Alejandro Valverde e Andrey Amador al termine della difficile frazione di Corvara © Bettiniphoto
Alejandro Valverde e Andrey Amador al termine della difficile frazione di Corvara © Bettiniphoto

Valverde, si fa presto a dire capolinea

Oggi male, ma Alejandro ha altre cartucce. Giù Amador, Majka, Urán e Zakarin

È palese che i vincitori del giorno siano due, che rispondono ai nomi del vincitore di tappa e della maglia rosa. Tutti gli altri attesi protagonisti, con varie sfumature, non hanno reso secondo le attese della vigilia; pur se arrivati grossomodo in ottanta secondi, ci sono state defaillance più sorprendenti ed eclatanti di altre. Proviamo ad analizzare i diversi casi, valutando anche le eventuali possibilità di rimonta.

 

Valverde e Amador, ahi ahi ahi
La coppia che tanto aveva fatto tanto parlare è quella che maggiormente farà parlare anche oggi, Nibali permettendo. Per il capitano e per il vice del Movistar Team quella odierna è stata, usando la lingua di Miguel de Cervantes, un fracaso total. Nella maxifuga mattutina la formazione spagnola ha saputo inserire Carlos Betancur e José Herrada. Bananito si è però staccato in un battibaleno sul Pordoi, proseguendo nel suo Giro finora insufficiente (e ormai si può dire che la sua convocazione in extremis è stata prematura). Poco utile anche Herrada, validissimo vagoncino nel trenino che, anche in considerazione di un menomato Giovanni Visconti come quello odierno, poteva fare affidamento sui soli José Joaquín Rojas e Rory Sutherland, encomiabili nel loro lavoro.

Ieri aveva faticato, ma la forza di volontà nel raggiungere il sogno rosa (e la presenza di una tortuosa discesa) ha permesso ad Andrey Amador di resistere. Quest’oggi, invece, el tico ha prevedibilmente pagato: sul Giau, salita che non consente bluff, ha a lungo occupato le posizioni finali della dozzina dei migliori. E, prima dei meno 2 km dallo scollinamento, ha perso contatto proseguendo senza andare alla deriva. Sono 53″ quelli accumulati in salita, prontamente recuperati grazie alla consueta discesa a rotta di collo, ma non rischiando nulla. La difficoltà si ripresenta, come previsto, sul Valparola, non appena Vincenzo Nibali lancia il suo attacco.

Quello che non era minimamente ipotizzabile riguarda Alejandro Valverde: il murciano, all’attacco dello Squalo, si sposta dando il via libera al messinese. È una resa vera e propria per lo spagnolo, che non prova neppure a tenere le ruota dei restanti battaglieri rivali. Attende il rientro di Amador e con Pozzovivo, Dupont e compagnia provano a limitare i danni, scollinando sull’ultimo gpm comunque a 2’30” di distacco da Chaves e Kruijswijk. Sul Muro del Gatto si stacca ancora Amador, oggi poco a suo agio quando la strada sale. Quantomeno Valverde riesce a tenere botta, giungendo undicesimo a 3′ tondi dal vincitore mentre per Amador ammonta a 3’52” il gap.

Ora in classifica Valverde e Amador sono quarto e quinto, a 3’06” e 3’15” dall’olandese in rosa. Domani il loro ammontare, visto l’attuale stato di forma, potrebbe anche aumentare; a meno di cataclismi el Embatido potrà comunque tenerlo a contatto con quanti lo precedono, dandogli la possibilità di entrare nell’ultima settimana con qualche ambizione. A non voler vedere tutto nero, c’è da considerare che questa era la frazione più temuta dal campione iberico, anche per la poca abitudine ad una serie simile di ascese; dalla sua c’è comunque una squadra di esperienza e abituata a lavorare per un capitano, nonché capace di provare a scombinare i piani con qualche imboscata. E, last but not least, l’esperienza di uno che in vita sua è salito sul podio di Tour e Vuelta, a differenza di quasi tutti i rivali.

