Prima vittoria di tappa al primo Giro d'Italia per Alejandro Valverde © Bettiniphoto
Prima vittoria di tappa al primo Giro d'Italia per Alejandro Valverde © Bettiniphoto

Valverde, altra perla di una carriera da urlo

Tappa ad Alejandro ma Kruijswijk risponde a tutti gli attacchi e fortifica la maglia rosa

A 36 anni Alejandro Valverde ha deciso di fare il proprio debutto al Giro d’Italia presentandosi al via dall’Olanda con due obiettivi, una vittoria di tappe ed un posto sul podio finale di Torino: oggi ad Andalo il murciano della Movistar ha centrato il primo bersaglio ma al tempo stesso si è anche portato al terzo posto nella classifica generale scavalcando Vincenzo Nibali. Alla giornata negativa di Corvara in cui aveva perso tre minuti pieni, Valverde aveva già reagito da grande campione nella cronoscalata all’Alpe di Siusi del giorno successivo ma oggi ha sfoderato tutta la sua classe per andare a prendersi una vittoria meritata in quella che fin qui è stata la tappa più spettacolare e pazza del 99° Giro d’Italia.

Ma se Valverde ha pienamente rilanciato le proprie ambizioni per questa corsa rosa, non si può non ammirare l’ennesima prova di forza di Steven Kruijswijk che per la terza tappa consecutiva si è piazzato al secondo posto dell’ordine d’arrivo ed è riuscito a rafforzare ulteriormente il proprio primato in classifica: che sia il corridore più forte in gara è ormai un dato di fatto, ma oggi ha dovuto far fronte praticamente da solo uno spropositato numero di attacchi fin dalla prima salita e la sua tenuta è stata clamorosa tanto dal punto di vista fisico, quanto da quello mentale visto che non ha sbagliato nulla per essendo stato messo duramente sotto pressione dagli avversari per tutte le tre ore di gara.

Partenza folle, non scappa nessuno
Piazzata subito dopo il terzo ed ultimo giorno di riposo la frazione di Andalo era l’ideale per creare delle imboscate, ma nessuno si sarebbe potuto aspettare che dopo due gran premi della montagna di seconda categoria e uno di terza, ed un totale di più di 2000 metri di dislivello in appena 132 chilometri la media oraria del vincitore sarebbe stata di 44.270 km/h. Una giornata che è stata folle fin dai primi 45 chilometri: tanti sono stati gli attacchi ed i tentativi di fuga, ma nessuno è riuscito a prendere il largo perché dalla partenza di Bressanone al passaggio da Bolzano la strada era quasi tutta in leggerissima discesa e con il vento a favore, e qui il gruppo ha viaggiato addirittura a più di 60 km/h di media, un dato che spiega chiaramente perché i corridori siano arrivati tutti assieme ai piedi della salita del Passo della Mendola.

A dire il vero c’era stato un gruppetto di corridore con Trentin, Oss, Coledan, Clarke, Zhupa, Maestri e Brutt che era riuscito a guadagnare una quarantina di secondi sul plotone, ma la loro avventura è terminata poco dopo il passaggio dal traguardo volante di Bolzano. In gruppo a tenere alto il ritmo è stato prima il Team Sky, poi la Movistar e quindi ci si è messa anche l’Astana: a 80 chilometri dall’arrivo la maglia rosa Steven Kruijswijk aveva accanto a sé solo più un compagno di squadra, uno stoico Enrico Battaglin che già nel tappone dolomitico era riuscito a tenere duro accanto al proprio capitano.

Sulla Mendona attaccano già i big
Come era prevedibile, la Lotto NL-Jumbo si è quindi sfaldata già alle prime rampe di salita e così si sono scatenati gli attacchi: il primo ad accendere la miccia è stato il russo Ilnur Zakarin, sesto nella generale, quando all’arrivo mancavano 76 chilometri. A ruota del corridore della Katusha si è subito portato Tanel Kangert (Astana), imitato poco più avanti dal basco David López della Sky: visto il ridotto margine di vantaggio sugli inseguitori Zakarin ha preferito rialzarsi e aspettare gli altri uomini di classifica, Kangert e López invece hanno tirato dritto e con il passare dei chilometri il gruppetto di testa si è rinfoltito con l’arrivo nell’ordine di Diego Ulissi (Lampre), Sergey Firsanov (Gazprom), Bob Jungels (Etixx) e Joe Dombrowski (Cannondale).

Mentre i battistrada grazie alle trenate della maglia bianca Bob Jungels riuscivano a mettere assieme un vantaggio di una trentina di secondi, nel gruppo dei favoriti sono continuati gli attacchi per mettere in crisi Steven Kruijswijk: Alejandro Valverde ci ha provato prima ai meno 75 e poi ancora due chilometri più avanti dopo un lieve incoveniente tecnico occorso a Vincenzo Nibali; poi ha tentato la fortuna anche Rigoberto Urán e ancora Ilnur Zakarin in almeno un paio di occasioni, ma la maglia rosa è sempre riuscita a chiudere ogni buco con una rapidità ed una facilità quasi disarmanti portandosi dietro tutti gli altri

Nibali attacca, Kruijswijk si salva
Nell’ultimo chilometro di salita del Passo della Mendola si è mosso in prima persona anche Vincenzo Nibali e in questo caso lo scatto del siciliano dell’Astana ha lasciato il segno: la reazione di Steven Kruijswijk non è stata pronta come in tutte le altre occasioni ed anche quando l’olandese si è messo ad inseguire non è riuscito a recuperare terreno con la consueta brillantezza. In vista dello scollinamento al gran premio della montagna, Alejandro Valverde ha contrattaccato a sua volta portandosi su Vincenzo Nibali e per qualche secondo si è avuta la sensazione che tutto il Giro potesse essere in bilico: con Tanel Kangert davanti e senza compagni di squadra accanto, anche solo 5″ di ritardo al gran premio della montagna potevano diventare fatali per Steven Kruijswijk che invece è riuscito a salvarsi portandosi appresso anche l’irriducibile russo Zakarin.

