Fabio Aru può tornare ad alzare le braccia in segno di giubilo © Bettiniphoto
Fabio Aru può tornare ad alzare le braccia in segno di giubilo © Bettiniphoto

La sorpresa più bella ce la regala Aru

Il sardo attacca in discesa e vince la terza tappa del Critérium du Dauphiné: un bel segnale in vista del Tour

Prima della scorsa domenica, l’ultima volta che lo si era visto attaccarsi un numero sulla schiena risaliva al 17 aprile: allora Fabio Aru terminò anzitempo l’Amstel Gold Race, con un umore nero per il dolore che le botte alla schiena rimediate alla Vuelta al País Vasco gli procuravano. Il sardo, dopo un breve periodo di riposo, si è rinchiuso in maniera quasi maniacale con il suo gruppo di lavoro al Sestriere per preparare il grande appuntamento dell’anno, il Tour de France. Il primo squillo di un anno sinora non convincente è giunto con un numero… alla Nibali: allungo in discesa, buona conduzione nel falsopiano e arrivo a braccia alzate. Un bel modo per togliersi di dosso la tensione accumulata in questi mesi.

Tre non partenti, altrettanti in fuga
Il quarto giorno di gara del Critérium du Dauphiné prevede la disputa della frazione, lunga 187.5 km, che porta la carovana da Boën-sur-Lignon a Tournon-sur-Rhône. Ben tre i corridori che non si sono allineati alla partenza: si tratta dell’australiano Mitchell Docker (Orica GreenEDGE), dell’olandese Steven Lammertink (Team LottoNl-Jumbo) e del russo Yuri Trofimov (Tinkoff).

Immediatamente si forma l’azione che caratterizza l’intera tappa: attorno al km 3 partono i belgi Dimitri Claeys (Wanty-Groupe Gobert) e Thomas De Gendt (Lotto Soudal), e l’olandese Niki Terpstra (Etixx-Quick Step). I tre non vengono lasciati andare dal gruppo senza colpo ferire: gli uomini della AG2R La Mondiale e del Team LottoNl-Jumbo si mettono a tirare per una decina di km, cercando vanamente di riprenderli.

6′ il margine massimo, dietro iniziano a lavorare
Il margine degli attaccanti diventa rassicurante attorno al km 19, quando tocca i 2′ arrivando a toccare il picco di 6′ già al km 25. A cercare di tenere sotto controllo la fuga ci pensa il Team Giant-Alpecin che mette due dei suoi uomini in testa al gruppo; il loro lavoro effettivamente ha un riscontro immediato, visto che dopo la prima ora di corsa, nella quale i fuggitivi hanno percorso 46 km, il ritardo tra le due parti della corsa è sceso a 4’40.

Ad assistere i colleghi tedeschi ci pensano anche gli uomini della Cofidis, Solutions Crédits e del Team Katusha, che non ripetono la sfida mostrata due giorni or’sono sul traguardo di Saint-Vulbas: le due squadre di rosso vestite si riavvicinano fino alla soglia dei 2’25” in prossimità di metà gara, poco prima dell’inizio della prima delle tre asperità di giornata. Sulla Côte de Montafaucon-en-Velay al km 95 passa per primo Terpstra mentre ai meno 65 km si scollina dal Col du Rouvey, dove è De Gendt che guadagna il punto a disposizione.

Gautier e Quéméneur contrattaccano e rientrano
Nel frattempo è cambiato l’andamento della corsa: non tanto per il vantaggio sul plotone, che comunque è sceso sino a 1’20” in cima al secondo gpm, quanto per il fatto che in due hanno cercato di evadere dal gruppo. Si tratta dei francesi Cyril Gautier (AG2R La Mondiale) e Perrig Quéméneur (Direct Énergie) che scattano nel tratto che separa la prima e la seconda ascesa di giornata; i due transalpini riescono a rientrare sui tre battistrada ai meno 63 km dal traguardo.

Nelle prime fasi della lunga discesa (quasi 40 km totali divisi in due parti, la prima delle quali ben più ripida) allunga Terpstra riuscendo a guadagnare anche una trentina di secondi; l’olandese torna a più miti consigli qualche km più tardi facendosi riprendere dai tre colleghi che lo seguono. Tre e non quattro perché manca Quéméneur, distanziatosi irreparabilmente nella discesa e venendo ripreso ai meno 39 km dal gruppo, tirato sempre da Cofidis, Giant, Katusha alle quali si aggiunge il Team LottoNl-Jumbo.

Martin attacca, Kwia si stacca
Ai meno 40 km è solo di 45″ il gap tra quartetto di testa e gruppo; i team dei velocisti sono famelici come poche altre volte nel recente passato e si avvicinano fino a 15″ ai meno 30 km. Il ricongiungimento avviene in prossimità dei meno 26.5 km dalla conclusione. La insidiosa Côte de Sécheras viene presa a buona velocità dal gruppo dove si posiziona in testa la Bora-Argon 18 di Sam Bennett; fa impressione vedere la maglia verde di Nacer Bouhanni iniziare la salita in quinta ruota, in modo da riuscire a tenere le code del gruppo alla fine dell’ascesa.