 

Majka e Zakarin navigano a vista, Urán non carbura
Non ruba l’occhio Rafal Majka: lui che ama le lunghe distanze e le salite multiple non è stato un fattore nelle fasi calde di gara. Ha provato a rimanere con Nibali, Chaves e Kruijswijk ma al polacco sono mancate le gambe. Fino ad ora non è stato neppure supportato da una Tinkoff di qualità, con il terzetto Jesús Hernández, Pawel Poljanski e Ivan Rovny trasparente in ogni fase di corsa. Per il polacco, giunto con 2’29” di ritardo, corsa parallela con Ilnur Zakarin: a differenza del coetaneo, quest’ultimo ha resistito con fatica sul Giau e anche sul Valparola è rimasto attaccato con i denti, dando prova della consueta tenacia. Il capitano del Team Katusha ora è settimo in classifica a 3’53”, dietro proprio a Majka che paga 3’29” da Kruijswijk: domani la prova dovrebbe essere più congeniale al longilineo Zakarin, particolarmente adatto alle cronometro. Per entrambi, se vorranno puntare al podio, sarà necessario un cambio di marcia nella prossima settimana; per una top 5 potrebbe anche andar bene questo ritmo.

Sembrava in miglioramento rispetto ad un negativo inizio, con la crono del Chianti totalmente sbagliata. Un leggerissimo passo avanti c’è stato per Rigoberto Urán ma il rendimento del colombiano esperto è ancora insufficiente; per lui, che aveva dichiarato di voler vincere il Giro, appare chiaro che il grande sogno rimarrà ancora una volta tale. Sul Valparola riesce a restare con Majka e Zakarin ma viene seminato dai due esteuropei sul Muro del Gatto, perdendo 2’50” da Chaves. Ottimi segnali invece da Joe Dombrowski che in questo Giro sta finalmente ripetendo le prestazioni di quattro anni fa al GiroBio: bravo a restare con il gruppo dei big sul Giau, sul Valparola resta con Valverde. Sfortunatissimo invece in discesa, dove un problema meccanico lo appieda e, senza avere l’ammiraglia al seguito, deve arrangiarsi con l’ausilio di uno spettatore. Esce completamente di classifica Davide Formolo: 27’38” pagati oggi, e anche per quest’anno il veronese deve abbandonare ogni velleità di classifica.

 

Il solito Pozzovivo, come previsto Jungels perde. Ciao Hesjedal
Nulla di nuovo sotto la voce Domenico Pozzovivo: lo scalatore lucano giunge sul traguardo assieme a Valverde, non apparendo mai come un potenziale contender per il podio (e forse neppure per la top 5). Sul Giau resiste, sul Valparola non ha il cambio di passo per poter provare a partire; il supporto del sempre valido Hubert Dupont gli fa perdere il meno possibile ma l’undicesima piazza nella generale a cui si trova, giusto a 6′ tondi dalla maglia rosa, e la condizione mostrata non aprono scenari di giubilo per il trentatreenne leader della AG2R La Mondiale. Scontate erano le difficoltà che Bob Jungels avrebbe dovuto affrontare sul Giau, e puntualmente la maglia bianca ha perso terreno nella più insidiosa salita di giornata; il lussemburghese si è difeso in maniera più che onorevole giungendo a 6’21” dal vincitore. Ora il suo obiettivo è la difesa della vetta classifica dei giovani, nella quale comanda con 11’02” su Sebastián Henao. In casa Etixx-Quick Step prevedibile crollo di Gianluca Brambilla, arrivato a 31’20”.

Oggi è stato anche il giorno dell’abbandono di Ryder Hesjedal: il canadese aveva apertamente dichiarato di essere giunto al Giro con una grande condizione e con l’obiettivo di ripetere la sorpresa del 2012. Nulla di tutto ciò, perché il capitano della Trek-Segafredo ha dato una pessima impressione in tutte le frazioni. Ad abbandonarlo sulle strade dolomitiche è stato il fisico: senza forze, Hesjedal ha provato a pedalare ma dopo le prime due ore ha affermato di aver provato conati di vomito, vertigini e giramenti di testa. Esperienza rimandata al prossimo anno, dunque. Avevano provato la fuga infine Diego Ulissi, ma al toscano della Lampre-Merida (che sta correndo un Giro di pari livello rispetto a quello 2015) questo tipo di salite non vanno a genio. Uscito definitivamente di classifica dunque, e nuovo spazio per cercare il tris nelle vittorie di tappa.

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