Fabio Aru nella discesa del Peyresourde © Bettiniphoto
Fabio Aru nella discesa del Peyresourde © Bettiniphoto

Aru c’è, domani serve la conferma

Il sardo si difende bene nella prima giornata dura del Tour de France. E ad Andorra potrebbe anche migliorare

Era importante che oggi, nell’ottava tappa del Tour de France, Fabio Aru, capitano dell’Astana Pro Team dopo l’autoesclusione dal ruolo di Vincenzo Nibali, rispondesse presente. Che al primo vero confronto tra gli uomini di classifica lasciasse l’impressione di poter lottare con loro, di poter iniziare un percorso che idealmente dovrebbe portarlo nelle posizioni buone della classifica generale. E la prova, il sardo, l’ha passata con buoni voti, soprattutto se si considera l’andamento della tappa, probabilmente poco consono alle sue caratteristiche.

Non è reattivo, ma non molla mai
In salita lo scontro tra i big della generale si è infatti concentrato integralmente nello spazio di circa tre chilometri, quelli finali del Col de Peyresourde, ultima asperità di una giornata che prevedeva anche lo storico Col du Tourmalet, l’Horquette d’Ancizan ed il Col du Val Louron-Azet, tutti valicati con estrema tranquillità dal gruppo dei migliori. Uno scontro fatto di stilettate secche, probabilmente ancora parzialmente indigeste ad un corridore, come Aru, quasi sicuramente non ancora al top, e comunque finora raramente dimostratosi efficace nell’esercizio dello scatto ripetuto.

Il momento chiave è stato quando Sergio Luis Henao e Chris Froome per il Team Sky, Alejandro Valverde e Nairo Quintana per il Movistar Team e Daniel Martin per la Etixx-Quick Step hanno dato inizio alla tenzone, poi raggiunti dai BMC Racing Team Tejay van Garderen e Richie Porte. In quel frangente il capitano dell’Astana, più probabilmente perché sorpreso piuttosto che per mancanza di forze, si è mosso nell’unico modo possibile: ha aumentato il ritmo ed è salito in progressione, andando a ricucire il piccolo strappo in maniera intelligente, senza sprecare troppe forze. Anche perché era assai prevedibile che ci sarebbero stati altri movimenti bruschi, e così è stato: Aru è stato sempre in grado di rimanere nel gruppetto dei migliori, pur apparendo in leggera difficoltà nei pressi dello scollinamento.

Il tentativo nel finale è incoraggiante. Andorra ben si adatta a lui
Sull’attacco di Froome nei primissimi metri di discesa tutti sono rimasti sulle ruote, ed una volta scappato il britannico non toccava di certo al sardo andare a chiudere, vista la supremazia numerica di Movistar Team e BMC Racing Team. Finita lì la tappa per Aru? Niente affatto, perché una volta tornati sul piano ha tentato un attacco poco prima dell’ultimo chilometro, con piglio coraggioso e con forza; se non fosse stata per la pronta reazione di Quintana tale tentativo gli avrebbe potuto garantire la seconda piazza con tanto di abbuono. Il tutto, vale la pena di ricordarlo, in una tappa che per com’è stata corsa, con l’azione che si è concentrata in uno spazio stretto, poco si è indirizzata verso le caratteristiche dello scalatore italiano.

È per questo motivo che si può guardare con un certo ottimismo alla tappa di domani, che prevede molteplici difficoltà, con tre GPM di prima categoria e uno di seconda ma soprattutto un arrivo in salita dopo una lunga ascesa, i quasi 10 chilometri verso Andorra Arcalis, seconda salita di Hors Categorie della Grande Boucle. Lì Aru potrebbe esibire le proprie doti sulle salite lunghe, cercando magari il colpo risolutivo alla distanza che più gli si addice, intorno ai tremila metri dall’arrivo. Concorrenza permettendo, ovviamente, ma è lecito pensare che anche domani sarà con i migliori.

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