Il gruppo dei big al Tour de France 2016 @ Bettiniphoto
Il gruppo dei big al Tour de France 2016 @ Bettiniphoto

La strada è ancora lunga, la classifica cortissima

I primi 20 hanno ancora tutti teoricamente la possibilità di vincere il Tour. Solo Pinot e Nibali – tra i big – sono saltati del tutto

Se i Pirenei dovevano essere un setaccio per la classifica del Tour de France, per il momento – dopo due delle tre tappe di fila sui monti ai confini con la Spagna – possiamo dire che le maglie di questo setaccio sono risultate abbastanza larghe. Nel senso che la selezione c’è stata, ovviamente, ma non è stata così netta come ci si poteva attendere (soprattutto dal tappone odierno), e la classifica è ancora abbastanza rattrappita, se è vero che i primi 13 sono racchiusi in 34″, e il 20esimo è distante 3’12” dalla nuova maglia gialla Chris Froome.

Il 20esimo che poi altri non è se non Alberto Contador, il quale oggi ha pagato dazio (al contrario di ieri) ma ha tutto sommato mantenuto il gap entro livelli non indecenti. Diciamo pure che il madrileno è anche l’ultimo che potrebbe ambire ancora al successo: dopo di lui, il diluvio.

 

Quelli che “ci rivediamo l’anno prossimo”
Vincenzo Nibali, già fuori dai giochi a Le Lioran, poi scattato d’orgoglio ieri verso Lac de Payolle, oggi ha definitivamente salutato la già remota ipotesi di poter risalire la china in classifica. Staccato già sul Tourmalet, lo Squalo ha chiuso la tappa in un gruppone a 25’54” dal vincitore. Non servono altri commenti, il distacco dice già tutto.

Nello stesso drappello del siciliano c’era anche Julian Alaphilippe, fino a ieri brillante protagonista della lotta per la maglia bianca, oggi tornato a quote più normali; come del resto Greg Van Avermaet, anche lui nel gruppo di Nibali: il belga saluta la maglia gialla, con tanto onore difesa ieri sull’Aspin.

Se i francesi non sono certo contenti per la pur attesa (prima o poi…) débâcle del giovane Alaphilippe, figurarsi cosa possono pensare degli ultimi sviluppi della Grande Boucle di Thibaut Pinot. Saltato già ieri, il capitano della FDJ ha avuto una bella reazione oggi, andando in fuga sul Tourmalet, transitando in testa alla vetta del Tour, e poi pure sulla Horquette d’Ancizan, ma poi ripreso lungo la salita di Val Louron, quindi staccato inesorabilmente e arrivato a Bagnères-de-Luchon 16’19” dopo Froome.

Pinot, ormai pare ufficiale, soffre terribilmente la pressione che circonda un predestinato come lui al Tour. Nel team stanno pensando se non sia il caso di svariare, almeno per un anno: la rinascita di Thibaut non avverrà certo con un’eventuale vittoria (che ci sta, è già successo in passato) sulle Alpi, ottenibile da uomo di non-classifica; avverrà forse se il ragazzo si ritroverà perseguendo obiettivi diversi dal TDF. Il Giro d’Italia numero 100 è lì ad aspettarlo, l’anno prossimo: si regolino, lui e soprattutto il suo mentore Marc Madiot.

 

Quelli che “poteva andare peggio. Ma anche meglio”
Ieri ci chiedevamo se oggi sarebbe stata una giornata da “fuori i secondi”. In effetti il Peyresourde, ultima ascesa della frazione, qualcuno l’ha più o meno fatto fuori. Più o meno perché i distacchi non sono enormi, alla fine: 1’41” per Warren Barguil, Alberto Contador, Geraint Thomas e Jurgen Van den Broeck, e 1’45” per Pierre Rolland e Wilco Kelderman (ci limitamo alla top 20 accennata sopra) non sono un gravame irrimediabile.

Alcuni dei citati (Thomas per Froome, Van den Broeck per Rodríguez) si ritroveranno probabilmente a lavorare sodo per i rispettivi capitani; per gli altri dovrà passare la nottata, nell’attesa di una seconda metà di Tour più convincente. Il tempo lavora ad esempio a favore di Contador, ma il madrileno non potrà permettersi altri passi falsi, perché ritrovarsi da capitano Tinkoff a gregario di Kreuziger è un attimo.

