar Team punta a salire sul gradino più alto di Torino e il suo 11’27” è un modo non disprezzabile per cominciare il lavoro. A 11’41” ferma il cronometro Rafal Majka (Tinkoff), uno che tra i primi tre vuole esserci, non importa in che posizione: oggi il polacco non può essere annoverato tra chi esce rafforzato. Molto bene l’altra speranza olandese per la classifica finale: Steven Kruijswijk (Team LottoNl-Jumbo) con un 11’25” va a precedere Valverde in classifica, seguendo di 1″ un corridore dalle qualità simili come Geniez. Chi esce con le ossa rotte, per fortuna solo metaforicamente, è Rigoberto Urán: lui che in passato nelle crono si è sempre ben distino, oggi con 11’36” fa peggio del connazionale Chaves che tutto è fuorché un prodigio delle prove contro il tempo

Un buon Nibali, Küng cade e consegna il successo a Dumo
Un minuto dopo il riccioluto leader della Cannondale è la volta del favorito numero uno per il successo finale: dopo le non convincenti prestazioni del Giro del Trentino e della Liegi-Bastogne-Liegi Vincenzo Nibali era chiamato a dare un segnale, alla concorrenza e ai tifosi. E prontamente il siciliano ha risposto con un buon 11’22” che gli permette di guadagnare qualcosa su tutti i rivali per la rosa, Dumoulin escluso. L’olandese trema nel vedere dal monitor, mentre è impegnato nel defaticamento ai rulli, la prova di Stefan Küng: l’ex campione del mondo dell’inseguimento è quello che più si avvicina all’intertempo con il parziale di 5’22”, solo 1″ peggio di quanto non abbia fatto l’atleta di casa. Questo appassionante duello a distanza si interrompe bruscamente nella curva sopra menzionata: l’elvetico del BMC Racing Team entra troppo veloce e cade addosso alle transenne, provocandosi una vistosa ferita sulla coscia destra. Il tempo di 11’33” fatto segnare aumenta il rammarico per un palpitante finale venuto a mancare.

Lo spauracchio russo Sergey Firsanov (Gazprom-RusVelo) conclude in 11’53”, Diego Ulissi (Lampre-Merida) in 11’32” e l’ultimo, l’australiano Michael Hepburn (Orica GreenEDGE), non va oltre il tempo di 11’23”. Prima dell’ex pistard è il turno dell’altro grande nome, che però nel suo avvicinamento alla giornata odierna è stato pesantemente minato da febbre e problemi gastrointestinali: Fabian Cancellara è lontano dal 100% e già nelle parole del mattino si pronuncia sull’impossibilità di lottare per il successo. Lo svizzero della Trek-Segafredo ci prova comunque, e termina meglio della quasi totalità dei partecipanti: il suo 11’17” lo porta all’ottavo posto, in quella che quasi certamente è stata l’ultima occasione in carriera di indossare la maglia rosa.

Vince Dumoulin dunque, per un battito di ciglia (e anche meno) su Primoz Roglic; terzo a 6″ Amador, quindi a 8″ Ludvigsson. a 11″ Kittel, a 12″ Moser, a 13″ Jungels, a 14″ Cancellara e Brändle e a 16″, per chiudere la top 10, Dillier. L’affermazione di Dumoulin è la prima dell’anno per il Team Giant-Alpecin, l’unica formazione del World Tour ancora a secco di successi e che attendeva una gioia da 213 giorni; l’olandese riporta la sua nazione al successo al Giro dopo quasi due anni, quando Pieter Weening vinse a Sestola. E proprio l’allampanato scalatore fu l’ultimo possessore neerlandese della maglia rosa, indossata per quattro giorni nel Giro 2011. Per i Paesi Bassi la giornata di festa permette di fermare il digiuno di vittorie nelle crono di apertura dei grandi giri che durava dal 1992 quando Jelle Nijdam vinse alla Vuelta. Domani si riparte con la Arnhem-Nimega di 190 km, frazione dedicata ai velocisti: attenzione al vento che potrebbe soffiare e che potrebbe causare già i primi sconvolgimenti in classifica generale.

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