Chaves esulta, Kruijswijk china il capo sul traguardo di Corvara @ Bettiniphoto
Chaves esulta, Kruijswijk china il capo sul traguardo di Corvara @ Bettiniphoto

Steven ed Esteban, Attenti a Quei Due

Chaves vince il tappone dolomitico su Kruijswijk nuova maglia rosa. Nibali attacca ma perde 37″, Valverde affonda a 3′

Da oggi non si scherza più. La Farra d’Alpago-Corvara in Badia era una tappa esigente, è bastata un po’ di andatura e un attacco sul Valparola a scoprire definitivamente le carte e a farci comprendere chi sono i reali uomini da temere di questo Giro d’Italia. E corrispondono ai nomi di Steven Kruijswijk ed Esteban Chaves: due outsider alla vigilia, finora molto brillanti in salita ma mai apparsi come figure di riferimento, hanno contrattaccato all’azione di Nibali ed hanno distanziato in classifica Valverde. La vittoria di tappa va ad Esteban, la maglia rosa a Steven: per entrambi la più grande gioia della loro carriera ciclistica, dopo aver tolto quella stessa gioia ai fuggitivi di giornata, tra i quali un commovente Darwin Atapuma, ripreso solo a 2 km dall’arrivo.

 

Ancora una superfuga: Plaza ritenta l’impresa come alla Vuelta 2015
La partenza della tappa prevedeva una prima ora di fondovalle bellunese, prima di cominciare lentamente a salire in Trentino verso Arabba e poi sul Pordoi, nella quale la fuga di giornata ha fatto fatica a partire: la prima ora a 48 km/h ha decisamente contribuito ad aumentare la difficoltà della tappa, che ha costretto ben 7 atleti al ritiro (i più clamorosi Ryder Hesjedal e Arnaud Démare, entrambi accusanti problemi intestinali, poi la lanterne rouge Matthias Brandle, il malaticcio Premyeszlaw Niemec, Bert De Backer, Liam Bertazzo ed il protagonista delle fughe della prima settimana, Giacomo Berlato, che ha avuto un collasso sul Valparola ed è giunto al traguardo in ambulanzai).
Come ieri, è un drappello molto folto quello che si porta in avanscoperta dopo 50 km, quando la corsa viaggia ormai verso Alleghe: dentro ci sono Axel Domont, Hugo Houle (AG2R La Mondiale), Andrey Zeits (Astana Pro Team), Francesco Manuel Bongiorno, Sonny Colbrelli (Bardiani CSF), Darwin Atapuma (BMC Racing Team), Nathan Brown, Moreno Moser (Cannondale), Kanstantsin Siutsou (Dimension Data), David De la Cruz, Matteo Trentin (Etixx-Quick Step), Sergey Firsanov (Gazprom-RusVelo), Stefan Denifl (IAM Cycling), Valerio Conti, Sacha Modolo, Manuele Mori, Diego Ulissi (Lampre-Merida), Pim Lightart, Maxime Monfort, Tim Wellens (Lotto Soudal), Carlos Betancur, José Herrada (Movistar Team), Giacomo Berlato, Damiano Cunego (Nippo-Vini Fantini), Rubén Plaza (Orica GreenEDGE), Georg Preidler (Team Giant-Alpecin), Egor Silin, Rein Taaramäe (Team Katusha), Twan Castelijns, Primoz Roglic (Team LottoNl-Jumbo), Nicolas Roche (Team Sky), Laurent Didier (Trek-Segafredo), Matteo Busato, Daniel Martinez (Wilier Triestina-Southeast). Anche stavolta il meglio messo in classifica dell’azione risulta Diego Ulissi, ma il livornese risulterà ancora meno combattivo in data odierna: riuscirà a vincere il traguardo volante di Arabba, ma perderà già sul Pordoi le ruote dei primi, non conseguendo quello di Folgaria; la lotta per la maglia rossa dovrebbe essere a questo punto la sua priorità (visto anche che dopo la giornata odierna è uscito definitivamente di classifica), ma per contrastare Nizzolo 10 punti in più avrebbero fatto comodo.
Il pungolo per la maglia rosa diventa così Konstantin Siutsou, attardato di 5’38” da Amador. Pungolo che però non si fa sentire, perchè la fuga prende abbondante margine portando il bielorusso in maglia rosa virtuale per tutta la percorrenza della Sellaronda: su Sella, Gardena e Campolongo il vantaggio continua a crescere. In testa non c’è molta collaborazione e la durezza del tracciato permette alla corsa di esplodere subito; così dopo il Pordoi, sul quale Cunego scollina in testa consolidando la sua maglia azzurra che pare ormai cosa assodata, sul passo Gardena De La Cruz, Lopez Garcia, Plaza e Atapuma allungano, con Plaza che a 87 km dal traguardo prova tutto solo, tentando di replicare la colossale impresa della tappa di Cercedilla della Vuelta dell’anno scorso, 113 km di fuga solitaria. Anche stavolta Plaza prende ampio, amplissimo margine (arriverà a toccare i 2′ sui primi inseguitori e i 9’30” sul gruppo maglia rosa, nel falsopiano tra Campolongo e Giau); dei 34 iniziali sono rimasti in pochi in corsa per la tappa, e sono De La Cruz, Lopez, Atapuma, Moser, Siutsou, Zeits, Busato, Kochetkov, Roche, Preidler, Monfort, Denifl.