Barguil, Rolland e Kelderman fanno i conti con limiti noti (per Pierre) o comunque prevedibili (per gli altri due, ancora un po’ acerbi rispetto al top di carriera che per loro verrà senz’altro più avanti). Vivacchieranno ancora tra le zone pregiate e il fuori classifica, ma la top ten è per tutti e tre un obiettivo ancora possibile, anche considerando che il loro ritardo è di appena un paio di minuti.

 

Quelli che “in due si canta meglio (forse)”
Poi c’è l’alta classifica, ovvero i 12 compresi entro i 34″ di ritardo da Froome.  Ovvero, i 12 arrivati oggi a 13″ dal britannico. Con loro a Bagnères-de-Luchon c’era anche un tredicesimo uomo, Richie Porte, che in classifica è 18esimo a 2’08” e che finirà con l’aiutare il compagno Tejay Van Garderen, attualmente ottavo a 23″.

Nel gioco delle coppie di chi ha due uomini nei quartieri alti, per alcuni è prevedibile che prima o poi perderanno terreno immolandosi alla causa del capitano: ad esempio Sergio Henao, già destinato a fungere da ultimo uomo di Chris in salita; oppure Alejandro Valverde, al momento quinto ma pronto (almeno sulla carta) a lasciare il proscenio a Nairo Quintana.

C’è la situazione – molto zona-grigia-style – di Roman Kreuziger, riottoso luogotenente di Contador: fin qui il ceco sta facendo corsa per sé, fregandosene altamente del Pistolero. Durerà? Cosa succederà se Alberto dovesse riavvicinarsi e lui perdere qualche posizione nei prossimi giorni? La Tinkoff, a dire il vero, è tutto un rebus. Oggi – per dire – Rafal Majka avrebbe dovuto lavorare per Contador, ma se n’è andato di nuovo in fuga. L’aria di smobilitazione nel team si percepisce ogni giorno di più.

 

Quelli che “chi fa da sé fa per tre”
Infine c’è chi non avrà spalle nella generale e di conseguenza non potrà architettare chissà cosa a livello tattico. Partendo dal più alto in classifica, parliamo di Adam Yates, che da ieri ha qualche punto di sutura sul mento ma anche una maglia bianca in più. Il britannico è secondo a 16″ da Froome, è il miglior giovane ed è anche la più grande speranza della Orica-BikeExchange. Che possa tenere fino alla fine non è detto, ma intanto ci prova.

Il destino di vivere nel dubbio (salterò prima o poi? resisterò?) Yates lo condivide con colleghi come Daniel Martin, ora quarto ma in passato mai in grado di condurre in porto un Tour senza intoppi; o come Louis Meintjes, vero newbie della situazione: il sudafricano della Lampre non è all’esordio ma quasi, l’anno scorso non riuscì a far classifica alla Boucle (ma in compenso chiuse la Vuelta al decimo posto), quest’anno sta fin qui dimostrando un’ottima gamba e anche la necessaria attenzione. Ma non avendo risultati pregressi nella corsa francese, la cautela è d’obbligo.

Chi cerca il salto di qualità è Bauke Mollema, chiamato a migliorare il sesto posto del 2013 e fin qui totalmente in linea con le attese. Romain Bardet, anche lui un sesto posto come best, rimane l’unica vera speranza francese in classifica: tradisce qualche fragilità, ma pare maturato rispetto alle ultime stagioni, per cui mai dire mai. Del resto se da un lato la pressione per i transalpini in casa può essere insopportabile (vedi Pinot), dall’altro può trasformarsi in tifo oceanico in grado di sospingere il beniamino di turno in maniera determinante.

Quanto a Fabio Aru, il campioncino di Villacidro ha dimostrato proprio oggi di essere probabilmente il contendente con maggiore personalità, tra quelli non ancora considerati mostri sacri del Tour. A livello di testa, il sardo ha pochi rivali. Se le gambe saranno all’altezza della determinazione, chi può dire che ci sia qualche traguardo precluso al capitano dell’Astana?

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