L'accorata esultanza di Dumoulin © Twitter
L'accorata esultanza di Dumoulin © Twitter

Tom Dumoulin principe di Andorra

Froome resta in giallo, Aru paga 1′, Contador getta la spugna. Dopo dei deludenti Pirenei il Tour è ancora apertissimo

Archiviamo i Pirenei e la prima settimana di questo Tour de France con un poco, se non nulla di fatto ed una classifica che mai era stata così corta dopo 9 tappe, con i primi 10 ben distribuiti nel giro di un minuto. Complice una serie di frazioni pianeggianti più che sonnacchiosa, il totale controllo e la superiorità del team Sky, la prevedibilità delle frazioni pirenaiche, qualunque tentativo di sovvertire l’ordine costituito della corsa è saltato, sebbene a inizio tappa Alberto Contador e Alejandro Valverde avessero provato, con generosità, a tentare qualcosa di diverso.

In questa giornata temporalesca solo nel finale e solo a livello atmosferico, salutiamo la grande classe di uno stupendo corridore, Tom Dumoulin, capace di vincere nella stessa stagione una tappa sia al Giro che al Tour de France, che entra con la splendida impresa odierna nel lotto ristretto di corridori capaci di vincere almeno una tappa in tutti e 3 i GT. Una vittoria maturata con una grande azione a sorpresa prima dell’inizio della salita finale di Arcalis, a 12 km dal traguardo, salita che lo vedeva sfavorito rispetto ai compagni di fuga scalatori.

Partenza in salita, vanno via in 44!
La partenza di questa nona tappa da Vielha Val d’Aran non è per niente semplice: si scala subito il Port de la Bonaigua, salita di 19 km di prima categoria. Sono in molti a voler evadere dal gruppo e sotto la spinta di Thomas De Gendt (Lotto-Soudal), voglioso di rientrare nella lotta per la maglia a pois, il gruppo si frattura con ben 44 corridori in testa, tra i quali anche Domenico Pozzovivo che è il meglio messo in classifica. Questo finché a metà salita Alberto Contador non si gioca l’ultima, disperata carta per risollevare il suo Tour de France e attacca dal gruppo, provando a inserirsi nel tentativo nonostante sia partito febbricitante; i rivali non stanno a guardare e Alejandro Valverde, nonché Sergio Henao si piantano alla sua ruota, approfittando della sua andatura. La sparata del madrileno diventa così un’occasione per la Movistar di mettere in difficoltà la Sky.

I Movistar trascinano la fuga, Contador cede
De Gendt accelera ancora e gli rispondono Thibaut Pinot e Rafal Majka, i principali contendenti per la maglia a pois. Questa ulteriore accelerazione fa da setaccio al gruppo in fuga che si dimezza; Valverde e Contador riescono a rientrare, mentre Henao viene richiamato in gruppo, dove Froome è rimasto con soli 3 uomini: Nieve, Poels e Thomas. A questo punto, la Movistar si ritrova con 4 atleti in testa, e così Winner Anacona, Jesús Herrada e Gorka Izagirre spingono per aumentare il margine, attestatosi attorno al minuto. Un ritmo fatale a Pozzovivo e soprattutto allo stesso Contador, incapace di stare alla ruota anche di Peter Sagan a caccia di punti per la maglia verde. Un drappello di 20 unità scollina così sul Port de Benaigua, con Pinot che batte De Gendt e Majka, mentre il gruppo transita a 1’20”. Una partenza forte che costringe in 3 al ritiro: lasciano la corsa Mark Renshaw (Dimension Data), Mark Ladagnous e Cédric Pineau (FDJ).

Valverde costretto a rialzarsi
I 20 al comando sono Winner Anacona, Jesús Herrada, Alejandro Valverde (Movistar), Diego Rosa, Luis Léon Sánchez (Astana), Rafal Majka (Tinkoff), Thibaut Pinot (FDJ), Mathias Frank, Jerôme Coppel (IAM), Alexis Vuillermoz (Ag2r), George Bennett (LottoNL-Jumbo), Thomas De Gendt, Tony Gallopin (Lotto-Soudal), Tom Dumoulin (Giant-Alpecin), Tsgabu Grmay, Rui Costa (Lampre), Daniel Navarro, Nicolas Edet (Cofidis), Nathnael Berhane (Dimension Data), e su di essi in discesa si riporta un tenacissimo Peter Sagan.
La Sky controlla bene la fuga, aspettando il rientro dei suoi in discesa (dove il vantaggio massimo raggiunge i 2’10”) e poi lasciando che Luke Rowe e Ian Stannard prendano il comando delle operazioni per ridurre il margine. Nel gruppo di testa la collaborazione salta quando il vantaggio scende sotto il 1′ e Alejandro Valverde non può far altro che staccarsi, per permettere almeno ai suoi compagni di proseguire nel tentativo (difatti a fine tappa la Movistar si riprenderà l’ambita, almeno per Unzué ed Echavarri, classifica a squadre).