Mentre si staccano gregari, qualche ruota veloce come Jens Debusschere (Lotto Soudal), Moreno Hofland (Team LottoNl-Jumbo) e Sondre Holst Enger (IAM Cycling) e l’influenzato Michal Kwiatkowski (Team Sky), attacca un ex compagno di squadra del polacco ossia Tony Martin. Il tedesco della Etixx-Quick Step attacca sul tratto più duro e riesce a distanziarsi dal resto del gruppo; provano a lanciarsi al suo inseguimento Tsgabu Grmay (Lampre-Merida) e Pierre Rolland (Cannondale), ma i due rimangono a bagnomaria senza riuscire a raggiungere il battistrada.

Aru attacca, si forma un gruppo di nove
Si muove, a circa 700 metri dallo scollinamento, una maglia celeste dell’Astana Pro Team: è, a sorpresa, la figura longilinea di Fabio Aru che rapidamente rientra su Grmay e Rolland e con loro scollina ad una quindicina di secondi da Maritn. Dietro prova a muoversi anche Jurgen Van den Broeck (Team Katusha), immediatamente stoppato da Mikel Landa (Team Sky) e dal resto del gruppo. Il terzetto Aru-Grmay-Rolland viene rinfoltito da nuove forze fresche: rientrano nel breve falsopiano Bart Declercq (Lotto Soudal), Mikel Landa (Team Sky), Steve Morabito (FDJ), Luis León Sánchez (Astana Pro Team) e Simon Yates (Orica GreenEDGE).

Sánchez si mette subito in testa a tirare e favorisce il riassorbimento di Martin, che avviene ai meno 18 km. Dietro è subito il Team Katusha a lavorare, con Alexander Kristoff bravo a restare a galla nella prima metà del gruppo in salita, mentre Bouhanni e Degenkolb sono riusciti a tenere la coda stringendo i denti. Davanti c’è accordo e tutti e nove si spendono nel prolungare il più a lungo possibile il tentativo, nonostante dietro anche la Bora-Argon 18 si sia unita al lavoro della Katusha, portando il plotone ad una manciata di secondi dai nove di testa.

Il sardo trova l’allungo; dietro Martin cade e Contador cambia bici
Quando mancano più o meno 14 km al termine Fabio Aru decide di allungare; nessuno degli altri otto colleghi decide di accodarsi al sardo che prosegue la sua azione nella discesa in quel momento non troppo difficile. Mentre gli altri otto vengono ripresi dal gruppo ai meno 13 km. Aru prosegue nel suo tentativo, disimpegnandosi in maniera più che egregia anche nei tratti più tecnici del declivio. Il gruppo su di lui non guadagna nulla, complice la tipologia di strada affrontata e il perfetto lavoro degli altri uomini del team kazako intenti a rompere i cambi nel plotone.

Fra una caduta senza conseguenze di Tony Martin ai meno 7 km ed un problema meccanico accaduto ai meno 4 km ad Alberto Contador, che prende la bici del fido Roman Kreuziger e riesce a rientrare poco prima del cartello dei meno 2000 metri dalla conclusione grazie ai compagni di squadra Jesper Hansen e Robert Kiserlovski, Aru continua la sua sorprendente cavalcata, mostrando un buon colpo di pedale a differenza di quello visto fra ieri e domenica. Il sardo mantiene sempre una decina di secondi di vantaggio, che addirittura aumentano sotto la flamme rouge dell’ultimo km.

Bella vittoria del sardo, nei 10 anche Bonifazio e Gasparotto
Anche la Orica GreenEDGE lavora nel finale, ma non c’è nulla da fare: Aru continua, imperterrito, e pedala dritto alla meta (pur se voltandosi qualche volta di troppo) dove esulta levando le braccia al cielo. È una vittoria di prima grandezza che impreziosisce un palmares finora non troppo ricco a livello numerico per uno dal talento come il suo: dopo i tre successi di tappa al Giro, le due tappe e la generale alla Vuelta, il venticinquenne di Villacidro pianta la propria bandiera anche in Francia, in attesa di poter bissare già dal mese di luglio.

La volata per il secondo posto, a 2″ di distacco dal vincitore, va ad un arrabbiato Alexander Kristoff (Team Katusha) che sbatte i pugni sul manubrio; terzo un altro talento del ciclismo italiano, il ligure Niccolò Bonifazio (Trek-Segafredo). Completano la top 10 il francese Julian Alaphilippe (Etixx-Quick Step), il norvegese Edvald Boasson Hagen (Dimension Data), l’irlandese Sam Bennett (Bora-Argon 18), il sudafricano Daryl Impey (Orica GreenEDGE), il francese Nacer Bouhanni (Cofidis, Solutions Crédits), il friulano Enrico Gasparotto (Wanty-Groupe Gobert) buon nono e il francese Arthur Vichot (FDJ).

Non cambia nulla in classifica generale: guida sempre lo spagnolo Alberto Contador (Tinkoff) con 6″ sull’australiano Richie Porte (BMC Racing Team) e 13″ sul britannico Chris Froome (Team Sky), mentre il migliore azzurro è Diego Rosa (Astana Pro Team), ottavo a 37″. Domani la Tain l’Hermitage-Belley di 176 km potrà far tornare il sorriso sul volto dei velocisti, alla loro ultima possibilità di sfida. Le tre frazioni del fine settimana sono riservate agli scalatori, ed è lì che si stabilirà il nome del vincitore della corsa transalpina.

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