 

Scarponi affonda Jungels e affatica la maglia rosa sul Giau
E così tocca al temuto spauracchio di giornata: il Passo Giau, una salita di quasi 10 km ad oltre il 9% che non molla praticamente mai. Il gruppo, che finora si era mantenuto folto, si sfalda abbastanza rapidamente, e sono gli Astana a prendere in mano la situazione con Michele Scarponi incaricato di fare il ritmo nei chilometri finali. Davanti, Plaza non riesce nel numero e viene ripreso ai -45 da Siutsou, Preidler e Atapuma. Il bielorusso è infervorato dalla possibilità di rientra in classifica e fa un gran ritmo, il solo Atapuma riesce a stare insieme a lui fino allo scollinamento. Dietro il primo nome grosso a cedere è la maglia bianca Jungels, come prevedibile: il lussemburghese riesce comunque a gestirsi bene, giungendo a 6’21” al traguardo e saldando la leadership di categoria, visto che invece Formolo è affondato accusando oltre 27′ di ritardo. La seconda vittima di Scarponi è Andrey Amador, il quale scollina con 53″ secondi di ritardo su un gruppo comprendente i restanti contendenti alla generale, Mikel Nieve e un bravissimo Joe Dombrowski, che perderà minuti nel finale solo a causa di un incidente meccanico.

 

Valparola decisiva: Valverde in crisi, Kruisjwijk e Chaves allungano
Amador non perde la concentrazione e affronta un’altra grande discesa, rientrando ai piedi del Valparola sul gruppo dei favoriti; la discesa favorisce anche Georg Preidler, che riesce a rientrare nella lotta per la tappa. Sarà proprio la più agevole salita di Valparola, a sorpresa, a far esplodere la corsa, rivelando che tutti i corridori sono stati messi ai minimi termini dalle ascese precedenti. Un generosissimo Scarponi continua a tirare, finchè ai -28 non lascia spazio alla prima stoccata di Nibali, un attacco non irresistibile per Steven Kruijswijk ed Esteban Chaves, i quali sono subito alla sua ruota, ma al quale Alejandro Valverde non risponde, palesando una evidente difficoltà. Così, mentre gli altri favoriti riescono a riportarsi sotto dopo questo attacco, Valverde comincia ad andare alla deriva assieme a Pozzovivo e ad Amador, accumulando minuti. Non è Nibali, ma Chaves prima, e Kruiswijk poi, a siglare l’attacco definitivo: l’olandese allunga, il colombiano tenta di riportarsi sotto e Nibali prova a stargli dietro, ma cede. Gli ultimi 5 km del Valparola vedono Chaves e Kruijswijk salire di comune accordo, andando a riprendere Preidler e Siutsou (mentre un ottimo Atapuma manteneva 35″ di vantaggio allo scollinamento), con Nibali che accusava da loro 33″ e Valverde ormai attardato a 2’30”: sul Valparola il Giro è definitivamente esploso, e i big giocano finalmente a carte scoperte, manifestando un gioco che in pochi si sarebbero aspettati. Gli ultimi 20 km di questa tappa saranno tutti da seguire col fiato sospeso.

 

Atapuma ripreso ai -2, Chaves vince la volata a 4
Difatti anche la lotta per la tappa si fa interessante, con Atapuma che non vuol saperne di farsi riprendere. Purtroppo per lui non è un drago in discesa, e soprattutto c’è il finale in salita, col terribile muro del Muso di Gatto a 4,5 km dall’arrivo, che non favorirà un finale veloce. L’andatura di Chaves e Kruijswijk in questa fase non è però irresistibile, tant è che Nibali riesce ad agganciare un esausto Siutsou e a tenere a vista i rivali, lontani solo 20″. Anche Valverde non perde più terreno, mentre la maglia rosa Amador deve cedere il passo anche al suo capitano. Atapuma viene finalmente ripreso a 2 km dall’arrivo, e a lui e Preidler non resta che giocarsi le loro carte contro 2 uomini palesemente più forti e più freschi. Anche Preidler ha il suo momento leonino, lanciando un attacco suicida a 400 metri dal termine: è potente, ma Chaves ha un altra gamba e lo tiene sotto controllo, uscendo agevolmente dalla sua ruota ai -100. Il colombiano vince dunque la sua prima tappa al Giro dopo averne già conquistate due alla Vuelta, precedendo Kruijswijk, Preidler e lo stanchissimo Atapuma a 6″. Nibali accusa un po’ nel finale e chiude a 37″ con Siutsou; pagano dazio pesante invece Zakarin, Majka (2’29”) e Rigoberto Urán (2’50”), quasi ripreso dal plotoncino Valverde, a 3′ esatti con Pozzovivo e gli alfieri Astana Fuglsang e Scarponi, testimonianza, l’ennesima, di quanto il madrileno sia cagnaccio e abile a non crollare del tutto. Amador, accompagnato da Sebastian Henao, Nieve e Dupont, arriva a 3’52”.

 

La nuova classifica con Steven Kruijswijk in maglia rosa
Vediamo dunque come si compone la nuova classifica, che subirà ulteriori ridefinizione domani con la cronoscalata dell‘Alpe di Siusi, ma rende già l’idea di quali siano i nuovi equilibri del Giro. Kruijswijk comanda con 41″ su Nibali e 1’32” su Chaves; Valverde “resta” in quarta posizione a 3’06” e il suo gregario Amador scivola in quinta a 3’15”; poi abbiamo Majka a 3’29”, Zakarin a 3’53”, Urán a 5’01”, e Siutsou che fa un bel balzo in avanti in nona posizione, fissandosi a 5’38” come Jakub Fuglsang. Pozzovivo a 6’00” precede Jungels a 6’10”, dopodichè verso la tredicesima posizione è il baratro, con un poco prevedibile Pirazzi a 13’30”. Insomma i primi 12 restano a giocarsi una posizione importante per il Giro, con i primi 3 che per quanto visto oggi potrebbero anche comporre il podio di Torino, forse non nell’ordine attuale.

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