Il saluto al Tour di Alberto Contador © Chris Graythen - Getty Images
Il saluto al Tour di Alberto Contador © Chris Graythen - Getty Images

El baile no ha empezado

Alberto Contador ha abbandonato anzitempo il Tour de France; cadute e febbre lo tolgono dai giochi. Ora tutto sulla Vuelta

Sembra che una maledizione scagliata da qualche mago di quart’ordine si sia abbattuta nel rapporto fra Alberto Contador e il Tour de France. In principio la love story fra il madrileno e la corsa più famosa al mondo fu totale: dopo un apprendistato da ventiduenne nel 2005 (terminò 31°), il nativo di Pinto indossò tre maglie gialle di fila nel 2007, nel 2009 e nel 2010 (quest’ultima annullata ex post per la nota vicenda relativa al clembuterolo). Nei seguenti cinque tentativi, l’iberico non è mai stato capace di salire sul podio, accumulando un quarto posto, due quinti ed altrettanti ritiri.

La febbre lo mette ko, prima due cadute lo indeboliscono
L’ultimo dei quali, che è anche il secondo in quindici grandi giri affrontati, è quello verificatosi ai meno 102 km della frazione di ieri. La causa finale risponde al nome di febbre, malessere comparso nel fisico dell’iberico nel corso della nottata fra sabato e domenica. A dargli dunque il colpo di grazia ci ha pensato un’influenza, che lo ha vinto più degli affondi dei rivali e più delle ferite accumulate nel primo fine settimana di Tour.

Già, perché per Alberto la Grande Boucle era immediatamente partita con il piede sbagliato con la rovinosa caduta nella tappa inaugurale. Svariate contusioni al lato destro del corpo che, oltre al dolore non indifferente, gli hanno impedito di poter riposare in maniera adeguata. A tutto ciò si è aggiunto il bis nel giorno seguente, in questo caso non per sua diretta responsabilità: nel patatrac generale lo spagnolo è caduto e si è ritrovato colpito all’altezza della caviglia dall’altrettanto incolpevole Rui Costa.

Ritardi in serie e qualche disattenzione di troppo della Tinkoff
Proprio nel primo appuntamento domenicale ha iniziato ad accumularsi il ritardo dagli altri pretendenti alla maglia gialla: ben 48″ quelli patiti a Cherbourg, disavanzo considerato comunque accettabile data la precaria situazione sanitaria. Dopo due giorni agevoli giunge il primo traguardo mosso del Tour, quello di Le Lioran: sul Massiccio Centrale la condizione continua a non migliorare e i 33″ di distacco rientrano nell’ordine delle cose.

Anche se, in quell’occasione, il madrileno non ha potuto usufruire dell’aiuto di un “ribelle” Roman Kreuziger: il ceco rimase davanti a curare la propria classifica pur avendo notato le difficoltà del capitano, perdendo comunque 11″. Con il senno del poi (ma anche con quello di allora, in un certo senso) quello fu il primo sintomo di una poca fiducia nei confronti delle abilità attuali del leader designato. E la voglia, è giusto ricordarlo, di mettersi in mostra vista la chiusura a fine stagione della compagine diretta da Oleg Tinkov per provare ad attirare gli sguardi di qualche general manager.

Non si alza sui pedali e prova una strenua difesa
Il dolore al lato destro del corpo è evidente anche al termine della settimana, quando arriva la prima frazione pirenaica: vedere Contador rinunciare all’amata andatura sui pedali per non aggravare le ferite alla spalla ha reso ancor più evidenti le difficoltà a cui è andato in contro. Se venerdì si è salvato, anche grazie al fatto che vi fosse una sola salita (l’Aspin), non altrettanto è avvenuto sabato.

