Eufemiano Fuentes © La Repubblica
Eufemiano Fuentes © La Repubblica

Giunta finalmente la sentenza su Operación Puerto. Ma fuori tempo massimo

La Audiencia Provincial di Madrid presieduta da Alejandro Benito ha emesso oggi il verdetto su Operación Puerto, il ben noto sistema di doping scoperto nel 2006 in Spagna. Il tribunale ha assolto il dottor Eufemiano Fuentes (condannato in primo grado a un anno di carcere) e l’allora direttore sportivo della Comunidad Valenciana José Ignacio Labarta (condannato in primo a quattro mesi di carcere) dai reati contro la salute pubblica per i quali vennero giudicati colpevoli nel primo procedimento.

La Audencia di Madrid ha tuttavia stabilito che le ben note sacche di sangue e di plasma possano essere messe a disposizione della Federazione spagnola di ciclismo, della WADA, dell’UCI e del CONI per essere analizzate e per provvedere alla identificazione degli oltre 200 campioni.

Tuttavia c’è da ricordare un fatto: in base all’articolo 17 del codice mondiale antidoping «nessuna procedimento per una violazione alle regole antidoping può essere iniziata contro ogni atleta o persona dopo la decorrenza di 10 anni dalla realizzazione del fatto illecito». Casualmente, la data in cui è scoppiata Operación Puerto e che fa fede ai termini processuali è quella del 22 maggio 2006.

Per questo motivo, ogni elemento che verrà eventualmente accertato dalle future indagini non avrà effetti sul piano sportivo. Quindi, nel caso di identificazione dei tanti campioni anonimi questi non avranno ripercussioni sulle rispettive carriere sportive. In totale le sacche sono 211 (112 di sangue, 99 di plasma) appartenenti a 23 ciclisti, 12 atleti ed uno sportivo sconosciuto.

È singolare il fatto che, inizialmente, la sentenza su Operación Puerto era prevista prima per la fine del 2015, quindi per marzo 2016 per poi arrivare solo oggi, fuori tempo massimo.

Come procederanno dunque le quattro entità che hanno ottenuto la possibilità di analizzare i campioni di sangue? Cercheranno di indagare su questi campioni sapendo che non avranno effetti, togliendo al contempo risorse economiche e umane dall’analisi antidoping per così dire “contemporanee”?

E inoltre, verranno eventualmente analizzati tutti i campioni oppure, come fatto nel 2006, si ignoreranno scientemente alcuni atleti per favorire l’esecuzione dei test su altre sacche? Lo scopriremo solo vivendo.

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