Chaves si trova ad inseguire
In discesa Nibali, Valverde, Kruijswijk e Zakarin non si sono rialzati e si sono portati sui sei uomini che erano al comando: il secondo della classifica generale, il colombiano Esteban Chaves, aveva infatti sofferto la partenza a razzo e sulle rampe della Mendola era sempre rimasto coperto senza rispondere mai agli attacchi, neppure all’ultimo in vista dello scollinamento e così si è ritrovato a dover inseguire. Difficile dire se Chaves abbia sofferto la giornata di riposo, se stia iniziando a sentire il peso della fatica o se semplicemente si sia riscaldato male prima della tappa e si sia ritrovato un po’ ingolfato in salita: certo è che con il corridore Orica attardato, davanti erano in tanti ad avere interesse a tenere alta l’andatura (maglia rosa compresa, che infatti qualche cambio l’ha dato) mentre tra gli inseguitori a lavorare erano i soli Damien Howson e Rubén Plaza.

Tra i 10 battistrada colui che ha fatto il grosso del lavoro è stato logicamente Tanel Kangert, ma notevole è stato anche il contributo di Bob Jungels mentre i più passivi sono stati David López, Sergey Firsanov e Joe Dombrowski: proprio il lungagnone statunitense della Cannondale ha creato un buco nel gruppetto quando mancavano 34 chilometri all’arrivo ed i corridori stavano facendo i conti con il vento contrario, ma se chi gli era a ruota è riuscito comunque a rifarsi sotto, il vincitore del Giro Bio 2012 è letteralmente saltato per aria ed a salutato la compagnia. A quel punto Esteban Chaves nel suo inseguimento ha trovato la collaborazione della Cannondale e di un uomo della Tinkoff (Poljanski) ma l’effetto non è stato quello sperato: da 30″ di ritardo che c’erano a 60 chilometri dall’arrivo, ai piedi della salita di Fai della Paganella il gap era cresciuto fino a 45″.

Nibali crolla a Fai della Paganella
Anche sulla seconda salita di giornata Steven Kruijswijk ha continuato a seguire tutto ciò che si muoveva, prima Zakarin per due volta e poi Alejandro Valverde che ha 15.5 chilometri dalla linea d’arrivo ha fatto selezione con il suo scatto: i capitani di Lotto NL-Jumbo e Katusha sono riusciti a seguire il murciano della Movistar, Vincenzo Nibali invece ha sofferto il cambio di ritmo e da lì ha iniziato a perdere terreno. Da quel momento i tre uomini di testa sono andati fino dall’arrivo senza più farsi i dispetti tra di loro per guadagnare più terreno possibile su tutti gli altri: da dietro invece il gruppetto di Nibali è stato raggiunto da Chaves, Majka e Pozzovivo che hanno fatto molto forte la salita senza però arrivare mai davvero vicini ai primi tre.

Al gran premio della montagna di Fai della Paganella una nuova accelerazione di Esteban Chaves ha mandato definitivamente in crisi Vincenzo Nibali che ha perso le ruote anche di corridori come Jungels, Ulissi, Firsanov e López: negli ultimi 10 chilometri lo Squalo dello Stretto è rimasto in compagnia di Domenico Pozzovivo ed è sprofondato finendo con il perdere quasi due minuti, abbuono compreso, dai migliori.

Tappa a Valverde, Kruijswijk ancora secondo
Alla fine, come detto, la vittoria di tappa è andata ad Alejandro Valverde che allo sprint ha battuto Steven Kruijswijk mentre Ilnur Zakarin negli ultimi metri ha pagato un po’ un’inspiegabile tirata all’ultimo chilometro e ha finito col perdere 8″: il corridore della Katusha ha comunque dimostrato oggi di stare veramente bene e nei grandi giri può sognare in grande, magari dovrà cercare di rivedere un po’ lo stile di corsa perché a volte si fa prendere dall’euforia e tende un po’ a strafare finendo col perdere secondi evitabili, come accaduto sul traguardo di Andalo. Nell’ultimo chilometro si è sfaldato anche il gruppetto degli inseguitori: Diego Ulissi ha preceduto Bob Jungels per la quarta posizione a 37″ da Valverde (per il toscano una buona giornata in ottica classifica a punti, ma la maglia rossa è rimasta ancora a Giacomo Nizzolo), López e Firsanov hanno chiuso con un distacco di 38″, Chaves ha pagato 42″ e qualcosina in più ha perso Rafal Majka che ha tagliato il traguardo con un ritardo di 50″ rispetto a Valverde.

In classifica generale Steven Kruijswijk ha adesso tre minuti netti di vantaggio su Esteban Chaves, 3’23” su Alejandro Valverde e 4’43” su un Vincenzo Nibali che è insidiato a soli 7″ da Ilnur Zakarin: per quanto visto in queste 16 tappe è difficile immaginare sul podio un corridore che non sia in questa lista di cinque nomi, al massimo può avere qualche speranza il solo Rafal Majka che però è già a 5’34” di ritardo e non sembra avere il coraggio e la giusta solidità per puntare a qualcosa di più. Tra i primi 10 della generale è riuscito a rientrare anche Domenico Pozzovivo che è nono e che vede a 1’12” il costaricano Andrey Amador, mentre si allontana sempre di più Rigoberto Urán che continua a lottare con una forma di bronchite e che ora si trova a 2’50” dal decimo posto del bielorusso Siutsou.

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