Tourmalet, Horquette d’Ancizan e Val Louron-Azet sono stati scalati dal madrileno senza perdere mai contatto da quanti, alla vigilia, avrebbero dovuto essere i diretti concorrenti. Anche sul Peyresourde ha resistito, fino all’ultimo km e mezzo; da lì la battaglia fra Sky e Movistar s’è fatta aspra e a rimetterci, fra gli altri, è stato proprio Contador, incapace di controbattere. Sul traguardo di Bagnères-de-Luchon sono altri centoundici i secondi (comprensivi di abbuono) di gap da Froome.

Una domenica subito all’attacco per verificare i margini di recupero
Ventesimo a 3’12” dal britannico in maglia gialla, questo segna il tabellino relativo ad Alberto Contador Velasco alla partenza di Vielha Val d’Aran, nella sua amata Spagna. Sveglia con febbre, si diceva, e qual è il miglior rimedio naturale per far abbassare la temperatura corporea? La sudorazione. E un ciclista, che già di suo ha un ricambio idrico elevatissimo, come può accelerare tale processo? Aumentando il proprio sforzo. E come lo si può fare? Attaccando.

Ecco dunque il motivo principale dell’attacco così prematuro sul Port de la Bonaigua; vuoi per la distanza dal traguardo, vuoi per il ritardo in classifica, nessuno dei contendenti per il trono finale si muove. Gli si accodano i soli gregari (extralusso, sia chiaro) Sergio Luis Henao e Alejandro Valverde, con il colombiano che presto viene richiamato dall’ammiraglia. I due vecchi leoni del ciclismo spagnolo continuano di pari passo fino a quando i gregari Movistar presenti nella prima maxifuga non aumentano l’andatura.

Non c’è niente da fare, è giunta l’ora del ritiro
Valverde, ovviamente, tiene. Contador, no. Il capitano della Tinkoff deve cambiare rapporto e diminuire la velocità, venendo ripreso dal gruppo. L’ultimo test per misurare la competitività è andato a vuoto; lì, probabilmente, il Pistolero ha preso la fatidica decisione adottata un paio di ore più tardi. I segnali, dalla discesa della prima asperità di giornata, c’erano tutti: la chiacchierata con il vecchio rivale Fränk Schleck, con il lussemburghese che gli appoggia una mano sulla schiena a mo’ di incoraggiamento. I lunghi conciliaboli con l’ammiraglia con i ds e soprattutto con il fidatissimo Faustino Muñoz, ben più che un semplice meccanico.

Il momento del ritiro avviene alle 14.24, a 102 km dalla conclusione, nel corso della lunga ascesa del Port del Cantó. Saluta la telecamera, Contador, mentre schiere di fotografi si sono già fermati per cogliere smorfie e sorrisi di circostanza. Sale su un’ammiraglia di supporto della Tinkoff, non togliendosi neppure il caschetto, e restando in attesa di una ripartenza dietro alla macchina di fine corsa.

No alle Olimpiadi, sì alla Vuelta. Ma con il Tour non è un addio
Via verso il nuovo obiettivo chiamato Vuelta, che già dopo il ritiro dal Tour 2014 fu un’ottima soluzione d’emergenza; allora fu grande gioia con il successo, netto, davanti all’altro deluso della Grande Boucle 2014, tal Chris Froome. Nel mentre, niente viaggio olimpico a Rio de Janeiro come sembrava invece essere nei programmi.

Nuova, cocente sconfitta francese dunque, la quinta di fila. Questo, come ha fatto sapere stamani, nonostante sacrifici autoimposti da inizio anno: 23500 km di allenamento, 260000 metri di dislivello positivo e 500000 calorie bruciate sono i numeri registrati del quasi trentaquattrenne di Pinto. Come ormai appare assodato sarà nel gruppo anche nelle prossime due stagioni (verosimilmente in maglia Trek-Segafredo, parrebbe); la caccia al Tour sarà, come da lui dichiarato, di nuovo il grande obiettivo. Se andrà finalmente a buon fine, sarà tutto da vedere.

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