Il vantaggio si dilata, Contador si ritira
Dopo questa partenza esaltante la corsa si lascia andare su binari più rilassati, coi 20 uomini davanti che accumulano minuti. Non è tranquillo solo Alberto Contador, che a seguito di un fitto conciliabolo con l’ammiraglia nel falso piano che portava alla seconda asperità di giornata, il Port del Cantó, al km 80 di gara decide che non è più il caso di proseguire e si ritira, per la seconda volta nella sua carriera in un GT: adesso è curiosità per come deciderà di amministrare il suo futuro.
Su questa seconda ascesa l’unico elemento d’interesse è la lotta per la classifica GPM, con De Gendt che stavolta scollina per primo su Pinot e Majka, e il gruppo che transita a 6’30”.

Si entra ad Andorra: si accende la lotta per la tappa
Gli ultimi 50 km si corrono nel principato di Andorra, con un traguardo volante nella capitale, ad Andorra la Vella (dove si esaurisce l’obiettivo giornaliero di Sagan, ora molto più vicino a Cavendish in classifica a punti, e dove la fuga raggiunge il vantaggio massimo di 10′) e 3 salite, una più dura dell’altra. Sulla breve Côte de la Cornella, di seconda categoria, comincia a sfaldarsi la collaborazione in testa, con Jerôme Coppel che tenta di sganciarsi in compagnia di Grmay: vengono ripresi presso lo scollinamento, ancora una volta favorevole a De Gendt il quale poi prosegue nell’azione verso il Col de Beixalis, memore della sua impresa sullo Stelvio al Giro 2012.
Ma la penultima salita, la più dura di giornata nelle pendenze con tratti anche sopra il 15%, schianta il belga e seleziona metà della compagnia. Un arzillo George Bennett scatta più volte e tenta di mettere in difficoltà i più incerti, come Rui Costa e Dumoulin, mentre Pinot va a prendersi altri preziosi punti che a fine giornata gli permetteranno di sfilare la maglia a pois a Majka. Anche Rosa si presenta molto pimpante, scollinando in seconda posizione.

L’attacco sornione di Dumoulin
È decisivo il preludio all’ascesa di Andorra-Arcalis, dove la collaborazione salta definitivamente e ognuno pensa a sé. A seguito di uno di questi attacchi Rosa perde le ruote del gruppo buono, mentre Dumoulin parte sornione ai -12 dall’arrivo. Quando il vantaggio arriva a raschiare il minuto, Rui Costa capisce che è l’azione buona e parte al contrattacco, con Majka che lo riprende non appena le pendenze della salita si fanno più arcigne; ma l’olandese non molla mezzo metro, mentre nel principato si è scatenato un temporale condito da violenta gradinata buona per preparare mojito.
Giungerà con 38″ di margine su Rui Costa e Majka, 1’39” su Navarro, 1’57” su Anacona, 2’30” su Pinot, 2’48” su Bennett, 2’52” su Rosa (ottavo finale) e 3’44” su Frank

I big: selezione minima, Quintana passivo
Tra i big si ripete in salita il canovaccio visto ieri, col ritmo mediamente alto della Sky che impedisce alcun tentativo dalla testa del gruppo. Gli animi si accendono a metà ascesa, con Sergio Henao che come ieri ha il compito di accelerare per primo, stavolta con reazione più blanda. Tutti sanno infatti che è il preludio dell’azione di Chris Froome, sul quale Nairo Quintana è prontissimo a rispondere francobollandosi alla ruota dell’inglese, portando poi con sé i più pimpanti, Richie Porte e Daniel Martin, in successione. Un attacco che non devasta e non fa vittime, se non Fabio Aru, in evidente giornata no; gli scatti si susseguono con poca continuità, persino Bauke Mollema tenta un timido attacco.
È un accelerazione di Richie Porte ai -2 a produrre il frazionamento decisivo; oltre a Froome e Quintana con lui restano Daniel Martin e un bravissimo Adam Yates. Nell’ultimo chilometro è Porte a fare il passo, con Martin che accusa un po’ il ritmo ma riesce a rimanere vicino; uno scattino finale di Yates produce una lieve frattura, con l’inglese che passa in decima posizione assieme a Froome e Quintana a 6’35” da Dumoulin, mentre Porte e Martin accusano 2″. A 21″ arrivano Henao, Bardet, Mollema, Meintjes e Rodríguez, mentre perde 38″ Van Garderen e 42″ Kreuziger e Valverde, affaticato dall’azione di inizio tappa. Dopo esattamente un minuto arriva Fabio Aru, trainato da Vincenzo Nibali e affiancato da un Warren Barguil che si è difeso benissimo da una giornata storta (era in crisi già sulla Cornella).

La più corta generale di sempre dopo 9 tappe
Ed ecco la generale più raccolta della storia del Tour, dopo 9 tappe di sostanziale pareggio: top 3 tutta anglosassone, Froome sempre in testa con Yates a 16″ e Daniel Martin che sale in terza a 19″. Non è lontano Nairo Quintana, ora quarto a 23″, ma non lo sono neanche gli altri: Purito scende in quinta piazza a 37″, Bardet, Mollema ed Henao sono a 44″, Meintjes a 55″, Valverde e Van Garderen a 1’01”, Kreuziger a 1’16”, Aru a 1’23” (ora tredicesimo). Chi recrimina ancora per quanto perso nella seconda tappa è dunque Richie Porte, che pur essendo stato uno dei più brillanti in salita, è quattordicesimo a 2’10”. La lotta al podio di questo Tour è dunque ancora apertissima.

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